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Ecco Blue Diary, la Smemoranda visiva per ragazzi con autismo

Smemoranda lancia la prima agenda visiva che può essere riempita con immagini e simboli della CAA

Il cervello delle persone con autismo funziona in modo differente: semplificando, potremmo dire che pensa per immagini. Allo stesso tempo, sapere cosa la aspetta in una data giornata, è fondamentale per una persona con disturbi dello spettro autistico. Da ciò deriva che far vedere concretamente l’organizzazione della giornata, nero su bianco, rappresenta una strategia per definire uno schema di routine più facili da seguire. Lo sanno bene le famiglie di persone con autismo: per fare ciò, infatti, molti genitori ricorrono a soluzioni fai da te, come grandi calendari settimanali suddivisi per dare spazio ad attività prestabilite, indicate attraverso le immagini e i simboli della Comunicazione Aumentativa e Alternativa, che consentono di comunicare concetti semplici come “andare a scuola, mangiare, andare a dormire”. Una mela può essere collegata ai pasti principali, i libri alla scuola e così via.

Per dare uno strumento in più a questi genitori, Smemoranda ha pensato di unire la necessità di organizzazione precisa e la facile comprensività delle immagini e simboli ARASAAC – Portale Aragonese della Comunicazione Alternativa e Aumentativa per realizzare la Blue Diary, la prima agenda visiva per persone con autismo.

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Blue Diary è un’agenda senza scadenza, che può essere impostata secondo le esigenze personali, definendo giorni, settimane ed anni. Ciò che offre Smemoranda è una sorta di intelaiatura che andrà poi arricchita a piacimento. Questa comprende diversi set di immagini e simboli adesivi ideati per indicare gli impegni della giornata o della settimana, accompagnati ad un tabellone planner su cui farli aderire. L’agenda parte come supporto per le difficoltà di comprensione del linguaggio verbale fino a diventare un rinforzo visivo che facilita l’orientamento nella vita di tutti i giorni.

L’agenda speciale è stata creata dall’unione di competenze di un team di professionisti nell’ambito dello spettro autistico, genitori, grafici e planner sulla base di un approccio cognitivo comportamentale. Oltre a Smemoranda, tra i promotori del progetto troviamo infatti Gaudio Onlus, Fabula Onlus  e Fondazione Facta Limina che hanno presentato la loro creazione a metà novembre presso la Fondazione Feltrinelli a Milano, in occasione di BookCity.

Blue Diary infatti verrà distribuita gratuitamente a chi ne farà richiesta: per averla, basta scrivere a autismogaudio@outlook.it.

 

Articolo su Disabili.com

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Il sogno di Pizzaut diventa realtà: apre nel Milanese la pizzeria dei ragazzi autistici

Articolo di Eleonora Dragotto

Il progetto è nato dall’idea di un papà. A finanziarlo, attraverso il crowdfunding, tanti donatori

Pizzaut, a Cassina De’ Pecchi apre la pizzeria gestita dai ragazzi autistici
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Un sogno nato in Brianza e diventato sempre più grande fino a trasformarsi in realtà. Un locale dove i ragazzi autistici possano lavorare autonomamente servendo ottime pizze. Questa l’idea che è venuta in mente a Nico Acampora, il papà di un giovane affetto da questa sindrome, e ad altri genitori. Il ristorante si chiamerà PizzAut e vedrà la luce a Cassina De Pecchi, probabilmente nel dicembre 2019.

“Avviare uno spazio di inclusione sociale gestito da ragazzi con autismo”, questo, come si legge sul sito di PizzAut, l’obiettivo del progetto, che vuole creare uno spazio di lavoro, integrazione e relazione, ma anche un luogo dove gustare deliziose pizze, preparate con ingredienti biologici e di qualità. “Il ristorante sarà il primo in Italia – e da quello che sappiamo anche in Europa – gestito interamente da ragazzi autistici – racconta Acampora a MilanoToday -. In una prima fase il progetto coinvolgerà dai 15 ai 20 ragazzi, tra i 17 e i 24 anni. Dieci di loro hanno già ricevuto formazione. Alessandro e Matteo (che ad aprile sono iscritti al Campionato Mondiale della Pizza) saranno i pizzaioli. Gabriele sarà responsabile di sala e formerà gli altri ragazzi. Giada, Lorenzo, Francesco e altri lavoreranno al bar o in sala”.

