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Terapia occupazionale. Gli ausili per la vita quotidiana che restituiscono autonomia a persone anziane e disabili

Ausili e piccoli oggetti a prezzi contenuti per agevolarci nel fare il bagno, mangiare, vestirci.

In presenza di specifiche condizioni, le semplici attività quotidiane possono rappresentare una sfida sia per le persone con disabilità che per i loro assistenti. Parliamo di azioni come mangiare – quindi tenere in mano posate e bicchiere – ma anche vestirsi e lavarsi, alzarsi dal letto e spostarsi, allacciarsi le scarpe, afferrare oggetti.

Si occupa di dare spunti e suggerimenti sul come migliorare l’autonomia in questi contesti la terapia occupazionale, che indica anche alcuni ausili per la vita quotidiana che contribuiscono a facilitare queste operazioni: strumenti anche semplici ma che fanno la differenza nelle attività di tutti i giorni.

Ci parla di alcuni di questi strumenti All Mobility, azienda specializzata nella distribuzione di ausili per la vita quotidiana, che conta oltre un centinaio di articoli per questo settore, reperibili presso 500 rivenditori di zona o rivenditori autorizzati on line. Qui ne vediamo alcuni, ricordandovi che potete consultarne il catalogo completo qui.

AUSILI PER MANGIARE
Piatti
 In cucina, possiamo facilitare il pasto della persona con difficoltà alle mani o alle braccia (si pensi ad esempio alla persona con tremori, anziana, con distonie o con un solo arto), utilizzando piatti o scodelle con base antiscivolo e bordo rialzato, che permette di sfruttare la maggiore profondità del piatto e raccogliere il cibo sulla posata, sia solido che liquido, con più facilità. Sul mercato si trovano anche singoli bordi da applicare al piatto, o varianti del piatto stesso già inclinato, o anche con base che mantiene il cibo caldo, quando il pasto sia una operazione che richiede diverso tempo.

Posate Aiutano a mangiare in autonomia tutta una serie di piccoli ausili che migliorano la presa delle posate: si va dalle impugnature facilitate, alle fasce che assicurano coltello, forchetta e cucchiaio alla mano, ma anche le posate orientabili, utili quando non si riesca a flettere il polso, tanto per portare il cibo alla bocca quanto per tagliarlo. Le posate sono dotate della impugnatura confort grip per una presa agevole e sicura, resa più salda dal cinturino regolabile con chiusura a strappo.

Utili in caso di tremori della mano, anche le posate con peso maggiorato, che insieme alla impugnatura ergonomica consentono di maneggiare forchette, coltelli e cucchiai più agevolmente. 

Non richiede invece l’utilizzo di tutte le dita l’impugnatura facilitata che permette di afferrare la posata a palmo aperto.
Bicchieri Sul fronte bicchieri, oltre a quelli con doppia impugnatura per chi ha difficoltà di presa con una sola mano, ce ne sono anche a beccuccio o con aperture laterali, che consentono di bere senza dover piegare la testa. 

AUSILI PER CUCINARE
Piani L’uso delle mani in cucina può trovare validi supporti in tanti piccoli ausili. Troviamo ad esempio il tagliere con ferma alimenti, o un vero e proprio piano di lavoro dotato di strumenti per affettare, grattugiare, pulire ed asciugare gli alimenti, aprire scatolette, barattoli o bottiglie. Si assicura al tavolo grazie a quattro ventose, e evita ai cibi in lavorazione di cadere, grazie ai suoi bordi rialzati.
Apri bottiglie C’è inoltre tutta una serie di piccoli accessori permette di avere un grip maggiore nell’aprire bottiglie, barattoli e lattine.

AUSILI PER VESTIRSI
Infila abiti Per utenti con mobilità ridotta degli arti inferiori e superiori può essere utile un ausili come l’infila slip o coulotte, che riduce lo sforzo del sollevare le gambe per indossare l’intimo. Collant, calzini, calze a compressione possono essere invece indossati con una sola mano, aiutandosi con un apposito infila calze. Esistono poi una serie di piccoli ausili come l’infila bottoni, dotato anche di gancio per le zip, il bastone per vestirsi e i lacci per le scarpe elastici, grazie ai quali si possono infilare e sfilare le scarpe senza dover legare i lacci. 

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AUSILI PER LAVARSI

Spazzole dai manici lunghi Se la persona non è allettata ma limitata nell’uso degli arti, può essere utile utilizzare una serie di spazzole con manici lunghi da utilizzare in vasca o doccia: racchiude almeno 5 diverse funzioni il manico lungo multiuso, dotato di cinque testine rapidamente intercambiabili, ciascuna con una funzione. 

Spazzola per piedi Specificamente per la doccia è la spazzola per i piedi: una spazzola con base antiscivolo per l’utilizzo su superfici bagnate o umide, che permette di provvedere all’igiene dei piedi sgravando la schiena, le spalle da movimenti e torsioni e senza dover sollevare le gambe.

