Pubblicato in: Poesie, Validi

Ladra di baci

ladradibaci2018Resistere alla tentazione

ammaliato da uno sguardo

un profumo silenzioso

e audacia indiscreta

vuoi rubare la mia attenzione

ostaggio della tua semplicità

attratta dalla mia insofferenza

di fronte a cotanta bellezza

pelle soave accarezzata

non offrirmi un sorriso

non donarmi i tuoi splendidi occhi

non continuare a non osare

la mente imprigionata

brama evasione

complici le timide casualità

e furti di passioni

O amata ladra di baci

che rubi i miei pensieri

esaudisci le tue voglie

alleandoti con i miei sogni

Piero Cancemi

Ladra di baci su mEEtale

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film Altruisti si diventa

Altruisti si diventa (The Fundamentals of Caring) è un film del 2016 scritto e diretto da Rob Burnett, basato sul romanzo The Revised Fundamentals of Caregiving di Jonathan Evison. Il film è interpretato da Paul Rudd, Craig Roberts e Selena Gomez, ed è stato distribuito su Netflix il 24 giugno 2016.

Dopo una tragedia che lo ha portato a separarsi dalla moglie, Ben, un ex-scrittore, cerca di rifarsi una vita e si iscrive ad un corso per diventare un caregiver. Come primo lavoro Ben diventa il badante di Trevor, un diciottenne dal carattere difficile affetto da distrofia muscolare e dotato di un sottile senso dell’umorismo. Trevor passa le sue giornate a casa, a guardare notiziari e a sognare di poter visitare tutti i luoghi bizzarri che vede in televisione, incluso il buco più profondo del mondo. Ben lo accudisce, gli prepara da mangiare e lo accompagna al parco; col passare delle settimane il rapporto tra i due si solidifica e Ben inizia a stimolare in Trevor il desiderio di fare un viaggio. Alla fine, Trevor si mostra favorevole a un viaggio e Ben convince la madre di Trevor a lasciarli partire per qualche giorno.

Come prima meta, Trevor e Ben raggiungono la mucca più grande del mondo. Proseguendo il viaggio, i due incontrano Dot, una ragazza scappata di casa, e le offrono un passaggio. Trevor decide di voler andare a trovare suo padre, che lo abbandonò quando lui aveva 3 anni, età in cui gli fu diagnosticata la malattia. Arrivati in Montana, i tre si fermano ad aiutare Peaches, una donna molto avanti con la gravidanza e rimasta in panne con l’auto mentre si trasferiva a casa della mamma. Peaches si unisce ai tre che si offrono di accompagnarla. Il gruppo si reca dunque al concessionario dove lavora il padre di Trevor e dopo un breve colloquio il ragazzo rimane deluso nel sapere che il padre non vuole riallacciare i legami con lui.

Il gruppo si rimette in macchina e prosegue il viaggio. Raggiunta la buca più profonda del mondo, Peaches ha le doglie e Ben la aiuta a partorire. Poi, Peaches viene portata in ospedale, mentre Dot decide di proseguire il viaggio con il padre, che stava seguendo la figlia per assicurarsi che stesse bene. Tornati a casa, Ben decide di lasciare l’incarico di caregiver e comincia a scrivere un romanzo incentrato su Trevor.

 

Altruisti si diventa – Wikipedia

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Da seduta: la prospettiva di una vita che cambia con una disabilità

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La disabilità raccontata attraverso le emozioni che suscita il cambiamento del proprio corpo è la protagonista di questo racconto della scrittrice Simona Merlo
Una disabilità che sopraggiunge è anche un’immagine di sé che non risponde più a se stessa. E’ cambiare corpo, è non riconoscersi. E tuttavia anche cambiare, modificarsi, seguire la nuova rotta.
Ne trasmette le sensazioni la scrittrice Simona Merlo nel suo racconto “Da seduta“, dedicato ed ispirato all’amica e collega Elena Casi. Potete leggere il racconto, premiato al concorso letterario nazionale “Albiatum“, qui di seguito. Ringraziamo l’autrice che ci ha dato l’autorizzazione alla pubblicazione.

Guardo il mio cane. È così strano capire chi sono adesso per lui. Non corre più con me, non passeggia, non mi chiede di uscire. Mi guarda con quell’espressione più che umana, con le orecchie un po’ piegate e la testa inclinata da una parte e aspetta, forse, che i miei gesti ritornino come prima. Lo spera in verità. Ma lui è un Jack Russel pensatore e sono certa che dentro i suoi lunghi silenzi cerchi un modo per tornare indietro nel tempo, per fermare quell’attimo di felice normalità in cui ero io la sua padrona. Ero io a gestire lo spazio intorno a noi, senza barriere, ruote, estranei, bastoni, medici, cuscini, farmaci. Senza limiti.

