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Mi riprendo la vita con una mano sola

51q8o4ap7wl“Questa vita meravigliosa che oggi vivo, me la sono ripresa e l’ho ricostruita con una mano soltanto, e ne sono più fiera di quanto non sarei mai stata se in quella notte tutto non fosse stato stravolto. Dicono che solo chi ha il coraggio di osare può riuscire a volare in alto, e anche se non sempre ritrovarsi in caduta libera è una scelta, tocca a noi scegliere se continuare a precipitare, o tentare l’impossibile e imparare a volare” Valentina era una bellissima ragazza bionda di ventitré anni, era una fotomodella dal futuro promettente, aveva una bella famiglia e un fidanzato che amava. L’11 ottobre di dieci anni fa un terribile incidente automobilistico la priva del braccio destro: due interventi chirurgici per salvarle la vita, quattro giorni di coma, il risveglio, la presa di coscienza che nulla sarebbe più stato come prima e il ritorno a casa dove ci si ritrova a muoversi tra le proprie cose in modo diverso. Semplici gesti quotidiani come scrivere, legarsi i capelli, allacciarsi le scarpe, truccarsi, diventano improvvisamente montagne da scalare. E rischia di andare in crisi anche il rapporto con gli affetti di sempre, con la famiglia e gli amici, che improvvisamente non bastano più servono altri aiuti perché le uniche parole che riesci ad ascoltare in quei momenti sono quelle di chi ci è passato prima di te. Occorreva accettare la nuova Valentina, reagire, reinventarsi una nuova vita, fare i conti con la disabilità. Ci voleva coraggio, e lei quel coraggio l’ha avuto. Dopo il buio, Valentina sceglie la Vita. Il suo percorso di rinascita passa attraverso la scelta di una protesi, la decisione di iscriversi alla facoltà di Psicologia per imparare ad aiutare persone che hanno subito traumi come il suo e una bella storia d’amore che la riconcilia con l’altro sesso dopo i comprensibili complessi del dopo incidente. Finalmente il debutto in società della nuova Valentina che ha deciso coraggiosamente di far conoscere la sua storia partecipando al Grande Fratello e pubblicando questo libro perché dice: “Quando avevo due braccia potevo abbracciare una persona. Ora che ne ho uno potrò farmi abbracciare da un Paese intero.”

 

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Federica Pellegrini per i Mondiali di hockey in carrozzina

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La campionessa olimpica presta il suo volto per la campagna dei mondiali di powerchair hockey. Vediamo chi sono i convocati della nazionale italiana.

A fine settembre si disputeranno in Italia i Campionati del Mondo di wheelchair hockey, uno sport per i più temerari e amanti della competizione sportiva, dove lo scontro fisico è all’ordine del giorno, e anzi è necessario per arrivare alla vittoria; insomma, uno sport da veri duri.
Dunque, se tutto questo non vi spaventa, non potete perdervi questi Mondiali, che si terranno a Lignano Sabbiadoro dal 26 al 30 settembre 2018.

FEDERICA PELLEGRINI TESTIMONIAL – A sostenere gli atleti disabili che si sfideranno con mazze e stick, anche la super stella nostrana del nuoto: la campionessa olimpica Federica Pellegrini, a dimostrazione che Sport is sport. Enjoy it as never before.Annullare le differenze ed esaltare lo sport è proprio l’obiettivo della comunicazione che accompagna questi mondiali: per questo nella prima delle tre immagini della campagna la nuotatrice è ritratta nel momento del tuffo dai blocchi di partenza, qui rappresentati da una carrozzina da hockey.
“La carrozzina qui rappresenta un ponte fra la campionessa e il mondo dello sport paralimpico, un’unione che si contrappone alla separazione delle due realtà troppo spesso accentuata” – spiega Benedetta De Cecco, responsabile comunicazione dell’organizzazione – “la carrozzina,così come qualsiasi altro strumento, non rappresenta un vincolo che trattiene ma un attrezzo sportivo che libera le capacità del singolo, un mezzo di espressione”.

COS’E’ IL WHEELCHAIR HOCKEY –  Il wheelchair hockey (hockey in carrozzina elettrica), come abbiamo già avuto modo di scrivere, è uno sport di squadra che permette davvero una totale integrazione: possono gareggiare insieme persone con disabilità motorie anche gravi e progressive. A seconda del grado di disabilità i giocatori possono utilizzare la mazza (quando sia presente una buona mobilità) o lo stick, ovvero un attrezzo a forma di “T” apposto nella parte frontale della carrozzina, che permette di controllare e passare la pallina. Questo sport si gioca 5 contro 5 (un portiere e 4 giocatori di campo).

