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Amore

MetropoliZ blog

Featured Image -- 3451“l’amore è quando uno dei due piange e l’altro prova a farlo sorridere; quando uno dei due sta per cadere e l’altro lo afferra prima che si faccia male; quando uno dei due sta iniziando a volare e l’altro lo insegue per farlo insieme a lui.”

La bestia non corre

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Ansia e CBD

Cannabis e CBD vs Ansia

Cannabis vendita semi e CBD

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Come Funziona il CBD e come può ridurre l’Ansia?

I recettori dei cannabinoidi (CB1, CB2 e altri) sono presenti in aree del cervello noti per controllare il comportamento emotivo, l’umore, il sonno, lo stress, l’irritabilità, la paura. I recettori sono minuscole proteine ​​collegate alle cellule che ricevono segnali chimici provenienti da stimoli diversi e aiutano le cellule a rispondere. Queste strutture comprendono la corteccia prefrontale, amigdala, ippocampo, e altri.

Diversi studi hanno dimostrato che l’attivazione dei recettori cannabinoidi all’interno del cervello riduce la frequenza cardiaca e la risposta alla pressione del sangue allo stress e riduce il comportamento di panico e ansia . In poche parole, la somministrazione del CBD sembra attenuare il noto fenomeno “combatti o fuggi ” dello stress fisico e mentale. Questo spiega perché e’ efficace nel trattamento dell’ansia.

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Biotestamento: i notai spiegano come fare le Disposizioni Anticipate di Trattamento

biotestamento-datLe risposte ai dubbi più diffusi in materia di DAT in un vademecum a domande-risposte, che vuole sanare i dubbi più comuni sulle novità introdotte dalla nuova legge

Come avevamo avuto modo di riportarvi, lo scorso 14 dicembre è stata approvata in Italia la prima Legge sul Testamento  Biologico pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.12 del 16 gennaio 2018 ed entrata in vigore il 31 gennaio scorso.

Tra le novità principali introdotte dalla normativa, la possibilità per chi è maggiorenne di stabilire delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), ovvero delle indicazioni sui trattamenti sanitari che si vogliono ricevere o meno nel caso in cui ci si trovasse in condizioni di incapacità di decidere per la propria vita.
Per facilitare la conoscenza di tutte le possibilità e la stesura delle DAT a chi fosse interessato a scriverle, il Consiglio Nazionale del Notariato ha pubblicato nel suo sito ufficiale un vademecum in cui sono sintetizzati i dubbi più diffusi e le novità in questo campo introdotte dalla nuova legge. Il vademecum è strutturato con una serie di FAQ con le relative risposte,  in modo da renderne più facile l’utilizzo e la consultazione.

LE FAQ DEL VADEMECUM – Riportiamo qui sotto il vademecum per intero:

Che cosa sono le DAT?
Sono delle disposizioni/indicazioni che la persona, in previsione della eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può esprimere in merito alla accettazione o rifiuto di determinati:
· Accertamenti diagnostici
· Scelte terapeutiche (in generale)
· Singoli trattamenti sanitari (in particolare) Continua a leggere “Biotestamento: i notai spiegano come fare le Disposizioni Anticipate di Trattamento”

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Leucemia. Primo bambino italiano curato con cellule “riprogrammate” contro il tumore

cellule-terapia-leucemiaGrazie all’infusione dei linfociti T modificati il bambino, di quattro anno, oggi sta bene ed è stato dimesso

E’ possibile far sì che il sistema immunitario divenga in grado, da solo, di riconoscere e attaccare il tumore che le sta colpendo, manipolandolo geneticamente? A quanto pare sì: È quello che hanno fatto i medici e i ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma con un bambino di 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, per il quale le terapie convenzionali non erano sufficienti.
Si tratta del primo paziente italiano curato con questo approccio rivoluzionario all’interno di uno studio accademico, promosso dal Ministero della Salute, Regione Lazio e AIRC. Ad un mese dall’infusione delle cellule riprogrammate nei laboratori del Bambino Gesù, il piccolo paziente sta bene ed è stato dimesso: nel midollo non sono più presenti cellule leucemiche.

Infografica manipolazione dei linfociti T

I LINFOCITI T MODIFICATI –  Alla base di questo risultato, una tecnica di manipolazione delle cellule del sistema immunitario del paziente che rientra nell’ambito della cosiddetta terapia genica o immunoterapia, una delle strategie più innovative e promettenti nella ricerca contro il cancro. I medici e i ricercatori del Bambino Gesù hanno prelevato i linfociti T del paziente – le cellule fondamentali della risposta immunitaria – e li hanno modificati geneticamente attraverso un recettore chimerico sintetizzato in laboratorio. Questo recettore, chiamato CAR (Chimeric Antigenic Receptor), potenzia i linfociti e li rende in grado – una volta reinfusi nel paziente – di riconoscere e attaccare le cellule tumorali presenti nel sangue e nel midollo, fino ad eliminarle completamente.
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Davide Cantoni

Articolo di Gloria Giavaldi

Lo scoppio di un petardo e la mia nuova vita da cieco, fra calcio e impegnodavide-cantoni

«Amo vivere, anche a luci spente». Poi sorride, Davide Cantoni, 31enne cremasco, cieco dall’età di 13 anni in seguito allo scoppio di un petardo. Nonostante la sua vita sia cambiata totalmente, Davide non si è mai arreso, ha conseguito il diploma ed è attualmente impiegato. «Ho realizzato i miei sogni, anche grazie al buio».

