Pubblicato in: Articoli, Validi

Sclerosi multipla: l’impresa di Cristina che ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina

Articolo di Simone Valesini

36 anni, romana, convive con la sclerosi multipla ormai da 7 anni. È uno dei volti della campagna Aism #Smuoviti, e ha appena compiuto la traversata dello stretto in poco più di un’ora. Andata e ritorno.

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LO AVEVA promesso, e ora è fatta. Cristina Guidi ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina, tre chilometri di mare che separano Punta Faro (Messina) da Cannitello (Reggio Calabria), andata e ritorno. Un’impresa difficile per chiunque, un’autentica sfida per una persona che soffre di sclerosi multipla (Sm). Sì, perché Cristina è uno dei volti della campagna Aism #Smuoviti, lanciata quest’anno, nel cinquantennale dell’associazione, per raccogliere fondi da dedicare alla ricerca su questo nemico insidioso. E garantire a chi affronta ogni giorno la sclerosi multipla la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita. Qualunque esso sia.

È con questo spirito che è nata la traversata dello stretto, promossa dall’associazione Asd “Nuotando con amore” di Roma e dall’associazione “Baia di Grotta” di Messina, in collaborazione con Aism. In acqua sono scesi Cristina, 36 anni, segretaria con la passione per il nuoto che con la sclerosi multipla ci convive ormai da sette anni, accompagnata da Massimiliano Granata, 43 anni, anche lui con la Sm, e Emanuele Mari di Comacchio (Ferrara). E ovviamente la sfida si è rivelata un successo: Cristina ha impiegato un’ora, 13 minuti e 43 secondi per attraversare lo stretto, e tornare al punto di partenza, Punta Faro a Messina, dove lei e i suoi due compagni di avventura hanno trovato ad attenderli il Gruppo Giovani Aism di Messina e il presidente del Coordinamento Regionale Aism Angelo La Via.

“Il momento più bello è stato a metà percorso, quando avevo preso il ritmo: vedevo il blu, il sole che entrava ed ho sempre sentito con me tutte le persone che mi hanno incontrato in questi giorni”, ha raccontato Cristina all’arrivo. “Ogni bracciata era per un nome, me lo portavo dietro ed è stato bello. Il momento difficile è stato alla fine: gli ultimi 200 metri, perché le correnti erano più forti ed io ero stanca e pensavo di non riuscire ad arrivare alla fine. Ma poi ho pensato alle lacrime di emozione che mi hanno fatto versare le persone che mi sono state accanto. Io ho la sm, ma ho dimostrato che le cose le possiamo fare come tutti gli altri”.

 

Articolo su Repubblica.it

Autore:

scrittore, lettore, autore, sognatore

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