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Bologna, un gioco da tavolo per aiutare i bimbi dell’Oncologia

Si chiama “Va mo là”: allena la memoria. E s’impara giocando a conoscere Bologna. I proventi finanzieranno la giocoterapia per i piccoli pazienti promossa da Ageop

“È un gioco, ma non è uno scherzo”. Così Alessandro Roversi, uno dei due fondatori di BolognaGames insieme a Jacopo Zucchelli, presenta il nuovo gioco da tavolo “Va Mo Là! Il memo di Bologna”, una sfida di osservazione e memoria che vince chi riesce ad accoppiare più immagini di Bologna.

Il gioco, disponibile nei negozi di giocattoli da domani, adatto ai bambini dai quattro anni in su e nasce per supportare la giocoterapia promossa dall’Ageop (Associazione genitori ematologia oncologia pediatrica). Questa terapia, effettuata da tre psicologhe dell’associazione nel padiglione di Pediatria del Sant’Orsola, vede nel gioco un veicolo per raccontarsi ed esprimere emozioni.

Possibilità che può essere importante per i bambini piccoli, per i quali è difficile dare un nome al proprio stato d’animo. La giocoterapia aiuta psicologi ed educatori a supportare i bambini mantenendo un po’ di leggerezza nonostante la difficile situazione che si trovano a vivere.

La scelta, inoltre, è di un gioco che non sia solo ludico: le tessere che lo compongono, infatti, rappresentano Bologna, la sua storia e le sue tradizioni. Dai monumenti ai modi di dire passando per le personalità d’eccellenza, ogni figura è raccontata dalla penna di Eros Drusiani in un libretto allegato alla confezione di “Va Mo Là” che unisce conoscenza e divertimento al motto di ‘giocando si impara’.

Il progetto è sostenuto anche da Edizioni Pendragon che ha visto nella declinazione ludica un nuovo strumento di apprendimento.Sarà venduto anche nelle librerie e i proventi finanzieranno interamente un anno di giocoterapia per i bambini. L’auspicio di Zucchelli e Roversi è che si possa instaurare un rapporto duraturo di sostegno e supporto ad Ageop.

 

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U-Area for all: più accessibilità per la zona universitaria

U-Lab, il Laboratorio di pratiche partecipative del Progetto ROCK (Regeneration and Optimization of Cultural heritage in Knowledge and creative cities) finanziato dal programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 della Unione Europea, riparte con U-Area for all: un percorso per ideare e sperimentare un servizio di visite guidate inclusive nella Zona Universitaria. L’obiettivo è creare un servizio che consenta, a chi la vuole scoprire o già la frequenta tutti i giorni, di vivere in modo più accessibile la ricchezza che i suoi musei, i suoi poli culturali e l’Università possono offrire.

Saranno quindi ideati dei percorsi rivolti a visitatori, cittadini, studenti e alle persone con disabilità o esigenze specifiche per scoprire e vivere a pieno la zona universitaria: non si tratta solamente di creare più accessibilità a persone con disabilità, ma di una sfida più ambiziosa che mira a progettare nuove modalità innovative e inclusive per scoprire, attraverso l’uso di tutti i sensi, la zona universitaria, una delle aree più ricche di storia e patrimonio culturale del nostro paese e del mondo.

La Fondazione per l’Innovazione Urbana ha lanciato a tal fine:

– un bando per selezionare i soggetti che collaboreranno con il gruppo di lavoro del progetto Rock nella progettazione del servizio. Il bando era aperto a singoli, associazioni e soggetti riuniti in formazioni sociali, anche di natura imprenditoriale, particolarmente attivi sui temi dell’accessibilità e inclusione. Il bando è stato aperto fino al 22 marzo 2019 alle ore 12.00.

