Pubblicato in: Articoli, Validi

A Torino parte servizio handbike sharing, prima città ad averlo

Bici a pedalata manuale, Appendino ‘orgogliosi sperimentarle’

Torino, prima città in Italia, sperimenta il sevizio di bike sharing per persone con disabilità. Il progetto, avviato nel 2015, arriva oggi a compimento grazie alla collaborazione fra Comune, Associazione Italiana Paralisi Spastica e Tobike, che mettono a disposizione 6 handbike e 2 easybike, quelle da attaccare alla carrozzina; potranno essere usate gratuitamente per i primi 3 giorni di noleggio e a 3 euro al giorno per i successivi.

Iscrivendosi a ToBike è possibile prenotare una bici a ‘pedalata’ manuale, che sarà recapitata a domicilio. “Il servizio – sottolinea la sindaca Chiara Appendino – è possibile grazie alla cooperazione fra soggetti diversi, che ha incluso chi vive la disabilità. Siamo orgogliosi di sperimentarlo per primi”. “Vogliamo far sì – dice il presidente Aips, Angelo Catanzaro – che tutte le persone, anche quelle con disabilità, possano usufruire del servizio di bike sharing. È un progetto di inclusione per tutti – conclude – e vuole abbattere le barriere culturali”.

 

Articolo su Ansa.it

 

Pubblicato in: Articoli, Validi

In Italia la prima palestra hi-tech multisensoriale

Si chiama i-Gym, per bambini con difetti della vista

Al via in Italia la prima palestra interattiva e multisensoriale i-Gym per la riabilitazione di bimbi e ragazzi non vedenti e ipovedenti fino a 18 anni. È un progetto di 5 anni da un milione di euro, nato dall’accordo tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e la Fondazione Mondino Istituto Neurologico Nazionale di Pavia. Iit e Fondazione Mondino svilupperanno, grazie all’assunzione di quattro ricercatori, un laboratorio congiunto per testare le tecnologie di i-Gym, che sarà grande 60 metri quadrati e sarà la prima palestra hi-tech in Italia.

Il progetto è coordinato da Sabrina Signorini, del Centro di neuroftalmologia dell’età evolutiva della Fondazione Mondino, e Monica Gori, dell’Unità di ricerca per persone con disabilità visiva dell’Iit. Tra le attività che verranno sviluppate nella palestra i-Gym una nuova versione del famoso videogioco Pacman, che prevede l’applicazione di sensori indossati direttamente dai bambini con disabilità visive, per muoversi nello spazio guidati da stimoli multisensoriali, e la progettazione di colonne sensoriali che, attraverso l’utilizzo di luce, colore e vibrazioni, potranno aiutare i neonati con deficit visivo a imparare a camminare. “A causa di disabilità visive – spiegano i responsabili dell’i-Gym – i bambini ipovedenti e non vedenti imparano infatti a camminare più tardi, compromettendo così il loro normale sviluppo. Oggi non esistono dispositivi che possano essere usati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – concludono – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle loro funzioni motorie, sociali e cognitive”.

“Stiamo sviluppando tecnologie nuove basate su sistemi multisensoriali che, attraverso l’utilizzo contemporaneo di udito e tatto, permettano di rendere tecnologici approcci di riabilitazione tradizionali”, ha spiegato all’ANSA Monica Gori. “Grazie ad esempio a sensori indossabili con suoni, vibrazioni e luci, i bambini possono infatti imparare, divertendosi, a esplorare lo spazio intorno a loro e a evitare ostacoli”, ha precisato la ricercatrice dell’Iit. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono 285 milioni, circa il 4% della popolazione mondiale, le persone con disabilità visiva severa. Quasi 19 milioni di loro sono bambini. A causa delle disabilità visive, molti di questi bimbi ipovedenti e non vedenti imparano a camminare in ritardo, anche di un anno, compromettendo così il loro normale sviluppo.

“Oggi non esistono dispositivi che possano essere utilizzati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – precisa Gori – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle funzioni motorie, sociali e cognitive di questi bambini. Migliorare la loro capacità di interagire con il mondo esterno, infatti, aiuta a migliorare le capacità sociali dei bambini. La nostra idea per il futuro – ha concluso la ricercatrice – è utilizzare questa palestra tecnologica non solo in ospedale, ma anche nelle abitazioni”.