Segnaliamo anche un paio di ausili utili all’assistente – caregiver dell’utente, quindi non utilizzabili in autonomia dalla persona anziana o disabile:
Telo letto Un ausilio utile al caregiver che debba occuparsi dell’igiene di una persona allettata è il telo Bagnoletto. Si tratta di un telo in PVC con bordi laterali rigidi e agganciati, che di fatto consente di isolare l’utente dalle lenzuola e dal letto, per poterlo lavare con acqua corrente, senza doverlo sollevare e trasferire dal letto.
Lavatoio capelli Per lavare i capelli esistono un paio di soluzioni: il lavatoio a pareti gonfibili, da utilizzarsi direttamente sul letto, o quello rigido, per utenti in carrozzina.

AUSILI PER CORICARSI/ALZARSI DAL LETTO
Se alzarsi dal letto è una operazione divenuta difficile, si può optare per una serie di piccoli ausili dedicati, che consentono all’utente di non caricare eccessivamente la schiena, e di trovare un supporto per l’alzata.
Supporti all’alzata Oltre al classico supporto costituito da una maniglia agganciata con una cinghia regolabile ad un supporto in acciaio, troviamo una sorta di scaletta che, collegata all’estremità del letto, fornisce una serie di impugnature per potersi sollevare aiutandosi con le braccia.
Supporto a letto Una volta a letto, per tenere con la schiena una posizione da seduti anche stando sul materasso si può optare per lo schienale per letto reclinabile: con 5 inclinazioni possibili, è dotato di un cuscino per la nuca che ne migliora il comfort.

AUSILI PER IL TEMPO LIBERO
Pinze e impugnature ergonomiche Aiutano ad afferrare oggetti anche quando abbiamo limitata funzionalità della mano e scarso controllo delle dita una serie di pinze adatte allo scopo: possono essere ultraleggera e con impugnatura confort grip antiscivolo, e avere all’estremità una piccola calamita per raccogliere oggetti. Funzione analoga ma con la possibilità di afferrare direttamente con la mano è quella delle impugnature ergonomiche per penne e utensili che, aumentandone il diametro, rendono più facile la presa.

Questa è solo una panoramica di alcuni ausili che possono rivelarsi utili a persone anziane o disabili nella vista di tutti i giorni. Consigliamo anche di richiedere gratuitamente ad All Mobility la guida, redatta dal Terapista Occupazionale Matteo Cantoni, che illustra alcune di queste soluzioni: basta utilizzare il modulo di richiesta presente nelle schede prodotto a questo link, indicando nelle richieste la guida in oggetto.

Articolo su Disabili.com

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Un terzo degli alunni con disabilità è senza docenti di sostegno specializzati (e andrà sempre peggio)

La FISH commenta i dati sulle operazioni di mobilità dei docenti della scuola da cui si rileva che circa 5.000 docenti titolari di posti di sostegno hanno ottenuto il passaggio su posto comune

I cancelli delle scuole si sono appena chiusi, ma è già tempo di pensare al prossimo anno scolastico, e soprattutto di non abbassare la guardia sul fronte del sostegno scolastico agli alunni e studenti con disabilità.
Lo fa la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), facendo i conti e segnalando che 5.000 docenti specializzati e titolari su posti di sostegno hanno ottenuto il passaggio su posto comune. Significa che tutti questi insegnanti, dotati di specializzazione per il sostegno, sono passati ad insegnare materie curriculari, lasciando quindi vuote quelle 5.000 preziosissime cattedre per le quali bisognerà cercare nuovo personale, spesso non specializzato.

Ricordiamo che la normativa attuale consente agli insegnanti di ruolo di sostegno di passare su cattedra comune dopo cinque anni di permanenza su cattedra di sostegno.
Le difficoltà di copertura dei posti di sostegno, peraltro da anni ben note, continueranno dunque ad aumentare, e a farne le spese, ancora una volta, saranno gli alunni con disabilità che, di anno in anno, sempre più spesso devono â€œaccontentarsi” di docenti privi di specializzazione.

Vincenzo Falabella, presidente della FISH, si rivolge Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, per correre ai ripari: «Chiediamo l’immediata istituzione di una classe di concorso per il sostegno, una per ogni ordine e grado di istruzione». Segnala Falabella che come conseguenza del passaggio su posto comune di 5000 docenti specializzati, “a settembre decine di migliaia di cattedre di sostegno rimarranno vuote e la maggior parte di esse saranno coperte da docenti non specializzati, con un aggravio per gli alunni con disabilità, che, in tal modo, si ritroveranno con docenti privi di una formazione adeguata”.

Amarissima la constatazione che â€œdi questo passo per oltre un terzo dei quasi 300.000 studenti con disabilità italiani i docenti per il sostegno continueranno ad essere dei semplici badanti”.

Secondo Falabella è il sistema a dover essere modificato: “la classe di concorso deve essere una chiara scelta professionale fin dagli studi universitari e non una scelta meramente opportunistica, per trovare lavoro, cioè un trampolino di lancio per il posto comune». Conclude: “l’istituzione di apposite classi di concorso per il sostegno garantirebbe pure la continuità didattica e dunque chiediamo al Ministero dell’Istruzione, da subito, di convocare l’Osservatorio Scuola data l’urgenza del caso, per affrontare un problema che si trascina da anni e che deve assolutamente trovare un avvio di soluzione”.

