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film Domani è un altro giorno

Domani è un altro giorno è un film del 2019 diretto da Simone Spada, con Marco Giallini e Valerio Mastandrea.

La pellicola è il remake del film spagnolo Truman – Un vero amico è per sempre (2015).

Tommaso e Giuliano sono due vecchi amici. Tommaso vive da tempo in Canada, ma torna a Roma per quattro giorni quando scopre che il suo amico Giuliano è condannato da una diagnosi terminale. Dopo un anno di lotta, Giuliano ha deciso di rinunciare alle cure invasive e arrendersi all’inevitabile. Perciò, in questi quattro giorni, i due amici dovranno dirsi addio.

 

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Ti porto io: due amici e una carrozzina lungo il Cammino di Santiago

Arriva in Italia il documentario su un’impresa epica e molto intima: la storia vera di un viaggio (quasi) impossibile. Guarda la clip in esclusiva

Arriva in questi giorni in Italia un film che racconta un cammino per parlare di tutt’altro: di amicizia e malattia, di speranza e solidarietà. Una storia vera e straordinaria, vissuta in presa diretta dai due protagonisti, la storia di un uomo “normalmente” abile che ne spinge un altro “diversamente” abile su una sedia a rotelle per 800 chilometri. Lungo il Cammino di Santiago. Ti porto io, diretto da Terry Parish, è un ritratto intimo e un viaggio epico che nasce il giorno in cui Patrick accetta una proposta pazzesca: spingere il suo migliore amico Justin, costretto a vivere su una sedia a rotelle, fino alla tomba di San Giacomo.

POLVERE E FANGO – Il Cammino di Santiago è polvere e fango, sole e pioggia, ha scritto Eugenio Garibay Baños sui muri di Nájera che accolgono i pellegrini nel paese di cui è parroco. Polvere, fango, lacrime e disperazione accompagnano in ogni chilometro di questo viaggio impossibile i due intrepidi protagonisti, che troveranno però puntuale conforto negli infiniti incontri che il cammino regala e nell’amicizia che li lega da una vita.

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L’INCREDIBILE IMPRESA – Justin ha avuto una carriera prolifica come grafico fino a quando una malattia neurovascolare degenerativa gli ha tolto l’uso delle braccia e delle gambe. Costretto a vivere su una sedia a rotelle, non si è mai fermato, tanto da immaginare l’incredibile impresa di percorrere il Cammino di Santiago.  Sapendo di non poterlo fare da solo, ha chiesto al suo amico Patrick di spingerlo.

Ti porto io

Ti porto io

LA VERA FATICA – Il regista segue il cammino giorno dopo giorno, tra ostacoli (apparentemente) insormontabili e incontri illuminanti, per 6 settimane e 800 chilometri, sotto il sole o con la pioggia, fino alla meta di Santiago. Ti chiedi se lo sforzo maggiore sia quello di Patrick, costretto a spingere e tirare la carrozzina per intere massacranti giornate e poi la sera dedicarsi completamente all’assistenza del suo amico, o piuttosto quello di Justin, obbligato a chiedere aiuto e a dipendere in tutto e per tutto dal prossimo. Lui ti risponde che è durissima vedere – impotente – gli altri farsi in quattro per te, “ma sei ripagato dalla gioia dipinta sui loro volti mentre lo fanno”.

Ti porto io

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Pakhet

racconto presente nel libro LA BESTIA NON SI FERMA pubblicato nel 2016 da Eretica Edizioni

(Menzione d’onore per il Premio Culturale Nazionale “Gian Galeazzo Visconti”; Attestato di Merito al concorso “Luce dell’Arte”)

unicamilano

CopertinaLe onde si rompevano delicatamente sulla riva come se la accarezzassero, il sole splendeva e un soffio di vento rinfrescava l’aria. Riccio era a petto nudo e in costume da bagno, giunse al bancone di un chiosco sulla spiaggia e chiese due birre. Il suo amico Lupo, anche lui con addosso solo un costume da bagno, afferrò di scatto le birre e sorridendo puntò l’amico dai suoi grandi occhi celesti. I due si diressero verso il tavolino e si sedettero sulle sedie che giacevano intorno; accesero una sigaretta ciascuno, brindarono senza dire una parola e iniziarono a sorseggiare la birra.

«Oggi la spiaggia è deserta. Dove è finita la gente?» domandò Riccio guardandosi intorno.

«Non lo so, però a volte è bello non incontrare persone, si evitano pedanti domande prive d’interesse in cui si è costretti a dare banali risposte» rispose Lupo.

«Sì hai ragione. Spiaggia vuota, mare cristallino, le onde che terminano lentamente sulla riva accompagnate da un vento lento quasi cullante, poi la birra fresca in mano, io me lo immagino così il paradiso».

Lupo lo guardò accennando un sorriso.

