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film Domani è un altro giorno

Domani è un altro giorno è un film del 2019 diretto da Simone Spada, con Marco Giallini e Valerio Mastandrea.

La pellicola è il remake del film spagnolo Truman – Un vero amico è per sempre (2015).

Tommaso e Giuliano sono due vecchi amici. Tommaso vive da tempo in Canada, ma torna a Roma per quattro giorni quando scopre che il suo amico Giuliano è condannato da una diagnosi terminale. Dopo un anno di lotta, Giuliano ha deciso di rinunciare alle cure invasive e arrendersi all’inevitabile. Perciò, in questi quattro giorni, i due amici dovranno dirsi addio.

 

descrizione su Wikipedia

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Film con sottotitoli per bimbo non udente

Al Multiplex teatro Fasano di Taviano, in provincia di Lecce

Il Multiplex teatro Fasano di Taviano ha esaudito il desiderio di un bambino non udente. Il bambino in questione sognava di assistere alla proiezione al cinema di un film con i suoi personaggi preferiti. Per permettergli di godersi il film i gestori del cinema della provincia di Lecce hanno proiettato “I Me contro te, e la vendetta del Signor S” sottotitolato.

«Un grande grazie al direttore e tutto lo staff del cinema, è bellissimo che tutti possano andare a vedere un film, anche le persone speciali, grazie di cuore». Questa la recensione lasciata dalla madre del piccolo non udente protagonista di questa vicenda sulla pagina social del cinema di Taviano.

Alle parole della donna sono seguite quelle del responsabile della struttura, che dall’account del Multiplex teatro Fasano ha voluto ringraziare la casa di distribuzione del film, la Warner Bros Italia, che ha risposto presente alla. «Ci auguriamo – si legge sulla pagina del cinema – che questa esperienza possa ripetersi in futuro anche con altri bambini e persone speciali»

 

Articolo su Dal Sociale 24

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Divorzio Letterario

La mia ragazza mi ruba i libri di Pennac (in foto).

Ora basta!

Io ho provato a leggere le sue autrici preferite:

Jane Austen, Isabel Allende e Virginia Woolf.

Ma lei niente, disprezza i miei libri di Charles Bukoski, Irvine Welsh e Pier Vittorio Tondelli.

Capisco che abbiamo autori in comune come Baricco, John Fante, Orwell, Huxley ed Hemingway, ma usare Pessoa per denigrarmi mi sembra scorretto, ovviamente mi costringe a tirare in ballo Pasolini, ma se continua mostrandomi i libri di Elsa Morante e Oriana Fallaci io mi difendo con Chuck Palahniuk e Federigo Tozzi.

Lei ha letto Camilleri, Verga e Sciascia ma la mia sicilianità è diversa, io leggo Philip Dick per allontanarmi ancora di più.

Poi da un paio d’anni si sono aggiunti anche i libri dei miei amici scrittori che vivono a Bologna, quindi non posso ascoltare i suoi consigli di lettura.
Potrei prestarle un Lucarelli e anche l’unico libro che ho di Loriano Macchiavelli, ma i miei Pennac non si toccano, quindi adesso io chiedo il divorzio, mi sembra una giusta motivazione

Piero Cancemi

Racconto su mEEtale

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Ricordare sterminio persone con disabilità

Oltre 70mila persone con disabilità persero la vita

Io, Piero Cancemi, sono un disabile fisico. Io potevo essere ucciso perché colpevole di non essere in grado di camminare.

Io faccio parte di una generazione fortunata, ma purtroppo le guerre continuano a esistere, ma in maniera deviata e subdola.

In questa generazione le guerre vengono create anche dai media e il razzismo dalle persone che credono di essere dittatori davanti un monitor, con una penna, con una tastiera usb o con una bomboletta spray.

NON DIMENTICHIAMO, INFORMIAMOCI, LEGGIAMO I LIBRI DI STORIA

 

Nel Mein Kampf Adolf Hitler formula il piano di eugenetica per l’eliminazione di circa 300 mila persone con disabilità. I primi furono i bambini attraverso l’operazione Aktion T4, che prendeva il nome dalla Tiergartenstrasse 4 di Berlino dove aveva sede l’ente pubblico nazista per la salute e l’assistenza sociale. Le prime camere a gas furono installate negli istituti psichiatrici del Terzo Reich già nel 1933 per entrare poi in funzione sette anni più tardi.
Sotto il regime persero la vita persone con disabilità intellettiva, malati psichici, disabili fisici, persone con malattie genetiche. Furono oltre 70 mila a perdere la vita 1939 ed il 1941. 5 mila di questi erano bambini. Altri 250 mila morirono negli anni successivi. In loro memoria anche la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap vuole ricordare chi ha perso la vita per quel crimine contro l’umanità frutto del pensiero nazionalsocialista.”   Articolo su Dal Sociale 24

