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film Mio fratello rincorre i dinosauri

Mio fratello rincorre i dinosauri è un film del 2019, tratto dall’omonimo romanzo di Giacomo Mazzariol. Il protagonista, Giacomo ne combina di tutti i colori a suo fratello, bambino con sindrome di Down.

Giacomo è un ragazzo che vive a Pieve di Cento, con i genitori Davide e Katia e le sorelle Chiara e Alice. Un giorno riceve la notizia che presto avrà un fratello, che si chiamerà Giovanni (Gio). Alla nascita del fratellino, Giacomo e la sua famiglia scoprono che Giovanni ha la sindrome di Down. Inizialmente Giacomo è felice, perché crede che il fratellino sia una specie di supereroe, ma col tempo capirà che i genitori gli hanno lasciato credere qualcosa di ben diverso dal reale.

Anni dopo, Giacomo deve scegliere una scuola superiore assieme a Vittorio, il miglior amico di sempre. Giacomo decide di entrare nella sua stessa scuola, persuadendo Vittorio a seguirlo. Arrivato a scuola, Giacomo soffre per la propria timidezza e vorrebbe essere simile ai compagni più grandi, ed entra nel gruppo della sua amata, soprattutto per fare colpo su Arianna. Decide allora di entrare nella band musicale dei due ragazzi che ritiene più ammirati della scuola. Ciononostante, Giacomo si sente spesso a disagio e non riesce a dire a nessuno di avere un fratello con sindrome di Down. Il suo silenzio sull’argomento si trasforma a poco a poco in una bugia sempre più grossa.

Giacomo scopre poi che il gruppo in cui suona ha un canale YouTube, e lo fa vedere anche alla famiglia. Il piccolo Giovanni decide allora di fare anche lui dei video e li mette su YouTube aiutato da Vittorio. Giacomo scopre i video, perché alcuni suoi compagni li vedono, li cancella facendo ricadere la colpa su un gruppo neonazista inesistente.

Non potendo trascurare l’accaduto, la famiglia del ragazzo indice una protesta contro il presunto movimento neonazista, a cui partecipano anche Giacomo, Arianna e la sua classe. Deciso finalmente a smettere con le bugie, Giacomo confessa pubblicamente di aver cancellato i video di Giovanni e di aver mentito riguardo al fratello.

Giacomo ha deluso tutti e tutti sono arrabbiati con lui. Con il passare del tempo però, chiede scusa alla sua famiglia, alla sua classe e soprattutto a Vittorio e Arianna, ridiventando di nuovo migliori amici.

 

Mio fratello rincorre i dinosauri – Wikipedia

Mio fratello rincorre i dinosauri – Libro su Amazon

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Andrà tutto bene

Il sole permaloso resta freddo
arrabbiato per la nostra noncuranza del passato
ma io penso solo a rivedere lei
i suoi occhi sono troppo distanti dai miei
spero che tutto finirà
Bologna ripartirà presto
ne sono sicuro
riapriranno locali, parchi e biblioteche,
ci sarà luce negli sguardi di tutti
i bambini correranno
e gli anziani sembreranno più giovani
poi cinema, concerti, mostre e musei
noi rimarremo incantati davanti ai tramonti di Monet
e ci baceremo appassionatamente come una foto di Robert Doisneau
andremo in quel piccolo cinema che prima era un oratorio
o al Rialto o all’Europa o al Roma d’Essai
faremo l’amore tra le torri
e poi dentro e fuori le porte
ci nasconderemo tra le vie del centro
parleremo delle perle di Maiorca
ricordando la costa di Marsiglia
desidereremo le montagne d’estate
e il maso tra gli animali
ci baceremo in quel bar di via Cesare Battisti
e poi scapperemo in via Marconi
al mercato delle erbe un libro comprando il miele
Ti accarezzerò con mano emozionata
e sorriso tremante
Sussurrarti il mio amore in via Belvedere
mentre tutti brindano felici per festeggiare
io ti guarderò nei tuoi occhi sorridenti
mentre ci osserviamo avidamente
avvolti solo dalla nostra gioia

Piero Cancemi

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Bologna ha una reputazione sanitaria mondiale da difendere

Come faccio sempre per le cose spiacevoli io cerco di trovare qualcosa di positivo che mi faccia essere ottimista, che mi faccia stare meglio.

A Bologna al momento ci sono sei pazienti positivi al coronavirus.

Ma Bologna resiste, Bologna combatte e Bologna non si arrende mai. La sanità pubblica di Bologna sa fare grandi cose.

