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Il Matrimonio

Cara famiglia devo darvi una notizia importante: MI SPOSO!
Cara Mamma ho pensato quello che potrebbe piacerti per queste nozze e forse farò così:
La chiesa in cui sarà celebrata la messa sarà a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo, con gli affreschi fatti dai massimi esponenti del 600 napoletano, la chiesa fu scelta come location d’eccezione per il celebre film di Vittorio De Sica “Matrimonio all’Italiana” con la Loren e Mastroianni.
Ma sono sicuro che a te non frega niente, a te importa solo ed esclusivamente accompagnarmi mentre tutti ti guardano e piangono commossi, quasi disperati dalla gioia. Infatti vorrei sposarmi lì perché a Napoli il matrimonio è vissuto da sempre con grande partecipazione ed emozione. Io inviterò almeno 5000 persone, tra queste 4950 saranno pagate da me per commuoversi mentre mi accompagni all’altare. Poi ci sarà la sposa accompagnata dal padre, anche in quella situazione le 4950 persone daranno il meglio di loro stessi per enfatizzare il prestigioso avvenimento.
Terminata la cerimonia ci saranno applausi e inchini, poi tutti verranno a farti complimenti, ti diranno che sei bellissima, che tuo figlio è bellissimo, che tua nuora è bellissima, che tutto è bellissimo, sempre piangendo ovviamente. Poi aggiungeranno che Napoli è bellissima (ma io non ci vivrei), ma che anche la Sicilia è bellissima (ma io non ci tornerei).
Poi la sala ricevimento ovviamente sarà in un’altra città, magari in un’altra regione, tipo in Toscana, oppure in Basilicata, oppure in Sicilia…Sì in Sicilia, meglio, tutti prenderanno il traghetto da Napoli per andare a Palermo. Che divertimento (direbbe chi si diverte).
Sarà un matrimonio esagerato, con canzoni napoletane, siciliane e tutte le canzoni che preferisci, ci sarà anche il karaoke. Poi scherzi agli sposi, lancio del bouquet e a seguire della giarrettiera, poi lacrime, complimenti, cibo a spreco e tutte cose così. Crepi l’avarizia: cose cafone senza pensieri. Come da tradizione matrimoniale meridionale la parola d’ordine sarà ESAGERARE, anche con il tempo ovviamente. Questo matrimonio durerà almeno 36 ore, con fotografie, cibo, donne che partoriscono, uomini che sparano con le pistole, sputi, scoregge, bambini che piangono e fanno la cacca a terra, quelle cose che piacciono a tutti voi credenti dell’idiozia NoSense che vi farà parlare per riempire le vostre giornate prive di libri ma ricche di fiato.
Io mi stupirei ma non mi sorprenderei, alla fine anch’io sono meridionale. So come vanno queste cose: in chiesa solo per matrimoni, battesimi, comunioni, cresime e tutto l’anno sul divano. A Natale poi nasce lui e a Pasqua resuscita, ma la cosa più importante resta solo mangiare. Se fossi credente io andrei più spesso in chiesa, l’onestà intellettuale non è un’utopia. Infatti ripensandoci, ho preso un’altra decisione importante: NON MI SPOSO!

Piero Cancemi – Meetale

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Continuo a credere

MetropoliZ blog

  • Continuo a credere che andrà sempre meglio.

Continuo a credere che si stava meglio quando si stava meglio.

Continuo a credere che è meglio mangiare più frutta e verdura.

Continuo a credere che la zuppa di farro è buona, ma anche la tagliata di manzo.

  • Continuo a credere che il lavoro nobilita l’uomo, ma anche la donna.

Continuo a credere che meritocrazia non fa rima con utopia.

Continuo a credere che chi è andato via prima aveva provato a restare.

Continuo a credere che se sparisse l’evasione fiscale i costi dei servizi diminuirebbero.

  • Continuo a credere alla convivenza pacifica tra tutte le religioni.

Continuo a credere che l’oriente si trova semplicemente dopo l’occidente.

Continuo a credere che nessuno lucrerà più sulla vita della gente che scappa dalla guerra.

Continuo a credere che bomba debba essere solo un tuffo in acqua.

  • Continuo a credere che per abbattere un muro non bastano…

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Favola Metropolitana 4

C’era una volta, in un paese lontano lontano (in Sicilia a Mazara del Vallo) un principe azzurro che si chiamava NinoBianco.