> Leggi il bando (1.59MB)
> Modulo da compilare per candidarsi

 un percorso di co-progettazione che ha coinvolto le Istituzioni e i vari attori dell’area, insieme a studenti, residenti, persone con disabilità. Il percorso si è svolto tra marzo e novembre 2019 attraverso un evento di mappatura dei percorsi dell’area in collaborazione con la Eindhoven University of Technology, una serie di incontri aperti, una fase di prototipazione e una giornata di studio e approfondimento.
Durante tutti gli eventi è stato disponibile un servizio di traduzione simultanea in LIS. 

Questo il calendario degli incontri:

  • 2 aprile 2019 ore 17.30-19.30 presso la Sala Verde della Fondazione per l’Innovazione Urbana (piazza Maggiore 6)
    Allineamento e analisi dei bisogni
    Per iscriversi

  • 10 aprile 2019 ore 17.30-19.30 presso gli spazi del Teatro Comunale di Bologna, con accesso dall’Ingresso Artisti di Largo Respighi, 1
    Confronto tra esperienze e ideazione del servizio
    Per iscriversi

  • 12 aprile 2019: evento pubblico di mappatura dell’area, in collaborazione con TU/e, l’Università per le tecnologie di Eindhoven
    Maggiori informazioni
  • 11 ottobre 2019: giornata di formazione rivolta alle guide turistiche di Confguide Bologna, tenuta dai soggetti selezionati tramite il bando.
  • 15 novembre 2019: validazione e percorso di sperimentazione, valutazione della sperimentazione e progettazione del servizio permanente, in collaborazione con Bologna Welcome.

L’esito del percorso di co-progettazione è costituito da linee guida che il gruppo di lavoro del progetto Rock seguirà nella realizzazione del servizio.
Al termine del percorso, sarà Bologna Welcome a promuovere il servizio attraverso i suoi canali di comunicazione, arricchendo così l’offerta per i turisti in arrivo a Bologna.

U-Lab è un percorso trasversale alle diverse progettualità in campo nella Zona Universitaria, per accompagnare la rigenerazione dell’area, sviluppare nuove idee per la valorizzazione, l’uso non convenzionale e la creazione di servizi e promuovere alcune azioni sperimentali per i diversi spazi del distretto. U-Lab è promosso da Comune di Bologna e Università di Bologna, in collaborazione con Fondazione Rusconi e Teatro Comunale ed è coordinato dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana nell’ambito del Progetto ROCK (Regeneration and Optimization of Cultural heritage in Knowledge and creative cities).

 

Articolo su Fondazione Innovazione Urbana

Un laboratorio aperto per studiare, comunicare e co-produrre le trasformazioni urbane di Bologna

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Mio fratello è

Mio fratello mi ha sempre aiutato
Mio fratello mi dava sempre il consiglio giusto
Mio fratello credeva a cose incredibili
Mio fratello credeva in me
Mio fratello diceva di provarci
Mio fratello ribadiva sempre di non arrendermi
Mio fratello non si è mai drogato
Mio fratello non ha mai perso un giorno di scuola
Mio fratello non ha mai ripetuto un anno
Mio fratello non perdeva tempo,
Mio fratello è andato a Bologna prima di me
Mio fratello mi ha sempre spiegato qualcosa
Mio fratello già lo sapeva, io no
Mio fratello studiava
Mio fratello lo ha detto prima, io non l’ho mai pensato
Mio fratello è il più forte
Mio fratello c’è sempre
Mio fratello non si stanca mai
Mio fratello corre più di un treno
Mio fratello è più piccolo di me
Mio fratello per me sarà sempre il fratello maggiore
Mio fratello è mio Fratello

