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Solid Ale Beer, la birra artigianale che crea inclusione

Articolo di Francesco Ciampa

È prodotta a Catanzaro da sei giovani con disabilità intellettiva assunti con un contratto a tempo indeterminato dalla cooperativa sociale Hesperia. La birra è venduta in una trentina di locali in Calabria, ma l’obiettivo è uscire dai confini regionali entro il 2020

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CATANZARO – “Inizialmente ero prevenuto. Poi ho visto che facciamo meglio del previsto. I ragazzi compiono ogni passaggio con i loro tempi e per me il valore del tempo, il fare senza fretta, senza correre, è stato un insegnamento”. Massimo Pisanelli, ingegnere, è socio della cooperativa sociale “Hesperia” che in Calabria ha dato vita al piccolo birrificio artigianale “Solid Ale Beer”. Un progetto nato a sud di Catanzaro dove lavorano cinque persone con sindrome di Down e una con lieve forma di disabilità intellettiva. Si chiamano Alessandra, Ester, Federica, Manilo, Salvatore e Valentina: ragazze e ragazzi di età compresa tra i venticinque e i trent’anni che svolgono un ruolo importante per gran parte della catena produttiva, dando il loro aiuto dalla fase della fermentazione, al lavaggio delle bottiglie, dall’imbottigliamento alla tappatura e  infine all’applicazione delle etichette.

I risultati non solo si vedono, ma “diventano via via più grandi”, spiega Pisanelli. Da ottobre 2016 ad oggi si contano “una trentina di locali tra Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria” che hanno scelto questa birra. In più, “entro l’estate pensiamo di attivare nel centro storico di Catanzaro un punto vendita dove poter degustare il nostro prodotto”. Dal mese di gennaio, inoltre, “sono arrivate le prime commesse da fuori regione”, in particolare da Roma e Trieste. Per cui “speriamo che entro il 2020 possa aumentare la produzione a livello nazionale spostandoci in locali più grandi”. Un’attività in crescita, dunque, ma la chiave del successo, tiene a precisare Pisanelli,  non è data soltanto dallo scopo solidale fine a se stesso. “Vogliamo vendere non solo perché siamo una cooperativa sociale, cosa che in un primo momento può avvicinare i clienti, ma anche perché facciamo un buon prodotto. Il messaggio passato nel territorio catanzarese è che questi ragazzi, sia pur con i loro tempi, possono lavorare come tutti gli altri”, senza sconti in termini di qualità.

Del resto, il nome del brand dice tutto: “Il termine ‘Solid’ – spiega Pisanelli – indica la solidità del prodotto che realizziamo e della motivazione con cui operiamo”, mentre ‘Ale’ si riferisce allo stile british della nostra birra”. Una birra che, stando alla sommatoria dei due termini, rimanda al valore aggiunto del carattere solidale dell’impresa. Solidarietà e qualità, quindi. Un binomio dichiarato con orgoglio da Massimo Pisanelli e dal suo socio storico, l’amico di lungo corso e ideatore del progetto, Luciano Ricci. Insieme a loro una squadra di sei giovani che hanno saputo conquistare un contratto di lavoro a tempo indeterminato, diventando parte integrante della cooperativa. “All’inizio c’erano timidezza e tante cose da spiegare – spiega Pisanelli -. Mentre adesso qui è come casa loro: arrivano, si vestono di tutto punto, fascia in testa, grembiule” e avanti tutta “con autonomia, lavorando con il sorriso, con la voglia di fare le cose al meglio, per sentirsi utili. E non vogliono andare via se prima non hanno completato tutto”. Continua a leggere “Solid Ale Beer, la birra artigianale che crea inclusione”

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Le parole sono importanti. Non sono “speciale” perchè ho una disabilità!

Articolo di Francesca Martin

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Una persona “utilizza” una sedia a rotelle, piuttosto che essere “confinata su” o “immobilizzata su” la sedia a rotelle…

Che le parole contribuiscano a costruire la realtà e l’idea che noi abbiamo di essa, lo diciamo da sempre. Chiamare le cose col proprio nome è il primo passo per considerarle nella maniera corretta. L’anno scorso rimanemmo sbalorditi da una ricerca sull’abbondanza di termini discriminatori che viaggiano su Twitter, e chiunque di voi utilizzi i social network potrà trovarne conferma. Ma può capitare a ciascuno di noi di rivolgerci con termini anche solo poco appropriati o non corretti, rispetto alla realtà che ci circonda, contribuendo così a crearne una visione distorta.

Anche per questo motivo plaudiamo al piccolo “vademecum” che Special Olympics, organizzazione internazionale che promuove lo sport praticato da persone con disabilità intellettive, lancia a favore di un uso corretto e consapevole del linguaggio, quando ci si riferisce sia ad Atleti Special Olympics  che, genericamente, a persone con disabilità di tipo intellettivo. Si tratta di linee guida prodotte da esperti nello studio del ritardo cognitivo, da utilizzarsi quando si parla o si scrive di persone con disabilità, con lo scopo di rappresentare ogni persona con individualità e dignità quando si parla o scrive.

Questi i suggerimenti di terminologia appropriata che tutti dovremmo tenere bene a mente:

– riferirsi ai partecipanti in Special Olympics come “Atleti Special Olympics” piuttosto che “olimpionici speciali” oppure “atleti Special Olympic”
– riferirsi agli individui come “persone con disabilità intellettiva” piuttosto che come “persone mentalmente ritardate” o “ritardati mentali”
–  la persona “ha” una disabilità intellettiva piuttosto che “soffre”, “è afflitto da” o “è vittima di” una disabilità intellettiva.
–  distinguere tra adulti e bambini con disabilità intellettiva. Utilizzare “adulti o bambini”, oppure “atleti più grandi o più giovani”
–  una persona “utilizza” una sedia a rotelle piuttosto che “è confinata su” o “immobilizzata su” la sedia a rotelle
–  la sindrome di Down è la terminologia esatta per indicare tale condizione di disabilità intellettiva.
–  riferirsi ai partecipanti in Special Olympics come “atleti”, senza MAI mettere la parola atleta tra virgolette
–  per iscritto, riferirsi a persone con disabilità con lo stesso stile delle persone senza disabilità: nome e cognome con i seguenti riferimenti. Non riferirsi ad una persona con disabilità intellettiva come “Marco” piuttosto che “Marco Rossi”, più corretto
–  una persona è fisicamente in difficoltà o disabile piuttosto che “storpia”
–  utilizzare il termine “Special Olympics” quando ci si riferisce al movimento internazionale “Special Olympics”, “Special Olympics Italia” quando ci si riferisce a quello nazionale.

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