Ad un tratto una figura attirò il loro sguardo: nella spiaggia deserta una ragazza si stava avvicinando al bancone e i due amici cominciarono a osservarla attentamente. Era una ragazza di colore che indossava uno stretto bikini cobalto e un paio d’infradito nere, aveva due lunghe gambe dalle caviglie sottili, il ventre piatto e un seno prosperoso, retto dagli elastici della parte superiore del bikini, in viso comparivano due labbra carnose e un paio di occhiali da sole le coprivano gli occhi. I due la osservavano cercando di non essere troppo invadenti, ma lei notò di essere scrutata e ricambiò con un sorriso e aria compiacente. La ragazza arrivò al bancone, poggiò i gomiti mettendo in mostra il sedere, coperto solo da un tanga cobalto che divideva le due natiche, artefici di curve perfette. I due ragazzi spalancarono gli occhi con aria felice.

Arrivò il barista e lei, sorridendo, gli chiese:

«Una bottiglia di birra per favore». Poi aggiunse: «Gentilmente mi può dare la stessa bottiglia che hanno preso quei due ragazzi che mi stanno guardando il culo?» e si voltò di scatto verso Riccio e Lupo. I due non si mossero ma passarono lo sguardo malizioso dal fondo schiena al volto.

La ragazza agguantò la bottiglia dal bancone e andò a sedersi al tavolo con i due ragazzi.

«Ciao, io sono Pakhet» disse lei porgendo la mano. Continua a leggere “Pakhet”

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Maledetto il giorno che t’ho incontrato

Maledetto il giorno che t’ho incontrato è un film di Carlo Verdone del 1992. Protagonisti di questa commedia, dal retrogusto amaro, sono Margherita Buy e lo stesso Verdone.

Bernardo, giornalista romano che vive e lavora a Milano, frequenta un analista perché, dopo essere stato lasciato dalla sua compagna Adriana, soffre di depressione e ipocondria. Contemporaneamente si appresta a terminare una biografia su Jimi Hendrix con la promessa di rivelazioni sulla reale natura della sua scomparsa. Durante le sue sedute conosce Camilla, attrice complessata e da tempo innamorata dell’analista, che, al pari di Bernardo, fa largo uso di antidepressivi ed ansiolitici. Tra loro nasce una profonda amicizia, che si trasformerà in amore quando i due, dopo un litigio, si ritroveranno casualmente in Inghilterra, dove lui si reca in cerca di notizie per la biografia di Hendrix e lei è in tournée per uno spettacolo teatrale.

Nel film c’è un cameo del musicista e recensore musicale Richard Benson nel ruolo di se stesso come conduttore della trasmissione Juke-box all’idrogeno. Alla fine del programma Benson si esibisce in un assolo alla chitarra sulla sigla finale.

 

Maledetto il giorno che t’ho incontrato – Wikipedia

Maledetto il giorno che t’ho incontrato – film – Amazon

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Amicizia

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“L’amicizia è quando ci sei nel momento in cui uno dei due sta male, è quella cosa che ti fa
ascoltare le sofferenze, fisiche e di cuore; l’amicizia ti fa raccontare delle emorragie post coitali per farsi una risata in ospedale; l’amicizia è quando chiami per un caffè anche se non lo puoi bere; l’amicizia è quando non si dimentica una persona quando hai una nuova persona accanto, quando fai in modo di riservare sempre un posto, anche se con tempo ridotto, ma quel tempo che basta per dimostrare la presenza nella buona e nella cattiva sorte, senza matrimonio, ma solo amore, quell’amore che esiste tra amici, gli amici quelli veri.”
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U Megghiu Amicu

Quannu eramu picciriddri
iucavamu sempri insemmula,
prima n’ammucciavamu
e poi n’attruvavamu.

Crisciamu e u ni spartiamu mai,
iamu a la scola insemmula,
tu caminavi
e iu ti vinia d’appressu.

Tu pallavi e iu riria,
iu pallava e tu ririi,
ti taliava e li to occhi erano sempri addrumati,
mi taliavi tu e li me occhi eranu sempri cuntenti.

Ricordo quannu ti facisti zitu
e tu ricordi quannu iu mi fici zitu.
Eri troppu beddru quannu ti maritasti
e forsi eru beddru puru iu quannu mi marità.

Eru cu tia quannu nascì to figghiu
e tu eri cu mia quannu nascì me figghia.
Ora su fatti ranni li nostri figghi,
un chianciunu chiù quannu hannu fami.

Ora chianciu iu,
tu t’mmucciasti ma
iu ti cercu sempri,
puru chi sacciu runni si.

Iu vegnu sempri sulu i tia,
ti portu li ciuri,
taliu u marmu
e taliu a to fotografia.

Ma un ci si chiù,
tu un ti preoccupari,
a to figghiu e a to mugghieri un ci fazzu mancari nenti,
puru si un mi l’addumannanu.

Canusciu u to cori ranni,
mi lu insignasti tu socchè lu cori.
Sacciu soccu c’era rintra lu to cori
e rintra lu me cori ci si sempri tu.

 

Piero Cancemi

U megghiu amicu – LOPCom