Il ristorante nascerà per sopperire a un bisogno avvertito da molte famiglie, ovvero quello di un locale dove le persone autistiche possano lavorare e al contempo socializzare. “Troppo spesso i ragazzi con autismo sono esclusi dal mondo del lavoro e dalle relazioni sociali, come genitori di bimbi con autismo lo verifichiamo ogni giorno sulla nostra pelle e con i nostri ragazzi”, scrivono le famiglie online. “L’idea poi – racconta il padre – è di fare una sorta di franchinsing del sociale, replicando il know how (dall’organizzare dei locali alle tecnologie utilizzate, passando per la formazione). Si creerà un volano che costruisce lavoro. I ragazzi più bravi potrebbero anche andare ad insegnare ad altri”.

Come sarà il ristorante

Alessandro, Gabriele e Francesco, questi i nomi di alcuni dei ragazzi di PizzAut, hanno già imparato a preparare gli impasti per la pizza e a servirla ai tavoli. Già da tempo infatti collaborano con i diversi locali che si sono resi disponibili ad ospitarli, permettendogli di raccogliere fondi per realizzare PizzAut, ma anche di imparare il mestiere. Per definire il ruolo di ciascuno all’interno del ristorante è stato proposto un percorso di formazione con il supporto di psicologi ed ed educatori. “Le mansioni – afferma Acampora – sono state  distribuite in base a caratteristiche del singolo, alla sue abilità, ma anche alle attitudini. PizzAut sorgerà all’interno di un’area produttiva che era della Nokia e che un imprenditore privato sta riqualificando. All’interno di questo centro ci saranno realtà del terziario, tra cui anche noi”.

PizzAut, viene precisato sul suo sito, non servirà ad aiutare le persone autistiche in quanto bisognose di aiuto, ma a valorizzarle “perché portatrici di competenze e di ben-essere”. All’interno della pizzeria i ragazzi potranno avvalersi delle competenze e della conoscenza di professionisti della ristorazione e della riabilitazione. Il locale sarà perfetto per le famiglie ma anche per i giovani. Il ritmo all’interno sarà quello in cui si sentono più a loro agio i ragazzi: si tratterà di “un locale dai tempi lenti dove non bisogna andare a mangiare una pizza quando si hanno cinque minuti e poi si corre via… ma un locale dove Trovarsi e Ritrovarsi in una dimensione temporale e relazione fuori dalle frenesie che mettono in difficoltà chi è affetto da autismo ma che fanno male anche ai cosiddetti normali”, come si legge sul sito del locale.

Uno spazio di socializzazione

“La difficoltà più grossa per le persone autistiche è quella relazionale – racconta Acampora. I ragazzi all’inizio avevano paura del pubblico. Ora l’hanno superata grazie alle tante serate PizzAut che stiamo facendo in tutta Italia. I ragazzi grazie al lavoro stanno meglio, hanno più autonomia e maggiore rispetto di sé”.

“Io sono il papà di Leo – continua il genitore – che ha dieci anni ed è autistico. Con lui e mia moglie facciamo spesso la pizza a casa. Manipolare e realizzare qualcosa è un lavoro importante sulle autonomie. Poi invitavamo gli amici a mangiare. Così a un certo punto mi son detto perché non fare questa cosa con ragazzi più grandi, per dargli lavoro? Da quest’intuizione è nato PizzAut”.

I giovani di PizzAut

Il padre di Leo ricorda anche alcuni aneddoti legati all’esperienza dei ragazzi: “Quando Alessandro, il pizzaiolo, ha iniziato a fare le pizze, il suo maestro ha detto che doveva ‘schiaffeggiare la pizza’. A un certo punto, poi, a distanza di giorni gli è stato detto anche che l’impasto era una cosa viva. E a quel punto lui ha smesso di impastare. Non voleva fare più pizze perché, diceva, ‘le cose vive non si schiaffeggiano’. Si è rimesso al lavoro solo quando gli abbiamo detto che doveva ‘coccolare’ l’impasto”.

“Francesco, uno dei ragazzi che lavoreranno in sala – continua  Acampora – una volta mentre ci trovavamo in Francia ha iniziato a parlare con un gruppo di turisti olandesi. Nessuno aveva idea che parlasse il fiammingo. Così gli abbiamo chiesto spiegazioni e lui ci ha raccontato che aveva visto un video su YouTube e aveva memorizzato alcune frasi. Un altro ragazzo di PizzAut, Gabriele, invece, un tempo non usciva mai dopo la scuola. Da quando ha iniziato a fare parte del progetto è un’altra persona. Frequenta i suoi amici e ha fatto il primo capodanno senza genitori”.

