Pubblicato in: Racconti

Coincidenze del Destino

Max era partito in treno da Roma per andare a Bologna, aveva preso un biglietto per un Intercity, il tragitto durava 4 ore ma per lui era solo una buona scusa per poter leggere in tranquillità. La cabina da 6 persone dove era seduto era condivisa con una donna adulta che stava insieme al suo bambino, una coppia di persone anziane che parlavano tra loro e un giovane ragazzo di colore che ascoltava la musica da un paio di auricolari. Giunse a Bologna venerdì sera e si fermò dai suoi amici per tutto il week end, a lui piaceva molto andare a trascorrere il fine settimana a Bologna con i suoi amici quando ne aveva la possibilità, però la domenica doveva ritornare a Roma dato che il lavoro lo attendeva. Max era un tipo molto preciso e domenica uscì presto dalla casa dove era stato ospitato, per giungere puntuale in stazione e arrivare con calma al binario di partenza per ritornare a Roma. Si diresse alla fermata del bus che l’avrebbe condotto alla stazione centrale, lì cominciò ad aspettare e tirò fuori dal suo zaino il libro che stava leggendo, il titolo era Chiedi alla polvere di John Fante, che era uno dei suoi autori preferiti. Passò mezz’ora ma l’autobus non arrivava, lui continuava a leggere ignorando le altre persone che aspettavano e si lamentavano del ritardo. Dopo 60 minuti l’autobus arrivò e la folla creatasi nel frattempo si accalcò all’entrata. Mancava solo un’ora alla partenza del treno e l’autobus impiegò mezz’ora per giungere in stazione, quindi a Max restarono solo 30 minuti per poter fare il biglietto e dirigersi al binario. Lui quando arrivò si mise in fila per farlo nelle biglietterie automatiche, passarono altri 10 minuti, ma quando giunse davanti al monitor gli comparve la scritta “Biglietteria automatica fuori uso”, si spostò quindi in un’altra macchinetta dei biglietti, ma anche quella era fuori uso, si voltò verso la biglietteria e si avviò velocemente per fare la fila, guardò il numero del binario ed era il 13, lui aspettò altri 10 minuti, fece il biglietto e iniziò a correre verso il suo binario. Scese le scale di corsa ma proprio in quel momento una persona anziana cadde a terra davanti a lui, Max si fermò di scatto e l’aiutò a rialzarsi, quando la signora fu nuovamente in piedi, Max si assicurò che la donna stesse bene, poi vide che mancava solo qualche minuto alla partenza del suo treno, allora corse verso il binario 13, salì gli scalini ma quando arrivò non era presente nessun treno e neanche persone che aspettavano lì, quel binario era completamente vuoto. Max vide un dipendente della ferrovia e si avvicinò di corsa per chiedergli:


«Scusi ma il treno per Roma che doveva partire da questo binario?».
«E’ cambiato il binario di partenza, l’hanno detto prima al microfono. Guardi il tabellone, adesso parte dal binario 3 dovrebbe tornare indietro».perdere-il-treno
Max capì che forse il cambio del binario era stato annunciato mentre aiutava la signora anziana a rialzarsi, adesso lui ringraziò il signore per l’informazione e scese di corsa le scale per raggiungere il binario corretto, salì velocemente le scale tenendo la valigia in una mano, ma una volta arrivato sul posto vide il suo treno partire, accennò una rincorsa ma capì che era inutile, quel treno era partito.
Max si rassegnò e tranquillamente tornò in biglietteria per cambiare il suo biglietto, lo cambiò e si diresse lentamente al suo binario, si sedette e ricominciò a leggere il suo libro. Stavolta stava ben attento alle segnalazioni che venivano fatte e quando giunse il treno, andò a chiedere a un controllore che si trovava all’ingresso del vagone.
«Mi scusi, è questo il treno?» domandò Max mostrando il biglietto.
«Sì, è questo il suo treno» rispose il controllore.
Max salì e si diresse verso la cabina, all’interno non c’era nessuno, lui sistemò la valigia nella parte superiore dei sedili, ma quando stava per sedersi nella cabina entrò una persona, lui alzò gli occhi e la vide, era una ragazza di altezza media, indossava un paio di jeans attillati che coprivano le sue gambe, un fisico longilineo che scrutò furtivamente con gli occhi, sfiorò con lo sguardo il viso di lei restando incantato da cotanta bellezza, lo colpirono le sue splendide labbra che terminavano con delle incurvature di un sorriso accennato e i suoi occhioni color nocciola che brillavano grazie a un gioco di luci dei raggi di sole che riuscivano a trafiggere il vetro del finestrino.
«Ciao!» disse lei.
«Ciao!» rispose lui sorridendo.
I due non dissero più niente, lei frugava nella sua borsa mentre Max cominciò a leggere il suo libro, che aprì e poggò sulle gambe. Nel frattempo il treno partì e non entrò più nessuna persona nel vagone, rimasero solo Max e la ragazza sconosciuta che gli fece perdere la concentrazione sulle frasi che stava leggendo. Max non capiva cosa stava succedendo nella sua testa, guardò di nuovo lei e inaspettatamente vide che tirò fuori un libro dalla sua borsa, che aprì e mise tra le mani coprendo il suo splendido viso, Max vide che lei stava leggendo il libro Chiedi alla polvere, quindi lui disse subito senza esitare:
«Stiamo leggendo lo stesso libro» alzandolo in alto e sorridendo.
Lei lo guardò, sorrise e disse:
«Sì è vero!».
«John Fante è uno dei miei autori preferiti» continuò Max.
«Io invece è il primo che leggo dei suoi».
«Però che strana coincidenza».
«Sì hai ragione, forse è un segno del destino?» domandò lei inarcando un sorriso.
«Forse hai ragione. Tu non sai cosa mi è successo prima di salire su questo treno, forse è stato anche quello un segno del destino».
«Racconta pure se vuoi, ho tempo, io devo andare a Roma» propose lei.
«Anch’io devo andare a Roma» rispose Max con aria felice.
I due cominciarono a parlare e a conoscersi, i due avevano tante cose in comune e l’attrazione dell’uno verso l’altra cominciò ad aumentare prepotentemente binario dopo binario, chilometro dopo chilometro, stazione dopo stazione. Max e Martina si scambiarono i loro numeri di telefono e all’arrivo a Roma scesero dal loro treno e cominciarono a sentirsi, a vedersi e a frequentarsi. Successivamente entrambi presentarono i propri amici all’altra persona e la storia del loro casuale incontro veniva sempre raccontata.
Passò dell’altro tempo e Max e Martina si sposarono ed ebbero dei figli. Ai loro figli raccontano ancora oggi la storia del loro incontro, spiegando come non scoraggiarsi e non demoralizzarsi di fronte a qualcosa di spiacevole. Insegnano a loro che quando accade qualche imprevisto che fa saltare i loro piani, magari quegli imprevisti saranno solo degli spiacevoli tasselli della vita necessari alla realizzazione dei loro sogni, anche se ancora non sanno quali sono. Loro dovranno cercare sempre di essere gentili con le altre persone, perchè magari grazie ai loro aiuti riusciranno a incontrare l’amore della propria vita, anche se non cercato e non voluto, così come era successo a loro padre, che riuscì a trovarlo solo grazie alla casualità del destino che a volte mette in difficoltà con gli imprevisti ma che a volte riesce a ripagare donando gli amori più grandi della propria vita.

Coincidenze del destino – LOPCom

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Autore:

scrittore, lettore, sognatore, autore, pensatore

2 pensieri riguardo “Coincidenze del Destino

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