LA SQUADRA ITALIANA –  Questa la lista dei dieci convocati italiani ai prossimi Mondiali:

Portiere: Fabio Toniolo (Coco Loco Padova)
Stick: Luca Vittadello (Coco Loco Padova), Daniele Lazzari (Thunder Roma)
Stick/Mazza: Marco Ferrazza (Thunder Roma -Vice-capitano)
Mazze: Mattia Muratore (Sharks Monza -Capitano), Ion Jignea (Black  Lions Venezia), Andrea Felicani (Macron Warriors Viadana), Emanuel Farcasel (Coco Loco Padova), Claudio Salvo (Black Lions Venezia), Claudio Comino (Alma Madracs Udine).

A completamento della delegazione lo staff  tecnico supervisionato dal Presidente Federale Antonio Spinelli sarà composto da: Saul Vadalà(Commissario  Tecnico), Alessandro Marinelli (Vice  Allenatore), Paolo Cifronti(Team Manager), Michele Fierravanti (Personal  Trainer), Roberto Scanferla(Fisioterapista), Marco Lazzari (Osservatore) e Pietro Ravasi (Meccanico). Seguirà la Nazionale, con accredito per i media, per tutta la competizione anche Sauro Corò che si occuperà di raccontare le curiosità e le emozioni in diretta dal gruppo degli azzurri.

nazionale wheelchair hockey
Qui il video di presentazione della squadra azzurrra:

 

 

Articolo su Disabili.com

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Disabilità e omosessualità: iniziamo a parlarne?!

Articolo di Francesca Martin

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Cosa significa essere disabile e omosessuale in Italia? Quali problematiche e barriere – soprattutto culturali insistono ancora nella nostra società?

Sessualità e disabilità è un binomio che soffre ancora di grande tabù, lo diciamo spesso. Il fatto che la persona disabile abbia bisogni, impulsi, desideri che riguardano la sfera sessuale sembra non interessare (forse addirittura infastidire?) chi disabile non è. Lo si vede ad esempio nello stupore, nelle domande sciocche a volte, rivolte a coppie dove ci sia una persona (o entrambe) con disabilità.

E se la dimensione sentimentale e sessuale della persona disabile è qualcosa da cui l’opinione pubblica si tiene ben lontana, ancor più lo è quella dell’omosessualità nella disabilitàMinoranza nella minoranza, si potrebbe dire, è argomento ancor meno frequentato, meno investigato, meno considerato.

Ma cosa significa essere disabili ed omosessuali? Lancia un sasso nello stagno dell’indifferenza il video promosso dal Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere di Bologna regista e autore Daniele Gattano che con ironia contribuisce a smuovere acque ancora troppo bigotte.

Abbiamo quindi deciso di fare due chiacchiere con Pierluigi Lenzi, referente del gruppo Jump, che riunisce disabili LGBT nel capoluogo emiliano.

Nel video siete riusciti a trattare un tema così delicato con l’arma dell’ironia. Credi che sia una strada percorribile, questa, per iniziare a squarciare questo velo di indifferenza, paura e cos’altro?

Credo che l’ironia, in qualsiasi contesto venga applicata, abbia il vantaggio di veicolare meglio il messaggio che si vuol far passare. Credo che il velo di cui parli sia intessuto di indifferenza, paura ed ignoranza. Il disabile è spesso considerato come un essere innocente e senza pulsioni e relegarlo in questa categoria dona sicurezza alle persone. Ma cosa succede quando invece è il disabile stesso a dire che no, le cose non stanno proprio così, e che lui le pulsioni ce le ha? Si crea una gran confusione; qualcuno si avvolge ancor di più in quel velo metaforico. Ma forse qualcun altro se ne libererà…

Secondo quella che è la tua esperienza, la persona omosessuale e disabile vive una doppia discriminazione? Deve lavorare per una doppia accettazione? O è un’idea errata?

