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Lettera a Babbo Natale

15446335169733020_maxiCaro Babbo Natale,

a Natale ti chiedo l’ignoranza. Sì, proprio l’ignoranza. Vorrei credere a tutte quelle cose che pensa la gente che non ha dubbi e che non si pone domande. L’ignoranza trasmette serenità. Ne sono convinto. Vorrei credere che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani. Vorrei credere a un bambino nato in una capanna in Palestina, poi venerarlo, ma essere anche razzista odiando i suoi conterranei. Non ha senso ma tanti fanno così. Vorrei credere che la terra è piatta buttando nel cesso tremila anni di studi. Vorrei credere che la mafia non esiste e che non siamo noi, insieme allo stato, ad alimentarla e mantenerla, uccidendo chi ha la fantastica idea di pensare. Vorrei credere che le malattie esistono solo per gli altri e mai per me. Vorrei credere che il grande fratello è solo una trasmissione televisiva importante, e non un riferimento distopico ma assolutamente realistico di un libro di Orwell. Vorrei credere che si stava meglio quando si stava peggio, e che quando c’era lui i treni arrivavano in orario, anche dove non c’era una stazione, ma se c’era lui si prendevano i treni per scappare dalla guerra. Merda! Se avessero fatto così avrebbero fatto come quelle povere persone che scappano sui barconi rischiando la vita per trovare pace e serenità. Quindi no, quando c’era lui i treni arrivavano in orario e la gente viaggiava in prima classe.

Caro Babbo Natale vorrei credere anche che la madonna era vergine quando era incinta e che suo figlio poi è resuscitato, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Vorrei credere anche che cannabis legale vuol dire droga libera, e non marijuana con il minimo contenuto di thc ma solo con il cbd rilevante totalmente incapace di provocare alterazione. Vorrei credere che la droga la regalano e che gli sconosciuti la mettono sempre nei bicchieri a tua insaputa. Vorrei credere a tutto quello che dice la televisione, vorrei imparare a guardarla, ma in modo ignorante, magari stimola la diuresi e combatte la costipazione. Vorrei credere che le donne devono solo cucinare e allattare, al massimo saper anche cucire. NO! Questa non ce la faccio, vivo in una splendida città dove la differenza lavorativa tra uomo e donna è quasi inesistente, anzi, conosco alcune donne che cucinano, allattano, lavorano, puliscono, scrivono, riescono a cucire e si prendono cura di sé. Un uomo deve solo prendere esempio da una donna, per me è così. Ci sono donne che attraversano l’oceano su un barcone pericolante per dare un futuro migliore ai loro figli che ancora non sono nati.

Babbo Natale ci ho ripensato, voglio solo che le persone abbiano l’aiuto che meritano per vivere onestamente. Io non voglio niente, neanche l’ignoranza, al massimo regala la memoria alla gente ignorante che ha dimenticato quello che hanno vissuto le persone prima di loro. Io sono nipote di un emigrato che ha lavorato in Germania per mantenere onestamente una famiglia in Sicilia composta da moglie e 4 figli.

Regala alle persone gli aiuti che meritano, regalali a chi scappa per provare ad avere un futuro migliore, ma anche un presente.

Posso aspettare per essere ignorante, non ho fretta. Regala anche il coraggio alle donne per denunciare, ai bambini per chiedere aiuto e agli uomini per essere onesti.

Buon Natale Babbo Natale.

E quando un giorno esisterai presentami Gesù bambino, che ormai avrà più di 2000 anni. Se non ce la farai allora presentami un Re Magio a scelta.

Buon Natale Piero Cancemi

 

pubblicazione su mEEtale

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Caregiver: quell’esercito silenzioso di donne che rischia di ammalarsi per assistere un familiare

In Italia l’86% delle donne è impegnato con diversi gradi di intensità nell’assistenza a familiari ammalati, figli, partner o più spesso genitori. 1 su 3 se ne prende cura senza ricevere aiuto e solo 1 su 4 è agevolata dal punto di vista lavorativo

Sono tante, tantissime (oltre 15 milioni di persone, secondo i dati ISTAT del 2011), si prendono cura quotidianamente di figli, mariti, genitori, partner disabili o anziani, rinunciano al lavoro e alla vita sociale, ma anche a curare la loro salute. Sono le donne che in Italia sono caregive, alle quali Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, in collaborazione con Farmindustria, ha dedicato un approfondimento all’interno del Libro bianco 2018 “La salute della donna – Caregiving, salute e qualità della vita”, appena presentato.

