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film Quello che tu non vedi

Quello che tu non vedi racconta la storia di Adam, un ragazzo molto intelligente ma riservato e introspettivo. La sua lotta per non essere etichettato come diverso lo porterà a conoscere Maya, una sua coetanea brillante, schietta e spiritosa grazie alla quale tornerà a credere in sé stesso.

Adam soffre di allucinazioni visive e vive circondato da amici immaginari che si presentano nei momenti meno opportuni. Espulso a metà del suo ultimo anno di liceo a causa di un incidente durante la lezione di chimica, si trasferisce in una scuola privata per finire l’anno. Adam ha poche speranze di riuscire ad adattarsi e vorrebbe solo mantenere il segreto sulle sue continue visioni fino a quando non prenderà il diploma e potrà iscriversi all’università di cucina. Ma quando incontra Maya (Taylor Russell, Escape Room), schietta e tremendamente intelligente, scatta un’intesa istantanea alla quale non potrà resistere. Man mano che la loro storia d’amore diventa più importante, lei lo spinge ad aprire il suo cuore e a non chiudersi nella sua condizione. Grazie all’amore e al sostegno sia della sua ragazza che della famiglia, Adam lotta per la prima volta per uscire dal tunnel e per fronteggiare le sfide che lo attendono.

Articolo su TeamWorld Cinema

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film A un metro da te

A un metro da te (Five Feet Apart) è un film del 2019 diretto da Justin Baldoni.

Stella Grant è una paziente affetta da fibrosi cistica che utilizza attivamente i social media per far conoscere agli altri la sua malattia; è una ragazza socievole e passa la maggior parte del suo tempo con Poe, un ragazzo con la sua stessa malattia. Un giorno Stella conosce un altro ragazzo affetto da fibrosi cistica, Will Newman, che si trova in ospedale per una terapia sperimentale, nel tentativo di liberarsi da un’infezione batterica che ha nei polmoni. Stella è determinata a seguire rigorosamente la terapia e decide di aiutare Will a fare altrettanto, per affrontare meglio tale situazione; i due ragazzi cominciano così a conoscersi e cercano progressivamente di passare sempre più tempo tra loro.

Tuttavia, soffrendo di fibrosi cistica, i due sono costretti a rimanere distanti due metri l’uno dall’altro per ridurre il rischio di infezioni crociate, ossia infezioni batteriche da altri pazienti con la stessa malattia, che potrebbero essere potenzialmente fatali. Con il passare del tempo Stella e Will si innamorano, pur continuando a sentire il peso della loro malattia e i conseguenti limiti a cui sono sottoposti. In seguito, Will scopre però che la terapia non avrà per lui gli esiti sperati; di conseguenza, il giovane cerca di allontanarsi da Stella, non volendo farla soffrire per la propria morte.

Articolo su Wikipedia

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Andrà tutto bene

Il sole permaloso resta freddo
arrabbiato per la nostra noncuranza del passato
ma io penso solo a rivedere lei
i suoi occhi sono troppo distanti dai miei
spero che tutto finirà
Bologna ripartirà presto
ne sono sicuro
riapriranno locali, parchi e biblioteche,
ci sarà luce negli sguardi di tutti
i bambini correranno
e gli anziani sembreranno più giovani
poi cinema, concerti, mostre e musei
noi rimarremo incantati davanti ai tramonti di Monet
e ci baceremo appassionatamente come una foto di Robert Doisneau
andremo in quel piccolo cinema che prima era un oratorio
o al Rialto o all’Europa o al Roma d’Essai
faremo l’amore tra le torri
e poi dentro e fuori le porte
ci nasconderemo tra le vie del centro
parleremo delle perle di Maiorca
ricordando la costa di Marsiglia
desidereremo le montagne d’estate
e il maso tra gli animali
ci baceremo in quel bar di via Cesare Battisti
e poi scapperemo in via Marconi
al mercato delle erbe un libro comprando il miele
Ti accarezzerò con mano emozionata
e sorriso tremante
Sussurrarti il mio amore in via Belvedere
mentre tutti brindano felici per festeggiare
io ti guarderò nei tuoi occhi sorridenti
mentre ci osserviamo avidamente
avvolti solo dalla nostra gioia

Piero Cancemi

post  Facebook

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E poi penso

penso alla spiaggia che calpestavo in inverno

penso all’amica che mi accompagna a casa per correre a tradire il fidanzato

penso all’estate che non finiva mai

penso alla scuola che iniziava quando volevo io

penso ai tuoi occhi che mi inginocchiavano

penso al tempo che non avanzava

penso alla mora che incendiava i miei regali

penso alle corse che non ho mai fatto

penso a quello che sei stata per me

penso alla biondina che ha deciso di donarsi a me

penso quelle labbra

penso quegli orgasmi

penso ai tradimenti che ci hanno avvicinati

penso ai secondi che impiega un addio

penso ai baci nascosti

penso a tuo marito che pensava dormissi da un’amica

penso a te in ginocchio sui cuscini di tuo figlio

penso alle belle giornate che non avranno mai le tue forme

penso alla rossa che mi sputa in faccia e scappa

penso ai 15 secondi che sono diventati 15 minuti che sono diventati quello che capita

penso che poi si vede

penso che è passato un altro anno

penso che…ma vaffanculo!