Piero Cancemi

Poesia su mEEtale

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Bologna Resiste…e anche io

Sono ricoverato all’ospedale Maggiore da una settimana per infiammazione all’intestino.
All’ospedale si fanno tanti incontri, ma una cosa oggi mi ha travolto di interesse.
Tutto parte dall’uomo che condivide la stanza con me: il pittore Antonio Zambrella, alcune sue opere si trovano anche in alcune chiese del centro di Bologna, oltre che in diverse parti del mondo. Il signor Antonio ha 85 anni, vive alla casa di riposo degli Artisti in zona Meloncello; in questi giorni al signor Antonio viene a visitarlo un’amica, una vicina di casa degli Artisti. La signora ha 91 anni e raggiunge il signor Antonio camminando a piedi partendo dal Meloncello per arrivare all’ospedale Maggiore; la signora gli porta le pastarelle al cioccolato e fanno tante chiacchiere. Sia la signora che Il signor Antonio non potrebbero mangiare le pastarelle, ma a loro piacciono tanto e facendo tante risate ne offrono qualcuna anche a me e ai miei genitori che sono con me.
Quindi si fa amicizia e ci si racconta, io timidamente dico che anch’io sono un artista e che ho scritto 2 libri. La signora Lucia si esalta quando dico questo e continuando a sorridere mi dice che anche lei ha scritto 2 libri.
È qui che inizia il mio assoluto interesse! Scopro che la fantastica donna con cui sto parlando è Lucia Sabbioni, una partigiana sopravvissuta alla strage di Marzabotto.
Lucia all’epoca aveva 12 anni.
Riconosciuta partigiana dal 15 dicembre 1943.
Io mi commuovo mentre lei parla e racconta con il sorriso sulle labbra.
Io ho già acquistato i 2 libri su Amazon:
Marzabotto. Diario del perdono e della rabbia
Io e Monte Sole

Io aspetto di essere dimesso per essere accompagnato a casa dai miei genitori.

La signora Lucia Sabbioni, 91 anni sopravvissuta alla strage di Marzabotto, viene a piedi dal Meloncello per trovare l’amico Antonio Zambrella per ridere insieme a lui e mangiare pasticcini al cioccolato (anche se non possono) 😃

SUCCEDE SOLO A BOLOGNA ❤️

 

Resti della chiesa di San Martino di Monte Sole

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«Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di von Kesselring, e dai loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana.»
(Salvatore Quasimodo, epigrafe alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, sovrastante Marzabotto)

 

racconto su mEEtale

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Adotta una gallina in cambio delle sue uova. A Bologna nasce il Pollaio sociale

Articolo di Ilaria Venturi

L’esperienza avviata per la prima volta nelle campagne di Toscanella di Dozza da una cooperativa: ci lavorano ragazzi disabili

Loro stessi sono cresciuti in modo inatteso: partito con 35 galline, da questa primavera hanno raddoppiato. La struttura è in legno, le scatole portauova sono personalizzate. Come funziona? Si adotta una gallina – ancora poco più di una decina sono “orfane” – pagando 95 euro per un anno (informazioni: pollaiosociale@seacoop.coop), quota che comprende il suo mantenimento e la gestione del progetto. Ogni gallina produce, più a meno a seconda dei mesi, 250 uova che vengono consegnate ai benefattori. Fresche, a chilometro zero, buone anche per le relazioni.

Ma il valore comunitario dell’impresa non si esaurisce qui. Il Pollaio Sociale è un luogo dove una trentina di disabili, dai 20 ai 40 anni, seguiti al centro occupazionale La Tartaruga, sperimentano il sentirsi utili, oltre che un’occupazione. Una sorta di pet terapy, anche se ammette Letizia Conti, educatrice, «le galline non sono coccolone» come gatti e cani. Ma ci si affeziona, complici anche Gaia e Baba, protagoniste del film di animazione “Galline in fuga”.

«Tra i nostri ragazzi c’è chi aveva paura ad entrare nel pollaio, poi piano piano ha preso confidenza, c’è ora chi le accarezza e se le prende sotto braccio». Poi capita anche che ti seguono, soprattutto quando porti loro il pane, e le vedi in fila come le oche dietro a Konrad Lorenz. Galline libere di razzolare in trecento metri di pollaio, tra paglia, erba e terra. Franco Zanelli è il coordinatore degli educatori, una trentina i disabili che ruotano intorno al pollaio e all’orto, dove si coltiva con lo stesso principio: educare al prendersi cura, far crescere diversità e integrazione. Qui zucchine e pomodori sono coltivati anche in cassettoni ad altezza di carrozzina, per coinvolgere chi ha disabilità motorie.