UNA INCOMBENZA CHE LE LASCIA SOLE – Non sono dati confortanti, quelli che emergono dallo studio: innanzitutto quante sono? Sono tante: la ricerca rileva che lo fanno 86 donne su 100. Un terzo di queste si occupa dei propri cari senza aiuti, solo la metà fa affidamento su collaborazioni saltuarie in famiglia e soltanto nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. Per le donne lavoratrici la situazione si aggrava ulteriormente dal momento che solo 1 su 4 può avere accesso al part-time, allo smart working o agli asili assistenziali.

COSA FA LA CAREGIVER FAMILIARE – La giornata di una caregiver ruota intorno alle esigenze del congiunto che assiste: deve quindi dividersi tra accadimento generale (lavare, ldare da mangiare, seguire nelle operazioni basilari della vita quotidiana) a compiti propriamente infermieristici, come eseguire medicazioni e somministrare farmaci, fino  a mansioni burocratiche.

I RISCHI PER LA SALUTE – Si tratta di un carico assistenziale che impatta a 360 gradi con la vita di queste persone, minandone la salute, poiché, di fatto, ci si trascura perché non c’è tempo per sè. La ricerca rileva che  in molti trascurano la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono e si trovano così a rimandare visite mediche, controlli ed esami, a seguire un’alimentazione scorretta, privandosi spesso di una regolare attività fisica e del giusto riposo notturno.

RISCHIO DI BURNOUT –  Anche quando un caregiver non sia ammalatao di qualcosa di “visibile”, non è detto che a livello psichico la sua salute non risenta del forte stress cui è sottoposto a livello psichico: il carico che ne consegue può rivelarsi attivatore di malattie e depressione, fino ai casi più estremi dove il caregiver può sperimentare la sindrome del burnout, uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico causato da uno stress prolungato nel tempo legato ad un carico eccessivo di lavoro e problemi familiari. In aggiunta, il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento.

COME SI CURANO LE CAREGIVER – La caregiver che si accorge di stare male, cerca di arrangiarsi. La ricerca rileva che nel 46% dei casi di problemi lievi di salute e nel 29% delle situazioni più gravi, la donna si prende cura di sé stessa da sola. Ben il 68% delle donne con alto tasso di coinvolgimento nel caregiving è totalmente autonoma nella gestione delle proprie problematiche di salute, talvolta anche fortemente invalidanti.

PEGGIORE QUALITA’ DELLA VITA – Per quanto riguarda la salute delle donne in generale, il Libro bianco conferma che, nonostante vivano più a lungo – 84,9 anni, contro gli 80,6 degli uomini -, hanno un’aspettativa di vita “in buona salute” di 57,8 anni rispetto ai 60 per gli uomini perché più soggette a fragilità, polipatologie, perdita di autosufficienza e più predisposte a disturbi cognitivi e depressivi.

SOSTENERE LE CAREGIVER – Le caregiver familiari si ammalano, non si curano, devono rinunciare al lavoro, non hanno il tempo per un caffè con le amiche, per una chiacchiera, figurarsi per il parrucchiere. Ma queste donne lavorano: giorno e notte a seguire una persona malata, sostituendosi in alcuni casi allo Stato in una assistenza che altrimenti peserebbe anche sulle tasche di tutti noi. Il minimo che si possa fare, a questo punto, è riconoscere il loro lavoro, in primis riconoscendo loro diritti legati alla contribuzione lavorativa, e permettendo loro di licenziarsi dal lavoro con la certezza di percepire una pensione quando sarà il momento. Si attende che anche a livello centrale ci si allinei a  normative regionali che in alcuni casi hanno superato la normativa nazionale, come nei casi di Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto.

 

Articolo su Disabili.com

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L’Europa deve fare di più per le donne con disabilità

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Pur rappresentando il 16 % della popolazione femminile totale in Europa, vale a dire 40 milioni di donne, la categoria delle donne e ragazze con disabilità è una delle più vulnerabili ed emarginate nella società europea

Essere donna ed essere disabile significa, per 40 milioni di donne nell’intera Europa, essere a rischio di discriminazione. Una discriminazione che è doppia, in quanto dovuta sia al genere che alla disabilità. In merito alla questione, si è fatto recentemente il punto sulle politiche che gli stati membri mettono in campo per evitare queste discriminazioni e la conseguente esclusione sociale delle donne europee con disabilità.

