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Una donna fonda la prima associazione per dare aiuto ai figli che si fanno carico del disagio psichico dei genitori

Articolo di Nicoletta Gigli

«Le testimonianze di chi vive questo calvario, così come le richieste di aiuto, si assomigliano. La solitudine, l’impotenza di trovarsi di fronte a un padre o una madre con depressione, disturbo bipolare o schizofrenia, il senso di inutilità che prova chiunque tenti di avvicinarsi a patologie che stravolgono la vita del malato e quella di chi vive accanto ad una persona che non si riconosce più. Questi figli non sono più soli». Stefania Buoni lavora per trovare la chiave giusta per sostenere quelle famiglie che convivono con mamma o papà anziani e malati. Una scommessa che, nel novembre di due anni fa, ha visto la nascita di Children Of Mentally Ill Parents, la prima associazione italiana creata da e per i figli di genitori che soffrono di disturbi psichici. In genere un fardello che grava soprattutto sulle spalle delle donne che sono le prime a farsene carico, a volta lasciando il lavoro.

Esperta in comunicazione, animata da una forte passione per la giustizia sociale, Stefania si avvicina al tema dei figli di persone affette da un disagio psichico per motivi personali. Ed è un tema che finora nessun figlio ha avuto il coraggio di affrontare: «A questi bambini e ragazzi l’associazione vuole dare una voce istituzionale ed un ruolo attivo, per poter esprimere le proprie istanze e partecipare da protagonisti alla costruzione di misure che promuovano e favoriscano la prevenzione della salute mentale, la lotta allo stigma ed il benessere proprio e delle loro famiglie».

Stefania in poco più di un anno diventa punto di riferimento per tanti ragazzi, e non solo italiani. Le richieste di aiuto e supporto la convincono che è necessario andare oltre. E divulgare un messaggio di speranza e conoscenza di patologie tanto frequenti e invalidanti. E’ così che nasce la miniguida alla sopravvivenza per figli di genitori con un disturbo mentale. Il libro “Quando mamma o papà hanno qualcosa che non va” edito dal Cesvol è già un successo. Contiene i racconti e le emozioni di giovani caregiver, la descrizione sintetica sui principali disturbi mentali per fornire informazioni su ciò che accade ai genitori e favorire una maggiore comprensione dei loro sintomi più acuti ma anche le qualità positive che possono sviluppare i figli di genitori con un disturbo mentale.

E poi consigli, numeri di emergenza da contattare in caso di necessità e una descrizione dei principali servizi sul territorio ai quali ci si può rivolgere per ricevere assistenza e ascolto. «I fondi che raccoglierò verranno utilizzati per ristampare e distribuire a tappeto il libro in biblioteche scolastiche e cittadine, ovunque in tutta Italia possa raggiungere i ragazzi che ne hanno bisogno. Che hanno bisogno di sapere che non sono soli, che ciò che provano ha un nome, di sapere che possono uscirne e ricominciare a vivere. E per incoraggiare anche i loro genitori a chiedere aiuto per sé stessi, a non mollare. Vogliamo incontrare i ragazzi e gli insegnanti nelle scuole di tutta Italia, incontrare le loro famiglie e trasmettere il nostro messaggio di speranza e resilienza. Per sciogliere un dolore spesso nascosto e trasformarlo in semi per un cambiamento positivo».

 

Articolo su Il Messaggero

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Caregiver: quell’esercito silenzioso di donne che rischia di ammalarsi per assistere un familiare

In Italia l’86% delle donne è impegnato con diversi gradi di intensità nell’assistenza a familiari ammalati, figli, partner o più spesso genitori. 1 su 3 se ne prende cura senza ricevere aiuto e solo 1 su 4 è agevolata dal punto di vista lavorativo

Sono tante, tantissime (oltre 15 milioni di persone, secondo i dati ISTAT del 2011), si prendono cura quotidianamente di figli, mariti, genitori, partner disabili o anziani, rinunciano al lavoro e alla vita sociale, ma anche a curare la loro salute. Sono le donne che in Italia sono caregive, alle quali Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, in collaborazione con Farmindustria, ha dedicato un approfondimento all’interno del Libro bianco 2018 “La salute della donna – Caregiving, salute e qualità della vita”, appena presentato.

UNA INCOMBENZA CHE LE LASCIA SOLE – Non sono dati confortanti, quelli che emergono dallo studio: innanzitutto quante sono? Sono tante: la ricerca rileva che lo fanno 86 donne su 100. Un terzo di queste si occupa dei propri cari senza aiuti, solo la metà fa affidamento su collaborazioni saltuarie in famiglia e soltanto nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. Per le donne lavoratrici la situazione si aggrava ulteriormente dal momento che solo 1 su 4 può avere accesso al part-time, allo smart working o agli asili assistenziali.

COSA FA LA CAREGIVER FAMILIARE – La giornata di una caregiver ruota intorno alle esigenze del congiunto che assiste: deve quindi dividersi tra accadimento generale (lavare, ldare da mangiare, seguire nelle operazioni basilari della vita quotidiana) a compiti propriamente infermieristici, come eseguire medicazioni e somministrare farmaci, fino  a mansioni burocratiche.

