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Bologna

img_6026dal Racconto SOTTO I PORTICI di Piero Cancemi

“…andiamo ai Giardini Margherita, andiamo al Parco della Montagnola, andiamo in Via del Pratello, in Via Mascarella, in via Petroni, in Piazza Verdi, fermiamoci in Via Delle Moline, prendiamo un gelato da Gianni, mangiamo una gramigna con la salsiccia all’ Osteria dell’Orsa, mangiamo anche la mortadella di Bologna e il ragù alla bolognese, facciamo aperitivo all’ Osteria del Sole, le crescentine sono pesanti, mangiamo una piadina con crudo e squaquerone, andiamo in Biblioteca Salaborsa, andiamo al concerto, andiamo sui colli, andiamo a San Luca, andiamo al Barazzo…”

Sotto i portici

Racconti Bolognesi vol.1

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Compromessi

piero“…Il mio ego ha smesso da tempo di ingigantirsi, accorgendomi del valore delle semplici cose che prima ignoravo solo perché non riuscivo ad apprezzarle. Troppo facile non prestare attenzione alle piccole cose, alla bellezza dei nostri sensi e al potere delle nostre potenzialità…Spero solo che chi sta male non seguirà mai il mio esempio, le cose belle non durano in eterno, quindi godiamocele il più possibile prima di raggiungere compromessi con noi stessi. Penserò a come deve essere bello camminare, a come deve essere bello saltare, a come deve essere bello riuscire a stare in piedi, a come deve essere bello avere una vita in salute, quella vita priva di alterazioni ma ricca di benessere. Adesso mi è rimasto di saldare i conti con la vita e sono disposto a farlo…”

[La bestia non si ferma]

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Vent’anni

Dal racconto Vent’anni scritto da Piero Cancemi presente nell’antologia Svolte.

svolteNon so cosa ti abbia detto tua madre di me. Magari non te ne ha mai parlato. Magari dopo di me ha avuto subito un nuovo compagno, che ricopre ancora quello che doveva essere il mio ruolo. Sicuramente sarà una persona migliore di me. Immagino sia una persona benestante a cui non manca niente, anzi, che sia molto più ricco di una persona a cui non manca niente, e a che non abbia fatto mancare nulla neanche a te. Vivete in una grande casa; avete l’aspirapolvere automatica che lucida tutto il parquet; la vostra governante utilizza l’apriscatole elettrico; il vostro chef vi cucina piatti a base di panna acida e caviale; in garage è parcheggiata una DeLorean volante. Me la immagino così, una persona più ricca di una a cui non manca niente. Io invece sono solo uno squattrinato a cui manca tutto. Non ho una casa e non ho un’aspirapolvere. Pago l’affitto e spazzo con la scopa. Apro i barattoli girando la manopola dell’apriscatole, mi cucino solo la pasta e in strada è parcheggiata la mia vecchia Fiat Panda. Sono riuscito ad arrivare solo a questo.

Ho anche pensato che forse tua madre non ha ancora trovato il compagno giusto. Non lo so, magari inizialmente ti avrà detto che tuo padre era fuori per lavoro e che presto sarebbe tornato a casa. Faceva un lavoro per cui non gli era permesso telefonare agli altri, tipo per i servizi segreti, e non poteva farsi sentire. Allora tu aspettavi e aspettavi fiducioso il giorno in cui il tuo papà avrebbe varcato la porta d’ingresso. Lo avresti abbracciato forte, ridendo felice. Gli avresti dato tutti i regali che avevi preparato per la festa del papà e che avevi sempre conservato per quel fatidico momento.

Magari immaginavi tuo padre come un uomo alto e grosso che non aveva paura di niente. Un vero eroe. Magari un eroe di guerra morto in un conflitto a fuoco per difendere la sua patria e la sua famiglia. Il suo corpo però era stato sepolto lontano, in Cina, oppure in Indonesia, oppure in Canada, non lo so. Comunque in qualsiasi posto dove non saresti potuto andare: in quel caso sarebbe stato veramente un eroe. Credo sia bello pensare di avere un papà eroe.

Tua madre non era stupida, anzi, il contrario, non si meritava di stare con me. Magari ti avrà semplicemente detto che tuo padre è un pezzo di merda. Spero ti abbia detto così perché è questa la verità. Non so cosa ti abbia detto e non so se sta con qualcuno. Non so un cazzo. Non so se ti è mancato qualcosa nella vita o solo una figura paterna, anche senza lavoro e senza quattrini, solo quella figura umana che bastava indicare per identificare un genitore.

Sono stato un ragazzino che non conosceva la vita e che ha abbandonato la sua donna mentre aspettava il loro bambino. Ora che sono un uomo continuo a non capire niente di questa vita.

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