Come contribuire a PizzAut

Chiunque voglia partecipare alla realizzazione di PizzAut, che si finanzia attraverso il crowd funding, può fare una donazione sul sito del progetto o decidere di destinargli il proprio 5 per mille (codice fiscale 91142230159). Chi contribuirà verrà ricompensato e ringraziato pubblicamente su un ‘muro dei mattoni’ creato ad hoc. “In fin dei conti – si legge sul sito del progetto – per credere in un luogo lento e gestito da persone autistiche bisogna essere grandi matti e quindi il muro dei ‘mattoni’ ospiterà i nominativi o le frasi di questi importanti donatori”.

I fondi raccolti verranno utilizzati  per l’acquisto di tutti gli arredi, dei macchinari, di speciali forni (che impediscono di dimenticare all’interno la pizza bruciandola) e delle attrezzature necessarie, i percorsi di formazione destinati ai ragazzi per l’acquisizione delle competenze necessarie, l’eventuale affitto della struttura ed il costo del personale almeno nella fase di avvio. Al momento la raccolta di crowd funding punta a raggiungere 100mila euro (67mila quelli già donati). Inoltre sono previste donazioni di aziende ristoranti e privati (si spera di realizzare un totale di 150mila euro). La cifra complessiva da raggiungere è pari a 250mila euro.

Il 2 aprile, giornata mondiale di sensibilizzazione sull’autismo, chi lo desidera potrà conoscere direttamente i ragazzi di PizzaAut al ristorante Green Park, di Borgarello, Pavia.

 

Articolo su Monza Today

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Autismo, un percorso ad hoc all’aeroporto di Bologna

Un’iniziativa per facilitare gli spostamenti al Marconi e i viaggi aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori

Rumori, luci forti, migliaia di persone nello stesso posto nello stesso momento. L’esperienza in aeroporto può mettere a dura prova persone fragili come i bambini autistici. Che, però, non devono rinunciare a viaggiare con i loro familiari. Per questo, a Bologna, qualche giorno prima di partire potranno fare una specie di ‘prova generale’ con una visita preliminare dello scalo per vedere cosa accade una volta varcata la soglia dell’aeroporto. Un’iniziativa possibile grazie all’adesione del Marconi al progetto di Enac e Assaeroporti “Autismo, in viaggio attraverso l’aeroporto”, nato proprio per facilitare gli spostamenti aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori.

Per mettere a punto l’accoglienza a questi viaggiatori speciali, l’aeroporto si è avvalso della collaborazione di Angsa (associazione nazionale dei genitori di soggetti autistici) e dell’Ausl, che hanno collaborato alla formazione degli operatori che saranno incaricati di accompagnare i bambini autistici durante la permanenza nell’aerostazione. I ragazzi, infatti, avranno a disposizione personale specializzato per essere guidati attraverso tutto il percorso che precede l’imbarco, dalla consegna dei bagagli al banco dei check-in ai controlli di sicurezza, fino alla scaletta dell’aereo, dove lo stewart passa il testimone alle hostess. Il viaggio, però, comincia già a casa con una brochure ad hoc con suggerimenti per introdurre le persone autistiche al viaggio e un video che illustra in anticipo tutto il percorso attraverso l’aeroporto.

“E’ un percorso con angoli tranquilli, dove poter gestire anche momenti di difficoltà”, osserva Marialba Corona, presidente di Angsa Bologna. “In questi casi la formazione è fondamentale: per affiancare persone con patologie legate allo spettro autistico occorre personale preparato. Noi ci siamo essi a disposizione dei formatori dell’aeroporto e ci impegnamo a far sì che questa formazione sia duratura nel tempo”, assicura Corona.
“In uno scalo dal quale passano più di otto milioni di passeggeri, questo servizio può riguardare potenzialmente migliaia di persone. Per questo sarà gettonato e di sicura utilità”, ritiene Angelo Fioritti, direttore del dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl. “L’aeroporto di Bologna pone grande attenzione all’assistenza alle persone con disabilità e difficoltà motorie: ricordo solo che abbiamo 40 addetti che nel 2018 hanno assistito 41.142 Passeggeri, con una crescita del 6,8% sul 2017”, spiega l’ad del Marconi, Nazareno Ventola. Avviato in forma sperimentale nell’aeroporto di bari nel 2015 e progressivamente adottato da altri scali, il progetto, aggiunge ventola, “prevede un pacchetto di servizi ad hoc, compresa una visita preliminare. Speriamo che questo consenta alle persone affette da questi disturbi di viaggiare di più”.

