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Compromessi

piero“…Il mio ego ha smesso da tempo di ingigantirsi, accorgendomi del valore delle semplici cose che prima ignoravo solo perché non riuscivo ad apprezzarle. Troppo facile non prestare attenzione alle piccole cose, alla bellezza dei nostri sensi e al potere delle nostre potenzialità…Spero solo che chi sta male non seguirà mai il mio esempio, le cose belle non durano in eterno, quindi godiamocele il più possibile prima di raggiungere compromessi con noi stessi. Penserò a come deve essere bello camminare, a come deve essere bello saltare, a come deve essere bello riuscire a stare in piedi, a come deve essere bello avere una vita in salute, quella vita priva di alterazioni ma ricca di benessere. Adesso mi è rimasto di saldare i conti con la vita e sono disposto a farlo…”

[La bestia non si ferma]

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Vent’anni

Dal racconto Vent’anni scritto da Piero Cancemi presente nell’antologia Svolte.

svolteNon so cosa ti abbia detto tua madre di me. Magari non te ne ha mai parlato. Magari dopo di me ha avuto subito un nuovo compagno, che ricopre ancora quello che doveva essere il mio ruolo. Sicuramente sarà una persona migliore di me. Immagino sia una persona benestante a cui non manca niente, anzi, che sia molto più ricco di una persona a cui non manca niente, e a che non abbia fatto mancare nulla neanche a te. Vivete in una grande casa; avete l’aspirapolvere automatica che lucida tutto il parquet; la vostra governante utilizza l’apriscatole elettrico; il vostro chef vi cucina piatti a base di panna acida e caviale; in garage è parcheggiata una DeLorean volante. Me la immagino così, una persona più ricca di una a cui non manca niente. Io invece sono solo uno squattrinato a cui manca tutto. Non ho una casa e non ho un’aspirapolvere. Pago l’affitto e spazzo con la scopa. Apro i barattoli girando la manopola dell’apriscatole, mi cucino solo la pasta e in strada è parcheggiata la mia vecchia Fiat Panda. Sono riuscito ad arrivare solo a questo.

Ho anche pensato che forse tua madre non ha ancora trovato il compagno giusto. Non lo so, magari inizialmente ti avrà detto che tuo padre era fuori per lavoro e che presto sarebbe tornato a casa. Faceva un lavoro per cui non gli era permesso telefonare agli altri, tipo per i servizi segreti, e non poteva farsi sentire. Allora tu aspettavi e aspettavi fiducioso il giorno in cui il tuo papà avrebbe varcato la porta d’ingresso. Lo avresti abbracciato forte, ridendo felice. Gli avresti dato tutti i regali che avevi preparato per la festa del papà e che avevi sempre conservato per quel fatidico momento.

Magari immaginavi tuo padre come un uomo alto e grosso che non aveva paura di niente. Un vero eroe. Magari un eroe di guerra morto in un conflitto a fuoco per difendere la sua patria e la sua famiglia. Il suo corpo però era stato sepolto lontano, in Cina, oppure in Indonesia, oppure in Canada, non lo so. Comunque in qualsiasi posto dove non saresti potuto andare: in quel caso sarebbe stato veramente un eroe. Credo sia bello pensare di avere un papà eroe.

Tua madre non era stupida, anzi, il contrario, non si meritava di stare con me. Magari ti avrà semplicemente detto che tuo padre è un pezzo di merda. Spero ti abbia detto così perché è questa la verità. Non so cosa ti abbia detto e non so se sta con qualcuno. Non so un cazzo. Non so se ti è mancato qualcosa nella vita o solo una figura paterna, anche senza lavoro e senza quattrini, solo quella figura umana che bastava indicare per identificare un genitore.

Sono stato un ragazzino che non conosceva la vita e che ha abbandonato la sua donna mentre aspettava il loro bambino. Ora che sono un uomo continuo a non capire niente di questa vita.