I RISCHI PER LA SALUTE – Si tratta di un carico assistenziale che impatta a 360 gradi con la vita di queste persone, minandone la salute, poiché, di fatto, ci si trascura perché non c’è tempo per sè. La ricerca rileva che  in molti trascurano la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono e si trovano così a rimandare visite mediche, controlli ed esami, a seguire un’alimentazione scorretta, privandosi spesso di una regolare attività fisica e del giusto riposo notturno.

RISCHIO DI BURNOUT –  Anche quando un caregiver non sia ammalatao di qualcosa di “visibile”, non è detto che a livello psichico la sua salute non risenta del forte stress cui è sottoposto a livello psichico: il carico che ne consegue può rivelarsi attivatore di malattie e depressione, fino ai casi più estremi dove il caregiver può sperimentare la sindrome del burnout, uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico causato da uno stress prolungato nel tempo legato ad un carico eccessivo di lavoro e problemi familiari. In aggiunta, il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento.

COME SI CURANO LE CAREGIVER – La caregiver che si accorge di stare male, cerca di arrangiarsi. La ricerca rileva che nel 46% dei casi di problemi lievi di salute e nel 29% delle situazioni più gravi, la donna si prende cura di sé stessa da sola. Ben il 68% delle donne con alto tasso di coinvolgimento nel caregiving è totalmente autonoma nella gestione delle proprie problematiche di salute, talvolta anche fortemente invalidanti.

PEGGIORE QUALITA’ DELLA VITA – Per quanto riguarda la salute delle donne in generale, il Libro bianco conferma che, nonostante vivano più a lungo – 84,9 anni, contro gli 80,6 degli uomini -, hanno un’aspettativa di vita “in buona salute” di 57,8 anni rispetto ai 60 per gli uomini perché più soggette a fragilità, polipatologie, perdita di autosufficienza e più predisposte a disturbi cognitivi e depressivi.

SOSTENERE LE CAREGIVER – Le caregiver familiari si ammalano, non si curano, devono rinunciare al lavoro, non hanno il tempo per un caffè con le amiche, per una chiacchiera, figurarsi per il parrucchiere. Ma queste donne lavorano: giorno e notte a seguire una persona malata, sostituendosi in alcuni casi allo Stato in una assistenza che altrimenti peserebbe anche sulle tasche di tutti noi. Il minimo che si possa fare, a questo punto, è riconoscere il loro lavoro, in primis riconoscendo loro diritti legati alla contribuzione lavorativa, e permettendo loro di licenziarsi dal lavoro con la certezza di percepire una pensione quando sarà il momento. Si attende che anche a livello centrale ci si allinei a  normative regionali che in alcuni casi hanno superato la normativa nazionale, come nei casi di Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto.

 

Articolo su Disabili.com

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film Altruisti si diventa

Altruisti si diventa (The Fundamentals of Caring) è un film del 2016 scritto e diretto da Rob Burnett, basato sul romanzo The Revised Fundamentals of Caregiving di Jonathan Evison. Il film è interpretato da Paul Rudd, Craig Roberts e Selena Gomez, ed è stato distribuito su Netflix il 24 giugno 2016.

Dopo una tragedia che lo ha portato a separarsi dalla moglie, Ben, un ex-scrittore, cerca di rifarsi una vita e si iscrive ad un corso per diventare un caregiver. Come primo lavoro Ben diventa il badante di Trevor, un diciottenne dal carattere difficile affetto da distrofia muscolare e dotato di un sottile senso dell’umorismo. Trevor passa le sue giornate a casa, a guardare notiziari e a sognare di poter visitare tutti i luoghi bizzarri che vede in televisione, incluso il buco più profondo del mondo. Ben lo accudisce, gli prepara da mangiare e lo accompagna al parco; col passare delle settimane il rapporto tra i due si solidifica e Ben inizia a stimolare in Trevor il desiderio di fare un viaggio. Alla fine, Trevor si mostra favorevole a un viaggio e Ben convince la madre di Trevor a lasciarli partire per qualche giorno.

Come prima meta, Trevor e Ben raggiungono la mucca più grande del mondo. Proseguendo il viaggio, i due incontrano Dot, una ragazza scappata di casa, e le offrono un passaggio. Trevor decide di voler andare a trovare suo padre, che lo abbandonò quando lui aveva 3 anni, età in cui gli fu diagnosticata la malattia. Arrivati in Montana, i tre si fermano ad aiutare Peaches, una donna molto avanti con la gravidanza e rimasta in panne con l’auto mentre si trasferiva a casa della mamma. Peaches si unisce ai tre che si offrono di accompagnarla. Il gruppo si reca dunque al concessionario dove lavora il padre di Trevor e dopo un breve colloquio il ragazzo rimane deluso nel sapere che il padre non vuole riallacciare i legami con lui.

Il gruppo si rimette in macchina e prosegue il viaggio. Raggiunta la buca più profonda del mondo, Peaches ha le doglie e Ben la aiuta a partorire. Poi, Peaches viene portata in ospedale, mentre Dot decide di proseguire il viaggio con il padre, che stava seguendo la figlia per assicurarsi che stesse bene. Tornati a casa, Ben decide di lasciare l’incarico di caregiver e comincia a scrivere un romanzo incentrato su Trevor.

 

Altruisti si diventa – Wikipedia