Comincio dalla seconda domanda che poni. Vedi, io non sono nato disabile. Lo sono diventato a sedici anni, a causa di una malattia neurologica progressiva chiamata atassia. Però sono nato omosessuale e, sebbene il rendermi conto di essere attratto dai bimbi fin dai tempi dell’asilo  mi ha provocato dei grandi conflitti interiori, non è stato nulla rispetto a quello che ho provato quando è comparsa la malattia. Che non accetterò mai. Perchè è quella ad essere contronatura. Detto ciò, è ovvio che se appartieni a due minoranze devi faticare il doppio…

E dal punto di vista interno, ovvero del mondo disabile, l’omosessualità è vista con una maggiore apertura di quanto non lo sia nella società in generale oppure non vedi differenze?

Nel mondo disabile la sessualità in genere è un argomento tabù. Tutto nasce dalla famiglia, che tende a ignorare la carne del figlio  e si illude che il suo bambino sia puro spirito. Sto volutamente esagerano, ma quello che voglio far capire è che spesso i disabili non parlano di sesso e non riescono a svincolarsi dall’immagine che la famiglia vorrebbe da loro. A meno che uno non abbia un certo carattere – come me – e genitori meravigliosi – come me .

A tuo avviso cosa sconta ancora l’Italia, in termini di poca cultura della disabilità e dell’omosessualità? È diversa la situazione all’estero?

Rispetto all’estero non so. Quello che posso affermare con certezza è che qui in Italia la disabilità è affrontata con un certo qualunquismo superficiale che spesso mi spaventa. Capita infatti che le richieste di noi disabili vengano accolte come se si trattasse di bisogni accessori che possono essere rimandati. Spesso si pensa che una carenza strutturale possa essere compensata dalla buona volontà di qualcuno che ti aiuta ad esempio a fare quella rampa troppo ripida che non si è ancora fatta perché mancano i soldi. Dimenticando che quando si parla di diritti fondamentali i soldi devono essere trovati. Per quanto riguarda l’omosessualità, c’è stato negli ultimi anni un miglioramento nell’atteggiamento delle persone. Tuttavia questo progresso viene spesso fatto pesare: penso alle tante discussioni fatte in merito alle unioni civili, quando molti si chiedevano perché mai i gay pretendessero anche questo diritto, adesso che se ne erano già visti riconosciuti così tanti.

Nel nostro Paese si torna a discutere di assistenza sessuale alle persone con disabilità. Qual è la tua opinione in merito?

Esistono tanti tipi di disabilità e alcune sono così severe da impedire alla persona di scegliere autonomamente il modo in cui gestire il proprio corpo. Pensiamo a chi è allettato e non può fisicamente muoversi, persone per le quali è impossibile uscire e andare in un locale per conoscere qualcuno. Io per fortuna ho una certa autonomia e non sento la necessità di un assistente. Ma questa mia condizione non mi autorizza a sottovalutare le altre. Pertanto, se un disabile di un certo tipo che sente la naturale esigenza di esprimere i propri istinti, si rivolgesse ad un assistente professionista non ci vedrei nulla di male.

Perché è nato il gruppo JUMP LGBT? Ci sono altre realtà simili nel resto d’Italia? Quali sono le vostre attività?

Anni fa a Roma c’era un gruppo di disabili gay, ma da tempo non esiste più. Jump è nato nel 2014 per volontà di alcuni ragazzi disabili e omosessuali, tra cui il sottoscritto, costretti a vivere una condizione difficile, doppiamente difficile, e spesso taciuta. Per offrire insomma la possibilità di un aiuto tra pari. Tu fai bene a sottolineare che Jump si rivolge al mondo LGBT; ma non solo a questo. Jump è oltre tutte le barriere, oltre tutte le categorie ed è pronto ad accogliere chiunque. 

Ci ritroviamo una volta a settimana e durante gli incontri parliamo dei progetti che abbiamo in cantiere alternando a queste occasioni di programmazione interna momenti di formazione durante i quali ciascuno di noi a turno porta nel gruppo un tema per poi discuterne assieme.

 

Articolo su Disabili.com

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film Altruisti si diventa

Altruisti si diventa (The Fundamentals of Caring) è un film del 2016 scritto e diretto da Rob Burnett, basato sul romanzo The Revised Fundamentals of Caregiving di Jonathan Evison. Il film è interpretato da Paul RuddCraig Roberts e Selena Gomez, ed è stato distribuito su Netflix il 24 giugno 2016.