Il principe azzurro cercava l’Amore ma non sapeva cos’era questo Amore. Ne aveva tanto sentito parlare e belle parole erano state dette a riguardo, ma il principe NinoBianco ancora non conosceva il vero significato.

Ma un giorno, mentre era sul suo cavallo bianco (si chiamava NinoBianco e quindi aveva un cavallo Bianco) riuscì a sfiorare con lo sguardo gli occhi blu più belli che avesse mai visto fino a quel momento. Il principe azzurro NinoBianco rimase ammaliato da quegli occhi, incantato dai lapislazzuli blu presenti su quel delicato viso chiaro come la luce. Lui voleva fare qualcosa per avvicinarsi ma non riuscì a fare niente perché intimorito da cotanta bellezza che aleggiava intorno a quei magici e incantevoli occhi.

Il principe NinoBianco, come nelle favole, regalò un paio di scarpe di cristallo alla principessa Marika (sì, anche Marika era una principessa, praticamente erano tutti nobili a Mazara del Vallo) lei guardò le scarpe di cristallo, sorrise e le gettò a terra frantumandole in mille pezzi.

Il principe NinoBianco diventò triste, molto triste. La principessa Marika agguantò il suo volto con le sue leggiadre mani dicendo:

O principe Nino Bianco” (sì, ha usato il vocativo)

Dimmi principessa Marika?” chiese imbarazzato il principe NinoBianco

Io non voglio scarpe di cristallo, non voglio neanche un cavallo bianco, non voglio niente…ho bisogno solo del tuo amore per poterti donare il mio”

Il principe NinoBianco restò esterrefatto da quello che disse la principessa Marika e le domandò:

Ma l’amore è quella cosa che ti lascia senza fiato quando riesci a rubare solo uno sguardo? L’amore è quando desideri di rivedere la stessa persona ogni giorno e per sempre? L’amore è quando ti preoccuperai per la sua salute? L’amore è quando desideri che i secondi condivisi durassero in eterno? L’amore è quando non servono spiegazioni per onorarti finché morte non ci separi?

La principessa Marika rispose imbarazzata:

Sì principe NinoBianco, è questo l’Amore

Allora io Ti amo” rispose il principe NinoBianco sorridendo felice ora che aveva trovato l’amore

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Felicità

Lui sperava che i momenti in cui la stringeva tra le braccia durassero all’infinito, desiderava che la lancetta dell’orologio andasse indietro anziché in avanti quando la testa di lei era poggiata sulla sua spalla. Era felice quando i loro corpi si univano, quando le loro gambe si attorcigliavano, la abbracciava sempre quando erano distesi sul letto, si stringevano come se non potessero mai staccarsi, le labbra si fondevano le une alle altre, la fronte di lui poggiava su quella di lei, poggiando il naso al suo e scavandole gli occhi con lo sguardo. Quando facevano sesso, Riccio viveva quegli attimi con il corpo in simbiosi con la mente, con i sensi che diventavano autonomi di piacere potendo osservare la bellezza della nudità di lei, ascoltando i suoi sospiri e i suoi gemiti. Istrice sfiorava le cicatrici sparse sul corpo di Riccio, restava in silenzio senza dire niente e, accarezzandogliele semplicemente con le dita, provocava in lui un senso di piacere innescato dall’essere sfiorato e l’essere ascoltato.

Riccio riusciva sempre a fare sorridere Istrice e a offrirle tutto il rispetto che merita una donna nei minimi dettagli. Lei iniziò ad amarlo per quello che era e non per quello che cercava di rappresentare.

[Piero CancemiLa bestia non corre]

La bestia non corre – Unilibro

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esercizio 1: Buio e Tempestoso