LA DOPPIA DISCRIMINAZIONE – L’11 luglio il Comitato economico e sociale europeo (CESE), l’organo che rappresenta la società civile organizzata dell’UE, ha infatti invitato le istituzioni europee e gli Stati membri a fare molto di più per proteggere le donne e le ragazze con disabilità, le quali nella società europea devono costantemente far fronte ad una discriminazione dalle molteplici forme.

POLITICHE DI TUTELA NON INTEGRATE – Nel parere sull’argomento, adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE osserva che l’UE e i suoi Stati membri non dispongono di un quadro giuridico solido atto a tutelare e garantire i diritti umani di tutte le donne e le ragazze con disabilità. Non solo: da un lato, le loro politiche di genere non tengono conto della questione della disabilità, e specularmente, dall’altro, essi non hanno integrato una prospettiva di genere nelle loro strategie in materia di disabilità, il che contravviene alla legislazione in vigore in questo campo.

DONNE DISABILI = PERSONE INVISIBILI – “Le donne con disabilità hanno bisogno di un sostegno ad hoc, eppure non viene loro riservata un’adeguata attenzione in nessuna delle strategie dell’UE, né nella strategia dedicata alle donne né in quella a favore delle persone con disabilità. È come se queste donne non esistessero, come se valessero meno del resto della popolazione”, ha puntato il dito la relatrice del testo Gunta Anča dinanzi all’Assemblea plenaria.

COME INTERVENIRE – Nel parere il Comitato esorta inoltre l’UE e i suoi Stati membri ad attuare la Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità e in particolare l’articolo 6, che è relativo alle donne con disabilità.
Invita anche ad utilizzare i fondi dell’UE per aiutare gli Stati membri a promuovere l’accessibilità e la non discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze con disabilità.
Il CESE insiste sull’importanza che l’UE e gli Stati membri aderiscano alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: rispetto alle altre donne, infatti, le donne con disabilità sono da 3 a 5 volte più esposte al rischio di diventare vittime di violenza.
Chiede un migliore accesso all’assistenza sanitaria per queste donne, tanto a servizi specificamente concepiti per le persone con disabilità quanto a servizi di assistenza sanitaria di carattere più generale. Poiché le strutture e le attrezzature per l’assistenza sanitaria, comprese le apparecchiature per la mammografia e i lettini per gli esami ginecologici, presentano spesso problemi di accessibilità fisica per le donne con disabilità, queste finiscono per essere escluse da misure di medicina preventiva, ad esempio dagli screening dei tumori al seno.
Continua a leggere “L’Europa deve fare di più per le donne con disabilità”

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Manicomio Primavera

31ylqvqwt5l-_bo1204203200_Manicomio primavera è un libro di Clara Sereni, pubblicato da Giunti Editore nel 1989.

Sotto un titolo ispirato a una lirica della poetessa Sylvia Plath, Clara Sereni raccoglie in una sorta di strano romanzo tredici frammenti narrativi, nei quali procede, con dolore e pietà, lungo la sottile linea di demarcazione tra salute e malattia, normalità e follia, benessere e disperazione. Messe a nudo da un primo bacio o da una sofferenza fisica, da una domanda ossessiva o da un sorriso intraducibile, da un figlio che non si sa riconoscere o da un figlio immaginato, alle prese con il coraggio, la stanchezza, la curiosità, la paura che la loro condizione comporta, le donne di questo libro si aggrappano a un linguaggio elementare, fatto di gesti più che di parole. Gesti semplici, raccontati da una prosa nitida e precisa, che indaga i piccoli dettagli dell’esistenza e li trasfigura in epifanie folgoranti.

 

Manicomio Primavera – Amazon

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La casa di Tolkien

9788888389684_0_0_300_80La casa di Tolkien è un libro scritto da Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini, pubblicato da Nutrimenti nel 2007.

Benedetta sta per partire per la Francia. Francesco sta per arrivare a Torino. Sofia cucina, pensa e cucina. Nella casa di piazza Gran Madre la vita scorre normalmente. Normalmente? In un certo senso, sì. Tra le fatiche di “diverse abilità”, ma anche tra subbugli del cuore, fughe di notte sotto i portici,chiacchiere di sesso e allegria tra donne, segreti e confessioni Ma già si avvicina Natale e sta arrivando una lettera…

 

La casa di Tolkien – IBS

Pubblicato in: Poesie

Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare

Ho visto gatti farsi selfie e pubblicarli su Instagram
Ho visto bambini scocciati di essere sempre fotografati
Ho visto ragazze spogliarsi per fare una foto e vestirsi per fare una doccia
Ho visto persone fotografare un piatto di pasta caldo e mangiare un piatto di pasta freddo