Dopo una tragedia che lo ha portato a separarsi dalla moglie, Ben, un ex-scrittore, cerca di rifarsi una vita e si iscrive ad un corso per diventare un caregiver. Come primo lavoro Ben diventa il badante di Trevor, un diciottenne dal carattere difficile affetto da distrofia muscolare e dotato di un sottile senso dell’umorismo. Trevor passa le sue giornate a casa, a guardare notiziari e a sognare di poter visitare tutti i luoghi bizzarri che vede in televisione, incluso il buco più profondo del mondo. Ben lo accudisce, gli prepara da mangiare e lo accompagna al parco; col passare delle settimane il rapporto tra i due si solidifica e Ben inizia a stimolare in Trevor il desiderio di fare un viaggio. Alla fine, Trevor si mostra favorevole a un viaggio e Ben convince la madre di Trevor a lasciarli partire per qualche giorno.

Come prima meta, Trevor e Ben raggiungono la mucca più grande del mondo. Proseguendo il viaggio, i due incontrano Dot, una ragazza scappata di casa, e le offrono un passaggio. Trevor decide di voler andare a trovare suo padre, che lo abbandonò quando lui aveva 3 anni, età in cui gli fu diagnosticata la malattia. Arrivati in Montana, i tre si fermano ad aiutare Peaches, una donna molto avanti con la gravidanza e rimasta in panne con l’auto mentre si trasferiva a casa della mamma. Peaches si unisce ai tre che si offrono di accompagnarla. Il gruppo si reca dunque al concessionario dove lavora il padre di Trevor e dopo un breve colloquio il ragazzo rimane deluso nel sapere che il padre non vuole riallacciare i legami con lui.

Il gruppo si rimette in macchina e prosegue il viaggio. Raggiunta la buca più profonda del mondo, Peaches ha le doglie e Ben la aiuta a partorire. Poi, Peaches viene portata in ospedale, mentre Dot decide di proseguire il viaggio con il padre, che stava seguendo la figlia per assicurarsi che stesse bene. Tornati a casa, Ben decide di lasciare l’incarico di caregiver e comincia a scrivere un romanzo incentrato su Trevor.

 

Altruisti si diventa – Wikipedia

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Università impreparate alla disabilità, la denuncia degli studenti: “Per il bagno devo avvisare una settimana prima”. “Io torno a casa”

La legge n.17 del 1999 impone alle università italiane di offrire adeguati servizi, sia per l’accesso fisico alle strutture sia per le normali attività didattiche. Invece ci sono carenze di assistenti personali, di materiale didattico e di banchi, aule e strutture accessibili. Cinque studenti raccontano la loro esperienza diretta a Ilfattoquotidiano.it

Articolo di | 29 agosto 2018
Pochi assistenti personali per seguire le lezioni all’università o aiutare a sostenere gli esami scritti, mancanza nelle aule di banchi accessibili per le carrozzine, servizi di trasporto quasi inesistenti, oltre alle enormi difficoltà per andare al bagno e alla carenza di materiale didattico da fornire a quei ragazzi che non possono prendere appunti. È la situazione in cui si trovano a vivere, tutti i giorni, moltissimi studenti con disabilità iscritti negli atenei italiani. Le cose non dovrebbero funzionare così. Infatti la legge n.17 del 1999 impone alle università di offrire adeguati servizi agli studenti disabili, sia per ciò che riguarda l’accesso fisico alle strutture sia per le normali attività didattiche.

“Tutte le volte che devo andare al bagno e non sono nell’edificio principale della mia università, sono costretto ad inviare una mail alla segreteria disabili una settimana prima (sempre entro il mercoledì successivo), dicendo che il giorno x all’ora x ho bisogno di qualcuno che mi porti in bagno, ma queste sono cose che non posso prevedere“. A raccontarlo a Ilfattoquotidiano.it è Pasquale Improta, ragazzo con atrofia muscolare spinale, iscritto al secondo anno della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Bicocca di Milano. Oltre a lui, anche altri quattro studenti con disabilità hanno raccontato la loro esperienza diretta, tra chi ad andare al bagno proprio ci rinuncia e torna a casa, chi dopo le ore 15 rimane senza un trasporto “mentre spesso le lezioni finiscono alle 18”, chi devo scrivere da solo durante gli esami e ha giusto un assistente “che mi gira le pagine” e chi non può neanche accedere alla mensa per mangiare con i colleghi. Ci sono anche aspetti positivi, tengono a dire, ma spesso sono semplicemente la gentilezza dei docenti e del (poco) personale a disposizione.