 

Articolo su Ansa.it

Pubblicato in: Articoli, Validi

Lorenzo, ‘dopo la malattia il cielo sembra più blu’

Un’associazione per ripartire, ma dare consigli ai ragazzi può essere molto difficile

Non ha dimenticato Lorenzo quella mattina d’estate del 2008 quando, molto presto, è arrivato in ospedale, al Policlinico di Modena, per la prima chemio. Il taxi che lo ha portato fino in stazione a Bologna e il conducente al quale ha raccontato la sua storia dimenticando gli occhiali da sole in macchina (poi riconsegnati), il treno e infine l’arrivo.
Col reparto ancora chiuso si è seduto, immerso nel silenzio, in una panchina sul prato ancora bagnato di rugiada. Attimi, istanti col peso una vita intera addosso e al tempo stesso un momento da riservare a se stesso per esorcizzare la paura.

Lorenzo ricorda quell’immagine talmente bene che, come per lasciarsi tutto dietro, i vestiti che aveva addosso quella mattina non li ha mai più rimessi. La sua battaglia contro un tumore al testicolo non seminoma che lo ha colpito a 38 anni è iniziata qualche mese prima, quando nella primavera dello stesso anno il testicolo destro ha iniziato a fare male. Facendo sport, pallavolo, palestra, beach volley, bicicletta e un po’ di arti marziali, il pensiero è stato si trattasse di qualcosa di correlato all’attività sportiva, che poi sarebbe andato via. Invece il dolore persisteva: e se il medico lo aveva correlato al fatto che fosse andato in bici con i pantaloncini stretti e si fosse provocato un’irritazione, un altro amico sempre medico gli consiglia invece di fare un’ecografia per togliersi il dubbio che qualcosa possa non andare. Così purtroppo è.

“Ricordo ancora il viso della radiologa – racconta Lorenzo – ha sbarrato gli occhi e la faccia si è fatta concentrata. Poi mi ha chiesto di uscire dalla stanza per consultarsi con un collega e infine mi ha detto che si trattava di un tumore e che mi serviva con urgenza un urologo. È li che ho iniziato a caratterizzare la malattia dal di fuori: una schermatura psicologica per affrontarla meglio e per proteggere i miei cari, non caricarli eccessivamente di questa cosa. Ho chiamato il mio compagno, con cui ho una relazione da anni, e gli ho detto: ‘Ho un tumore ma dobbiamo ancora vedere cos’è’. E lui: ‘Me lo dici così?”. In una sola settimana, da Bologna, la città in cui vive, Lorenzo si ritrova catapultato a Modena, la città dove ha studiato, prima per un consulto con un urologo, poi per un intervento di rimozione del testicolo che viene fatto con urgenza.

“Cominciavo a realizzare – racconta – avevo come una doppia fase: quella diurna di razionalità , ma poi ricordo tutte le nottate in bianco. Mi mettevo in cucina a riflettere e fumare, anche se so che non avrei dovuto”. Dall’ intervento si risveglia con una gran fame, il giorno dopo viene mandato a casa. Lorenzo insiste anche per avere una protesi: non vuole, lui che è uno sportivo, che si vedano segni visibili di ciò che è successo. Poi inizia il percorso con l’oncologa, la dottoressa Michela Maur, perché la Tac evidenzia tre masse a livello dei polmoni. Un sospetto era dato dal fatto che sputasse sangue mentre tossiva. Il percorso di cinque cicli di chemio, la nausea, il costante sapore di metallo in bocca e i capelli che cadono nonostante l’iniziale rasatura. Un duro colpo per Lorenzo,che tiene molto al proprio aspetto fisico. In mezzo ai cicli di chemio una flebite e anche problemi di tipo cardiologico. In più, si rileva che è necessario un intervento toracico perché una delle masse al polmone in particolare non si riduce (si rileverà poi necrotizzata). “Il professor Uliano Morandi mi ha finalmente del tutto convinto a smettere di fumare” sottolinea Lorenzo, che ricorda l’operazione come “un incubo, un massacro”. Poi però tutto inizia ad andare per il verso giusto. Dopo sei mesi come in un turbine la vita torna ad essere quella di tutti i giorni. Anzi meglio. Una rinascita, con un cambiamento di lavoro e il ritorno allo sport. I colori ritornano vivi e vari dopo un monotono grigio. “Nei primi tempi fui preso quasi come da un’euforia dovuta a ubriachezza. La pasta è più buona, il cielo è più blu” confida Lorenzo.

