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Scrittori Famosi Alcolizzati

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Bukoswki insegna: “Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa”. Insomma, a sentire queste parole, sembra quasi che ogni occasione sia buona per incollarsi alla bottiglia.

Senza dimenticarci però dei reali motivi che si nascondono dietro a quella che a tutti gli effetti è considerata una vera e propria patologia (l’alcolismo), noi Osservatori Esterni vi proponiamo una lista di scrittori famosi alcolizzati.

Non è un augurio, né tantomeno un invito, ma un brindisi alla Vostra lo facciamo lo stesso!

 

1. Ernest Hemingway

Ernest Hemingway è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Ha condotto una vita sociale turbolenta: si è sposato quattro volte e gli sono state attribuite innumerevoli relazioni sentimentali. Inizia a bere durante un safari in Africa e da quel momento non smette più. Dopo una vita dedita all’alcol, Ernest inizia a manifestare i primi segni di squilibrio mentale che sfociano in vere e proprie crisi maniaco-depressive. Viene ricoverato in una clinica del Minnesota dove smette di bere, ma la sue condizioni si mantengono instabili. Il 2 luglio 1961 si suicida, sparandosi un colpo di pistola alla tempia.

“Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti”

 

2. James Joyce

James Joyce è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Il suo rapporto con l’alcol deriva probabilmente da un padre alcolista che trascina l’intera famiglia nel baratro economico. Di fronte alle difficoltà finanziarie che segnano il corso della sua esistenza, anche James si rifugia nell’alcol come unico modo per sfuggire alle proprie responsabilità. Nell’ultimo periodo della sua vita poi, sembra non trovare nessun’altra via d’uscita ai propri problemi: la malattia mentale della figlia, la carenza di fondi e le innumerevoli operazioni agli occhi che lo vedono coinvolto in primis. James Joyce muore il 13 gennaio 1941 a seguito di un intervento per un’ulcera duodenale.

3. F. Scott Fiztgerald

Francis Scott Key Fitzgerald è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense, autore di romanzi e racconti. È da sempre associato alla figura femminile di Zelda Sayre, sua moglie. I primi anni della sua carriera letteraria non sono affatto facili, tanto che la costante mancanza di denaro porta Zelda a divorziare da Scott che, affranto, inizia a bere. Questa però non è la sola occasione che lo avvicina agli alcolici: la morte del suo compagno di bevute Ring Lardner, la notorietà soffocante del suo rapporto con Zelda e il tentato suicidio della moglie lo inducono più volte a prendere di nuovo in mano la bottiglia. I primi segni di squilibrio mentale di Zelda costituiscono poi la cosiddetta “goccia che fa traboccare il vaso” e Scott torna a bere come mai prima di allora. La situazione precipita quando viene colto da un attacco di tubercolosi ed è costretto a ricoverarsi presso una clinica. Dalla crisi, durata parecchi mesi, emerge un nuovo Fitzgerald, che è oramai però disincantato. Scott Fiztgerald muore il 21 dicembre 1940 per un attacco di cuore. La moglie Zelda, malata da tempo, sopravvive per altri lunghi 8 anni.

“Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te”

 

4. Charles Bukowski

Charles Bukowski è stato un poeta e scrittore statunitense. Ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. Il contenuto di questi testi tratta della sua vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l’alcol, da frequenti esperienze sessuali e da rapporti tempestosi con le persone. Nient’altro da aggiungere. Charles si avvicina all’alcol già dall’infanzia: all’età di 13-14 anni beve, infatti, per la prima volta del vino e da quel momento intrattiene con gli alcolici un rapporto quasi maniacale. Perché bere? La vera domanda che probabilmente rimbomba nella testa di Charles riguarda piuttosto il perché non farlo. Solo sua moglie Linda Lee Beighle riesce ad attenuare la sua smania di ubriacarsi, regalandogli quelli che lui definisce “altri dieci anni di vita”. Charles Bukowski muore il 9 marzo 1994 a San Pedro, stroncato da una leucemia fulminante.