Tumore al colon e fegato, intervento record con un robot a Bologna. Primo caso al mondo.

Al Rizzoli di Bologna il primo trapianto al mondo di vertebre umane

Sant’Orsola di Bologna, operazione con realtà aumentata. E’ la prima al mondo

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Divorzio Letterario

La mia ragazza mi ruba i libri di Pennac (in foto).

Ora basta!

Io ho provato a leggere le sue autrici preferite:

Jane Austen, Isabel Allende e Virginia Woolf.

Ma lei niente, disprezza i miei libri di Charles Bukoski, Irvine Welsh e Pier Vittorio Tondelli.

Capisco che abbiamo autori in comune come Baricco, John Fante, Orwell, Huxley ed Hemingway, ma usare Pessoa per denigrarmi mi sembra scorretto, ovviamente mi costringe a tirare in ballo Pasolini, ma se continua mostrandomi i libri di Elsa Morante e Oriana Fallaci io mi difendo con Chuck Palahniuk e Federigo Tozzi.

Lei ha letto Camilleri, Verga e Sciascia ma la mia sicilianità è diversa, io leggo Philip Dick per allontanarmi ancora di più.

Poi da un paio d’anni si sono aggiunti anche i libri dei miei amici scrittori che vivono a Bologna, quindi non posso ascoltare i suoi consigli di lettura.
Potrei prestarle un Lucarelli e anche l’unico libro che ho di Loriano Macchiavelli, ma i miei Pennac non si toccano, quindi adesso io chiedo il divorzio, mi sembra una giusta motivazione

Piero Cancemi

Racconto su mEEtale

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Bologna, un gioco da tavolo per aiutare i bimbi dell’Oncologia

Si chiama “Va mo là”: allena la memoria. E s’impara giocando a conoscere Bologna. I proventi finanzieranno la giocoterapia per i piccoli pazienti promossa da Ageop

“È un gioco, ma non è uno scherzo”. Così Alessandro Roversi, uno dei due fondatori di BolognaGames insieme a Jacopo Zucchelli, presenta il nuovo gioco da tavolo “Va Mo Là! Il memo di Bologna”, una sfida di osservazione e memoria che vince chi riesce ad accoppiare più immagini di Bologna.

Il gioco, disponibile nei negozi di giocattoli da domani, adatto ai bambini dai quattro anni in su e nasce per supportare la giocoterapia promossa dall’Ageop (Associazione genitori ematologia oncologia pediatrica). Questa terapia, effettuata da tre psicologhe dell’associazione nel padiglione di Pediatria del Sant’Orsola, vede nel gioco un veicolo per raccontarsi ed esprimere emozioni.

Possibilità che può essere importante per i bambini piccoli, per i quali è difficile dare un nome al proprio stato d’animo. La giocoterapia aiuta psicologi ed educatori a supportare i bambini mantenendo un po’ di leggerezza nonostante la difficile situazione che si trovano a vivere.

La scelta, inoltre, è di un gioco che non sia solo ludico: le tessere che lo compongono, infatti, rappresentano Bologna, la sua storia e le sue tradizioni. Dai monumenti ai modi di dire passando per le personalità d’eccellenza, ogni figura è raccontata dalla penna di Eros Drusiani in un libretto allegato alla confezione di “Va Mo Là” che unisce conoscenza e divertimento al motto di ‘giocando si impara’.

Il progetto è sostenuto anche da Edizioni Pendragon che ha visto nella declinazione ludica un nuovo strumento di apprendimento.Sarà venduto anche nelle librerie e i proventi finanzieranno interamente un anno di giocoterapia per i bambini. L’auspicio di Zucchelli e Roversi è che si possa instaurare un rapporto duraturo di sostegno e supporto ad Ageop.

 

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U-Area for all: più accessibilità per la zona universitaria

U-Lab, il Laboratorio di pratiche partecipative del Progetto ROCK (Regeneration and Optimization of Cultural heritage in Knowledge and creative cities) finanziato dal programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 della Unione Europea, riparte con U-Area for all: un percorso per ideare e sperimentare un servizio di visite guidate inclusive nella Zona Universitaria. L’obiettivo è creare un servizio che consenta, a chi la vuole scoprire o già la frequenta tutti i giorni, di vivere in modo più accessibile la ricchezza che i suoi musei, i suoi poli culturali e l’Università possono offrire.

