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Monica e il bracciale per i bimbi ciechi: «Così giocano come gli altri»

Lo strumento inventato da Gori, dell’Iit di Genova: «Grazie ai suoni emessi riescono a correre e a giocare a “Un, due, tre, stella!”»

articolo di Elena Tebano

Da piccola Monica Gori non era brava a scuola, tanto che le hanno sconsigliato di fare il liceo. «Più tardi – dice – ho capito che era perché non sono una persona visiva, ma “acustica”: l’apprendimento scolastico privilegia il senso della vista rispetto agli altri, ma io così non riuscivo a imparare». Solo alle superiori, studiando da orafa all’istituto d’arte, si è resa conto di avere comunque «una mente creativa». È grazie anche a quell’esperienza personale però che è stata capace di immaginare lo strumento di una piccola, semplicissima, magia: un braccialetto sonoro sviluppato dal suo team di ricerca all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) che permette ai bambini non vedenti di giocare a “Un, due, tre, stella!” o ad acchiappino come tutti gli altri. «Vederli correre liberamente e ridere di gioia – racconta – è una delle cose più belle che mi ha dato il mio lavoro».

Aretina, 38 anni, psicologa di formazione («Alla fine mi sono laureata in 3 anni invece che 5, a Firenze»), dopo un periodo al Cnr di Pisa, ha fatto il dottorato all’Iit di Genova con Giulio Sandini, uno dei padri della robotica, non solo in Italia. «Mi interessava capire il funzionamento del cervello, ma la psicologia da sola, per me, era troppo astratta: volevo qualcosa di più pratico». All’esame di ammissione ancora una volta le è tornato utile l’apprendistato da orafa: «Ero l’unica psicologa con otto ingegneri: a loro hanno chiesto se sapevano saldare circuiti con la microsaldatrice, a me no perché hanno dato per scontato che non ne fossi capace, invece ero l’unica a saperlo fare». Oggi coordina l’U-Vip lab (Unit for visually impaired people) dell’Iit, un gruppo di ricerca di 15 persone, che porta avanti «un’idea di tecnologia che si basa sulla conoscenza scientifica del cervello per creare strumenti al servizio delle persone».

Nello specifico, le persone ipo o non vedenti. Quando lei ha iniziato a occuparsene, erano poco considerate dalla comunità scientifica: «Ancora oggi, nonostante i progressi tecnologici, la maggior parte di loro continua ad affidarsi al bastone o ai cani guida perché la maggior parte delle tecnologie disponibili sono o poco utili, o invasive, o così complicate che necessitano molte ore di addestramento – spiega Gori–. Soprattutto non sono pensate per i bambini: dei 48 dispositivi per non vedenti o ipovedenti che esistono, solo due posso essere usati anche dai bimbi».

L’infanzia invece è un momento cruciale: quello in cui, con gli stimoli adeguati, si sviluppano le capacità che accompagnano le persone per tutta la vita. Chi non vede è privato di una parte di questi stimoli, e quindi ha, per esempio, più difficoltà con la memoria. Mentre non è vero, come si ritiene di solito, che i non vedenti abbiano gli altri sensi acuiti: è stata proprio Monica Gori la prima ad averlo dimostrato, con una serie di esperimenti che l’hanno fatta conoscere agli scienziati di tutto il mondo. Le tecnologie sviluppate dell’U-Vip lab invece sono tutte pensate per favorire l’apprendimento motorio, sensoriale e sociale delle persone non vedenti. Come l’Audiobruch, una sorta di tastiera acustica che permette di «dipingere» dei paesaggi sonori (replicando suoni reali) e di giocare a un memory card dove al posto delle tessere con le immagini, ci sono i rumori. Il dispositivo più versatile però è Abbi («Audio Bracelet for blind interaction»), il «braccialetto audio per l’interazione non mediata dalla vista».

A vederlo sembra quasi elementare: una piccola cassa di plastica attaccata a un cinturino elastico che lo fa assomigliare al vecchio popswatch, e che emette suoni diversi e ritmici a secondo della posizione nello spazio di chi lo indossa. In realtà è basato sulle teorie più avanzate sul ruolo che la visione ha nello sviluppo dei bimbi e permette ai non vedenti di «sostituire» la vista con l’udito, in modo da avere un feedback acustico delle proprie e altrui azioni, capire come è fatto il proprio corpo e come è strutturato lo spazio intorno a loro. Soprattutto permette ai bambini di giocare senza bisogno di vedere. «Se qualcuno si muove dopo lo “stella!”, il braccialetto emette dei suoni, e allora — dice Gori con un sorriso — deve tornare indietro». Un regalo agli altri bambini da parte della ex bambina che non riusciva a imparare solo con la vista.