“Ecco il problema di chi beve, pensai, versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa”

 

5. William Faulkner

William Faulkner è stato uno scrittore, sceneggiatore, poeta e drammaturgo statunitense, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1949. L’ultima parte della sua vita è caratterizzata da un abuso di alcol che lo ha spesso costretto ad entrare ed uscire da ospedali e cliniche per la disintossicazione. Il 16 luglio 1962 muore vittima della depressione.

 

6. Jack Kerouac

Jack Kerouac è stato uno scrittore e poeta statunitense, considerato uno dei maggiori e più importanti autori americani del proprio secolo, nonché padre del movimento della Beat Generation. I suoi testi riflettono la volontà di liberarsi dalle soffocanti convenzioni sociali del tempo e dare un senso liberatorio alla sua esistenza: nelle droghe (come la benzedrina e la marijuana), nella religione, cattolica e bhuddista e nell’alcolismo, oltre che nei suoi frenetici viaggi, alla ricerca di una effimera stabilità interiore. L’alcol sarà per sempre al suo fianco, sia nei momenti di gioia sia in quelli di debolezza. Nella bottiglia Jack ritrova tutta la sua esistenza ed è per questo che gli è così difficile smettere. Viene più volte aiutato dai suoi amici e dalla sua famiglia, ma senza riuscire veramente mai a trovare la pace. Il 20 ottobre 1969 si alza alle 4 di mattina vomitando sangue e con degli atroci dolori addominali. Muore dissanguato il giorno dopo per cirrosi epatica.

“Sembra che io abbia una costituzione che non regge l’alcol e ancor di meno l’idiozia e l’incoerenza”

 

7. Truman Capote

Truman Capote è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, sceneggiatore, attore e dialoghista statunitense. Da sempre isolato e deriso a causa dei suoi modi effeminati, Truman si rifugia nella lettura e all’età di 12 anni possiede già una conoscenza letteraria degna di un adulto colto. Dopo il successo di “Colazione da Tiffany” (1958) e” A sangue freddo” (1966), la sua carriera (e la sua vita) precipita in un burrone, fatto di alcolismo e tossicodipendenza. L’ultimo periodo della sua esistenza, infatti, è contrassegnato da relazioni fallimentari con uomini che desiderano solo il suo denaro. Truman, ormai intossicato dai sonniferi, sviluppa così una grave forma di epilessia, che unita all’abuso di superalcolici ne compromette velocemente la salute. Si ritira dal mondo e si abbandona sul letto per intere settimane, a bere e a dormire: in una di queste fasi di ritiro viene soccorso da due degli amici rimasti. Prova più volte a disintossicarsi, ma senza riuscirci veramente. Il 25 agosto 1984 muore a Los Angeles per una cirrosi epatica.

“Sono un alcolizzato. Sono un tossicomane. Sono un omosessuale. Sono un genio”

 

8. Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe è stato uno scrittore, poeta, critico letterario, giornalista, editore, storyteller e saggista statunitense. Dopo la morte della moglie nel 1846 (di tubercolosi), Edgar sprofonda in un baratro di dolore e desolazione e affoga così i propri dispiaceri nell’alcool. Il 3 ottobre 1849 viene ritrovato in stato delirante nelle strade di Baltimora e il 7 ottobre muore. I giornali dell’epoca attribuiscono la sua morte a una “congestione del cervello” o “infiammazione cerebrale”, eufemismi comuni per le morti dovute a cause come l’alcolismo.

“Sei anni fa una donna da me amata come mai altro uomo amò una donna, disperatamente ebbe spezzata un’arteria mentre cantava e io soffrii tutta l’agonia della sua morte… Come un folle avevo alterni intervalli di lucidità e durante questi eccessi di incoscienza assoluta io bevvi Dio solo sa quando e quanto.”

 

9. Dorothy Parker

Dorothy Parker è stata una scrittrice, poetessa e giornalista statunitense, nota anche con i diminutivi di Dot o Dottie. È stata tra le più caustiche commentatrici dei fenomeni di costume americano dell’epoca, tanto da fustigare con cinismo le debolezze, i vizi e le virtù della società del XX secolo. La sua dipendenza da alcol pare essere il risultato di un’infanzia travagliata (perde la madre, la matrigna, lo zio e il padre) e di due matrimoni falliti. Tenta per almeno tre volte il suicidio e si attacca alla bottiglia come unica risposta ad una vita di dolore ed insoddisfazione. Trascorre i suoi ultimi anni a New York, in uno stato di salute precario. Muore da sola in una stanza d’albergo il 7 giugno 1967 all’età di 73 anni.