Saranno quindi ideati dei percorsi rivolti a visitatori, cittadini, studenti e alle persone con disabilità o esigenze specifiche per scoprire e vivere a pieno la zona universitaria: non si tratta solamente di creare più accessibilità a persone con disabilità, ma di una sfida più ambiziosa che mira a progettare nuove modalità innovative e inclusive per scoprire, attraverso l’uso di tutti i sensi, la zona universitaria, una delle aree più ricche di storia e patrimonio culturale del nostro paese e del mondo.

La Fondazione per l’Innovazione Urbana ha lanciato a tal fine:

– un bando per selezionare i soggetti che collaboreranno con il gruppo di lavoro del progetto Rock nella progettazione del servizio. Il bando era aperto a singoli, associazioni e soggetti riuniti in formazioni sociali, anche di natura imprenditoriale, particolarmente attivi sui temi dell’accessibilità e inclusione. Il bando è stato aperto fino al 22 marzo 2019 alle ore 12.00.

> Leggi il bando (1.59MB)
> Modulo da compilare per candidarsi

 un percorso di co-progettazione che ha coinvolto le Istituzioni e i vari attori dell’area, insieme a studenti, residenti, persone con disabilità. Il percorso si è svolto tra marzo e novembre 2019 attraverso un evento di mappatura dei percorsi dell’area in collaborazione con la Eindhoven University of Technology, una serie di incontri aperti, una fase di prototipazione e una giornata di studio e approfondimento.
Durante tutti gli eventi è stato disponibile un servizio di traduzione simultanea in LIS. 

Questo il calendario degli incontri:

  • 2 aprile 2019 ore 17.30-19.30 presso la Sala Verde della Fondazione per l’Innovazione Urbana (piazza Maggiore 6)
    Allineamento e analisi dei bisogni
    Per iscriversi

  • 10 aprile 2019 ore 17.30-19.30 presso gli spazi del Teatro Comunale di Bologna, con accesso dall’Ingresso Artisti di Largo Respighi, 1
    Confronto tra esperienze e ideazione del servizio
    Per iscriversi

  • 12 aprile 2019: evento pubblico di mappatura dell’area, in collaborazione con TU/e, l’Università per le tecnologie di Eindhoven
    Maggiori informazioni
  • 11 ottobre 2019: giornata di formazione rivolta alle guide turistiche di Confguide Bologna, tenuta dai soggetti selezionati tramite il bando.
  • 15 novembre 2019: validazione e percorso di sperimentazione, valutazione della sperimentazione e progettazione del servizio permanente, in collaborazione con Bologna Welcome.

L’esito del percorso di co-progettazione è costituito da linee guida che il gruppo di lavoro del progetto Rock seguirà nella realizzazione del servizio.
Al termine del percorso, sarà Bologna Welcome a promuovere il servizio attraverso i suoi canali di comunicazione, arricchendo così l’offerta per i turisti in arrivo a Bologna.

U-Lab è un percorso trasversale alle diverse progettualità in campo nella Zona Universitaria, per accompagnare la rigenerazione dell’area, sviluppare nuove idee per la valorizzazione, l’uso non convenzionale e la creazione di servizi e promuovere alcune azioni sperimentali per i diversi spazi del distretto. U-Lab è promosso da Comune di Bologna e Università di Bologna, in collaborazione con Fondazione Rusconi e Teatro Comunale ed è coordinato dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana nell’ambito del Progetto ROCK (Regeneration and Optimization of Cultural heritage in Knowledge and creative cities).

 

Articolo su Fondazione Innovazione Urbana

Un laboratorio aperto per studiare, comunicare e co-produrre le trasformazioni urbane di Bologna

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Mio fratello è

Mio fratello mi ha sempre aiutato
Mio fratello mi dava sempre il consiglio giusto
Mio fratello credeva a cose incredibili
Mio fratello credeva in me
Mio fratello diceva di provarci
Mio fratello ribadiva sempre di non arrendermi
Mio fratello non si è mai drogato
Mio fratello non ha mai perso un giorno di scuola
Mio fratello non ha mai ripetuto un anno
Mio fratello non perdeva tempo,
Mio fratello è andato a Bologna prima di me
Mio fratello mi ha sempre spiegato qualcosa
Mio fratello già lo sapeva, io no
Mio fratello studiava
Mio fratello lo ha detto prima, io non l’ho mai pensato
Mio fratello è il più forte
Mio fratello c’è sempre
Mio fratello non si stanca mai
Mio fratello corre più di un treno
Mio fratello è più piccolo di me
Mio fratello per me sarà sempre il fratello maggiore
Mio fratello è mio Fratello