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Il Piemonte adotta la lingua dei segni

La Regione acquisterà un software di sottotitolazione automatica

Qualche settimana fa una studentessa sorda dell’Università di Torino aveva chiesto il riconoscimento della lingua dei segni a livello parlamentare. Un riconoscimento che le avrebbe permesso di seguire le lezioni necessarie a laurearsi. Le otto ore di interprete a lei assegnate dall’università non sono infatti sufficienti. Di quella richiesta si sono fatti carico i consiglieri regionali Daniele Valle del Partito democratico e Maurizio Marrone di Fratelli d’Italia.

I due consiglieri di differenti gruppi hanno presentato un ordine del giorno collegato all’assestamento di Bilancio. La mozione impegna la giunta «a prevedere uno stanziamento di risorse per acquistare nel 2020 il programma Dragon Naturally Speaking, un software di sottotitolazione automatica per gli studenti sordi dell’Università di Torino e ad attivare un servizio di sottotitolazione delle sedute del Consiglio regionale». La notizia è stata ufficializzata nel pomeriggio di ieri in occasione di una conferenza sull’inclusione degli studenti e dei cittadini sordi.

Come sottolineano i consiglieri regionali Valle e Marrone la Regione Piemonte «è da sempre all’avanguardia nel costruire i servizi alla comunità delle persone sorde e dobbiamo continuare su questa strada».

 

Articolo su Dal Sociale 24

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Google Maps per aiutare i non vedenti

Non è facile per la persone con disabilità visiva riuscire a muoversi in città. Alcuni hanno diritto ad un accompagnatore. Altri più fortunati un cane addestrato appositamente. I più usano un bastone. Non solo in Italia. Anche negli altri Paesi. Anche a sud est nel Mediterraneo. Come in Turchia. Nel Paese che segna il confine con il continente asiatico un giovane ingegnere ipovedente hanno inventato un bastano che permette alle persone cieche di utilizzare al meglio Google Maps per districarsi nella giungla quotidiana della città in cui vivono.

Kursat Ceylan, Ceo e fondatore della no-profit turca Young Guru Academy, ha deciso di mettere le sue abilità e competenze al servizio delle persone non vedenti. Il giovane ingegnere turco ha deciso di studiare e realizzare nuove tecnologie per aiutare i non vedenti a migliorare la propria quotidianità. Ed ha iniziato da WeWalk, un bastone che si collega alla rete delle mappe di Google e, grazie a degli altoparlanti, dà indicazioni alla persone che lo utilizza. WeWalk è in commercio da più di un anno con un costo per l’utente finale di quasi 500 dollari.

 

Articolo su dalSociale24

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Non lo so

La mia vita la immaginavo così?

forse Sì

forse No

forse non lo so

Continuo ad avere soddisfazioni?

Sì

Continuo ad Amare?

Sì

Continuo a pensare che la vita è la cosa più importante che ho?

Sì

Continuo ad arrancare?

Strepitosamente Sì

Continuo insieme a tutti i problemi?

Sì

Mi fermo?

Mai

Credo che l’anima continua a mettermi alla prova?

Sì

Continuo a bere?

No, Sì, Forse

Mi manca?

Sì

Tornerò a brindare per la mia felicità?

Non ho mai smesso

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Google Maps, percorsi per sedie a rotelle per combattere le barriere architettoniche

Articolo di Tom’s Hardware per il Fatto

In un articolo pubblicato nelle scorse ore sul blog ufficiale l’ingegnere software di Google, Sasha Blair-Goldensohn, racconta il suo lavoro per combattere le barriere architettoniche tramite l’integrazione in Google Maps delle indicazioni di percorsi adatti alle sedie a rotelle.

