Pubblicato in: Libri, Racconti, Validi

Momenti

racconto presente nel libro LA BESTIA NON CORRE pubblicato nel 2013 da Vertigo Edizioni

(2° posto al concorso “Urbe Parthenicum”)

Featured Image -- 3451Era successo qualcosa nel corpo di Riccio, ma non riusciva a capire cosa, non riusciva a darsi una spiegazione. Dopo cinquecento metri di cammino iniziava a zoppicare e dopo altri cinquecento metri non riusciva più a reggersi in piedi. La sua vita stava iniziando a cambiare, i suoi pensieri prendevano il sopravvento. Non capiva cosa cazzo fosse. Si ritrovò nuovamente a rigirarsi nei pensieri, a riflettere su cose che aveva fatto, su cose che avrebbe potuto fare se i suoi pensieri fossero stati giusti. Quello che sapeva con certezza era che non sapeva che cazzo stesse accadendo.

Si chiedeva il “Perché”, faceva domande che non esistevano; si chiedeva “Quando”, elaborava progetti che avrebbe cambiato o cancellato; si chiedeva “Dove”, quando sapeva benissimo che la risposta era semplicemente “qui”. Insomma, chiedeva tante cose, ma, solo quando era troppo tardi, si accorgeva che si stava rivolgendo a se stesso senza coinvolgere nessuno, quando in realtà era giusto chiedere alle persone che gli stavano vicino.

Erano momenti strani per lui, momenti in cui passava di inseguire qualcosa, ma non sapeva cosa; momenti in cui credeva di avere un’intuizione, ma che in realtà era solamente una banalità.

Erano solo momenti di debolezza in cui credeva di essere invincibile. Momenti in cui pensava che tutto sarebbe passato e che sarebbe ricominciato dall’inizio, che tutto sarebbe stato migliore e più bello.

C’erano momenti del cazzo, invece, in cui pensava che tutto questo non sarebbe mai finito, che non sarebbe cambiato mai niente, che tutto sarebbe peggiorato.

Erano momenti in cui Riccio aveva rimpianti e ripensamenti, urlava a se stesso di essere forte e che era impossibile tornare indietro, ormai doveva solo cercare di reagire.

Riccio si chiedeva cosa fosse quel “Qualcosa”, cosa fosse quel malessere, cosa stesse cercando e soprattutto perché lo stava cercando. Ma anche quella volta restarono solo punti interrogativi sospesi nell’aria e che non avevano risposte. Continuava a fare capriole nella mente e a voltarsi dal lato opposto delle riflessioni, ma poi si accorgeva che aveva solo voglia di gridare ad alta voce senza essere ascoltato.

Sapeva che mancava qualcosa, ma non sapeva cosa. Iniziavano nella sua mente, mentre si guardava allo specchio, una serie infinita di immagini che a sua volta si riflettevano in un altro specchio che si trovava di fronte e così all’infinito; quell’infinito in cui cercava la forma esatta di se stesso che ancora non conosceva.

Riccio rifletteva per qualche secondo su quello che desiderava, ma è inutile porgersi domande quando si pensa di sapere la risposta. Cercava figure nella mente solo per avere un punto di riferimento o una semplice immagine del traguardo da raggiungere. Non era questo che voleva. I punti interrogativi potevano causare grandi eventi, ma solo se si trovava la forza di trasformarli in punti esclamativi; erano sempre quelle le domande a cui tentava di dare una risposta, ma non fu mai in grado di farle diventare una realtà concreta.

C’erano momenti in cui credeva di essere abbastanza felice, solo perché riusciva a immaginare i nuovi momenti, ma doveva cercare di costruirli. Era necessario creare le situazioni adatte e gli attimi utili per raggiungere determinati obiettivi, senza lasciarsi scappare quel momento tanto cercato e neanche farlo aspettare troppo.

A volte gli sembrava che la realtà non fosse così male, doveva solo prenderne il controllo. Cominciò a capire che era inutile tirarsi le pietre addosso se alla fine il suo percorso aveva oltrepassato la strada costruita dai suoi desideri. Non serviva più nascondersi dietro le illusioni create dalla sua mente, anche se continuava a essere totalmente assuefatto dai progetti mentali a lungo termine. Continuava a entrare nella sua realtà immaginaria dove tutto era già stato costruito, dove tutto era perfetto nei minimi dettagli, dalle domande alle risposte che facevano da contorno negli spazi lasciati aperti nella sua testa.