Gli studenti raccontano di disservizi e criticità presenti anche in altri atenei milanesi e non. Il sistema universitario ha sostanzialmente due problemi. Da una parte permettere l’accesso fisico alle strutture per tutti. Dall’altra garantire il diritto allo studio, con attrezzature tecniche, forme individuali o collettive di ausilio tecnico-funzionale, specifico materiale didattico e personale di sostegno. Con l’emanazione della legge di quasi un ventennio fa, l’impegno degli atenei nei confronti degli studenti disabili si è indirizzato non solo nella direzione dell’abbattimento delle barriere architettoniche ma anche nel riconoscimento di particolari agevolazioni contributive a beneficio delle famiglie. Ma quanto è stato fatto non è sufficiente, come raccontano gli stessi studenti a Ilfattoquotidiano.it. Continua a leggere “Università impreparate alla disabilità, la denuncia degli studenti: “Per il bagno devo avvisare una settimana prima”. “Io torno a casa””

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L’Europa deve fare di più per le donne con disabilità

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Pur rappresentando il 16 % della popolazione femminile totale in Europa, vale a dire 40 milioni di donne, la categoria delle donne e ragazze con disabilità è una delle più vulnerabili ed emarginate nella società europea

Essere donna ed essere disabile significa, per 40 milioni di donne nell’intera Europa, essere a rischio di discriminazione. Una discriminazione che è doppia, in quanto dovuta sia al genere che alla disabilità. In merito alla questione, si è fatto recentemente il punto sulle politiche che gli stati membri mettono in campo per evitare queste discriminazioni e la conseguente esclusione sociale delle donne europee con disabilità.

LA DOPPIA DISCRIMINAZIONE – L’11 luglio il Comitato economico e sociale europeo (CESE), l’organo che rappresenta la società civile organizzata dell’UE, ha infatti invitato le istituzioni europee e gli Stati membri a fare molto di più per proteggere le donne e le ragazze con disabilità, le quali nella società europea devono costantemente far fronte ad una discriminazione dalle molteplici forme.

POLITICHE DI TUTELA NON INTEGRATE – Nel parere sull’argomento, adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE osserva che l’UE e i suoi Stati membri non dispongono di un quadro giuridico solido atto a tutelare e garantire i diritti umani di tutte le donne e le ragazze con disabilità. Non solo: da un lato, le loro politiche di genere non tengono conto della questione della disabilità, e specularmente, dall’altro, essi non hanno integrato una prospettiva di genere nelle loro strategie in materia di disabilità, il che contravviene alla legislazione in vigore in questo campo.

DONNE DISABILI = PERSONE INVISIBILI – “Le donne con disabilità hanno bisogno di un sostegno ad hoc, eppure non viene loro riservata un’adeguata attenzione in nessuna delle strategie dell’UE, né nella strategia dedicata alle donne né in quella a favore delle persone con disabilità. È come se queste donne non esistessero, come se valessero meno del resto della popolazione”, ha puntato il dito la relatrice del testo Gunta Anča dinanzi all’Assemblea plenaria.

COME INTERVENIRE – Nel parere il Comitato esorta inoltre l’UE e i suoi Stati membri ad attuare la Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità e in particolare l’articolo 6, che è relativo alle donne con disabilità.
Invita anche ad utilizzare i fondi dell’UE per aiutare gli Stati membri a promuovere l’accessibilità e la non discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze con disabilità.
Il CESE insiste sull’importanza che l’UE e gli Stati membri aderiscano alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: rispetto alle altre donne, infatti, le donne con disabilità sono da 3 a 5 volte più esposte al rischio di diventare vittime di violenza.
Chiede un migliore accesso all’assistenza sanitaria per queste donne, tanto a servizi specificamente concepiti per le persone con disabilità quanto a servizi di assistenza sanitaria di carattere più generale. Poiché le strutture e le attrezzature per l’assistenza sanitaria, comprese le apparecchiature per la mammografia e i lettini per gli esami ginecologici, presentano spesso problemi di accessibilità fisica per le donne con disabilità, queste finiscono per essere escluse da misure di medicina preventiva, ad esempio dagli screening dei tumori al seno.
Continua a leggere “L’Europa deve fare di più per le donne con disabilità”

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Visitare la Puglia e il Salento in sedia a rotelle: il mio viaggio on the road