Articolo su Disabili.com

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‘Camp dei Sogni’ per dare futuro di sport ai bimbi disabili

Nazionale artisti di Ski Team apre selezioni per evento Pinzolo

ROMA, 16 DIC – Dare un futuro a bambini e giovani con disabilità fisiche, dove poter formare il loro talento e dargli l’opportunità di entrare nel mondo degli sport invernali paralimpici. E’ l’obiettivo del ‘Camp dei Sogni’, che si terrà a Pinzolo (Trento) dal 19 al 24 gennaio prossimi, le cui selezioni sono state aperte dalla Nazionale Artisti Ski Team (NAST). Al Camp possono partecipare bambini dai 7 ai 10 anni con disabilità fisico-motorie e sensoriali; la partecipazione è gratuita anche per l’accompagnatore (genitore o tutore) e prevede vitto e alloggio in hotel, skipass ed attrezzatura tecnico sportiva adeguata, laboratori e attività sportive.
La formazione sportiva, che sarà seguita da maestri, istruttori e allenatori abilitati a questo particolare insegnamento e con ausili dedicati a disposizione, si svolgerà al mattino, mentre il pomeriggio sarà dedicato ad un corso di body percussion e teatro comico, come integrazione allo sport per migliorare l’approccio alla vita artistica e sociale.
La Nazionale Artisti Ski Team nasce da un’idea di Luca Jurman, cantante, produttore e vocal coach da sempre appassionato di sci, allo scopo di aiutare bambini e giovani con disabilità; l’incontro con il maestro e allenatore di sci Alberto Laurora, con cui condivide gli intenti e la passione per lo sci, lo portano a trasformare la sua idea in realtà: “i bambini fisicamente disabili, così come le loro famiglie – spiega Jurman – spesso perdono la speranza che possano avere qualche sbocco nella vita, così ho deciso di fare qualcosa di diverso e di utile insieme alle persone che mi hanno appoggiato.
Ho fondato la NAST per contribuire a creare un futuro professionale nello sport agonistico”.
Jurman punta così all’inserimento dei giovani nella Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici (FISIP) con cui la NAST è gemellata e dalla quale è patrocinata.
“L’Arte e lo Sport – conclude – hanno il potere di migliorare la qualità della vita, sia fisicamente sia psicologicamente, ed è per questo che NAST e FISIP hanno deciso di collaborare in questo grande progetto”.

 

Articolo su ANSA.it

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84 anni, ogni giorno fa 60 km per portare un bambino non vedente a scuola: è il nonno dell’anno

Il 2 ottobre Romano Carletti è stato premiato a Palazzo Chigi, a Roma. La favola di Montemignaio (Arezzo) dove il piccolo Jaffar, di origini macedoni, non può usufruire dello scuolabus perché privo dell’accompagnamento per disabili.

A Montemignaio, nel Casentino, non lontano da Arezzo, c’è un signore, Romano Carletti, di 84 anni, che ogni giorno accompagna a scuola il piccolo Jaffar. Lui di anni ne ha solo 6, è di origini macedoni. E’ non vedente. Ha il padre taglialegna, Jaffar, un lavoro che lo porta via dall’alba alla sera; la mamma non ha la patente e per Jaffar andare a scuola è un problema senza soluzione: nello scuolabus del paese, infatti, non è attivo l’accompagnamento per piccoli disabili. E allora Romano si è fatto avanti: sarà lui ad accompagnare il bambino. Come se fosse suo nipote. Intorno, un’Italia di malumori e porte chiuse ai migranti, agli stranieri, a chi è venuto in Italia per cercare lavoro e un destino migliore. Ma Romano non ci sta. Per lui è naturale portare il piccolo Jaffar a scuola, vederlo correre verso i suoi compagni,  e abbracciarli sorridente.

Ogni mattina, alle 7,30, il “nonno putativo” si presenta a casa del bambino. Insieme, percorrono la lunga strada verso la scuola. 60 chilometri. All’inizio dell’estate, poco prima che le aule chiudano porte e finestre per le vacanze, la notizia si diffonde. Commuove, scuote la comunità di Montemignaio, ma non solo. Arriva a Palazzo Chigi, dove mercoledì 2 ottobre a Romano Carletti sarà assegnato il premio come Nonno dell’anno “per il suo pronto spirito di solidarietà, per la sua dedizione nell’aiutare il prossimo, per la sua tenacia senza età, e per aver dimostrato, col suo esempio eccezionale di affettuoso altruismo, la sconfinata forza del grande cuore dei nonni”.  E anche il sindaco del borgo aretino, Roberto Pertichini, ha voluto chiosare la favola di Romano e Jaffar con un suo messaggio: “Carletti, in un mondo così poco propenso ad aiutare l’altro ha dimostrato quanto invece è gratificante, con grande sacrificio e amore aiutare chi è in difficoltà. Lo ringrazio per il messaggio che ha dato, perché le persone che scelgono di vivere in montagna, in un contesto di dimenticanza, sono attaccate a valori semplici ma fondamentali”.

