Pubblicato in: Racconti

Il mio albero

Il mio albero (su LOPCom)

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Oggi è un giorno come tanti, vado a lavoro e nella pausa pranzo mi dirigo al solito ristorante dove mangio il necessario per poter tornare in ufficio non appesantito. Finito di pranzare esco dal ristorante e mi incammino per tornare a lavoro, ma prima, come faccio regolarmente, mi dirigo verso la solita panchina dove mi fermo dai 5 ai 30 minuti. Ogni giorno mi siedo sempre lì e sto seduto sotto l’albero piantato accanto a me. Dopo pranzo mi fa sempre piacere di essere arrivato al momento della panchina sotto l’albero, ogni giorno, in quel momento, svuoto la mia testa dai pensieri e telefono ai miei genitori o ai miei amici o alla mia ragazza, leggo il giornale, navigo su internet attraverso il mio smartphone o ascolto la musica dallo stesso, quello è il mio momento catartico della giornata, è la pausa che voglio, solo io su quella panchina insieme al mio albero.
Cammino quasi velocemente dopo aver mangiato per giungere lì, ma oggi sono costretto a fermarmi di scatto, sbarro gli occhi e non vedo più l’albero che mi fa compagnia ogni giorno accanto alla panchina, non vedo più il mio amato albero, lo avevano abbattuto o lo avevano sradicato, sicuramente lo avevano trattato male, anzi malissimo, povero albero. Non so che tipo di albero fosse, un cipresso o una quercia o una sequoia, non capisco niente di alberi, poteva essere qualsiasi tipo di albero, a me non importava niente, era il mio albero, un essere vivente che nasce, si nutre e cresce. Il mio albero ogni giorno mi vedeva lì, era l’unico che ascoltava i miei pensieri e non mi contraddiceva mai, mi dava sempre ragione, il mio albero mi vedeva ridere quando leggevo qualcosa di divertente e mi vedeva piangere quando stavo attraversando un brutto periodo o ricevevo brutte notizie, mi vedeva quando dovevo pensare cosa scrivere in un sms alla mia ragazza e mi ascoltava giustificarmi quando dovevo dare spiegazioni a telefono. Quante ne ha viste il mio albero e ora non c’è più, dove sarà? Perchè non c’è più?
Torno mestamente in ufficio e mi siedo al mio posto. Un collega mi chiede:
«Perchè quell’aria triste?».
«Ho perso un amico» rispondo.
«Mi dispiace» risponde il mio collega.
«Dispiace anche a me, mi dispiace tantissimo».

Il mio albero – LOPCom

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Autore:

scrittore, lettore, sognatore, autore, pensatore

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