«Serve a sentirsi utili, a vedere il prodotto del tuo lavoro, aiuta a mettere in campo diverse abilità» osserva Simona Landi responsabile della comunicazione della cooperativa. Da poco vengono accolti anche alcuni pazienti dell’ospedale di riabilitazione di Montecatone, sulle colline poco distanti. «Una sperimentazione che ha il valore di apertura e integrazione con il territorio».

La giornata con le galline è scandita da ritmi di lavoro ben precisi: chi si occupa, insieme agli operatori, della pulizia, chi del mangime, chi porta acqua negli abbeveratoi, chi raccoglie ogni giorno le uova, chi le confeziona, chi gestisce le relazioni con chi ha adottato la sua gallina. «Si tratta per lo più di persone con disabilità cognitive – spiegano gli educatori – a loro serve mettersi in gioco, sperimentare ciò che possono fare, il senso di responsabilità. Facciamo in modo che sia un’attività che possa coinvolgere tutti in base alle proprie capacità». Il modello funziona, un Pollaio sociale è già stato replicato alla Dulcamara, sulle colline di Ozzano. Uova e inclusione.

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Autismo, un percorso ad hoc all’aeroporto di Bologna

Un’iniziativa per facilitare gli spostamenti al Marconi e i viaggi aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori

Rumori, luci forti, migliaia di persone nello stesso posto nello stesso momento. L’esperienza in aeroporto può mettere a dura prova persone fragili come i bambini autistici. Che, però, non devono rinunciare a viaggiare con i loro familiari. Per questo, a Bologna, qualche giorno prima di partire potranno fare una specie di ‘prova generale’ con una visita preliminare dello scalo per vedere cosa accade una volta varcata la soglia dell’aeroporto. Un’iniziativa possibile grazie all’adesione del Marconi al progetto di Enac e Assaeroporti “Autismo, in viaggio attraverso l’aeroporto”, nato proprio per facilitare gli spostamenti aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori.

Per mettere a punto l’accoglienza a questi viaggiatori speciali, l’aeroporto si è avvalso della collaborazione di Angsa (associazione nazionale dei genitori di soggetti autistici) e dell’Ausl, che hanno collaborato alla formazione degli operatori che saranno incaricati di accompagnare i bambini autistici durante la permanenza nell’aerostazione. I ragazzi, infatti, avranno a disposizione personale specializzato per essere guidati attraverso tutto il percorso che precede l’imbarco, dalla consegna dei bagagli al banco dei check-in ai controlli di sicurezza, fino alla scaletta dell’aereo, dove lo stewart passa il testimone alle hostess. Il viaggio, però, comincia già a casa con una brochure ad hoc con suggerimenti per introdurre le persone autistiche al viaggio e un video che illustra in anticipo tutto il percorso attraverso l’aeroporto.

“E’ un percorso con angoli tranquilli, dove poter gestire anche momenti di difficoltà”, osserva Marialba Corona, presidente di Angsa Bologna. “In questi casi la formazione è fondamentale: per affiancare persone con patologie legate allo spettro autistico occorre personale preparato. Noi ci siamo essi a disposizione dei formatori dell’aeroporto e ci impegnamo a far sì che questa formazione sia duratura nel tempo”, assicura Corona.
“In uno scalo dal quale passano più di otto milioni di passeggeri, questo servizio può riguardare potenzialmente migliaia di persone. Per questo sarà gettonato e di sicura utilità”, ritiene Angelo Fioritti, direttore del dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl. “L’aeroporto di Bologna pone grande attenzione all’assistenza alle persone con disabilità e difficoltà motorie: ricordo solo che abbiamo 40 addetti che nel 2018 hanno assistito 41.142 Passeggeri, con una crescita del 6,8% sul 2017”, spiega l’ad del Marconi, Nazareno Ventola. Avviato in forma sperimentale nell’aeroporto di bari nel 2015 e progressivamente adottato da altri scali, il progetto, aggiunge ventola, “prevede un pacchetto di servizi ad hoc, compresa una visita preliminare. Speriamo che questo consenta alle persone affette da questi disturbi di viaggiare di più”.