 

Articolo su Repubblica.it

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I nonni del Chianti, l’Orto Felice e i ragazzi: la vita è un romanzo (vero)

Articolo di Luciano Ferraro

I vecchi insegnano a giovani e disabili a coltivare la terra. Le tradizioni sono salve, grazie anche alla collaborazione con uno chef stellato

È come in un libro della catalana Tina Vallès, La memoria dell’albero (Solferino). Il nonno è davanti a un platano della Ronda: a due bambini racconta «con la faccia da cantastorie» che «da piccolo aveva un albero che lo proteggeva dal sole di mezzogiorno e gli faceva da capanna, nascondiglio e confidente». Il vecchio orologiaio del paese insegna ai piccoli a toccare, ad accarezzare, ad abbracciare gli alberi. Quello che sta accadendo in Toscana, in un fazzoletto di terra nel comune di Castelnuovo Berardenga (tra le colline della provincia di Siena), è un romanzo reale che parla di memoria, identità, tempo e trasmissione della conoscenza, ovvero del rapporto speciale che esiste tra un nonno e un nipote. Così unico che ci si può sentire nonni e nipoti anche senza esserlo in deroga all’albero genealogico.

Tutto è iniziato sei anni fa nel Chiantishire. All’interno dell’azienda agricola San Felice, proprietà del gruppo Allianz, colosso assicurativo di Monaco di Baviera che in Italia ha 5.500 dipendenti. Nella tenuta in cui nascono, tra gli altri, due Chianti Classico pluripremiati come Il Grigio e il Poggio Rosso, c’è un antico villaggio toscano. Il borgo è stato a lungo restaurato e ora è un albergo diffuso con 60 stanze, l’unico della catena Relais & Châteaux su queste colline.

«La nostra – racconta Mario Cuccia, il presidente di San Felice – è stata una idea semplice: abbiamo girato i bar di Castelnuovo e abbiamo chiesto agli anziani del paese se avessero voglia di diventare maestri della terra, di insegnare ai ragazzi come si zappa, come si innaffia, come si coltivano le erbe aromatiche, l’insalata e le altre verdure». Un piccolo gruppo di nonni ha iniziato così a conoscere i nuovi nipoti acquisiti, un altrettanto piccolo gruppo di ragazzi con difficoltà cognitive (autismo e sindrome di Down), con l’aiuto della Cooperativa Sociale Naturalmente.

La Fondazione Allianz Umana Mente ha aperto il portafogli, come ha fatto negli ultimi 18 anni con 52 mila persone che hanno ricevuto 35 milioni di euro per le loro iniziative. Così è stato finanziato il progetto Orto Felice, a cui si è aggiunto poi il capitolo Aia Felice: gli anziani insegnano ai ragazzi anche come prendersi cura delle galline di un pollaio. Cuccia lo chiama un piano di «agricoltura sociale, un esempio di welfare comunitario territoriale».

L’Orto felice ha messo in moto istituzioni e associazioni. Il Comune di Castelnuovo Berardenga ha coinvolto scuole e case di cura, con laboratori e giornate di festa. La Regione Toscana lo ha inserito nei progetti meritevoli all’interno del bando di agricoltura sociale. L’associazione Terza età della zona ha coinvolto gli anziani. «La semina viene decisa con lo chef del ristorante del borgo – spiega Cuccia – perché poi quello che cresce nell’orto grazie agli anziani e ai loro insegnamenti ai ragazzi, finisce a tavola».

I ristoranti sono due: il Poggio Rosso, una stella Michelin dal 2017, e l’Osteria del Grigio. La supervisione è affidata a Enrico Bartolini, 40 anni e 6 stelle Michelin assegnate ai suoi 5 ristoranti tra cui il Mudec, all’interno del Museo delle Culture di Milano. Nella tenuta il nuovo executive chef è il colombiano Juan Camilo Quintero, 30 anni, che ha fatto esperienza anche nella cucina di Massimo Bottura, anima e mente dell’Osteria Francescana di Modena, per due volte votato come miglior ristorante del mondo. «Con questo trasferimento di sapere legato alle tradizioni contadine di un luogo unico nel suo genere – argomenta Nicola Corti, segretario di Umana Mente – abbiamo creato un concreto scambio intergenerazionale. Generando non solo ottimi prodotti, ma anche migliorando la vita di tutte le persone coinvolte».