“Amo i Martini, ma due al massimo. Tre, e sono sotto il tavolo. Quattro, e sono sotto il cameriere”

 

10. Dylan Thomas

Dylan Thomas è stato un poeta, scrittore e drammaturgo gallese. Nonostante l’indiscusso valore poetico, Dylan passa il resto della sua vita a ubriacarsi e a sperperare il proprio denaro in alcolici. Questo suo vizietto spinge la sua famiglia sull’orlo della povertà. La sua dipendenza però, non lo isola dalla società e Dylan avrà sempre la solidarietà del mondo intellettuale che lo aiuterà economicamente a sopravvivere. Il 9 novembre 1953 muore in ospedale a New York: l’autopsia rivela che la causa del decesso è una polmonite, anche se in realtà a ciò si associa anche un grosso edema al cervello causato da una sacca di liquido cerebrospinale. Il fegato mostra invece solo lievi segni di cirrosi.

“Un alcolizzato è qualcuno che non vi piace che beve quanto voi”

 

11. Tennessee Williams

Tennessee Williams è stato un drammaturgo, scrittore, sceneggiatore e poeta statunitense. La sua infanzia e la sua adolescenza sono state segnate da esperienze drammatiche (padre autoritario e maschilista, madre sotto choc per lo sfacelo del vecchio Sud e sorella rinchiusa in manicomio) che rappresentano i soggetti delle sue prime opere. Intorno agli anni Sessanta precipita nell’alcolismo e nella tossicodipendenza e viene più volte ricoverato. Continua a scrivere, ma senza più quella felicità espressiva che caratterizza l’inizio della sua carriera.

 

12. O. Henry

O. Henry è stato uno scrittore statunitense, celebre per aver scritto oltre 400 racconti ricchi di spirito e giochi di parole, e per il sapiente uso dei finali a sorpresa. Il successo ottenuto dai suoi racconti non lo esclude però dall’alcolismo. Intorno al 1907, infatti, O.Henry inizia ad avere gravi problemi di salute, dovuti proprio ad un abuso di alcol. Tutto ciò si ripercuote non solo sulla sua produzione letteraria, ma anche sulla sua vita privata, tanto che la moglie Sarah lo lascia. Il 5 giugno 1910 O.Henry muore a New York per una cirrosi epatica unita alle complicazioni derivanti dal diabete e dalla cardiomegalia.

 

13. John Cheever

John Cheever è stato uno scrittore statunitense. Intorno agli anni Sessanta la vita di John inizia a mostrare evidenti problemi di alcolismo, tanto che il suo psichiatra lo descrive con queste parole: “Un uomo nevrotico, narcisista, egocentrico, senza amici, e così profondamente coinvolto dalle proprie illusioni difensive che ha inventato una moglie maniaco-depressiva”. John tenta di riprendersi provando a instaurare una relazione extra coniugale con l’attrice Hope Lange e accettando il ruolo di insegnante presso l’Università di Boston. Nonostante l’impegno, Cheever non riesce a rialzarsi del tutto e torna nuovamente a bere troppo. Il fratello lo salva da un quasi suicidio dovuto all’alcol nel 1975 e lo riporta alla moglie. La paura, la rabbia o forse solo il centro di riabilitazione in cui viene ricoverato lo riportano finalmente a respirare di nuovo aria pura. Da quel momento John Cheever smette di bere e sconfigge definitivamente la sua patologia. Muore il 18 giugno 1982 a causa di un tumore ai reni.

 

14. Raymond Chandler

Raymond Chandler è stato uno scrittore statunitense di romanzi giallo-polizieschi. Durante il corso di tutta la sua produzione letteraria, Raymond abusa di sostanze alcoliche, precipitando così ben presto nel tunnel dell’alcolismo. Dopo la morte della moglie, tenta anche il suicidio. Muore di polmonite nel 1959.