“Quando visiti una città e non vedi nessuno utilizzare una sedia a rotelle, non significa che quelle persone non ci siano. Significa che la città non è stata costruita in modo tale da consentirgli di far parte delle cose”. Si apre così, con una constatazione lucida ma amara dello stato di fatto il bell’articolo pubblicato nelle scorse ore sul blog ufficiale di Google e firmato da ‎ Sasha Blair-Goldensohn, ingegnere software di Google e uno dei 65 milioni di persone nel mondo che utilizzano una sedia a rotelle. Il lungo post racconta infatti la sua esperienza di persona con disabilità in una città piena di barriere architettoniche come New York e il suo impegno come ingegnere software di Google Maps per integrare le indicazioni di percorsi adatti alle sedie a rotelle, anche grazie al lavoro delle local guides.

Quest’ultimo termine indica quegli utenti che, attraverso le proprie recensioni e pareri su Google Maps, contribuiscono quotidianamente a fornire indicazioni preziose sui luoghi che conoscono e frequentano, ad esempio proprio rispondendo alle domande sulla presenza di accessi per sedie a rotelle. Questo enorme lavoro di “crowdfunding” delle informazioni, svolto quotidianamente da oltre 120 milioni di utenti nel mondo, ha consentito a persone come Sasha Blair-Goldensohn di integrare sin dallo scorso anno una nuova funzione che consente a questo tipo di utenti di scovare i percorsi adatti in oltre 50 milioni di posti del mondo.

Per chi ancora non conoscesse questa opzione di Google Maps, il funzionamento è semplicissimo ed è disponibile anche in Italia. Per usufruirne sarà sufficiente avviare l’app di Google Maps, scegliere una destinazione e selezionare la modalità mezzi pubblici. Ottenute le indicazioni, nella schermata in alto a destra basterà cliccare su Opzioni e, nella sezione percorsi, selezionare la voce Accessibile in sedia a rotelle.

“‎Le persone in sedia a rotelle che non vedi nella tua città? Sono state escluse, e potrebbero non essere in grado di far parte della società perché il loro ambiente non è accessibile”, ha spiegato Blair-Goldensohn durante l’International Days of Person With Disabilities, dove ha illustrato gli avanzamenti del progetto. “Questa non è una perdita solo per loro. È una perdita per tutti, compresi amici, colleghi e persone care di persone con disabilità. Sono grato a coloro che sono consapevoli dei problemi affrontati da persone come me per garantire che le nostre soluzioni aiutino veramente la comunità più grande”.‎

 

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Ogni 3 secondi una persona nel mondo sviluppa una forma di demenza

Lo stigma nei confronti delle demenza è ancora alto, ma sostenere malati e famigliari è il primo passo per contribuire a migliorarne la condizione

Il 21 settembre scorso si è celebrata la Giornata Mondiale Alzheimer, ed è stata l’occasione per fare il punto, tra le altre cose, su quanto ancora la situazione sia difficile per famiglie e malati, ma anche per allargare la visuale a tutti coloro che sono o possono essere toccati dalla demenza anche indirettamente: la popolazione tutta. In questo ambito, particolarmente interessanti sono i dati riguardanti un punto di vista spesso ignorato: l’opinione pubblica e l’atteggiamento nei confronti della malattia e della sua gestione. Perché è così importante capire come la demenza viene percepita anche da chi non è malato? Perché è nel nostro intorno che siamo immersi: il fazzoletto sociale che ci circonda rappresenta il contesto che ci può far sentire parte di una società o farci sentire esclusi da essa.

UNA RIVELAZIONE MONDIALE – A fornire una fotografia di questi aspetti è il Rapporto Mondiale 2019, redatto da ADI – Alzheimer’s Disease International, che quest’anno presenta i risultati della più vasta indagine mai condotta al mondo sulle convinzioni e i comportamenti diffusi nell’opinione pubblica nei confronti della malattia di Alzheimer e di tutti gli altri tipi di demenza.
Nonostante si tratti di una rilevazione di respiro internazionale, che ha coinvolto 70.000 persone in 155 Paesi in tutto il mondo, alcuni dati lasciano abbastanza sconcertati, in particolare il fatto che due terzi degli intervistati pensa ancora che la demenza sia conseguenza del normale invecchiamento.

LA PERCEZIONE GLOBALE DELLE DEMENZE –  Alcuni altri dati rilevati fanno riflettere:
Il 62% del personale sanitario pensa ancora che la demenza sia conseguenza del normale invecchiamento.
1 persona su 4 pensa che non si possa fare nulla per prevenire la demenza.
1 persona su 5 attribuisce la demenza a sfortuna; circa il 10% alla volontà di Dio; il 2% a stregoneria.
Circa il 50% delle persone con demenza si sente ignorato dal personale sanitario (medici e infermieri).

