Pubblicato in: Racconti

Favola Metropolitana 1

C’era una volta un Punkabbestia,
tipo 2 giorni fa, perchè nella mia favola metropolitana le date di quando accadono le cose si sanno.
cut1292071260187Il punkabbestia era nel parco insieme al suo cane, un bastardino di color beige che si chiamava Ernesto. Il punkabbestia portava un paio di pantaloni penzolanti e malconci privi di cintura e provava a reggerli strattonandoli con una mano mentre stava in piedi, calzava un paio di infradito e mentre camminava a rilento il cane Ernesto gli ruotava intorno scodinzolando felice. Dopo qualche metro il punkabbestia si sedette sulla panchina che scorse durante il cammino, il cane si fermò guardandolo con occhi incuriositi. Lui tirò fuori dalle tasche una busta contenente tabacco, mise un filtro tra le labbra, accarezzò il cane Ernesto sulla testa e, prendendo una cartina dall’interno della busta di tabacco, iniziò a rollarsi una sigaretta.
Il punkabbestia terminò di preparare la sigaretta e proprio in quel momento si accorse che non aveva accendino per poterla accendere, imbronciò le labbra guardando Ernesto che gli rispose tirando in dentro la lingua penzoloni. Il punkabbestia indispettito dalla cosa si guardò intorno e con piacere intravide una persona che camminava sul sentiero che lo avrebbe condotto all’esterno del parco. Il punkabbestia si alzò in piedi e, in sella alle sue infradito di plastica, cominciò ad avvicinarsi all’uomo di bassa statura vestito in giacca e cravatta. L’uomo era rotondetto nelle forme, uomo-a-pomodoro-in-primavera-estate-1aveva una ridotta barba nera pettinata sul volto coperto da un paio di occhiali da sole. Quando l’elegante signore vide il punkabbestia che si avvicinava si fermò e una volta trovatosi di fronte gli disse:
«Salve»
«Ciao» rispose il punkabbestia, «Hai da accendere?» gli domandò.
«Certo!» disse il signore in giacca e cravatta. Mise la mano sinistra nel taschino della giacca e tirò fuori un accendino Zippo. Schioccando le dita della mano destra in prossimità dell’accendino riuscì ad aprire e a dare fuoco alla miccia.
Il punkabbestia lo guardò sorridendo e poi si avvicinò per accendere la sigaretta che teneva tra le labbra.
«Bel giochetto!» disse il punkabbestia una volta accesa la sigaretta.
«Grazie!» rispose il signore ricambiando il sorriso. «Tu sai fare giochetti del genere?» gli domandò.
«Io so far ruotare i birilli».
«Quando è rosso ai semafori chiedi soldi?» chiese il signore con aria presuntuosa.
«Qualche volta vado ai semafori a fare il giocoliere, ma non chiedo mai soldi» rispose il punkabbestia con tranquillità.
«E cosa ci guadagni?».
«Il sorriso delle persone».
«Ma in questo modo non guadagni niente» insistette il signore rotondetto.
«Mi accontento di un piccolo sorriso», poi continuò «Dove lavori non sorride nessuno?».
«Qualcuno sorriderà, ma sicuramente non è quella la priorità».
«Mi dispiace» disse il punkabbestia.
«E perchè dovrebbe dispiacerti?» domandò il signore lievemente adirato, «Io sono molto ricco, ho tre case e quattro automobili di lusso, non mi manca il sorriso degli altri, penso che forse non mi manca niente».
«Invece ti sbagli, ti manca la semplicità, ma quella non si può acquistare».
In quel momento un tuono attirò l’attenzione dei due, dopo qualche secondo la pioggia cominciò a cadere dal cielo. In quell’istante il cane Ernesto abbaiò e si mise su due piedi stringendo qualcosa tra i denti, il punkabbestia si avvicinò e vide che teneva un piccolo ombrello chiuso, accarezzò Ernesto e glielo tolse dai denti, lo aprì e ci si ficcò sotto. Il signore ben vestito lo guardava incuriosito e il punkabbestia non esitò a invitarlo:
«Vieni qui anche tu, proteggiamoci dalla pioggia».
Il signore sorrise e andò sotto l’ombrello anche lui mentre il cane Ernesto stava tra i due.
«E’ questa la semplicità di cui ti parlavo prima, una cosa involontaria scaturita da un sorriso».
I due smisero di parlare e insieme iniziarono a camminare fino a giungere all’auto del signore che era parcheggiata: una Maserati di lusso di colore giallo. Il signore tirò fuori dalla tasca un telecomando e schiacciando un pulsante disabilitò la chiusura centralizzata dell’auto, il punkabbestia gli reggeva l’ombrello fino a quando il signore rotondetto giunge ad aprire lo sportello, poi si sedette all’interno e prima di chiudere lo sportello gli domandò:
«Ti piace la mia auto?».
Il punkabbestia lo guardò e in tranquillità disse:
«Ti piace il mio ombrello?».
Entrambi non risposero alle due domande ma riuscirono ad accennare un sorriso mentre la portiera della macchina veniva chiusa. Il punkabbestia si voltò e continuò a camminare.
«Ernesto dove hai trovato questo ombrello?».
«L’avevo visto vicino la panchina dove eri seduto, quando è iniziato a piovere sono andato a prenderlo».
«Grazie Ernesto!» disse il punkabbestia chinandosi e accarezzando la testa al cane.
«Prego. Poteva ringraziare anche il signore che si è messo sotto l’ombrello» aggiunse Ernesto.
«Non fa niente. Quando darà importanza ai sorrisi delle persone mi ringrazierà».
I due amici continuarono a camminare fino a quando tornò il sole.
Morale della favola (scrivo la morale perchè questa è una favola metropolitana low cost senza pretese): Puoi essere ricco quanto ti pare ma prova a proteggerti da quello che cade giù dal cielo.
Morale 2 della favola (dato che scrivo io la morale ne faccio 2): Il cane è veramente il miglior amico dell’uomo, non è una frase fatta, non gli importa se sei ricco o povero, gli importa solo di esserti amico.
Morale 3 (giuro che questa è l’ultima): A volte basta solo un sorriso per far felice una persona.

Favola Metropolitana 1 – Meetale

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Autore:

scrittore, lettore, autore, sognatore

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