Lo scoppio di un petardo e poi il buio. Quali sono i tuoi ultimi ricordi prima dell’incidente e come hai vissuto gli istanti immediatamente successivi?
«Sono diventato cieco il 1 gennaio 2000. Quel giorno ero uscito di casa, come di consueto, per incontrare gli amici, quando alcuni residui di petardi fatti scoppiare la sera prima in occasione dei festeggiamenti catturarono la mia attenzione. Ne vidi uno più grosso degli altri ed evidentemente inesploso, con una miccia fatta con un foglio di giornale, bruciacchiata sulla punta. Provai ad accenderlo, senza risultato. Lo portai nei pressi di casa mia e ritentai. Niente. Dispiaciuto, decisi di abbandonarlo, dirigendomi verso l’oratorio con un amico. Poi, consapevole del fatto che potesse rappresentare un pericolo per gli altri, tornai verso casa per allontanarlo dalla strada con un calcio. In quell’istante esplose. Persi i sensi. Venni ricoverato per trentacinque giorni in ospedale a Brescia e sottoposto a diverse operazioni. Mi sono aggrappato alla vita con tutta la forza che avevo, fortunatamente ho perso solo la vista».

Com’è cambiata la tua vita?
«La mia vita è cambiata totalmente. All’età di 13 anni volevo divertirmi, non certo dedicarmi nottetempo alla scuola e allo studio. Ci vedevo bene, potevo copiare alla grande. Dopo l’incidente ero consapevole di dover investire sulla cultura per avere una buona posizione lavorativa ed un’approvazione maggiore. Conseguita la licenza media, mi iscrissi alle scuole superiori. Lì cominciai a relazionarmi con il mio handicap, ad acquisire autonomia e a farmi conoscere dagli altri per quel che ero, nonostante la disabilità. Per i miei amici, non era cambiato nulla, questa esperienza ci ha fortificati. Solo crescendo, mi sono scontrato con i pregiudizi degli sconosciuti ed ho iniziato a capire che il mondo non mi sarebbe stato sempre amico. Nonostante ciò, non mi piace allontanare una persona semplicemente perché ignora la realtà in cui vivo. Preferisco escluderla dalla mia vita quando, avendo compreso ciò che sono, non mi accetta perché non riesce a superare le barriere mentali che la rinchiudono nel suo mondo di perfetta imperfezione».  
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Depressione, paure e demenze: le cureremo con la realtà virtuale

Dall'atomo all'Uomo

Il cinema ce li ha sempre mostrati come dei salotti con una comoda poltrona su cui distenderci. Nella realtà dei fatti sono delle normalissime stanze con delle sedie per poter colloquiare tranquillamente. In futuro probabilmente saranno dei locali sempre più vuoti. Stiamo parlando degli studi medici dove si affrontano le malattie della psiche. A cambiarne l’organizzazione non sarà un architetto bensì la realtà virtuale, una tecnologia a disposizione di psicologi e psichiatri destinata a rivoluzionare il trattamento dell’ansia, delle fobie, delle demenze e della depressione. Grazie ad essa il paziente potrà rivivere in maniera artificiale ciò che lo turba in modo da imparare a controllare le reazioni con l’aiuto dello specialista.

«Complice l’evoluzione della tecnologia –spiega Andrea Fagiolini, Professore Ordinario di Psichiatria e direttore del Dipartimento Aziendale Integrato di Salute mentale all’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – oggi è possibile a livello virtuale ricreare qualsiasi contesto…

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Olio CBD commerciale

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Nel 2017 Voc e Cannabisbureau,hanno inviato centinaia di lettere ad aziende che commercializzano olio CBD

Il 40% degli oli testati,non corrispondono alle percentuali riportate in etichetta.I provvedimenti sono stati adottati a tutela del consumatore.

Molto spesso,gli oli commerciali,non contengo neanche la terza parte delle percentuali di principio attivo.

Produciamo olio CBD con elevate percentuali,piante selezionate provenienti solo da aziende Olandesi certificate.

Scrivici per maggiori info,un nostro consulente,ti accompagnerà nella scelta del prodotto adatto alle tue esigenze.