 

Articolo su Corriere della sera

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Nordic Walking, i benefici della camminata con i bastoncini

La disciplina sportiva che consiste nel marciare accompagnando il passo con i tipici bastoni da sciatore, è utile per chi soffre di malattie quali Parkinson e Sclerosi Multipla

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articolo di Daniele Banfi

Quella che a prima vista può sembrare solo una moda in realtà è un vero e proprio toccasana per chi soffre di alcune patologie come sclerosi multipla, Parkinson e malattie metaboliche. Stiamo parlando del Nordic Walking, la camminata veloce con l’ausilio delle bacchette simili a quelle utilizzate nello sci di fondo. Come dimostrano molti studi scientifici i benefici sono indiscutibili. Ecco perché negli ultimi anni sono nate diverse iniziative volte ad avvicinare chi soffre di queste patologie alla “Camminata nordica”. Una di queste è Nordic Tales, un progetto con il patrocinio dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, della Scuola Italiana di Nordic Walking e il supporto non condizionato di Genzyme.

Che cos’è il Nordic Walking?

Come spiega il professor Federico Schena del Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Movimento presso l’Università di Verona, «il Nordic Walking è nato molto tempo fa come attività fisica di allenamento durante il periodo estivo degli atleti che praticano lo sci di fondo. Negli ultimi anni la camminata nordica non è più una prerogativa solo degli atleti ma si è diffusa in tutta la popolazione».

Tecnicamente si tratta di una forma di cammino che prevede l’utilizzo di bacchette da sci. Attraverso questo modo di camminare è possibile mettere in attività molti più muscoli e accelerare così il metabolismo. Non solo, il grande vantaggio del Nordic Walking è che a parità di velocità con l’ausilio dei bastoncini si sente meno la fatica ma si spendono più energie. «Tendenzialmente –continua l’esperto- si tratta di un’attività molto semplice ma che richiede coordinazione. Per questa ragione il Nordic Walking non si improvvisa. Non basta comprare delle bacchette per praticarlo. La tecnica va imparata».

Le patologie per le quali è consigliato

Diversi studi hanno dimostrato che il Nordic Walking è un tipo di camminata particolarmente adatta non solo per gli sportivi ma anche per pazienti con disabilità: l’utilizzo dei bastoni coinvolge il movimento di tutto il busto, allenando efficacemente l’intero corpo, senza affaticarlo e senza sollecitare le articolazioni, inoltre stabilizza l’equilibrio e favorisce la coordinazione. «Queste caratteristiche, unite all’effetto benefico sul metabolismo, fanno della camminata nordica un’attività particolarmente indicata in chi soffre di sovrappeso, diabete e morbo di Parkinson. In quest’ultima patologia, dove ad essere compromesso è il movimento e la coordinazione, la camminata aiuta a dare il giusto ritmo nei movimenti» conclude Schena.

I benefici per chi è affetto da sclerosi multipla

Ma le novità non finiscono qui perché il Nordic Walking è particolarmente indicato in chi soffre di sclerosi multipla. Per quanto lo sport non possa frenare l’avanzamento della malattia, diversi studi clinici su grande scala hanno dimostrato che esercizi fisici regolari sotto la guida di personale specializzato possono avere effetti positivi sulle limitazioni fisiche legate alla malattia e sui disturbi posturali, poiché il rafforzamento dei muscoli e delle ossa e la maggiore elasticità permettono una migliore mobilità, resistenza e coordinazione.

In cosa consiste il progetto Nordic Tales

Partendo da queste evidenze è nato Nordic Tales, un progetto che sta toccando diverse città italiane volto ad incoraggiare le persone affette da sclerosi multipla, familiari, amici e tutti quelli che sono interessati ad apprendere la tecnica e camminare in compagnia. I prossimi appuntamenti sono i seguenti:

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Primo sì della Campania alla cannabis terapeutica

Medical marijuana stampAnche la Campania si dota di una normativa ad hoc sulla cannabis terapeutica. Seguendo l’esempio di altre Regioni della Penisola, infatti, il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge dal titolo “Disposizioni organizzative per l’erogazione dei farmaci e dei preparati galenici di cannabinoidi per finalità terapeutiche nell’ambito del servizio sanitario regionale e promozione della ricerca e di azioni sperimentali prodromiche alla produzione da parte di soggetti autorizzati”. Il testo prevede, tra le altre cose, la sottoscrizione di accordi con le Università campane per la titolazione dei principi attivi da effettuarsi per ciascuna preparazione magistrale, l’istituzione di un Comitato tecnico scientifico al quale affidare i compiti della conoscenza dei vari impieghi ed effetti della marijuana. Il cui uso viene consentito come trattamento sintomatico di supporto a quelli standard quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati nei casi di patologie tra cui sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale, dolore cronico, effetti causati da chemioterapia, radioterapia e terapia per HIV.

Articolo su West-info.eu.it