 

Articolo su Repubblica.it

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Apre a Modena la nuova sede del “Tortellante”, laboratorio dove giovani e adulti autistici imparano l’arte della sfoglia

Modena, 11 novembre 2018 – La “pasta che libera tutti” é lo slogan del prodotto che nasce al “Tortellante”, il laboratorio didattico ideato nel 2016 dall’associazione ‘Aut Aut’ di Modena, dove ragazzi delle scuole medie superiori e giovani adulti autistici imparano, con l’aiuto delle cosiddette “sfogline”, a confezionare pasta fresca fatta a mano, in particolare tortellini.

Dall’esperienza del “Tortellante” si é costituita quest’anno l’omonima Associazione di promozione sociale, riconosciuta dalla Regione Emilia-Romagna, che ha lo scopo di migliorare l’autonomia e la socializzazione e insegnare un mestiere a chi soffre di disturbi dello spettro autistico.

Taglio del nastro per la nuova sede, nella centralissima via Borelli a Modena, oggi pomeriggio con il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, e lo chef Massimo Bottura, che assieme alle famiglie e ai volontari sono da sempre sostenitori del progetto.

Situata nella palazzina a due piani dell’ex Mercato Ortofrutticolo, ospita al piano terra il laboratorio di pasta fresca e al primo piano la parte residenziale dove le persone autistiche che frequentano il laboratorio (25 partecipanti, tra i 15 e i 25 anni) potranno anche sperimentare, inizialmente per brevi periodi, la vita domestica e in gruppo al di fuori della famiglia di origine.

“Un bellissimo esempio di come si possa dare risposta ai bambini e ai giovani affetti da disturbi dello spettro autistico, che chiedono di non essere isolati dal resto del mondo- sottolinea Bonaccini-. Un progetto di cui andare fieri, nato per offrire a queste persone la prospettiva di una vita adulta indipendente nella comunità, e ancora più meritorio perché riesce a coinvolgere servizi, volontari, famiglie. Da parte nostra- aggiunge il presidente- siamo da anni attivi su questo fronte, sia attraverso uno specifico programma regionale a cui anche nel 2018 abbiamo destinato 1 milione e 200 mila euro, sia con progetti finalizzati a offrire un’assistenza sempre più mirata ai bisogni dei pazienti e pensata rispetto alla situazione clinica e alle esigenze delle famiglie. E proprio nei giorni scorsi- conclude Bonaccini- un progetto della Regione, con l’obiettivo di qualificare ulteriormente strutture e servizi per le persone con disturbi dello spettro autistico, ha ottenuto 1 milione di euro di finanziamento dall’Istituto superiore di sanita’”.

Nel 2017, in Emilia-Romagna i bambini e i ragazzi con meno di 18 anni affetti da disturbo dello spettro autistico in carico alle strutture territoriali di Neuropsichiatria infantile delle Ausl dell’Emilia-Romagna sono stati oltre tremila, 518 dei quali nell’Azienda sanitaria di Modena. Gli adulti affetti da autismo raggiunta la maggiore età vengono assistiti dai servizi territoriali.

 

Articolo su Regione Emilia-Romagna

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Pensare in immagini

513smgmrqkl-_sx318_bo1204203200_Pensare in immagini. E altre testimonianze della mia vita di autistica è un libro di Temple Grandin, pubblicato da Edizioni Erickson nel 2001.

Attraverso questo racconto-saggio “dall’interno” dell’autismo, l’autrice fornisce un documento umano nel quale apre una finestra sulla vita e sull’interiorità, cognitiva ed emotiva, delle persone autistiche. Senza tingere di rosa l’autismo, né minimizzare quanto esso l’abbia esclusa, dalla compagnia, dai piaceri, dalle gratificazioni e dalle possibilità che per molti di noi possono costituire buona parte di quella che chiamiamo “vita”, l’autrice delinea un quadro ben diverso dalle immagini che la parola “autismo” comunemente evoca.

Una lettura preziosissima e ricca di spunti per genitori, insegnanti, psicologi,
educatori, e per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono a contatto con
l’autismo e con le sue «zone d’ombra».

 

Pensare in immagini – Amazon

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Atypical

Atypical è una serie televisiva statunitense che ha debuttato l’11 agosto 2017 in tutti i paesi in cui il servizio on demand Netflix è disponibile.

La serie racconta la vita di Sam, un diciottenne affetto da autismo che un giorno decide di trovare una fidanzata; la sua decisione si rivela complicata a tal punto di mettere sua madre in difficoltà, mentre lui cerca più indipendenza.

 

Atypical – Wikipedia

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Né giusto né sbagliato

34a6d1132274cf65301fc91341c49e3c_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyNé giusto né sbagliato. Avventure nell’autismo è un libro di Paul Collins, traduzione di Carlo Borriello, pubblicato da Adelphi nel 2005.