 

Articolo su Repubblica.it

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Lorenzo, ‘dopo la malattia il cielo sembra più blu’

Un’associazione per ripartire, ma dare consigli ai ragazzi può essere molto difficile

Non ha dimenticato Lorenzo quella mattina d’estate del 2008 quando, molto presto, è arrivato in ospedale, al Policlinico di Modena, per la prima chemio. Il taxi che lo ha portato fino in stazione a Bologna e il conducente al quale ha raccontato la sua storia dimenticando gli occhiali da sole in macchina (poi riconsegnati), il treno e infine l’arrivo.
Col reparto ancora chiuso si è seduto, immerso nel silenzio, in una panchina sul prato ancora bagnato di rugiada. Attimi, istanti col peso una vita intera addosso e al tempo stesso un momento da riservare a se stesso per esorcizzare la paura.

Lorenzo ricorda quell’immagine talmente bene che, come per lasciarsi tutto dietro, i vestiti che aveva addosso quella mattina non li ha mai più rimessi. La sua battaglia contro un tumore al testicolo non seminoma che lo ha colpito a 38 anni è iniziata qualche mese prima, quando nella primavera dello stesso anno il testicolo destro ha iniziato a fare male. Facendo sport, pallavolo, palestra, beach volley, bicicletta e un po’ di arti marziali, il pensiero è stato si trattasse di qualcosa di correlato all’attività sportiva, che poi sarebbe andato via. Invece il dolore persisteva: e se il medico lo aveva correlato al fatto che fosse andato in bici con i pantaloncini stretti e si fosse provocato un’irritazione, un altro amico sempre medico gli consiglia invece di fare un’ecografia per togliersi il dubbio che qualcosa possa non andare. Così purtroppo è.

“Ricordo ancora il viso della radiologa – racconta Lorenzo – ha sbarrato gli occhi e la faccia si è fatta concentrata. Poi mi ha chiesto di uscire dalla stanza per consultarsi con un collega e infine mi ha detto che si trattava di un tumore e che mi serviva con urgenza un urologo. È li che ho iniziato a caratterizzare la malattia dal di fuori: una schermatura psicologica per affrontarla meglio e per proteggere i miei cari, non caricarli eccessivamente di questa cosa. Ho chiamato il mio compagno, con cui ho una relazione da anni, e gli ho detto: ‘Ho un tumore ma dobbiamo ancora vedere cos’è’. E lui: ‘Me lo dici così?”. In una sola settimana, da Bologna, la città in cui vive, Lorenzo si ritrova catapultato a Modena, la città dove ha studiato, prima per un consulto con un urologo, poi per un intervento di rimozione del testicolo che viene fatto con urgenza.