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Mirko Ferranti

É accessibile la cattedrale di Trani per chi si muove in carrozzina? Le spiagge tra Otranto e Gallipoli sono attrezzate per persone disabili? Cosa si riesce a vedere della cattedrale di Lecce e ella magnifica Alberobello? Ce ne parla il nostro lettore Mirko di ritorno dal suo viaggio

Pensando alle tipiche vacanze italiane, difficile non pensare al mare, e pensando al mare, una delle mete che vengono in mente è senza dubbio il Salento e la Puglia. Con i suoi paesaggi e le sue attrazioni turistiche è una delle zone che non smettono di meravigliare chi le visita. Non fa eccezione il nostro affezionato lettore Mirko Ferranti, che, come d’abitudine,  ci riporta delle sue esperienze di viaggio (qui i suoi report dalla SiciliaParigi e Lisbona in carrozzina), e che stavolta ci porta a visitare il tacco del Belpaese a bordo del camper.

ANTEFATTO – Alcuni anni fa, all’inizio di Agosto, partimmo pieni di entusiasmo per la nostra vacanza in Salento. Arrivammo fino a Ostuni, cittadina di un bianco abbagliante, che fu possibile visitare solo a notte fonda e nel successivo primo mattino perché le temperature di giorno superavano i 40°C. Fu sufficiente un altro solo giorno sulla spiaggia affollatissima e incandescente di Torre Pozzelle per convincerci che dovevamo cambiare programma. Questo è il bello di viaggiare in camper: si fanno i programmi per il piacere di modificarli nel corso della vacanza!
Quell’anno ripiegammo sul Parco della Maiella (ripiegammo per modo di dire perché nella zona di Caramanico Terme trovammo grandi motivi di interesse paesaggistico e clima piacevolissimo), ma ci rimase il desiderio inappagato di visitare il Salento in una stagione meno ostile della piena estate.

LA VACANZA DI GIUGNO 2017 – L’anno scorso abbiamo deciso di saldare il nostro debito nei confronti del Salento e, ai primi di giugno, siamo partiti dalla Liguria con destinazione il “Tacco d’Italia”.  Anche partendo da Sanremo, nonostante le apparenze, il percorso più veloce rimane l’autostrada adriatica. Passiamo la prima notte ad Alessandria ed il giorno dopo, superato il nodo di Bologna, si procede spediti fino alla Puglia. Oltre 800km in un giorno per dare inizio alla vacanza vera e propria: meno male che mia moglie, che da più di dieci anni è l’unica a guidare il camper, non si spaventa più di niente!

cattedrale di trani1PRIMA TAPPA TRANI – Trani è la prima tappa, programmata principalmente per visitare la cattedrale. Arriviamo verso le 23, ma l’area camper di via Finanzieri è ancora aperta e il gestore ci accoglie gentilissimo. Al mattino, di buon’ora per anticipare il caldo, raggiungiamo a piedi il centro che dista poche centinaia di metri. Il Castello Svevo è fresco e totalmente accessibile: un restauro veramente encomiabile. Da lì, in pochi minuti, si raggiunge la Cattedrale. Si può accedere facilmente, tramite una rampa, alla parte inferiore, molto affascinante con la sua selva di colonne, ma per salire alla Basilica superiore è installato un montascale che ha una portata insufficiente per la mia sedia a trazione elettrica. Per il resto si può visitare senza problemi sia l’antico quartiere ebraico che l’ombroso giardino, dalla cui terrazza panoramica si gode una bella vista dell’intero porto.

TORRE DELL’ORSO – Nel pomeriggio ci trasferiamo a Torre dell’Orso che sarà la nostra porta d’ingresso al Salento. Pernottiamo al Villaggio Sentinella: questa struttura turistica, come molte altre che incontreremo nei giorni successivi, è ancora in fase di “risveglio” dopo il letargo invernale. I servizi sono tutti attivi, ma l’area campeggio è praticamente deserta. Ci sono servizi igienici per disabili ai quali si accede solo con le chiavi che mi consegnano alla reception. La piscina non ha attrezzature specifiche per persone in carrozzina, ma i bagnini sarebbero disponibili ad aiutarmi se avessi intenzione di fare il bagno. E’ domenica e la spiaggia, distante 500 metri, è già affollata, Vi si accede con una rampa un po’ ripida, ma la selva di ombrelloni quasi nasconde il mare. Ci accontentiamo di una passeggiata tra i negozietti di souvenir e di una sosta alla famosa pasticceria Dentoni che si raggiunge con l’ascensore. Continua a leggere “Visitare la Puglia e il Salento in sedia a rotelle: il mio viaggio on the road”

