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Tempo di imparare

41garhtttbl-_sx324_bo1204203200_Tempo di imparare è un libro di Valeria Parrella pubblicato da Einaudi nel 2014.

Fare il nodo ai lacci delle scarpe, colorare dentro i contorni, lavare bene i denti (anche quelli in fondo), salire scale sempre nuove senza stringere per forza il corrimano. E poi: avere lo sguardo lungo, separare l’ansia dal pericolo vero, vincere, perdere, aspettare, agire, confidarsi, farsi valere, rassegnarsi. A dover imparare tutto ciò, in questo romanzo colmo d’energia e dal potere medicamentoso, sono una donna e il suo bambino. Lei ha l’esperienza, mentre lui per capire mira all’essenziale; lei ha occhi pronti a cogliere ogni spigolo, mentre lui da dietro gli occhiali le insegna a leggere il mondo a due dimensioni. Davanti a loro si stagliano tutti gli ostacoli possibili, e per fronteggiarli hanno a disposizione molta paura e altrettante armi. La paura è quella di non farcela, e le armi a ben guardare sono le stesse della letteratura: nominare le cose, percorrerle, trasfigurarle, lasciarle andare. Tenendosi per mano – ma chi reggendo chi è difficile dirlo si muovono tra fisioterapisti e burocrati, insegnanti e compagni di classe, barcollando o danzando, ma sempre stringendo nel pugno una parola difficile che comincia per “H”, e che sembra impossibile far germogliare. Perché se hai tatuato addosso il numero 104 – quello della legge sulla disabilità – e vivi in un mondo “che non ha proprio la forma della promessa”, mettere un passo dopo l’altro diventa ogni giorno più difficile. Ma c’è chi prima di loro e insieme a loro ha solcato lo stesso mare impetuoso…

«E io mi preparo.
La mattina faccio la cartella: elmetto, e mela per la merenda.
Fucile e quaderno a quadretti grandi.Marca da bollo e penna con
l’impugnatura facilitata.
Vestito buono e cuore cattivo.
Mi preparo – ma accettare, quello ancora non riesco»

 

Tempo di imparare – Amazon

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Rob De Matt, il bistrot a Milano con personale disabile

articolo di Alessandro Franza

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La ristorazione è uno dei fiori all’occhiello dell’Italia: antiche tradizioni, migliaia di ricette, locali e nazionali, arricchiscono il patrimonio culinario del Belpaese. Ogni Regione ha un piatto tipico, in realtà più di uno, almeno una scelta per il salato ed una per il dolce; aggiungiamo le varianti, i numerosi “trucchi della nonna” per rendere speciale il piatto, l’incontro con gli esperimenti della “nuova cucina” e i piatti potenzialmente diventano infiniti.

Anche la scuola di cucina italiana ha una storia molto solida: i migliori cuochi nostrani espongono il loro sapere, la loro esperienza al servizio delle nuove leve; non a caso in Italia è presente un indirizzo di studio, l’Alberghiero, fortemente orientato alla ristorazione.

Da questa forte tradizione e da uno spirito orientato al prossimo nasce Rob de Matt, un bistrot, ma anche molto di più: un luogo di aggregazione sociale, dove si organizzano corsi di formazione professionale, con un ampio bar e un ristorante di 50 coperti in cui lavorano persone con disagio psichico, ma anche rifugiati politici, migranti in difficoltà ed ex carcerati.

La zona scelta per l’apertura del bistrot è Dergano, all’interno della sede de L’Amico Charly Onlus con un forte e chiaro obiettivo: promuovere l’inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate con l’utilizzo di corsi di formazione professionali il cui fine è l’inserimento nell’organico del ristorante e non solo, in quanto, una volta entrati a regime, la loro ambizione è di poter fornire personale qualificato ad altri bar e ristoranti.

L’idea nasce da una esperienza in UK dello chef Edoardo Todeschini che, dopo aver lavorato con il superlativo cuoco anglosassone Jamie Oliver, prende spunto da quest’ultimo per aiutare ex detenuti a lavorare nel campo della ristorazione, seguendo sia la formazione sia l’inserimento nei suoi locali.

L’esperienza che il Rob De Matt offre è a 360 gradi in quanto, nel locale, è presente un’ampia sala soppalcata e un giardino da 600 metri quadri, in cui è stato piantato un orto sinergico, per insegnare agli studenti l’intera filiera, dalla terra alla padella. Il menu è variegato e ricco, offre infatti piatti vegetali, pescato e carne, con prezzi popolari e strizza l’occhio ai piatti etnici.

Lo staff attualmente è composto da undici persone, ai quali si aggiungono due outsider con una borsa lavoro emessa dal Centro Psichico Sociale di Rho: con loro verrà realizzato anche un servizio catering per eventi esterni. Il locale, aperto dalle 10 alle 24 tutti i giorni tranne il lunedì sera, ospiterà spettacoli, mostre, piccoli concerti, proiezioni e attività per bambini. Inoltre ogni fine settimana appuntamento fisso con la Domenica del villaggio, animata da brunch, spazio per bambini e il Rob de market con produttori e artigiani locali.

Un’iniziativa che fa di Milano una città europea, all’avanguardia nell’inclusione e da prendere da esempio per le altre realtà nazionali.

 

Articolo su Jobmetoo