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CBD e epilessia

CBD e epilessia

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La cannabis viene utilizzata per scopi medicinali da migliaia di anni dall’intera razza umana, per il trattamento di una gran quantità di disturbi. Solo in epoca recente, questa prodigiosa erba è caduta vittima dell’avidità umana, e legata con le catene della proibizione. Tuttavia, queste catene sono state ripetutamente spezzate in molte parti del mondo, man mano che scoperte scientifiche e dozzine di testimonianze iniziano a dimostrare che la cannabis è una potente arma terapeutica, che necessita di un’adeguata ricerca ed una distribuzione legale per coloro che ne hanno bisogno a scopo medicinale. La cannabis è considerata terapeutica per numerose condizioni, e una su cui sembra avere effetti davvero positivi è l’epilessia.

cbdseeds@email.com

Riportiamo la sperimentazione medica

Background

Almost a third of patients with epilepsy have a treatment-resistant form, which is associated with severe morbidity and increased mortality. Cannabis-based treatments for epilepsy have generated much interest, but scientific data are scarce…

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Coffee break time

“Il caffè carezza la gola e mette tutto in movimento”

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Sono sommersa di materiale da studiare e nella dispensa ho finito il caffè. Vi lascio quindi con una citazione del buon vecchio H. De Balzac. Scrivere di caffeina ha lo stesso effetto che berla, vero?

“Il caffè carezza la gola e mette tutto in movimento: le idee caricano come i battaglioni di un grande esercito: il combattimento inizia. I ricordi si dispiegano come stendardi. La cavalleria leggera si lancia in un superbo galoppo. L’artiglieria della logica avanza con i suoi ragionamenti e le sue concatenazioni implacabili, i moti di spirito fischiano come proiettili. I personaggi prendono forma e si distinguono l’uno dall’altro. La penna scorre sulla carta, il combattimento raggiunge una violenza estrema, poi muore con un fiotto di sangue nero, come in un campo di battaglia che svanisce sotto una nuvola di polvere”.

H. De Balzac, La Commedia umana

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No, la depressione non è tristezza. E non si combatte “dandosi una mossa”

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Una “perturbazione dolorosa, più forte di ogni istanza moderatrice del volere”: così Carlo Emilio Gadda ne La cognizione del dolore descrive lo stato depressivo. Una rappresentazione che prenderemo per buona, perché una definizione soddisfacente di “depressione” ancora non esiste, e l’arte, in casi come questo, può venirci in aiuto, considerato che metà del suo scopo è proprio dare corpo agli stati d’animo più emblematici.

«Un errore che si fa spesso in buona fede con le persone affette da depressione è sollecitarli a reagire», spiega la psichiatra Cristina Toni, durante la conferenza La depressione: in cerca di una definizione (tra tristezza e malinconia). «Nella depressione c’è una fissità dello stato di dolore che non è influenzabile dalla volontà. Ciò che viene a mancare è proprio la volontà».

In buona sostanza chi – più o meno bonariamente – incita una persona depressa a darsi da fare («perché io ho avuto lo stesso problema e mi sono rimboccato le maniche» e via dicendo…) semplicemente non considera un fatto: la depressione non è la tristezza e il suo contrario non è la felicità, ma la vitalità. Lo spiegava già bene Gadda: “Più forte di ogni istanza moderatrice del volere”.

Distinguere depressione e tristezza – e ancora: malinconia, blues, spleen, lutto – è di fondamentale importanza secondo la dottoressa Toni. Perché la tristezza è uno stato d’animo connaturato nell’individuo, un’emozione fisiologica con una funzione adattativa importantissima, motivazionale e di analisi. La depressione invece è totalizzante e si traduce in un generale rallentamento, sia fisico che cognitivo ed emotivo. Tanto che, in alcuni casi, non si è più nemmeno in grado di fare le cose banali, dall’andare al lavoro a farsi la doccia.

Semplicemente, tutto diventa incredibilmente impegnativo. Alzarsi dal letto e lavarsi i denti è paragonabile a un’escursione in montagna, tutta in salita e sotto il sole (e senza borraccia d’acqua o barretta di cioccolato per darsi energia). Ogni azione si scompone nel cervello in tante micro azioni, tutte con un proprio peso specifico, tutte dispendiose di energia. E, soprattutto, tutte senza senso.

In una società attiva e molto prestazionale come la nostra, una persona che soffre di depressione è ancora soggetta a uno stigma fortissimo. A parte qualche emo superstite e certe ragazzine che su Instagram postano selfie dolenti accompagnati dalla posologia dei propri farmaci, le persone non amano pubblicizzare questa condizione, perché pensano che allontani le persone e che peggiori la propria immagine pubblica.

E hanno ragione. Lo confermano due studi condotti dal professor Guy A. Boysen della McKendree University (in uno, ad esempio, i partecipanti dovevano indovinare la bellezza fisica di alcune persone a partire da indicazioni caratteriali), che provano in buona sostanza che nella percezione comune le persone con disturbi mentali – come depressione e schizofrenia – hanno meno probabilità di avere successo nelle relazioni.

La depressione non è la tristezza e il suo contrario non è la felicità, ma la vitalità

Provoca vergogna, dunque. Eppure è incredibilmente diffusa. “Ora so che la depressione è il segreto di famiglia di ognuno di noi” ha detto lo scrittore Andrew Solomon durante un brillante Ted Talk sull’argomento.

Se le nostre case fossero, come nei film americani, tutte dotate di seminterrato, è lì che probabilmente si troverebbe: nella tana dell’uomo-topo di Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij.

Per Solomon la depressione può essere evocata solo da metafore(l’abisso, il bordo, l’oscurità). O, per Dickens, il tarlo che erode lentamente. Continua a leggere “No, la depressione non è tristezza. E non si combatte “dandosi una mossa””