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Momenti

racconto presente nel libro LA BESTIA NON CORRE pubblicato nel 2013 da Vertigo Edizioni

(2° posto al concorso “Urbe Parthenicum”)

Featured Image -- 3451Era successo qualcosa nel corpo di Riccio, ma non riusciva a capire cosa, non riusciva a darsi una spiegazione. Dopo cinquecento metri di cammino iniziava a zoppicare e dopo altri cinquecento metri non riusciva più a reggersi in piedi. La sua vita stava iniziando a cambiare, i suoi pensieri prendevano il sopravvento. Non capiva cosa cazzo fosse. Si ritrovò nuovamente a rigirarsi nei pensieri, a riflettere su cose che aveva fatto, su cose che avrebbe potuto fare se i suoi pensieri fossero stati giusti. Quello che sapeva con certezza era che non sapeva che cazzo stesse accadendo.

Si chiedeva il “Perché”, faceva domande che non esistevano; si chiedeva “Quando”, elaborava progetti che avrebbe cambiato o cancellato; si chiedeva “Dove”, quando sapeva benissimo che la risposta era semplicemente “qui”. Insomma, chiedeva tante cose, ma, solo quando era troppo tardi, si accorgeva che si stava rivolgendo a se stesso senza coinvolgere nessuno, quando in realtà era giusto chiedere alle persone che gli stavano vicino.

Erano momenti strani per lui, momenti in cui passava di inseguire qualcosa, ma non sapeva cosa; momenti in cui credeva di avere un’intuizione, ma che in realtà era solamente una banalità.

Erano solo momenti di debolezza in cui credeva di essere invincibile. Momenti in cui pensava che tutto sarebbe passato e che sarebbe ricominciato dall’inizio, che tutto sarebbe stato migliore e più bello.

C’erano momenti del cazzo, invece, in cui pensava che tutto questo non sarebbe mai finito, che non sarebbe cambiato mai niente, che tutto sarebbe peggiorato.

Erano momenti in cui Riccio aveva rimpianti e ripensamenti, urlava a se stesso di essere forte e che era impossibile tornare indietro, ormai doveva solo cercare di reagire.

Riccio si chiedeva cosa fosse quel “Qualcosa”, cosa fosse quel malessere, cosa stesse cercando e soprattutto perché lo stava cercando. Ma anche quella volta restarono solo punti interrogativi sospesi nell’aria e che non avevano risposte. Continuava a fare capriole nella mente e a voltarsi dal lato opposto delle riflessioni, ma poi si accorgeva che aveva solo voglia di gridare ad alta voce senza essere ascoltato.

Sapeva che mancava qualcosa, ma non sapeva cosa. Iniziavano nella sua mente, mentre si guardava allo specchio, una serie infinita di immagini che a sua volta si riflettevano in un altro specchio che si trovava di fronte e così all’infinito; quell’infinito in cui cercava la forma esatta di se stesso che ancora non conosceva.

Riccio rifletteva per qualche secondo su quello che desiderava, ma è inutile porgersi domande quando si pensa di sapere la risposta. Cercava figure nella mente solo per avere un punto di riferimento o una semplice immagine del traguardo da raggiungere. Non era questo che voleva. I punti interrogativi potevano causare grandi eventi, ma solo se si trovava la forza di trasformarli in punti esclamativi; erano sempre quelle le domande a cui tentava di dare una risposta, ma non fu mai in grado di farle diventare una realtà concreta. Continua a leggere “Momenti”

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Miss Italia, Chiara sfilerà con protesi ad una gamba: “Amo la vita. Disabilità non mi ferma”

Articolo di Giorgiana Cristalli

Chiara Bondi, la ragazza che sfilerà a Miss Italia con una protesi ad una gamba

Ragazza di Tarquinia chiede di partecipare a Miss Italia con la protesi ad una gamba

Ragazza di Tarquinia chiede di partecipare a Miss Italia con la protesi ad una gamba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Vado in canoa, faccio windsurf, mi arrampico sulle pareti rocciose e nuoto sott’acqua, ma non avrei mai pensato di poter sfilare a Miss Italia con i miei meravigliosi tacchi alti”: Chiara Bondi, 18 anni il primo settembre, è un concentrato di energia e vitalità. Una miss a tutti gli effetti ma con una particolarità: una protesi alla gamba sinistra a causa dell’amputazione in seguito ad un incidente stradale di cui è stata vittima il 6 luglio 2013 mentre era in motorino.