Il piccolo Morgan Collins ha tre anni. Legge tutto quello che gli capita a tiro, dalle annate di vecchi giornali ai manuali di medicina. Ma se qualcuno gli chiede come si chiama non risponde, e le frasi più ovvie sono per lui un rompicapo insolubile. Per descrivere questo comportamento i medici sono soliti usare una parola semplice e definitiva: autismo. In realtà, come dimostra Paul Collins in questo affettuoso, disarmato e toccante ritratto dal vero di suo figlio, quella parola, prima che una diagnosi, è la soglia d’accesso a un continente misterioso e affascinante, con i suoi primi abitanti (il Ragazzo Selvaggio che sconcertò l’Europa del Settecento), i suoi cartografi (da Freud ad alcuni coraggiosi ricercatori di oggi, spesso non meno eccentrici dei loro pazienti), le sue imprevedibili propaggini (ad esempio i programmatori della Microsoft, che invece di guardarti in faccia seguono quello che dici sullo schermo del loro computer). Una volta chiuso a malincuore questo libro necessario e incantevole, intessuto di storie lontanissime fra loro, i lettori non sapranno probabilmente dire che cosa abbiano letto. E avranno una ragione di più per amare Collins quando afferma: «E comunque non è come pensano loro: non è una tragedia, non è una triste storia, e neppure il film della settimana. È la mia famiglia».

 

N̩ giusto n̩ sbagliato РAdelphi

N̩ giusto n̩ sbagliato РAmazon

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Gli animali ci rendono umani

51u14yrvlel-_sx382_bo1204203200_Gli animali ci rendono umani è un libro di Temple Grandin con Catherine Johnson pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2010.

Di cosa hanno bisogno i nostri amici animali per essere felici? Conosciamo tutto delle loro necessità fisiche, ma quasi nulla delle esigenze emotive. Eppure, esattamente come per noi, il benessere interiore è fondamentale per una vita vera e appagante, che si tratti di cuccioli da compagnia, mucche tenute in una stalla, predatori nella gabbia di uno zoo, persino bestie selvatiche. Temple Grandin, studiosa affetta da autismo, ha sviluppato un’abilità senza uguali nell’addentrarsi nel loro mondo. Così fin da piccola ha messo a frutto la sua particolare condizione per interpretare e comprendere i meccanismi profondi della mente animale, di cui è ora una delle massime esperte mondiali. In questo appassionante libro ci invita a cambiare l’atteggiamento nei confronti degli animali, rivoluzionando le nostre concezioni su ciò che vogliono e ciò di cui hanno bisogno; insegnandoci a trattarli non secondo la nostra natura, ma in base alla loro. Il cagnolino che lasciamo da solo in casa per lunghe ore può essere veramente felice? È giusto addestrare un gatto? Come evitare ai nostri amici il panico da veterinario? Perché è importante migliorare la vita anche di un maiale da allevamento? Forte di quasi trentanni di ricerche e di vita vissuta letteralmente in mezzo agli animali, l’autrice risponde a queste e ad altre innumerevoli domande concentrandosi sui bisogni emotivi che tutte le bestie – piccole e grandi, domestiche o selvatiche – condividono.

Gli animali ci rendono umani – Amazon

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Bambina autistica canta “Hallelujah”: esibizione da brividi commuove il web

Special Needs Schoolgirl Reduces Adults To Tears With Her Amazing Voice Kaylee Rogers

Irlanda del Nord – La scuola “Killard House School” di Donaghadee, cittadina nella contea di Down, ha organizzato pochi giorni fa la tradizionale recita scolastica natalizia.

A differenza degli anni passati, questa recita rimarrà a lungo nella memoria dei presenti, grazie all’inaspettata e incredibile esibizione di Kaylee Rodgers, una bambina autistica e affetta da un disturbo da deficit di attenzione e iperattività, che si è cimentata nel toccante brano “Hallelujah” di Leonard Cohen.L’esibizione della ragazzina di 10 anni, è stata un successo inaspettato. Voce potente e toccante, tanto da commuovere tutti i presenti. Il video amatoriale dell’esibizione di Kaylee è stato condiviso migliaia di volte sui social network, tanto da raggiungere milioni di visualizzazioni in pochi giorni.“Per una bambina giunta da noi che all’inizio non voleva leggere davanti ai suoi compagni di classe, stare in piedi o esibirsi di fronte ad un pubblico, è davvero una cosa incredibile” ha detto Colin Millar, preside della Killard House, istituto che segue ragazzi con bisogni educativi speciali.

 

Articolo su Donna BLOGO