Sonia Belluardo, responsabile dell’Orto e dell’Aia Felice, spiega che la scelta di far partecipare gli anziani differenzia il progetto da molti altri che puntano a far partecipare i ragazzi con difficoltà a qualche fase della vita aziendale. «I nonni hanno il ruolo di mentori e di formatori professionali, per tramandare tecniche di coltivazione e di produzione, un patrimonio di esperienza e tradizione autentico e sostenibile». Nonni e ragazzi lavorano tutta la settimana. Non si occupano solo dell’orto e del pollaio con una quarantina di galline ovaiole, di razze Padovana, Livornese e Moroseta. Preparano anche conserve e marmellate che vendono ai mercatini locali. Riescono a incassare fino a diecimila euro l’anno («Questo denaro servirà alla Fondazione non per coprire le spese, ma per creare altre occasioni di aiuto», spiegano). Quando piove e non possono lavorare la terra per i pomodori, il sedano, le zucche e i legumi, i ragazzi intrecciano vimini ricavando cesti. «L’Orto Felice – illustra Cuccia, manager esperto di finanza che ha scoperto nel Chianti «quanto sia appagante aiutare gli altri» – negli anni è cresciuto. Ora occupa 2.500 metri quadrati, c’è una nuova serra adibita a semenzaio, sono arrivate anche le capre, impiegate per la pet therapy e per il diserbo naturale della zona vicina all’orto».

Uno dei ragazzi (hanno tutti dai 18 ai 25 anni) ha suggerito per un capretto il nome Miguel, lo stesso del protagonista del film di animazione Coco, storia del viaggio di un giovanissimo aspirante musicista sulle tracce dei racconti dei suoi antenati. «Simone partecipa all’Orto felice da anni – dice la madre – e qui sta crescendo, diventando adulto. Perché si impegna seriamente in mansioni semplici e condivise. Durante la vendemmia e la raccolta delle olive dorme nel borgo, assieme agli altri ragazzi e ai dipendenti dell’azienda agricola. L’angoscia di stare lontano da noi è sparita». E assieme ai nonni ci sono le nonne, come la signora Santina. Che ha le idee chiare sui benefici dell’Orto: «Vengo qui perché mi fa bene, stare in compagnia dei ragazzi mi rigenera», dice.

Ora questo progetto è pronto a essere esportato, annuncia Cuccia, uscendo dall’ombrello dei 210 ettari dei vigneti del gruppo (San Felice, Campogiovanni a Montalcino e Perolla nella Maremma toscana). «Vogliamo che l’Orto Felice cresca. Importanti famiglie di vignaioli, non solo in Toscana, stanno pensando di replicare questa esperienza – sostiene – facendo uscire dalle case e dai bar gli anziani dei paesini». Alla ricerca di quei giorni speciali in cui i nonni «con la faccia da cantastorie» descritta nel libro della catalana Tina Vallès spiegano ai ragazzi come ci si prende cura delle piante.

 

 

Articolo su Corriere.it

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“Riabilito, abito e lavoro”: a Milano un centro per dare un futuro ai ragazzi disabili

Articolo di di SARA FICOCELLI

Nel quartiere Gratosoglio, una struttura moderna che offre servizi di riabilitazione, alloggi e opportunità di formazione e impiego. A dare una mano agli ospiti, i volontari del quartiere.

Il centro polifunzionale RI.ABI.LA.

 

ROMA. La fiducia nel futuro a volte parte da un nome, o meglio da un acronimo: è il caso di RI.ABI.LA. (Riabilito Abito e Lavoro), il progetto di recupero e riqualificazione dell’ex centro parrocchiale Vittoria a Milano, nel quartiere Gratosoglio.

Dietro ci sono due organizzazioni non profit, l’associazione L’Impronta e la cooperativa sociale Via Libera, da oltre 20 anni impegnate per dare una mano a famiglie con disabilità o comunque disagiate, con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro proprio le persone più fragili.

L’ex centro parrocchiale è stato costruito alla fine degli anni ’50 grazie alle Cartiere di Verona, agglomerato industriale a poche centinaia di metri, e usato prima come scuola materna per i figli dei dipendenti e poi come oratorio. E’ qui che, nel 1991, è nato il gruppo di volontariato L’Impronta, co-artefice, trent’anni dopo, e grazie a una convenzione con l’assessorato all’urbanistica del Comune di Milano, del progetto di recupero.

Con i suoi 1900 metri quadrati di superficie (600 in più rispetto alla struttura originaria), la struttura rappresenta oggi un punto di riferimento importante per attività riabilitative per disabili anche giovanissimi, tra un centro diurno e un piccolo poliambulatorio. Chi versa in condizioni particolarmente difficili dal punto di vista sociale ed economico può contare poi su alloggi temporanei e servizi educativi per i più piccoli, il tutto coadiuvato dalla presenza di due famiglie “solidali” di appoggio. Ma l’opportunità più grande offerta tra queste mura è quella dell’inserimento nel mondo del lavoro attraverso l’apertura delle “Botteghe”, un piccolo complesso commerciale dove si vendono prodotti a km 0 e dove per giunta sono presenti ristoranti e un parrucchiere.