“Cominciavo a realizzare – racconta – avevo come una doppia fase: quella diurna di razionalità , ma poi ricordo tutte le nottate in bianco. Mi mettevo in cucina a riflettere e fumare, anche se so che non avrei dovuto”. Dall’ intervento si risveglia con una gran fame, il giorno dopo viene mandato a casa. Lorenzo insiste anche per avere una protesi: non vuole, lui che è uno sportivo, che si vedano segni visibili di ciò che è successo. Poi inizia il percorso con l’oncologa, la dottoressa Michela Maur, perché la Tac evidenzia tre masse a livello dei polmoni. Un sospetto era dato dal fatto che sputasse sangue mentre tossiva. Il percorso di cinque cicli di chemio, la nausea, il costante sapore di metallo in bocca e i capelli che cadono nonostante l’iniziale rasatura. Un duro colpo per Lorenzo,che tiene molto al proprio aspetto fisico. In mezzo ai cicli di chemio una flebite e anche problemi di tipo cardiologico. In più, si rileva che è necessario un intervento toracico perché una delle masse al polmone in particolare non si riduce (si rileverà poi necrotizzata). “Il professor Uliano Morandi mi ha finalmente del tutto convinto a smettere di fumare” sottolinea Lorenzo, che ricorda l’operazione come “un incubo, un massacro”. Poi però tutto inizia ad andare per il verso giusto. Dopo sei mesi come in un turbine la vita torna ad essere quella di tutti i giorni. Anzi meglio. Una rinascita, con un cambiamento di lavoro e il ritorno allo sport. I colori ritornano vivi e vari dopo un monotono grigio. “Nei primi tempi fui preso quasi come da un’euforia dovuta a ubriachezza. La pasta è più buona, il cielo è più blu” confida Lorenzo.

“L’estate successiva – prosegue – stavo già bene e ho incontrato un ragazzo, Marco, per fare due chiacchiere. E’ nata così la pagina Facebook ‘Il club delle prime palle’, dal film ‘Il club delle prime mogli’. Il senso era ripartire, dopo la malattia. Il gruppo si è allargato e poi è entrato a farne parte Domenico Di Nardo, attuale presidente dell’Aitt, Associazione italiana tumore del testicolo (http://www.associazioneitalianatumoretesticolo.it/), che aveva già un blog molto ben fatto sulla malattia. Lui è una forza della natura. È nata così l’Associazione, di cui sono vicepresidente. Su spinta di Domenico. Dare consigli ai ragazzi può essere molto difficile: ogni tanto qualcuno chiede qualcosa in più di una semplice pacca sulle spalle. Io poi ho particolare difficoltà perché – conclude – della malattia a livello di dettagli su cartelle cliniche e il resto ho come rimosso tutto”.

 

Articolo su Ansa.it

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Mieloma e leucemia, da Bologna nuova cura con cellule modificate

Il Car-t, per la prima volta in Italia, sta funzionando al Sant’Orsola

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BOLOGNA – La terapia con cellule geneticamente modificate che potrebbe rivoluzionare le tradizionali cure ai tumori, a Bologna è stata testata ‘sul campo’, più precisamente su una paziente affetta da mieloma multiplo seguita dal policlinico Sant’Orsola di Bologna, per la prima volta in Italia.

Si chiama Car-t, la procedura che trasforma i linfociti (le cellule del sistema immunitario) in laboratorio sulla base delle esigenze della malattia di un determinato paziente. Una volta che sono state geneticamente modificate vengono ‘reinserite’ nel corpo del malato, pronte per andare andare a ‘combattere’ il tumore.

Si tratta della “frontiera più avanzata per questa terapia, per ora applicata solamente in alcune malattie del sangue, come il mieloma multiplo e la leucemia”, spiega Michele Cavo, direttore dell’unità operativa di ematologia del policlinico e tra i principali ricercatori di questa nuova pratica. E ora questa tecnica fa un significativo passo avanti, il test di Bologna sta andando bene.

Sono passati 30 giorni dalla prima applicazione e la paziente ora sta bene, anche se è costantamente sotto monitoraggio. Anche perchè “nonostante non sia questo il caso, ci potrebbero essere alcune complicanze”, spiega Cavo.

La prima è un’infiammazione dovuta al ‘rigetto’ della terapia e per questo il paziente potrebbe passare dall’avere una semplice febbre fino all’andare in coma. La seconda problematica invece è legata alla tossicità delle cellule. “Quanto più un paziente è a un livello avanzato della malattia, tanto più è probabile che accadano questi problemi”, afferma Cavo.