La ragazza ha chiesto di partecipare a Miss Italia a Patrizia Mirigliani che ha visto in lei “un simbolo importante di speranza e di rinascita”. La patron promuove al concorso “una bellezza senza confini” e la disabilità, spiega, “è, in questo caso, sinonimo di una femminilità ferita e riscattata”.

Studentessa iscritta al liceo classico e barista stagionale a Tarquinia, la sua città, Chiara si è iscritta alle selezioni regionali di Miss Italia. “Si partecipa ad un concorso di bellezza per vincere – spiega – ma il mio obiettivo principale è quello di dare un messaggio ai giovani affinché sappiano difendere la propria vita, concedendole sempre una nuova opportunità”.

Miss Italia le offre la possibilità di trasmettere il suo coraggio “ad un pubblico più vasto possibile per condividere un’esperienza personale che dimostra che si può vivere la disabilità nella normalità, impegnandosi nello sport, in una storia d’amore e, perché no, in un concorso di bellezza”. Insieme ad un giovane di 26 anni, Lorenzo Costantini, che ha perso una gamba in un incidente sul lavoro, Chiara mette in pratica queste sue idee incontrando gli studenti delle scuole tra Roma e Viterbo per far conoscere la sua storia ispirata alla volontà e alla determinazione.
I due hanno aderito al progetto SuperAbile ideato da un consigliere comunale di Bassano Romano, Alfredo Boldorini, mentre il 15 luglio in tutta Italia si celebra il Disability Pride Day.

 

Articolo su Ansa.it

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“Gli Apelibrai”: il nuovo progetto della libreria gestita da persone diversamente abili

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A Ceparana, in Liguria, la libreria gestita da persone diversamente abili “Il Libro dei Sogni” ha dato vita al progetto “Gli Apelibrai”: librerie itineranti che, proprio come le api, volano di borgo in borgo per promuovere la cultura dell’inclusione… – La storia

Dodici anni fa a Ceparana, in Liguria, è nata Il Libro dei Sogni, una libreria gestita da persone diversamente abili. L’iniziativa parte dal desiderio di invertire i luoghi comuni sulla disabilità, per dimostrare che i disabili sono prima di tutto persone che possono dare un servizio e rendersi utili per la comunità, con bisogni ma soprattutto con autonomie e potenzialità diverse.

Oggi nella libreria, sotto la supervisione di un educatore, lavorano attivamente 4 persone disabili, ognuno con il suo ruolo specifico: dall’accoglienza del cliente, alla ricerca del libro, dalla vendita, agli scontrini. Grazie al quotidiano impegno e alle collaborazioni con scuole, associazioni culturali e biblioteche, la libreria è diventata un luogo di riferimento per molti clienti, provenienti anche dai paesi limitrofi e dall’Alta Val di Vara. Tante delle attività sono rivolte principalmente ai più piccoli, come per esempio il corso di lingua inglese e quello di pittura.

L’anno scorso è stato ideato e avviato un nuovo progetto: Gli Apelibrai, una libreria itinerante allestita su un Piaggio ape, dotato di una scaffalatura in legno e di un impianto di luce a led. Perché proprio l’ape? L’ape è un insetto noto per la sua utilità, in quanto impollinatore, ed è considerato un indicatore biologico della buona qualità ambientale. Gli Apelibrai, proprio come le api, voleranno di borgo in borgo e promuoveranno la vera culturadell’inclusione che passa attraverso esperienze da condividere insieme: le api sono infatti anche emblema di una comunità laboriosa.

L’apecar gira per i paesi dell’entroterra spezzino per portare libri dove non ci sono librerie, offrendo non solo la possibilità di compare ma anche di partecipare ad attività e laboratori. Il catalogo è stato accuratamente composto e conta circa 500 titoli, tra volumi per bambini, libri per persone con deficit uditivi/visivi (in particolare audiolibri) e disturbi vari dell’apprendimento quali DSA, BES, ADHD, saggi e manuali di supporto per insegnanti e genitori. Si possono trovare libri nuovi ma anche usati a prezzi più bassi.

 

articolo su Il Libraio.it

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