Il centro è in grado di accogliere ogni giorno circa 40 persone disabili nella parte riabilitativa e 50 in quella abitativa, e di offrire almeno 30 nuovi posti di lavoro, 10 dei quali dedicati proprio a chi ha problemi di disabilità. Al di là dei numeri, il valore aggiunto è dato dalla capacità di questo posto di mettere in relazione gli ospiti con gli abitanti del quartiere, coinvolti attraverso il volontariato, esperienze di alternanza scuola-lavoro e di tirocinio per persone fragili. Una vittoria per tutti, a due passi dal centro di Milano.

 

Articolo su Repubblica.it

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Adotta una gallina in cambio delle sue uova. A Bologna nasce il Pollaio sociale

Articolo di Ilaria Venturi

L’esperienza avviata per la prima volta nelle campagne di Toscanella di Dozza da una cooperativa: ci lavorano ragazzi disabili

Loro stessi sono cresciuti in modo inatteso: partito con 35 galline, da questa primavera hanno raddoppiato. La struttura è in legno, le scatole portauova sono personalizzate. Come funziona? Si adotta una gallina – ancora poco più di una decina sono “orfane” – pagando 95 euro per un anno (informazioni: pollaiosociale@seacoop.coop), quota che comprende il suo mantenimento e la gestione del progetto. Ogni gallina produce, più a meno a seconda dei mesi, 250 uova che vengono consegnate ai benefattori. Fresche, a chilometro zero, buone anche per le relazioni.

Ma il valore comunitario dell’impresa non si esaurisce qui. Il Pollaio Sociale è un luogo dove una trentina di disabili, dai 20 ai 40 anni, seguiti al centro occupazionale La Tartaruga, sperimentano il sentirsi utili, oltre che un’occupazione. Una sorta di pet terapy, anche se ammette Letizia Conti, educatrice, «le galline non sono coccolone» come gatti e cani. Ma ci si affeziona, complici anche Gaia e Baba, protagoniste del film di animazione “Galline in fuga”.

«Tra i nostri ragazzi c’è chi aveva paura ad entrare nel pollaio, poi piano piano ha preso confidenza, c’è ora chi le accarezza e se le prende sotto braccio». Poi capita anche che ti seguono, soprattutto quando porti loro il pane, e le vedi in fila come le oche dietro a Konrad Lorenz. Galline libere di razzolare in trecento metri di pollaio, tra paglia, erba e terra. Franco Zanelli è il coordinatore degli educatori, una trentina i disabili che ruotano intorno al pollaio e all’orto, dove si coltiva con lo stesso principio: educare al prendersi cura, far crescere diversità e integrazione. Qui zucchine e pomodori sono coltivati anche in cassettoni ad altezza di carrozzina, per coinvolgere chi ha disabilità motorie.

«Serve a sentirsi utili, a vedere il prodotto del tuo lavoro, aiuta a mettere in campo diverse abilità» osserva Simona Landi responsabile della comunicazione della cooperativa. Da poco vengono accolti anche alcuni pazienti dell’ospedale di riabilitazione di Montecatone, sulle colline poco distanti. «Una sperimentazione che ha il valore di apertura e integrazione con il territorio».

La giornata con le galline è scandita da ritmi di lavoro ben precisi: chi si occupa, insieme agli operatori, della pulizia, chi del mangime, chi porta acqua negli abbeveratoi, chi raccoglie ogni giorno le uova, chi le confeziona, chi gestisce le relazioni con chi ha adottato la sua gallina. «Si tratta per lo più di persone con disabilità cognitive – spiegano gli educatori – a loro serve mettersi in gioco, sperimentare ciò che possono fare, il senso di responsabilità. Facciamo in modo che sia un’attività che possa coinvolgere tutti in base alle proprie capacità». Il modello funziona, un Pollaio sociale è già stato replicato alla Dulcamara, sulle colline di Ozzano. Uova e inclusione.

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Tutti, ma davvero tutti, a mare: la lista di spiagge e lidi in Sicilia a prova di carrozzina

Una serie di strutture balneari che tra percorsi dedicati e servizi necessari per le persone con disabilità motoria (anche temporanea) costituiscono in Sicilia una costellazione di spiagge accessibili in cui il mare è accessibile: da Palermo ad Agrigento, da Trapani a Catania, Siracusa e Pantelleria, il mare di Sicilia è un’esperienza godibile da tutti.

PALERMO.
Alla spiaggia di Mondello c’è il Lido balneare l’Ombelico Del Mondo in viale Regina Elena (telefono 091 452242) con 20 lettini, dieci ombrelloni, tre sedie da mare, tre assistenti e due istruttori Finp e sia il diversamente abile che l’accompagnatore non pagano il lido.

Non solo disabili ma anche anziani e persone che, anche temporaneamente, hanno difficoltà a muoversi in autonomia e hanno bisogno della carrozzina o delle stampelle e di un accompagnatore: la società Mondello Italo Belga apre sul litorale sabbioso di Mondello un lido adatto a tutti, il Lido Onde Beach (via Regina Elena 29, Mondello, telefono 091 450436 o 328 1711476).

Ci sono poi il Lido Sirenetta e la spiaggia low cost “Costa Picca” (in via Calipso 1/d, telefono 091 450436).