LO STIGMA E LE SUE CONSEGUENZE – Questi dati sono  particolarmente importanti in considerazione del fatto che una cattiva informazione a riguardo può portare a uno stigma verso i malati, con la prima conseguenza che le persone possono sentirsi intimorite dal chiedere anche solo informazioni, ma anche supporto ed assistenza. Ma non è solo questo. Paola Barbarino, Amministratore Delegato di ADI, commenta: “Lo stigma è il più grande limite alla possibilità delle persone di migliorare sensibilmente il loro modo di convivere con la demenza. A livello individuale, lo stigma può minare gli obiettivi esistenziali e ridurre la partecipazione ad attività sociali, peggiorando il benessere e la qualità della vita. A livello di società, lo stigma strutturale e la discriminazione possono influire sull’entità dei fondi da stanziare per la cura e l’assistenza (…)“.

LA PAURA DI AMMALARSI – Stando ai numeri, il 95% dei partecipanti ritiene che potrebbe sviluppare una demenza nel corso della sua vita e più di due terzi delle persone (69,3%) si sottoporrebbero a un test genetico per conoscere il loro rischio di sviluppare una demenza (anche se finora non esiste un trattamento in grado di modificare il decorso della malattia). Ciò significa che il timore di soffrire di demenza è diffuso a livello globale, anche se la malattia è scarsamente conosciuta. Ad esempio, il 48% degli intervistati è convinto che la memoria di una persona con demenza non migliorerà mai, neppure con interventi medici; mentre 1 su 4 pensa che non si possa fare nulla per prevenire la demenza.

UN’EMERGENZA GLOBALE – In questo contesto devono quindi essere intrapresi interventi di maggiore conoscenza e informazione della demenza nelle sue varie forme, anche considerando che le stime prevedono un triplicarsi dei malati nei prossimi 30 anni, arrivando a 152 milioni nel 2050 (oggi sono 50milioni). Oggi ogni 3 secondi una persona nel mondo sviluppa una forma di demenza, ed è la quinta principale causa di morte a livello globale (dato del 2016, mente nel 2000 era la quattordicesima).

Per approfondire:
Il rapporto completo “L’atteggiamento verso la demenza”

 

Articolo su Disabili.com

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Milano, apre il primo Centro regionale per l’accessibilità: andare al cinema, al museo e al centro sportivo ora sarà più facile per tutti

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Il centro Craba, specializzato e gratuito, aiuterà le persone a intraprendere iniziative concrete per velocizzare l’eliminazione delle barriere architettoniche nel proprio condominio, per esempio, o nei luoghi di interesse pubblico.

“Vorrei assistere al nuovo film di Star Wars, ma non in prima fila, da solo e separato dai miei amici, solo perché sono in carrozzina”, chiede Marco. “Mi piacerebbe visitare la mostra d’arte fruendo di una video-guida adatta anche al mio ragazzo con disabilità uditiva”, dice Giulia. “Vorrei poter acquistare on-line un biglietto per il concerto ma quel sito web è inaccessibile alle persone con disabilità visiva“, rivela Erica. “Vorrei che la nuova scuola sia progettata per avere un’acustica senza eco, perché aiuterebbe molto i miei alunni con le protesi acustiche e con disturbi specifici dell’apprendimento e a ben pensarci … aiuterebbe tutti” esorta una maestra di scuola elementare. Tutti questi desideri e bisogni potranno avere migliori risposte efficaci grazie a una importante novità: un innovativo centro specializzato e gratuito che aiuta le persone a intraprendere iniziative concrete per agevolare e velocizzare l’eliminazione delle barriere architettoniche e non solo, ad esempio nel proprio condominio, ma anche nei luoghi di interesse pubblico come musei, biblioteche, cinema e centri sportivi. Lo scorso 6 dicembre è stato presentato a Palazzo Reale, a Milano, il primo Centro regionale per l’accessibilità e il benessere ambientale (Craba), servizio promosso dalle associazioni Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) e Ledha Milano, a sostegno di cittadini e professionisti, con il supporto del Comune di Milano e Fondazione Cariplo.