Riccio cercava solo un appoggio per stare bene, ma questo non era il suo presente. La testa gli suggeriva solo paesaggi formati da spazi liberi, entrava vertiginosamente in tunnel di ricordi, quando credeva di poter provare tutto per l’inebriante sensazione di voler uscire dagli schemi prestabiliti che stavano cercando di imporgli, ma non capiva che continuava a fuggire dal niente per ritrovarsi nel nulla.

A volte c’erano momenti in cui tornava a casa con una forza mentale così potente che credeva di poter distruggere il mondo intero, con la stessa voglia inarrestabile di fare (ma poi che cosa?), di dire (ma poi che cosa?). Riccio vorrebbe, Riccio potrebbe, oppure Riccio avrebbe potuto fare o avrebbe potuto dire: tanti condizionali, presenti e passati, che, alla fine, riflettendoci bene, non significavano un cazzo. Ma questi pensieri, a fine serata, significavano che aveva vissuto qualcosa che aveva distolto l’attenzione dalla Bestia che aveva nel corpo. Forse Riccio poteva tornare a casa bevendo meno, ma forse, bevendo meno, non avrebbe mai saputo cosa gli passava per la testa in quel momento e non avrebbe mai smesso di pensare alla Bestia.

Momenti in cui Riccio cercava nuovamente la felicità, ma cos’era quella felicità che cercava e voleva raggiungere, cosa intendeva per felicità?

Molti la identificano con il possesso di oggetti fisici; altri sono felici solo se anche determinate persone sono felici, anche se poi, magari, quelle non sanno neanche di avere un ruolo tanto importante o di essere un riferimento per la misura della felicità di qualcun altro. Si sprecano tante parole su questo concetto, tante frasi fatte e troppo stereotipate per sembrare che siano dette con sincerità, anche se, fortunatamente, c’è chi si accontenta di un semplice sorriso per essere felice.

Per Riccio la felicità diventò riuscire a camminare senza guardare per terra, scendere le scale con facilità, correre, saltare, chiudere gli occhi senza perdere l’equilibrio, non avere più formicolii nel suo corpo, avere più forza. Questa era diventata per lui la felicità da raggiungere.

Nella vita di Riccio c’erano tanti momenti di merda, in cui gli sembrava che non ci fosse più niente da fare, in cui tutto sembrava finito e in cui non riusciva più a pensare a qualcosa di positivo, ma solo al negativo assoluto.

Cercava di darsi coraggio per riuscire a non mollare, pensava a cosa era ancora in grado di fare perché non c’erano alternative, non riusciva a prendere una decisione abbastanza concreta e razionale da poter sconvolgere tutto, ma l’unico sfogo diventò, nel migliore dei casi, l’alcol e, nel peggiore dei casi, l’apatia, restava solamente un silenzio nascosto nella sua identità che conosceva solo i momenti di autolesionismo.

Riccio si sentì costretto a raggiungere un compromesso con se stesso, capì che era necessario dare una fine alla sua inesistenza, cambiare quello che era stato fatto, abbandonare quello che per lui aveva avuto un significato, che aveva inciso violentemente nella sua vita impadronendosi dell’inconscio troppo debole per capire che doveva scappare dagli abissi della tristezza.

Riccio continuò a credere nel destino, cercando il posto giusto in cui trovare qualcuno al momento giusto, aspettando qualcosa senza cercarla mai davvero e seguendo inconsciamente quella sequenza di attimi che avrebbero potuto cambiare l’andamento delle cose; senza porsi domande; senza ascoltare consigli; senza dare ragione a nessuno; senza accontentarsi; senza pensare alle conseguenze; senza avere dubbi e senza ripensamenti, cercando di dominare i suoi momenti.

La soluzione migliore per lui sarebbe rimasta sempre la più semplice da pensare, ma la più drastica da effettuare. Ora che aveva frantumato tutto non poteva incollare pezzo per pezzo, poteva solamente distruggere in pezzi più piccoli e ricominciare tutto dall’inizio. Si può avere l’idea, ma bisogna avere il coraggio di prendere le decisioni. Riccio avrebbe assecondato il corso degli eventi continuando a non accontentarsi, con la consapevolezza che sarebbe potuto andare a sbattere, ma provando ancora a vivere tantissime emozioni. Era giunto il momento di crescere e di cambiare, con tutti gli acciacchi e tutti i difetti, aggiungere nuovi momenti a quelli già vissuti, convivendo con la Bestia, addomesticandola e sopportandola con l’unico scopo di poterla sconfiggere.

Momenti in La bestia non corre

Momenti su mEEtale

Autore:

scrittore, lettore, autore, sognatore

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