Era un aperitivo buio e tempestoso a Bologna. La pioggia scendeva fitta in via Belvedere e le poche persone in giro stavano sotto i portici. Io guardavo la pioggia da dentro il locale bevendo un brandy, perchè è figo bere brandy quando fuori piove e guardi la gente che scivola a terra o rompe ombrelli. Ogni scusa è buona per bere. Al momento la mia scusa era questa. Lentamente arrivavano i miei compagni di corso. Nando è stato il primo ad arrivare e prendere da bere. Poi Fante e poi Stenta ripetendo lo stesso rituale. Poi arrivò Marucci in compagnia di Eola che oggi era travestita da avvocato. Che travestimento bizzarro. Lei si impegnava nei suoi costumi. Marucci prese il solito vino bianco. Arrivò Melchiorre con due dita ingessate. Chiesi cosa fosse successo ma mi ignorò allontanando le parole scuotendo la mano come fosse un ventaglio. Marucci sminuì avidamente le dita ingessate di Melchiorre. Io osservavo questa scena ma non mi intromisi tra i due. Poi arrivò Elsa la Dolce con un dolce. Un evento che si ripeteva. Qualcuno di noi forse aveva fatto il compleanno pensai. Ancora mancava qualcuno, lo capirò osservando quello che succede. Non chiesi niente. Arrivarono Elsa Gaia e Tesea. Pensavo la Gaia dato che per me era la rappresentazione femminile del misterioso caso di Benjamin Button. Pensavo avesse compiuto un anno in meno. Come si fa ad essere così? Un giorno compierò anch’io un anno in meno. Anche due. Tesea non sorrideva, questo non era bello, pensavo le fosse successo qualcosa. A volte Tesea può metterti a sedere spingendoti solo con lo sguardo, ma quel giorno i suoi occhi guardavano in basso. Forse stavano caricando prima di ucciderti o forse era solo meteoropatica e non era allegra. Non mi intromisi. Fuori pioveva sempre più forte. Clemenza giunse insieme ad Alfio, parlavano e ridevano coprendosi con un solo ombrello. Sembrava fossero diventati grandi amici. Non mi aspettavo quella scena.Non mi intromisi. Il compleanno l’aveva fatto Elsa la Dolce e a tal proposito aveva portato una torta. I tuoni rimbombavano, ma tutti eravamo distratti dalla buonissima torta. Dopo la pausa torta decidemmo di fare la pausa alcolica. I migliori scrittori erano alcolizzati, questo bastava per autogiustificarsi. Al bancone ordinavamo da bere. Io ordinai un bicchiere di vino rosso. Gli altri birre. Marucci vino bianco, Nando Jack Daniel’s. Tesea ordinò un prosecco ed Elsa laDolce andò subito da lei offrendole un amaro Montenegro spiegandole che l’aveva ordinato per sbaglio. Tesea accettò la proposta dato che non se la tira con gli alcolici, ma anche questo non riuscì a strapparle un sorriso. Ritornammo tutti nel sotterraneo, chi con il bicchiere in mano e chi senza, chi con il sorriso e chi senza. Marucci riprese a parlare ma dopo 15 minuti fu costretto a fermarsi: doveva scappare in bagno. Nel gruppo di aspiranti scrittori regnarono tante risate e diverse possibili opzioni sull’allontanamento improvviso di Marucci. Solo Tesea non sorrideva. Passarono 10-15-20-30-45 minuti. Allarmati andammo tutti a vedere cosa fosse successo. Il proprietario del locale decise di sfondare la porta del bagno, dato che era chiusa dall’interno. Solo una brutta scena all’interno. Si vide Marucci deceduto, con i pantaloni calati e seduto sul cesso. Tutti erano sconcertati, tristi, sbalorditi, spaventati. Solo Tesea riuscì a sorridere. Quando arrivarono le forze dell’ordine fecero poche domande e non diedero grosse spiegazioni. Come immaginavo. Spiegammo che leggevamo, scrivevamo e bevevamo mangiando tutti la stessa torta. Dissero che era stato solo uno sfortunato caso di morte. Lentamente andammo tutti via. Fuori aveva smesso di piovere. Andando via dal locale decisi di comprare le sigarette. Scorsi Elsa la Dolce e mi complimentai con lei. Quando farà veramente il compleanno le farò gli auguri sinceri. Ero soddisfatto di aver chiesto ad Elsa la Dolce di avvelenare Marucci utilizzando un ingrediente che scatenasse una reazione chimica bevendo il vino bianco. I racconti di Perseo ed Elsa non erano stati selezionati per la nuova antologia. Pensavamo entrambi che era questa la fine che meritava. Tornai a casa e mi fumai una sigaretta, erano 2 anni che non fumavo una sigaretta. Pensai che chi smette di fumare non dovrebbe uccidere nessuno. Pensai anche che ero felice di essere riuscito a far sorridere Tesea in una lezione di scrittura buia e tempestosa.

 

Buio e Tempestoso – LOPCom

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Continuo a credere

  • Continuo a credere che andrà sempre meglio.

Continuo a credere che si stava meglio quando si stava meglio.

Continuo a credere che è meglio mangiare più frutta e verdura.