Sempre vicino Palermo c’è la spiaggia comunale di Balestrate, telefono 338 4897460), Lido Sunset Beach Lime (a Termini Imerese), Lido Pam Pam (a Trappeto, telefono 328 3632363) e ancora Lido Magaggiari (a Cinisi, telefono 335 7908476).

CATANIA.
Sul lungomare La Playa di Catania troviamo il Lido Azzurro (viale Kennedy, telefono 095 340972) dove sono presenti due sedie da mare, due assistenti e due istruttori di Nuoto Finp, dieci lettini e ombrelloni. Il diversamente abile entra gratis mentre l’accompagantore paga.

In zona anche il Lido Venere a Calatabiano (spiaggia San Marco, telefono 347 6283252), Lido Venice Beach e Lido Simpson a Mascali (lungomare Fondachello, telefono 345 8293671 e 095 960030), Lido Cocole a Santa Tecla, Acireale (telefono 320 3528851).

AGRIGENTO. 
Spiaggia libera antistante l’area attrezzata Holiday Park (prima traversa di San Leone, telefono 0922 414758); spiaggia libera (passarella), lido “Le Timpe” a Marianello (Licata); lido “Miramare” a Poliscia (Licata).

ENNA.
Le piscine comunali sono dotate di sollevatore per scendere in acqua, cinque lettini e spazio arieggiato con vele, due assistenti e due istruttori di Nuoto (via Dafne, telefono 0974 932326).

MESSINA.
Qui c’è lo Stabilimento Balneare Seas’s Sport con due sedie da mare, tre assistenti e due istruttori di nuoto Finp, letti e ombrelloni sono gratuiti per i diversamente abili che il loro accompagnatore: siamo nel tratto di arenile di Fiumara Guardia, litorale nord.

Nei pressi, a Milazzo, c’è il Lido Open Sea totalmente accessibile e fruibile dalle persone con disabilità in quanto dotato di ausili e di strutture modulari e amovibili in grado di risolvere i problemi di accesso e di soggiorno e quelli legati alla partecipazione alle attività balneari (telefono 090 5731080 e 393 9700208).

Ci sono anche il Lido La Romantica (Giardini Naxos, telefono 0942 253077), Lido La Fenice (Milazzo, telefono 090 9282988), Oasi Azzurra Village (San Saba, telefono 090 380019) e infine Lido Lime (Santa Teresa Riva, 0942 794840), spiaggia libera “Orizzonti Liberi” (Barcellona Pozzo di Gotto), Lido Golden Beach (Taormina, via Alcide De Gasperi, telefono 320 0573973), Spiaggia No Limits (Capo D’Orlando, lungomare Ligabue, telefono 366 2527680 o 333 3878144) e la spiaggia Libera di San Pancrazio (Giardini Naxos).

RAGUSA.
A Marina di Ragusa sul lungomare troviamo il Lido La Ola in cui sono presenti una sedia da mare, due assistenti, un istruttore di nuoto Finp, 6 lettini con ombrelloni per i diversamente abili che entrano e usufruiscono dei servizi gratuitamente (l’accompagnatore paga, telefoni 370 1252604 e 340 5175497).

Al Lido Margarita sono presenti una sedia da mare, 6 lettini con ombrelloni, due assistenti, un istruttore di Nuoto Finp e anche qui Il diversamente abile non paga mentre l’accompagantore paga (telefoni 0932 616128, 333 3301289, 3405658286 e 3357431840).

Ci sono anche il Lido Laola Beach (Marina di Ragusa, telefono 389 8842377) e Lido La Capannina (largo Kamarina, Scoglitti, telefono 0932 622245), il Lido La Duna del Re (Scoglitti, telefono 338 5912527 o 393 8899123), il Circolo Velico Anemos (Scoglitti), la spiaggia Pietrenere (Pozzallo), il Lido Selene (Santa Croce Camerina) e l’Arenile di Punta Secca (Santa Croce Camerina).

SIRACUSA.
La meravigliosa Riserva Plemmirio è l’Area Marina più giovane d’Italia nata all’insegna dell’accessibilità totale garantita, grazie a servizi e strutture ad hoc, anche a bambini e diversamente abili (via Gaetano Abela, 2, telefono 0931 449310).

Troviamo anche lo Stabilimento balneare del Distaccamento di Aeronautica Militare (località Arenella, telefono 0931 898359), il Lido Terrazza Fanusa (località Fanusa, via Cristoforo Colombo, telefono 338 7424525), la Spiaggia libera Camomilla (Fontane Bianche, telefono 377 6927890).

Il Blumarin Hotels Sicilia e società Lido Arenella (arenella, indirizzo mail luca.tasso@hotels.alpitourworld.it), Lido Fontane Bianche (Fontane Bianche, telefono 0931 790900) Lido Sayonara (0931 790345), Lido Nuovo (Fontane Bianche telefono 0931 790967).