“L’alcol è come l’amore: il primo bacio è magico, il secondo è intimo, il terzo è routine. Dopo di che, spogli la donna e basta”

 

15. Jack London

Jack London è stato uno scrittore statunitense, che ha sperimentato innumerevoli lavori prima di dedicarsi alla sola scrittura. Jack è stato uno strillone di giornali, un pescatore clandestino di ostriche, un lavandaio, un cacciatore di foche, un coltivatore, un cercatore d’oro, un agente di assicurazioni e un corrispondente di guerra russo-giapponese. Il suo spirito è però da sempre insoddisfatto e gli eccessi e l’abuso di alcol durante il corso di tutta la sua vita sono la piena testimonianza di questo suo tormento. Jack London muore il 22 novembre 1916 in California. Le cause del suo decesso non sono appurate, anche se una delle ipotesi più accreditate è quella di suicidio dovuto all’alcol.

“L’alcolismo mina l’uomo. Lo rende inabile a vivere coscientemente la propria vita”

 

16. Hunter Thompson

Hunter Thompson è stato un giornalista e scrittore statunitense. È famoso per aver creato il cosiddetto gonzo journalism, uno stile di scrittura che combina il giornalismo convenzionale, le impressioni personali e gli artifici narrativi del racconto per produrre un personale punto di vista sugli avvenimenti e le situazioni. La sua lingua affilata e la sua perenne ubriachezza lo portano ben presto a conoscere il carcere.

Thompson muore con un colpo d’arma da fuoco nella sua abitazione il 20 febbraio 2005. Ufficialmente si tratta di suicidio; tuttavia c’è chi sostiene che sia stato ucciso.

 

17. Frederick Exley

Frederick Exley è stato uno scrittore statunitense, conosciuto soprattutto per il romanzo “Note di un fan”, che trae spunto da esperienze della sua vita reale. Dopo aver perso il suo lavoro nel 1956, infatti, Frederick si perde tra gli alcolici e l’ossessione per lo sport. Viene ricoverato presso un istituto mentale di New York dove riacquista la propria sanità mentale e dove torna finalmente a prendere in mano le redini della propria vita. Da questo momento in poi, la sua carriera letteraria è solo in ascesa. Muore il 10 giugno 1992 colpito da un ictus.

 

18. Jean Stafford

Jean Stafford è stata una scrittrice americana di romanzi e racconti. L’alcol rappresenta per lei un lenitivo per soffocare i dispiaceri che hanno contrassegnato la sua vita: due matrimoni falliti, un incidente automobilistico e la morte del terzo marito. Per molti anni soffre non solo di alcolismo, ma anche di depressione e di malattie polmonarie. Muore il 26 marzo 1979 di arresto cardiaco.

 

19. Dashiell Hammett

Samuel Dashiell Hammett è stato uno scrittore statunitense, autore di racconti e romanzi giallo-polizieschi. Attivo nel versante politico della sinistra, nel 1942 si arruola per la seconda volta nell’esercito statunitense. Al suo ritorno dalla guerra, Dashiell inizia ad alzare il gomito, ma riesce ben presto a liberarsi dal vizio dell’alcol. Muore il 10 gennaio 1961 a New York per una tubercolosi sfociata in cancro.

 

20. Carson McCullers

Carson McCullers è stata una scrittrice statunitense, dalla vita tutt’altro che facile. È colpita da un ictus che le paralizza il lato sinistro del corpo, tenta il suicidio, viene convinta dal marito a compiere un secondo tentativo di morte volontaria, perde la madre, finisce su una sedia a rotelle e si ammala di tumore al seno. Come darle torto all’abuso di alcol. Di certo la bottiglia non le ha cambiato la vita, ma forse l’ha stordita quel tanto che serve per farle dimenticare l’ingiustizia che regna nell’esistenza di alcune persone. Carson McCullers muore il 29 settembre 1967 dopo 47 giorni di coma.

 

Articolo su Osservatori Esterni

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Autore:

scrittore, lettore, sognatore, autore, pensatore

2 pensieri riguardo “Scrittori Famosi Alcolizzati

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