Continuo a credere che la zuppa di farro è buona, ma anche la tagliata di manzo.

  • Continuo a credere che il lavoro nobilita l’uomo, ma anche la donna.

Continuo a credere che meritocrazia non fa rima con utopia.

Continuo a credere che chi è andato via prima aveva provato a restare.

Continuo a credere che se sparisse l’evasione fiscale i costi dei servizi diminuirebbero.

  • Continuo a credere alla convivenza pacifica tra tutte le religioni.

Continuo a credere che l’oriente si trova semplicemente dopo l’occidente.

Continuo a credere che nessuno lucrerà più sulla vita della gente che scappa dalla guerra.

Continuo a credere che bomba debba essere solo un tuffo in acqua.

  • Continuo a credere che per abbattere un muro non bastano le parole.

Continuo a credere che il passato non potrà mai cambiare il futuro, potrà cambiarlo solo il presente.

Continuo a credere che chi non capisce non voglia capire.

Continuo a credere che chi ha la colpa prima o poi lo ammetterà.

  • Continuo a credere al rispetto tra uomini, donne, anziani e bambini.

Continuo a credere che la mamma è sempre la mamma.

Continuo a credere che non esisterà più la violenza sulle donne.

Continuo a credere alle pari opportunità.

  • Continuo a credere che chi immagina ha solo tanta fantasia.

Continuo a credere che un pollice in sù è meglio di un dito medio in sù.

Continuo a credere alla gentilezza e alla cortesia.

Continuo a credere che chi non ha mai peccato scaglierà la prima pietra.

  • Continuo a credere al coraggio di chi si è stancato.

Continuo a credere alla forza di chi ha preso una decisione.

Continuo a credere che la gente non dimenticherà mai chi ha avuto coraggio.

Continuo a credere che se prima non ci provi non lo saprai mai.

  • Continuo a credere che per fare un viaggio a volte basta solo guardarsi negli occhi.

Continuo a credere che se ci incontriamo nei sogni prima o poi ci incontreremo veramente.

Continuo a credere che a volte basta solo un bacio per stare meglio.

Continuo a credere che se fossi qui con me sarebbe meglio.

  • Continuo a credere che il verde si possa fare anche combinando il bianco con il nero.

Continuo a credere che il blu come il cielo non è così diverso dal blu come il mare.

Continuo a credere che anche le nuvole vivano il loro periodo buio.

Continuo a credere che il tramonto sia il sole che sta andando a riposare.

  • Continuo a credere che a volte vede meglio chi tiene gli occhi chiusi.

Continuo a credere che a volte sente meglio chi riesce a toccare le parole.

Continuo a credere che i grandi piaceri si provano anche restando seduti.

Continuo a credere che se non vogliamo chiedere aiuto qualcuno vorrà aiutarci lo stesso.

  • Continuo a credere che la ricerca medica guarirà tutti i malati ignorando le case farmaceutiche.

Continuo a credere che lo xanax non da la felicità.

Continuo a credere che i fiori di bach non saranno mai come il valium.

Continuo a credere che a volte i metodi della nonna funzionano.

  • Continuo a credere che lo sport non può provocare violenza.

Continuo a credere che chi bara non è uno sportivo.

Continuo a credere che in compagnia di un libro non si è mai da soli.

Continuo a credere che un giorno i bambini trasformeranno il mondo con i loro sogni.

  • Continuo a credere al bicchiere mezzo pieno perchè quello mezzo vuoto è finito.

Continuo a credere a caffè e sigaretta.

Continuo a credere al bicchiere di vino durante i pasti e a tutta la bottiglia se non devi guidare.

Continuo a credere che il fumo faccia male, ma io fumerò anche oggi l’ultima sigaretta.

 

Piero Cancemi

Continuo a credere – Meetale

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Il racconto più breve del mondo

For sale. Baby shoes. Never worn.” 

Tradotto: “In vendita. Scarpe da bambino. Mai usate.

Una piccola chicca di Ernest Hemingway.

Che sia davvero questo il racconto più breve del mondo?

Non lo so. Può darsi.

Si tratta di un esempio di flash fiction e si dice che Hemingway lo scrisse per una scommessa di dieci dollari all’hotel  Algolquin di New York, in una tavola rotonda con altri scrittori.

Dubito che serva aggiungere qualcosa, a parte constatare che contro un lavoro simile può essere sciocco giocare dei soldi.