Svolte -Amazon

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Vaffanculo

italo“sarò triste, piangerò e mi dispererò, sarò solo io a saperlo e solo io a guardarmi allo specchio cercando inutilmente un’anima serena. Se è questo il prezzo da pagare per essere stato felice allora ok, sarò triste. I moralisti e i ben pensanti credono che una persona a cui succedono cose spiacevoli debba essere triste, in modo che loro possano usare frasi di cortesia per rasserenare il loro animo convenzionale, fatto di regole e non di eccezioni. Ma ripensandoci bene, vaffanculo ai moralisti, vaffanculo ai ben pensanti, vaffanculo a chi non si è divertito abbastanza e prova a criticarmi. Io ho deciso che non sarò triste, piangerò, ma sarò anche in grado di sorridere, incontrerò ancora nuove persone, o almeno ci proverò”.

[La bestia non si ferma – p.104]

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“Momenti”

“Riccio si sentì costretto a raggiungere un compromesso con se stesso, capì che era necessario dare una fine alla sua inesistenza, cambiare quello che era stato fatto, abbandonare quello che per lui aveva avuto un significato, che aveva inciso violentemente nella sua vita impadronendosi dell’inconscio troppo debole per capire che doveva scappare dagli abissi della tristezza.

Riccio continuò a credere nel destino, cercando il posto giusto in cui trovare qualcuno al momento giusto, aspettando qualcosa senza cercarla mai davvero e seguendo inconsciamente quella sequenza di attimi che avrebbero potuto cambiare l’andamento delle cose; senza porsi domande; senza ascoltare consigli; senza dare ragione a nessuno; senza accontentarsi; senza pensare alle conseguenze; senza avere dubbi e senza ripensamenti, cercando di dominare i suoi momenti.

La soluzione migliore per lui sarebbe rimasta sempre la più semplice da pensare, ma la più drastica da effettuare. Ora che aveva frantumato tutto non poteva incollare pezzo per pezzo, poteva solamente distruggere in pezzi più piccoli e ricominciare tutto dall’inizio. Si può avere l’idea, ma bisogna avere il coraggio di prendere le decisioni.”

[La bestia non corre – p.121]

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Racconti Bolognesi

img_6026SOTTO I PORTICI di Piero Cancemi

…Allora decisi: vado a Bologna e mi iscrivo al Dams.

Andrò in quella città, dove, nel 1980, c’era stato il concerto dei “Clash” gratis in Piazza Maggiore, la piazza principale della città; dove, nel 1976, in via del Pratello era nata “Radio Alice”, una delle prime radio libere italiane; dove, negli anni ’80, nacque il primo circolo gay, dove Vasco Rossi si lasciò sedurre dalla turbolenza bolognese di quegli anni. Mi trasferii anch’io in quella città tanto rinomata e tanto ricca di aneddoti.

Quando arrivai a Bologna non fu difficile ambientarmi e mi immersi subito nella rocambolesca vita universitaria, tra le sue piazze e i suoi portici. Tutte le mattine mentre camminavo per Strada Maggiore, il profumo del pane appena sfornato mi faceva ricordare quello che un tempo preparava mia nonna in Sicilia. E restando fuori quella panetteria venivo inondato da quella fragranza che, oltre all’appetito, mi spalancava una finestra sul passato e mi metteva di buon umore, poi capitava di incontrare l’amico calabrese che studiava giurisprudenza e che mi invitava a pranzo, andavo a studiare in biblioteca e la ragazza pugliese che studiava filosofia era seduta di fronte e mi sorrideva, poi tornavo a casa e il coinquilino abruzzese studiava antropologia seduto sul divano, mi chiamava l’amica della sardegna di lingue orientali per andare a fare l’aperitivo, poi ci raggiungeva il nostro amico dell’umbria che, sotto i portici, ci mostrava le ultime riprese che aveva fatto per l’esame del Dams…

Racconti Bolognesi vol.1