Con l’applicazione per la prima volta della terapia Car-t  “il Sant’Orsola si candida a essere uno dei principali centri specialistici in Italia”, annuncia Antonella Messori, direttrice generale del policlinico. Infatti, il centro di Bologna è il primo ad aver applicato questa nuova terapia, e soltanto a Bergamo stanno progredendo con le stesse ricerche. Cavo spiega che “questa terapia richiede tecnologie avanzate e non potrà essere diffusa a tutti i centri ma soltanto a quelli iperspecialistici, come sta avvenendo adesso a Bologna”.

 

Articolo su Repubblica.it

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Ladra di baci

ladradibaci2018Resistere alla tentazione

ammaliato da uno sguardo

un profumo silenzioso

e audacia indiscreta

vuoi rubare la mia attenzione

ostaggio della tua semplicità

attratta dalla mia insofferenza

di fronte a cotanta bellezza

pelle soave accarezzata

non offrirmi un sorriso

non donarmi i tuoi splendidi occhi

non continuare a non osare

la mente imprigionata

brama evasione

complici le timide casualità

e furti di passioni

O amata ladra di baci

che rubi i miei pensieri

esaudisci le tue voglie

alleandoti con i miei sogni

Piero Cancemi

Ladra di baci su mEEtale

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Respiri Sessuali

(racconto presente nell’antologia RACCONTI EMILIANI pubblicato nel 2018 da Historica Edizioni)

RaccontiEmilianiQuello che state per leggere è un racconto privo di morale e interesse, quindi vi consiglio di passare al prossimo, magari sarà più interessante o più tollerante.

Mi chiamo Piero, sono Siciliano e vivo a Bologna da 13 anni. Di questo non frega un cazzo a nessuno dato che non è una cosa tanto difficile da trovare. Ma forse a qualcuno potrebbe interessare quali ragazze provenienti da tutta Italia ho conosciuto condividendo…“Respiri”. Meglio dire “Respiri” anziché orgasmi, urla, schiaffi e saliva, qualcuno potrebbe offendersi e qualcun altra potrebbe anche riconoscersi. Meglio dire “Respiri” così sono tutti contenti.

Se avete ancora voglia di farvi una manciata di cazzi miei allora vi accontento, proverò a raccontarvi brevemente i miei duri anni di “Respiri” sessuali in Emilia-Romagna.

Avevo diciannove anni quando abbandonai il mio ridente paese siciliano per dirigermi a Bologna, andavo in treno portando con me solo un fagotto pieno di sogni. Dire che avevo ventidue anni e che i miei genitori avevano pagato il biglietto aereo farebbe di me solo un ragazzo siciliano qualunque che ha deciso di vedere oltre lo stretto di Messina.

Inizialmente, ovviamente, è stato bellissimo: conoscevo nuova gente e non lavoravo. All’università studiavo al DAMS e conoscevo tante ragazze. Dopo due mesi non ero ancora stato a letto con nessuna.

Un giorno conobbi Maria1 in via Petroni all’interno di un negozietto Pakistano dove compravo una birra.

Le ragazze dei “Respiri” si chiameranno tutte Maria.

La prima era Calabrese, provincia di Reggio Calabria e studiava Scienze della Formazione. Maria1 non era bella ma era interessante. Maria1 beveva e si faceva le canne, forse si faceva anche di eroina, ma nessuno è perfetto.

Le dico “È due mesi che sono a Bologna e non sono stato con nessuna ragazza”.

Mi risponde “Scopiamo” con assoluta indifferenza e leggerezza.

Scopo con Maria1 a casa sua con indifferenza e leggerezza, minimalista, dove lingue e genitali svolgono le loro funzioni educatamente e senza strafare.

Dopo Maria1 ero diventato predisposto a osare, Bologna per me era il paese dei balocchi e cominciai a scoprirla lentamente. Continua a leggere “Respiri Sessuali”