Guardo il mio cane. Da seduta. Ingombrante e straziata dai dolori, lo accarezzo per calmarmi. Il suo battito accompagna la mia lotta quotidiana nella conquista dei metri quadrati. Qualche volta mi spingo fino allo specchio e fisso i dettagli di un corpo che non riconosco: cosa sono queste linee che delimitano i miei fianchi? Chi le ha disegnate così lente? Le mie spalle da tennista costrette dentro spasmi incontrollabili. Le braccia forti e sicure ieri, oggi tremano come un piccolo giunco investito dal vento. A volte, non sempre. A quale invisibile richiamo rispondono i miei muscoli? Ingestibili se non per poco, se non in acqua. Lontani da quello che la mia mente ordina, hanno proclamato un imprevedibile colpo di stato. Una guerra che forse un gene o un virus o elementi traumatici o tutti insieme hanno iniziato contro di me, contro un mero contenitore di carne e sangue che li tiene stretti stretti senza riuscire a mandarli via. Senza riuscire a cacciarne nemmeno uno.

Un sistema immunitario andato a puttane, dicono. Un intero sistema-vita ridotto in frantumi: sintetizzo. Quello che mi stavo costruendo a fatica da venti anni, pezzo dopo pezzo, senza chiedere niente, nel silenzio delle mie scelte.Quello che oggi vorrei indietro, che i pazzi disprezzano, da cui i deboli scappano.
Una vita fatta di errori ma di libertà, di moto da guidare, di posti da vedere; fatta dell’odore dell’erba dopo la pioggia estiva. Di maratone di film senza mal di testa, pause o colliri. Una vita senza nessun obbligo organizzativo, senza la paura che, se sola, potrei morire della mia stessa paura.

Guardo il mio cane. La rabbia monta. Mi assale d’improvviso disgregando ogni briciola di energia raccolta a fatica nonostante il sonno forzato e i pensieri negativi. Mi aggredisce in un moto necessario di violenza. Basta poco: un motorino che per cinque minuti ruba il diritto di un posto agevolato; la cattiveria di uno sconosciuto per il quale sei un lento impiccio da superare; gli amici che ti evitano e quelli che ti parlano come se fossi scema non seduta. Non sei più donna né una professionista. La grande novità del tuo status acquisito è che non sei più tu. Sei un’altra che si guarda dall’alto. Sei sospesa tra sentimenti inattesi da cui è inutile fuggire.

Nel silenzio notturno ascolto il barbagianni, accendo la tv, bevo la mia magica pozione antidolorifica. Riesco a fare qualche passo appoggiandomi al bastone. Forse in un futuro non troppo lontano troveranno una cura. Forse mi alzerò di nuovo e camminerò come prima, fluida, seguendo la corrente fatta di persone che attraversano la strada o in fila ad una fiera. Forse domani sarà diverso ancora una volta: perderò peso, andrò in palestra, farò l’amore senza sentirmi di meno. Di meno della persona che accarezzo, della sua bellezza. Il mio di più non saranno ruote estraibili con un click o scivoli di accesso.

Tuttavia finché il domani dei desideri non diventerà il mio oggi devo provare a sorridere. Sbircio cosa fa il mio cane accigliato e decido: lo porto fuori da sola. Ho comprato online un nuovo straordinario guinzaglio; ho cambiato casa per non avere le scale; ho cambiato città per avere più vicino chi amo; ho trovato un nuovo modo di lavorare; ho la forza per accettare e non darla vinta a questa nuova dimensione. E se mi guardo e non mi riconosco, e se urlo quando vorrei piangere, e se ascolto la musica quando vorrei mixarla in discoteca, e se tutto questo mi spinge dentro gli abissi dell’angoscia, io guardo il mio cane. Da seduta. In fondo è anche una questione di prospettiva.

Questo racconto fa parte dell’antologia pubblicata a seguito del premio “Albiatum”. Per conoscere altri lavori di Simona Merlo: www.facebook.com/MerloScrittrice/

 

Articolo su Disabili.com

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Nuovo inizio

“Riccio sospirò, guardò il soffitto bianco e pensò che tutte quelle frasi che fino a quel momento gli sapevano di banale adesso erano intrise di valore. Ora aveva una verità, un inizio da cui ripartire. Scoprì il valore della vita solo quando stava per baciare la morte, così come il peso che si dà alle cose, quando non ci sono più. Da questo incontro, Riccio, aveva capito che si danno immagini piacevoli a quello in cui si spera, che la mancanza delle persone che ci hanno abbandonato è troppo forte e per questo le ritroviamo almeno in quell’ipotetico aldilà, fatto di sogni, di desideri e di speranze. In un attimo la fine era diventata per lui un nuovo inizio.”

[La bestia non si ferma p.14]

http://www.ereticaedizioni.it/?product=piero-cancemi-la-bestia-non-si-ferma