Lido Scialai (Portopalo di Capopassero, telefono 320 9595251), Lido della Marina Militare (Augusta, telefono 333 3417698), Spiaggia comunale di Marina di Priolo, Spiaggia Libera “Lungomare Tremoli”, spiaggia libera “Pantanello” e spiaggia libera del Borgo Marinaro, Avola, Spiaggia libera di Portopalo di Capo Passero e ancora Spiaggia della “Spinazza” di Marzamemi.

E ancora la spiaggia libera di Vendicari (Noto), Lido “Musciara” (Porto Piccolo, Siracusa, 0931 463613 o 338 1300463), Lido Eden (sul lungomare Avola, telefono 339 4781955), Aretusa Summer (Ortigia), Solarium Sbarcadero, Spiaggia Libera di Noto Marina, Spiaggia Libera seconda Scaletta (Lido di Noto).

TRAPANI.
La spiaggia di San Vito Lo Capo all’insegna del progetto “Disabili No Limits” ha diversi servizi e anche attività programmate per favorire divertimento e integrazione (è contattabile via telefono ai numeri 0923 974300, 339 2893893 e 347 0588518).

C’è anche il Lido “Monnalisa Beach” (Tre Fontane, telefono 0924 80393), la spiaggia di Mazara del Vallo, il Lido di Castellammare (Castellamare, telefono 333 3330133) il lido Balneare Erice (Erice, telefono 349 4999436) e il Lido “Shuruq” (a Pantelleria, 366 9781658).

CALTANISSETTA.
Troviamo il Lido Panama Beach (contrata Tenutella, piano Marina, telefoni 349 8738323 e 349 8535125).

 

Articolo su balarm.it

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Nasce Frolla, il biscottificio (a chilometro zero) che dà lavoro a ragazzi disabili

Articolo di di MARTINA MILONE

Osimo, il progetto nasce dall’idea di due amici, pasticcere uno, operatore sociale l’altro. “Questi ragazzi hanno dentro un vulcano. Noi vogliamo dar loro la possibilità di esprimersi”

Hanno iniziato da un’idea semplice, realizzare un progetto solidale e gustoso allo stesso tempo. Così nasce Frolla, biscottificio artigianale e pasticceria che dà lavoro ai ragazzi disabili, inaugurato a Osimo, in provincia di Ancona. L’iniziativa è partita pochi mesi fa dalle menti di due ragazzi, Jacopo Corona e Gianluca Di Lorenzo, pasticcere uno e operatore sociale l’altro. Amici prima, soci poi, che hanno fatto del lavoro sociale una vera e propria scelta di vita.

Scopo del progetto: fornire a “soggetti socialmente svantaggiati” un percorso di inserimento lavorativo finalizzato all’integrazione nella società. Soprattutto in una società dove il problema dell’emarginazione è reale e sempre difficile da combattere. Frolla non è però solo un’opportunità di lavoro, ma rappresenta anche una possibilità di confronto e di scambio per i disabili in un clima familiare e professionale al tempo stesso.

Nasce Frolla, il biscottificio (a chilometro zero) che dà lavoro a ragazzi disabili

“Frolla – uno dei cibi più semplici… ma non banali”, recita lo slogan del progetto. “Volevamo un prodotto di pasticceria che accomunasse tutti, generato dal lavoro di ragazzi disabili. Allora abbiamo pensato al biscotto, quello fatto come una volta, con farine esclusivamente locali, della nostra regione Marche”, racconta Jacopo uno dei due ideatori. “Ci siamo accorti che ci sono molti ragazzi disabili con delle capacità ed abilità importanti che purtroppo non riescono a trovare spazio di espressione e non vengono alimentare, è come un fuoco alla quale non viene buttata legna e piano piano si spegne, questi ragazzi hanno dentro un vulcano ma non riescono a farlo eruttare semplicemente perché non hanno il modo di farlo”, continua. Ad aiutarli nel progetto anche la mamma di un ragazzo disabile, Silvia Spegne.

Il successo non era scontato, eppure grazie anche ad un progetto di crowdfunding, l’iniziativa è decollata in pochi mesi. Passando prima via Facebook e Instagram, Frolla ha ricevuto l’attenzione del pubblico e, infine, è sbarcato su Eppela, una piattaforma di raccolta fondi. In soli sei giorni, sui 30 previsti per poter donare, la campagna aveva già raggiunto l’obiettivo dei 2.500 euro. “I soldi ci servivano per comprare gli strumenti e le attrezzature per far lavorare i nostri ragazzi”. Così lo scorso 24 febbraio il crowdfunding si è chiuso a quota 5.000 euro. Un’enormità per dei giovani imprenditori che avevano come unico obiettivo un progetto socialmente utile.

Oggi la loro idea è arrivata a compimento e questi giovani promettenti pasticceri hanno un luogo dove far crescere il loro talento. Un traguardo che per i due ideatori è solo l’inizio. “Attualmente lavoriamo con circa 20 ragazzi, in un consorzio in cui si inserisce anche la Roller House (una cooperativa sociale da anni attiva sul territorio). In due sono assunti, gli altri vengono dall’alberghiero di Loreto. L’obiettivo? Assumerli tutti”.

 

Articolo su Repubblica.it