Piero Cancemi

Poesia su mEEtale

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Bologna Resiste…e anche io

Sono ricoverato all’ospedale Maggiore da una settimana per infiammazione all’intestino.
All’ospedale si fanno tanti incontri, ma una cosa oggi mi ha travolto di interesse.
Tutto parte dall’uomo che condivide la stanza con me: il pittore Antonio Zambrella, alcune sue opere si trovano anche in alcune chiese del centro di Bologna, oltre che in diverse parti del mondo. Il signor Antonio ha 85 anni, vive alla casa di riposo degli Artisti in zona Meloncello; in questi giorni al signor Antonio viene a visitarlo un’amica, una vicina di casa degli Artisti. La signora ha 91 anni e raggiunge il signor Antonio camminando a piedi partendo dal Meloncello per arrivare all’ospedale Maggiore; la signora gli porta le pastarelle al cioccolato e fanno tante chiacchiere. Sia la signora che Il signor Antonio non potrebbero mangiare le pastarelle, ma a loro piacciono tanto e facendo tante risate ne offrono qualcuna anche a me e ai miei genitori che sono con me.
Quindi si fa amicizia e ci si racconta, io timidamente dico che anch’io sono un artista e che ho scritto 2 libri. La signora Lucia si esalta quando dico questo e continuando a sorridere mi dice che anche lei ha scritto 2 libri.
È qui che inizia il mio assoluto interesse! Scopro che la fantastica donna con cui sto parlando è Lucia Sabbioni, una partigiana sopravvissuta alla strage di Marzabotto.
Lucia all’epoca aveva 12 anni.
Riconosciuta partigiana dal 15 dicembre 1943.
Io mi commuovo mentre lei parla e racconta con il sorriso sulle labbra.
Io ho già acquistato i 2 libri su Amazon:
Marzabotto. Diario del perdono e della rabbia
Io e Monte Sole

Io aspetto di essere dimesso per essere accompagnato a casa dai miei genitori.

La signora Lucia Sabbioni, 91 anni sopravvissuta alla strage di Marzabotto, viene a piedi dal Meloncello per trovare l’amico Antonio Zambrella per ridere insieme a lui e mangiare pasticcini al cioccolato (anche se non possono) 😃

SUCCEDE SOLO A BOLOGNA ❤️

 

Resti della chiesa di San Martino di Monte Sole

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«Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di von Kesselring, e dai loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana.»
(Salvatore Quasimodo, epigrafe alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, sovrastante Marzabotto)

 

racconto su mEEtale

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Adotta una gallina in cambio delle sue uova. A Bologna nasce il Pollaio sociale

Articolo di Ilaria Venturi

L’esperienza avviata per la prima volta nelle campagne di Toscanella di Dozza da una cooperativa: ci lavorano ragazzi disabili

Loro stessi sono cresciuti in modo inatteso: partito con 35 galline, da questa primavera hanno raddoppiato. La struttura è in legno, le scatole portauova sono personalizzate. Come funziona? Si adotta una gallina – ancora poco più di una decina sono “orfane” – pagando 95 euro per un anno (informazioni: pollaiosociale@seacoop.coop), quota che comprende il suo mantenimento e la gestione del progetto. Ogni gallina produce, più a meno a seconda dei mesi, 250 uova che vengono consegnate ai benefattori. Fresche, a chilometro zero, buone anche per le relazioni.

Ma il valore comunitario dell’impresa non si esaurisce qui. Il Pollaio Sociale è un luogo dove una trentina di disabili, dai 20 ai 40 anni, seguiti al centro occupazionale La Tartaruga, sperimentano il sentirsi utili, oltre che un’occupazione. Una sorta di pet terapy, anche se ammette Letizia Conti, educatrice, «le galline non sono coccolone» come gatti e cani. Ma ci si affeziona, complici anche Gaia e Baba, protagoniste del film di animazione “Galline in fuga”.

«Tra i nostri ragazzi c’è chi aveva paura ad entrare nel pollaio, poi piano piano ha preso confidenza, c’è ora chi le accarezza e se le prende sotto braccio». Poi capita anche che ti seguono, soprattutto quando porti loro il pane, e le vedi in fila come le oche dietro a Konrad Lorenz. Galline libere di razzolare in trecento metri di pollaio, tra paglia, erba e terra. Franco Zanelli è il coordinatore degli educatori, una trentina i disabili che ruotano intorno al pollaio e all’orto, dove si coltiva con lo stesso principio: educare al prendersi cura, far crescere diversità e integrazione. Qui zucchine e pomodori sono coltivati anche in cassettoni ad altezza di carrozzina, per coinvolgere chi ha disabilità motorie.