D’altra parte Hemingway lo considerò sempre uno dei suoi migliori lavori.

Articolo di Ferruccio Gianola

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Il bacio

Una sera mi ritrovai in un locale con Caterina, avevo sempre avuto un debole per lei. Avevamo diversi amici in comune e ci ritrovavamo spesso insieme. Io ero fidanzato con Martina ma non rinunciavo mai a una birra con i miei amici e quel giorno mi ritrovai, ancora una volta, a chiacchierare con Caterina. Lei aveva lunghi capelli color castano cioccolato, era magra e bassina, aveva la carnagione scura e i suoi splendidi occhi castani perlati splendevano ed erano sempre vispi e accesi. Lei non era soltanto una bellissima ragazza, lei era sempre allegra ed io ho sempre avuto un debole per i sorrisi delle donne. Parlavamo e ridevamo insieme ai nostri amici e quella sera ci ritrovammo tutti in piedi dopo che il locale si era affollato. Caterina sapeva che io ero fidanzato ed io sapevo che lei ogni tanto si vedeva con il suo ex fidanzato, ma non parlavamo mai di queste cose, noi parlavamo e ridevamo, bevevamo e scherzavamo. Mi piaceva tanto e non glielo nascondevo, lei mi faceva capire che apprezzava i miei sguardi così come io apprezzavo i suoi sorrisi. Le agguantavo le mani e gliele sfioravo, lei mi si avvicinava ma dopo tornava indietro, eravamo come due ragazzini, ma di vent’anni. Tra le varie chiacchiere ci accorgemmo che ci eravamo separati dal gruppo. Io allora la avvicinai a me agguantandole il bacino da dietro e le sussurrai:
“Mi fai impazzire!”.
“Anche tu!” mi rispose avvicinando le sue labbra alle mie.
Allora io le allungai, ma lei si tirò indietro dicendomi:
“Usciamo fuori, qui ci vedono gli altri, abbiamo situazioni sentimentali complicate, non peggioriamole”.
“Va bene Caterina. Dividiamoci allora. Io esco prima e ti aspetterò fuori se hai voglia di baciarmi”, le dissi guardandola negli occhi.
“Sì, ho voglia di baciarti, aspettami fuori” mi rispose sorridendo.
Io uscii fuori, misi le mani in tasca e con lo sguardo felice mi misi ad aspettarla. Ero contento, non pensavo a nient’altro al di fuori di lei.
Aspettai 10 minuti, poi 20 e quando divennero 30 decisi di entrare.

Lei uscì fuori dal locale mentre io stavo per rientrare, non feci in tempo a sorridere che lei mi si catapultò sulle labbra. Io la strinsi forte e la sollevai lievemente mentre le nostre lingue si sfioravano, poi la adagiai nuovamente sulle sue gambe e guardandola negli occhi con il mio naso poggiato al suo le dissi:
“Mi piaci un casino, da sempre, io voglio solo te”.
“Anche tu mi piaci un casino da sempre, anch’io voglio solo te”.
Da lì iniziò la nostra storia d’amore, io e Martina ci separammo e mi lasciai trasportare solo dal piacere e dalla passione che condividevo con Caterina. Continuammo ad uscire insieme ai nostri amici ma non ci dividemmo mai più, eravamo fatti l’uno per l’altra e non volevamo separarci. Sono passati gli anni, siamo riusciti a laurearci, abbiamo trovato un lavoro ciascuno, ci siamo sposati, abbiamo avuto 2 figli e continuiamo ad amarci follemente.

Ma in realtà non è andata così.
È vero che, da ragazzini, quando io e Caterina decidemmo di uscire fuori dal locale aspettai 10 minuti, poi 20 e quando divennero 30 decisi di entrare. Ma lei non la incontrai. Entrai nuovamente dentro il locale e vidi Caterina che parlava con il suo ex fidanzato. Io tornai tra i nostri amici e ogni tanto lanciavo un’occhiata verso di lei per vedere quando si sarebbe liberata, ma non accadde. Quando il locale stava per chiudere l’unica cosa che vidi fu lei che baciava il suo ex fidanzato. Io capii che quella sera non avrei baciato nessuno, quella sera tornai a casa e il mio modo di vivere non cambiò. Non lasciai la mia ragazza e tutto proseguì per il meglio nell’unica direzione in cui avevo iniziato, ma ancora oggi mi pongo domande a riguardo.
Può un bacio cambiare le nostre storie? Può un bacio condizionare le nostre decisioni? Può un bacio cambiare le nostre vite?
Non lo so, ma l’unica cosa che so è che quel mancato bacio non è mai esistito e che mai è scomparso dalla mia testa.
Una delle mie figlie si chiama Caterina ed io non ho mai spiegato a mia moglie perchè mi piacesse quel nome, per me ha sempre rappresentato il nome di un bacio e mia figlia avrà sempre tutti i baci che vuole.