Come e perché nasce il Craba? A rispondere è Armando De Salvatore, direttore tecnico del centro, architetto che si è occupato tra le varie cose anche di housing sociale e da 18 anni, dalla nascita del figlio, si è specializzato al tema della progettazione accessibile e inclusiva. “Oggi, a Milano e in Regione Lombardia, le persone con disabilità, gli anziani e chiunque manifesti una difficoltà di fruizione della propria casa, ufficio, scuola o in generale della propria città, originata da una barriera (architettonica, sensoriale o della comunicazione), agiscono spesso in modo individuale e non supportato da competenze appropriate o strutture specializzate. Anche i tecnici e i progettisti attualmente non hanno nella nostra Regione un riferimento competente e preciso sul tema accessibilità” dice a De Salvatore ilfattoquotidiano.it. L’idea del Craba nasce dopo le numerose collaborazioni della Ledha sviluppate nel periodo di Expo 2015 per favorire l’accessibilità di alcuni spazi cittadini nonché la mobilità urbana, le stazioni ferroviarie, gli aeroporti. Attività e impegno che ha contribuito a far vincere a Milano il premio City Access Award 2016 della Commissione Europea per le politiche volte all’abbattimento delle barriere architettoniche.

De Salvatore spiega che il Craba è stato istituito “per cercare di fornire risposte organiche e mirate al superamento degli ostacoli posti sul cammino delle persone con disabilità, per favorirne la partecipazione sociale, il pieno godimento dell’ambiente di vita e della città”. Il direttore tecnico del Craba collabora con le realtà del Terzo Settore e con numerose organizzazioni come l’Associazione Lombarda Famiglie Audiolesi Onlus (Alfa) e l’Associazione Nazionale Subvedenti (Ans). “Il progetto – continua De Salvatore – avrà una prima sperimentazione di tre anni sul territorio del capoluogo lombardo. Le sedi operative saranno due: una in Ledha e una presso il Comune di Milano. L’idea di base è quella di ampliare gradualmente il ventaglio dei partner del Craba agli enti pubblici e privati della comunità interessati a sviluppare in concreto il tema dell’ambiente accessibile e inclusivo a 360°“. Qualche esempio per fare più chiarezza su quali saranno i campi utili di intervento per le persone con disabilità o gli anziani non autosufficienti dove opererà il Craba: “Il contesto ambientale, fisico, spaziale e sociale, è nel caso delle persone con disabilità, anziani e per una larga fascia di popolazione, un fattore così rilevante da condizionare la dimensione di cittadino e di abitante. Ad esempio – aggiunge il direttore tecnico – la presenza o meno di una rampa o di un ascensore adeguato può consentire o negare l’accessibilità a molteplici persone, su sedia a rotelle ma anche a mobilità ridotta. La presenza nell’ambiente di un facilitatore come l’ascensore annulla di fatto la disabilità o il deficit di funzionamento consentendone la fruibilità, il movimento e la partecipazione. Al contrario la sua mancanza configura l’ambiente come barriera che va ad evidenziare un deficit, a ‘creare disabilità’”.

Milano e la Lombardia risultano comunque aree dove l’accessibilità è, tutto sommato, abbastanza buona rispetto al resto d’Italia. Quali sono i principali disagi riscontrati sul territorio? “L’accessibilità è molto spesso intesa come risposta a un obbligo normativo, e viene il più delle volte circoscritta all’accezione di eliminazione delle barriere architettoniche, limitandosi a trovare soluzioni stereotipate e individuando come problematica per lo più la sola mobilità delle persone in carrozzina. I tecnici e i progettisti tendono a perpetuare modelli riferiti ad una utenza standard e a proporre ambienti poco flessibili dal punto di vista spaziale e impiantistico, fornendo risposte non adeguate alle esigenze e ai bisogni di una molteplicità di persone che esprimono differenti abilità e difficoltà” risponde al Fatto.it De Pasquale. Per esempio: “Camminare, piegarsi, comunicare, orientarsi ma anche riconoscere colori non contrastanti e udire la voce proveniente da altoparlanti. La cultura progettuale dei tecnici oggi deve innovare il proprio modo di progettare, pensando a percorsi che coinvolgano più discipline e i fruitori stessi. Non è sufficiente il rispetto pedissequo degli standard e dei limiti imposti dalle norme edilizie pensate 30 anni fa per superare le barriere perché in tal modo si rischia di costruire spazi forse a norma ma ghettizzanti ed escludenti dalla partecipazione e dalla vita sociale una parte di cittadini” conclude il direttore tecnico del Craba. Il servizio è attivo ed è possibile contattare il Craba telefonicamente (dal martedì al giovedì) o via email (craba@ledha.it) secondo le modalità indicate sul sito internet di Ledha.

 

Articolo su Il Fatto Quotidiano