Piero Cancemi

 

E poi penso – mEEtale 

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Mio fratello è

Mio fratello mi ha sempre aiutato
Mio fratello mi dava sempre il consiglio giusto
Mio fratello credeva a cose incredibili
Mio fratello credeva in me
Mio fratello diceva di provarci
Mio fratello ribadiva sempre di non arrendermi
Mio fratello non si è mai drogato
Mio fratello non ha mai perso un giorno di scuola
Mio fratello non ha mai ripetuto un anno
Mio fratello non perdeva tempo,
Mio fratello è andato a Bologna prima di me
Mio fratello mi ha sempre spiegato qualcosa
Mio fratello già lo sapeva, io no
Mio fratello studiava
Mio fratello lo ha detto prima, io non l’ho mai pensato
Mio fratello è il più forte
Mio fratello c’è sempre
Mio fratello non si stanca mai
Mio fratello corre più di un treno
Mio fratello è più piccolo di me
Mio fratello per me sarà sempre il fratello maggiore
Mio fratello è mio Fratello

Piero Cancemi

Poesia su mEEtale

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tra le tue braccia dimentico tutto

«Io credo in te e nel tuo cuore buono, credo in noi e nei tuoi abbracci.

Voglio fare tanta strada insieme a te, ma dobbiamo essere in due a custodire e preservare quello che abbiamo, perché è qualcosa di veramente prezioso;

amami e io ci sarò, stringimi e io non fuggirò;

ci sarò con il sorriso e con il pianto, ma non mandarmi via;

tra le tue braccia io dimentico tutto e sono felice, tra le tue braccia i miei sogni fanno l’amore con i tuoi sogni»

 

Piero Cancemi – La bestia non si ferma

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Ladra di baci

ladradibaci2018Resistere alla tentazione

ammaliato da uno sguardo

un profumo silenzioso

e audacia indiscreta

vuoi rubare la mia attenzione

ostaggio della tua semplicità

attratta dalla mia insofferenza

di fronte a cotanta bellezza

pelle soave accarezzata

non offrirmi un sorriso

non donarmi i tuoi splendidi occhi

non continuare a non osare

la mente imprigionata

brama evasione

complici le timide casualità

e furti di passioni

O amata ladra di baci

che rubi i miei pensieri

esaudisci le tue voglie

alleandoti con i miei sogni

Piero Cancemi

Ladra di baci su mEEtale

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Il caffè della Nonna

racconto presente nell’antologia NON BASTANO LE INTUIZIONI pubblicato nel 2018 da Senso Inverso Edizioni

9022528Sono nato in Sicilia, nella ridente cittadina di Petrosino, ubicata tra i comuni di Marsala e Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Sono nato nella casa di mia Nonna; potevo nascere in uno degli ospedali presenti nei due paesi vicini, ma a casa mia le vecchie abitudini sono sempre state difficili da eliminare. Io sono cresciuto lì, ho imparato a dire le prime parole, poi a camminare e subito dopo a correre. A Petrosino avevo tanti posti dove poter correre, tra le campagne e le strade prive di asfalto. Cadevo spesso a terra, anzi, spessissimo; quando succedeva tornavo a casa mestamente, con ginocchia sbucciate, mani lacerate e occhi colmi di lacrime. Con le labbra imbronciate andavo da mia madre, lei si agitava, mi rimproverava, poi mi medicava e mi spediva subito nella mia stanza. A volte però, quando tornavo a casa dopo essermi fatto male, era presente mio padre. Con lui gli occhi colmi di lacrime e le labbra imbronciate non avevano lo stesso effetto; mio padre mi sgridava urlando ad alta voce ed io piangevo ancora più forte.

Da bambino imparai a cavarmela da solo, cioè smisi di tornare a casa quando mi succedeva qualcosa di spiacevole. Decisi di recarmi da mia Nonna, che viveva nell’appartamento al piano inferiore. Mia Nonna diventò presto una sicurezza per me, la mia “ancora di salvezza”. Ogni pensiero, ogni dubbio e ogni incertezza la sfogavo su mia Nonna senza avere alcuna paura. Lei raccoglieva tutto e si sedeva accanto a me, mi dava consigli, mi accarezzava la nuca e mi raccontava del suo passato. Per ogni cosa che dicevo, a lei venivano in mente episodi della sua vita e ne parlava con allegria. Io stavo sempre ad ascoltarla con lo sguardo pieno di fascino e curiosità, le ponevo domande perché ogni cosa era come se l’avesse vissuta insieme a me, anche se nei suoi episodi di vita non c’erano strade, treni o automobili. Nei suoi episodi c’era anche la guerra e c’era ancora mio Nonno, ma i suoi modi di raccontarmi le storie trasformavano i brutti episodi in esperienze di vita divertenti che imparai ad ammirare.