“L’estate successiva – prosegue – stavo già bene e ho incontrato un ragazzo, Marco, per fare due chiacchiere. E’ nata così la pagina Facebook ‘Il club delle prime palle’, dal film ‘Il club delle prime mogli’. Il senso era ripartire, dopo la malattia. Il gruppo si è allargato e poi è entrato a farne parte Domenico Di Nardo, attuale presidente dell’Aitt, Associazione italiana tumore del testicolo (http://www.associazioneitalianatumoretesticolo.it/), che aveva già un blog molto ben fatto sulla malattia. Lui è una forza della natura. È nata così l’Associazione, di cui sono vicepresidente. Su spinta di Domenico. Dare consigli ai ragazzi può essere molto difficile: ogni tanto qualcuno chiede qualcosa in più di una semplice pacca sulle spalle. Io poi ho particolare difficoltà perché – conclude – della malattia a livello di dettagli su cartelle cliniche e il resto ho come rimosso tutto”.

 

Articolo su Ansa.it

Pubblicato in: Articoli, Validi

Miss Italia, Chiara sfilerà con protesi ad una gamba: “Amo la vita. Disabilità non mi ferma”

Articolo di Giorgiana Cristalli

Chiara Bondi, la ragazza che sfilerà a Miss Italia con una protesi ad una gamba

Ragazza di Tarquinia chiede di partecipare a Miss Italia con la protesi ad una gamba

Ragazza di Tarquinia chiede di partecipare a Miss Italia con la protesi ad una gamba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Vado in canoa, faccio windsurf, mi arrampico sulle pareti rocciose e nuoto sott’acqua, ma non avrei mai pensato di poter sfilare a Miss Italia con i miei meravigliosi tacchi alti”: Chiara Bondi, 18 anni il primo settembre, è un concentrato di energia e vitalità. Una miss a tutti gli effetti ma con una particolarità: una protesi alla gamba sinistra a causa dell’amputazione in seguito ad un incidente stradale di cui è stata vittima il 6 luglio 2013 mentre era in motorino.

La ragazza ha chiesto di partecipare a Miss Italia a Patrizia Mirigliani che ha visto in lei “un simbolo importante di speranza e di rinascita”. La patron promuove al concorso “una bellezza senza confini” e la disabilità, spiega, “è, in questo caso, sinonimo di una femminilità ferita e riscattata”.

Studentessa iscritta al liceo classico e barista stagionale a Tarquinia, la sua città, Chiara si è iscritta alle selezioni regionali di Miss Italia. “Si partecipa ad un concorso di bellezza per vincere – spiega – ma il mio obiettivo principale è quello di dare un messaggio ai giovani affinché sappiano difendere la propria vita, concedendole sempre una nuova opportunità”.

Miss Italia le offre la possibilità di trasmettere il suo coraggio “ad un pubblico più vasto possibile per condividere un’esperienza personale che dimostra che si può vivere la disabilità nella normalità, impegnandosi nello sport, in una storia d’amore e, perché no, in un concorso di bellezza”. Insieme ad un giovane di 26 anni, Lorenzo Costantini, che ha perso una gamba in un incidente sul lavoro, Chiara mette in pratica queste sue idee incontrando gli studenti delle scuole tra Roma e Viterbo per far conoscere la sua storia ispirata alla volontà e alla determinazione.
I due hanno aderito al progetto SuperAbile ideato da un consigliere comunale di Bassano Romano, Alfredo Boldorini, mentre il 15 luglio in tutta Italia si celebra il Disability Pride Day.

 

Articolo su Ansa.it