«Serve a sentirsi utili, a vedere il prodotto del tuo lavoro, aiuta a mettere in campo diverse abilità» osserva Simona Landi responsabile della comunicazione della cooperativa. Da poco vengono accolti anche alcuni pazienti dell’ospedale di riabilitazione di Montecatone, sulle colline poco distanti. «Una sperimentazione che ha il valore di apertura e integrazione con il territorio».

La giornata con le galline è scandita da ritmi di lavoro ben precisi: chi si occupa, insieme agli operatori, della pulizia, chi del mangime, chi porta acqua negli abbeveratoi, chi raccoglie ogni giorno le uova, chi le confeziona, chi gestisce le relazioni con chi ha adottato la sua gallina. «Si tratta per lo più di persone con disabilità cognitive – spiegano gli educatori – a loro serve mettersi in gioco, sperimentare ciò che possono fare, il senso di responsabilità. Facciamo in modo che sia un’attività che possa coinvolgere tutti in base alle proprie capacità». Il modello funziona, un Pollaio sociale è già stato replicato alla Dulcamara, sulle colline di Ozzano. Uova e inclusione.

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Autismo, un percorso ad hoc all’aeroporto di Bologna

Un’iniziativa per facilitare gli spostamenti al Marconi e i viaggi aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori

Rumori, luci forti, migliaia di persone nello stesso posto nello stesso momento. L’esperienza in aeroporto può mettere a dura prova persone fragili come i bambini autistici. Che, però, non devono rinunciare a viaggiare con i loro familiari. Per questo, a Bologna, qualche giorno prima di partire potranno fare una specie di ‘prova generale’ con una visita preliminare dello scalo per vedere cosa accade una volta varcata la soglia dell’aeroporto. Un’iniziativa possibile grazie all’adesione del Marconi al progetto di Enac e Assaeroporti “Autismo, in viaggio attraverso l’aeroporto”, nato proprio per facilitare gli spostamenti aerei delle persone con autismo e dei loro accompagnatori.

Per mettere a punto l’accoglienza a questi viaggiatori speciali, l’aeroporto si è avvalso della collaborazione di Angsa (associazione nazionale dei genitori di soggetti autistici) e dell’Ausl, che hanno collaborato alla formazione degli operatori che saranno incaricati di accompagnare i bambini autistici durante la permanenza nell’aerostazione. I ragazzi, infatti, avranno a disposizione personale specializzato per essere guidati attraverso tutto il percorso che precede l’imbarco, dalla consegna dei bagagli al banco dei check-in ai controlli di sicurezza, fino alla scaletta dell’aereo, dove lo stewart passa il testimone alle hostess. Il viaggio, però, comincia già a casa con una brochure ad hoc con suggerimenti per introdurre le persone autistiche al viaggio e un video che illustra in anticipo tutto il percorso attraverso l’aeroporto.

“E’ un percorso con angoli tranquilli, dove poter gestire anche momenti di difficoltà”, osserva Marialba Corona, presidente di Angsa Bologna. “In questi casi la formazione è fondamentale: per affiancare persone con patologie legate allo spettro autistico occorre personale preparato. Noi ci siamo essi a disposizione dei formatori dell’aeroporto e ci impegnamo a far sì che questa formazione sia duratura nel tempo”, assicura Corona.
“In uno scalo dal quale passano più di otto milioni di passeggeri, questo servizio può riguardare potenzialmente migliaia di persone. Per questo sarà gettonato e di sicura utilità”, ritiene Angelo Fioritti, direttore del dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl. “L’aeroporto di Bologna pone grande attenzione all’assistenza alle persone con disabilità e difficoltà motorie: ricordo solo che abbiamo 40 addetti che nel 2018 hanno assistito 41.142 Passeggeri, con una crescita del 6,8% sul 2017”, spiega l’ad del Marconi, Nazareno Ventola. Avviato in forma sperimentale nell’aeroporto di bari nel 2015 e progressivamente adottato da altri scali, il progetto, aggiunge ventola, “prevede un pacchetto di servizi ad hoc, compresa una visita preliminare. Speriamo che questo consenta alle persone affette da questi disturbi di viaggiare di più”.

 

Articolo su Repubblica.it