 

Il bacio – Meetale.com

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Favola Metropolitana 2

C’era una volta un ragazzo,
una settimana fa per essere precisi, che era stato assunto in un’azienda con un contratto a progetto, senza la possibilità di assentarsi per malattia e senza buoni pasto per poter pranzare.
Nella pausa pranzo uscì dall’ufficio insieme al collega che aveva appena conosciuto e camminando gli chiese:
«Dove stiamo andando?».
«In un posto vicino dove si mangia benissimo, fidati!».
Il ragazzo neoassunto si fidò e seguì il collega fino a giungere nel posto indicato. Entrarono e si sedettero, giunse il cameriere e chiese loro le ordinazioni.
«Per me un panino con hamburger, cipolla, ketchup, mayonese e patatine fritte abbondanti, da bere una birra».
«Per lei?» domandò il cameriere al ragazzo neoassunto.
«Cosa c’è oltre alla carne?».
«Abbiamo la pasta alla carbonara con uova e guanciale» rispose lui.
«No grazie. Avete un’insalata?».
«La possiamo preparare. Cosa possiamo mettere dentro? Tonno? Ceci?»
«Vanno bene solo i ceci per me, se possibile aggiungere anche del radicchio».
«Va bene!» disse il cameriere prima di scrivere l’ordinazione e andare via.
«Mangi solo insalata?» domandò il collega.
«Sì, sono vegano» confessò il neoassunto.
dieta-vegana-alimenti-620x350«E dovresti mangiare insalata ogni giorno?» continuò il collega curioso.
«No! Posso mangiare tante cose, ma il cameriere non mi ha dato l’aria di essere preparato a riguardo».
«Sì ok, ma cosa puoi mangiare?».
«Legumi, cereali, verdura, frutta e semi. Praticamente il veganismo è un movimento filosofico basato su uno stile di vita fondato sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali e ne giova la salute» spiegò il neoassunto.
«Mangia quello che vuoi che io farò lo stesso» disse il collega con aria di sufficienza.
«Tu di solito che mangi?» ribattè il neoassunto.
«Un po’ di tutto, stasera esco e sicuramente mangerò un kebab, oppure mangerò la pizza avanzata che è rimasta in frigo da 4 giorni, oppure ordino cinese, non so cosa mangerò, improvviserò, ma senza filosofie e pippe mentali».
«Va bene, mangia quello che vuoi che io farò lo stesso» rispose il neoassunto ripetendo la frase del collega.article-2621315-059e7ec10000044d-160_634x400
I due non si dissero più una parola e mangiarono il loro pasto una volta servito. Al termine si alzarono, uno prese un caffè e l’altro un orzo piccolo, pagarono e uscirono fuori. Entrambi si accesero una sigaretta.
Il collega guardò il neoassunto e disse:
«Prima mi fai delle pippe sul cibo, sulla salute fisica e poi fumi, anche quello fa male».
«E’ l’unica trasgressione che concedo al mio stile di vita» rispose lui.
Fumando si apprestarono ad attraversare lentamente la strada ma i due furono fortemente attirati dal rumore di una violenta frenata, voltandosi di scatto videro un’auto che si accingeva a superare un furgone, quest’ultimo catapultò bruscamente sull’asfalto e strisciando con forza e ferocia travolse i due colleghi, entrambi non ebbero il tempo di reagire e i loro corpi furono investiti totalmente dalla disastrosa e triste casualità.

Morale 1 della favola: Non importa quello che mangi a volte si muore anche senza una spiegazione e senza rendersene conto.
Morale 2: Non mangiare sempre merda o non seguire una dieta solo per moda, mangia in maniera corretta ed equilibrata variando gli alimenti, l’organismo ne subirà benefici e non soffrirà delle mancanze correlate.
Morale 3: Il buon cibo è uno dei piaceri della vita, non prenderlo troppo alla leggera, non abusarne, goditi la vita anche mangiando bene.

 

Piero Cancemi – Favola Metropolitana 2