Mia Nonna era diventata la mia migliore amica ed io ne ero orgoglioso.

A lei raccontavo del compagnetto delle scuole elementari che mi faceva i dispetti e mi consigliava: “Iunciti cù chiddri megghiu ri tia e perdici li spisi”1.

Le feci leggere il tema che avevo scritto sul mio migliore amico durante le scuole medie e, quando capì che parlavo di lei, mi esclamò sorridendo: “Masculu e beddru pi ghiunta”2.

Quando le confessai della mia attrazione verso la ragazzina del Liceo che frequentavo, sorridendo mi ordinò: “Assettàti e pìgghiamu un café”3. Continua a leggere “Il caffè della Nonna”

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Sotto i Portici

3082595Sono nato in Sicilia e all’inizio non sapevo niente della città di Bologna, ma con il tempo questa città ha cominciato ad avvicinarsi lentamente alla mia vita. Quando ero bambino l’unico mezzo di comunicazione a cui avevo accesso era la televisione. I miei genitori mi piazzavano sul divano a guardare i cartoni animati, le cui sigle iniziali erano sempre cantate da Cristina D’Avena, nata a Bologna nel 1964. La sera andavo a letto presto e la televisione la guardavano i miei genitori. Ricordo che guardavano una donna che ballava e cantava: quella donna era Raffaella Carrà, nata a Bologna nel 1943.

Quando cominciai ad andare alla scuola elementare, il posto che mi fu assegnato fu quello accanto a Gianni, un ragazzino dai grandi occhi castani molto simpatico e con lui legai subito, infatti dopo breve tempo diventò il mio migliore amico. Gianni giocava a basket e questa cosa mi attirò molto. Convinsi così i miei genitori ad iscrivermi per praticare anch’io questo sport. Tutte le mattine andavo a scuola e tre pomeriggi a settimana andavo a giocare a pallacanestro insieme al mio amico Gianni. Sognavamo entrambi di diventare un giorno grandi giocatori di basket e le squadre più forti in Italia erano la Virtus Bologna e la Fortitudo Bologna.

Io crescevo e cominciai ad ascoltare la musica che proponeva la radio e questa cosa la facevo sempre insieme al mio amico Gianni. Ascoltavamo le canzoni di Lucio Dalla, nato a Bologna nel 1943 e ascoltavamo Luca Carboni, nato a Bologna nel 1962. I miei genitori, ovviamente, facevano sempre qualcosa di diverso da me e ascoltavano i Pooh, un gruppo che nasceva a Bologna nel 1962, con Dodi Battaglia che vi nasceva nel 1951.

Al termine della scuole medie iniziò una fase cruciale della mia prima adolescenza perché dovevo iscrivermi alle superiori, ma la cosa che mi turbò più di tutte fu che il mio amico Gianni fu costretto ad andare via dalla Sicilia. Suo padre aveva perso il lavoro e si dovettero trasferire per trovarne uno nuovo, in quegli anni si diceva che a Bologna fosse più facile trovare lavoro, era una città assetata di rinascita a seguito della strage di Bologna nel 1980. Gianni era andato via e io nel frattempo crescevo. Cominciai ad avere nuovi amici e tra questi c’era uno che suonava la chitarra che mi fece ascoltare per la prima volta Francesco Guccini. Quello che ricordo è che nella canzone “La locomotiva” lui diceva: “Alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno…un pazzo si è lanciato contro un treno”. Adesso io conoscevo bene il nome di quella città, ma sentirla nominare in una canzone mi faceva un certo effetto. Cominciai ad ascoltare altre canzoni di Guccini che diceva di essere un “modenese volgare” ma affermava in un’altra canzone: “Bologna capace d’amore, capace di morte”. Continua a leggere “Sotto i Portici”

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Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo di una bella vacanza

downloadVivi ogni giorno come se fosse l’ultimo è un libro scritto da Patrick J. Hughes, Patrick H. Hughes e Bryant Stamford, pubblicato da Sperling & Kupfer editori nel 2008.

Raccontata dalla penna del giornalista Bryant Stamford, che ha raccolto le testimonianze di Patrick Henry e del suo papà, è la storia straordinaria del modo attraverso cui un ragazzo davvero speciale vuole trasmetterci quello che ha imparato. Il dono più prezioso che ci possa fare.

Da piccolo preferivano chiamarlo bambino «speciale», invece di dire le cose come stavano. Patrick Henry Hughes è nato con una combinazione di malformazioni e patologie rarissime che lo ha condannato alla cecità e all’immobilità. Adesso, diventato adulto, tutti hanno capito che Patrick speciale lo è veramente. Nonostante un’esistenza difficile, al limite dell’impossibile, non ha mai mollato ed è riuscito a realizzare grandi sogni di felicità: suonare il pianoforte, andare all’università, giocare a football, e perfino trovare l’amore. Alla famiglia, che lo ha sempre incoraggiato, Patrick dona ogni giorno una formidabile lezione di vita e ottimismo. Questo libro è il suo modo di raccontarci quello che ha imparato.

 

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