Ho visto gente attraversare la strada senza guardare a destra e sinistra
Ho visto gente fare di tutta l’erba un fascio
Ho visto persone che promettono di chiamarti e poi non chiamano mai
Ho visto un bacio mandato con la mano che poi è arrivato veramente

Ho visto gente pensare che l’omosessualità sia una moda
Ho visto genitori rinnegare l’omosessualità del figlio perché potrebbe scaturire ilarità nella gente
Ho visto genitori che non conoscono il significato del verbo scaturire e neanche della parola ilarità
Ho visto persone pensare a quello che pensano gli altri e non a quello che penso io di loro

Ho visto genitori ordinare ai figli piccoli di non dire bugie
Ho visto gli stessi genitori ordinare ai figli adulti di non dire la verità
Ho visto donne che ambiscono solo a sposarsi e fare figli
Ho visto donne avvocati divorzisti sostenere la legge sull’aborto

Ho visto persone pentirsi di aver fatto l’amore
Ho visto donne giurare amore eterno al marito e gridarlo forte all’amante
Ho visto mariti trascurare le proprie mogli
Ho visto donne che non hanno mai avuto un vero orgasmo

Ho visto persone stare male perché non vogliono stare sole
Ho visto persone stare male perché desiderano solo stare sole
Ho visto ragazze sposarsi con un ascensore solo perché era libero
Ho visto ragazze riparare ascensori

Ho visto automobili rigate perché parcheggiate troppo a lungo nello stesso posto
Ho visto persone avvelenare un cane perché non erano in grado di avvelenare se stessi
Ho visto persone assetate di denaro che aspettano la morte dei propri genitori
Ho visto gente che per un euro in tasca perde mille euro di dignità

Ho visto volti così belli che non riesco a togliermeli dalla testa
Ho visto pensieri che provano a nascondersi
Ho visto la verità guardandoti negli occhi
Ho visto sapori che non riesco a dimenticare

Ho visto occhi che mostrano paure e perplessità
Ho visto mani che non sanno fare carezze
Ho visto mani che non vogliono manette
Ho visto uomini che mi fanno vergognare di esserlo anch’io

Ho visto sguardi che non meritano nessuna parola
Ho visto lacrime che vogliono tornare indietro
Ho visto l’alcool giustificarsi
Ho visto l’alcool umiliato

Ho visto donne che hanno le palle che un uomo non ha ancora trovato
Ho visto un abbraccio leggero come una carezza
Ho visto il piacere che provo quando varchi la porta
Ho visto gente rubare baci

Ho visto orgasmi che dicono la verità
Ho visto lingue che non ne hanno mai abbastanza
Ho visto occhi che non si nascondono
Ho visto baci che significano addii

Ho visto persone credere in un Dio e non nella fratellanza tra i popoli
Ho visto proteste utili solo a protestare
Ho visto gente che vota persone senza conoscerne il partito
Ho visto gente giudicare gli altri e mai se stessi

Ho visto sorrisi spegnersi
Ho visto occhi ricordare
Ho visto pensieri punirsi
Ho visto scorciatoie dilungarsi

Ho visto il tuo coraggio prendere vita
Ho visto la tua forza non abbandonarti
Ho visto le tue pagine bianche piene di parole
Ho visto la tua rima cercare un ossimoro

Piero Cancemi – Meetale

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Continuo a credere

  • Continuo a credere che andrà sempre meglio.

Continuo a credere che si stava meglio quando si stava meglio.

Continuo a credere che è meglio mangiare più frutta e verdura.

Continuo a credere che la zuppa di farro è buona, ma anche la tagliata di manzo.

  • Continuo a credere che il lavoro nobilita l’uomo, ma anche la donna.

Continuo a credere che meritocrazia non fa rima con utopia.

Continuo a credere che chi è andato via prima aveva provato a restare.

Continuo a credere che se sparisse l’evasione fiscale i costi dei servizi diminuirebbero.

  • Continuo a credere alla convivenza pacifica tra tutte le religioni.

Continuo a credere che l’oriente si trova semplicemente dopo l’occidente.

Continuo a credere che nessuno lucrerà più sulla vita della gente che scappa dalla guerra.

Continuo a credere che bomba debba essere solo un tuffo in acqua.

  • Continuo a credere che per abbattere un muro non bastano le parole.

Continuo a credere che il passato non potrà mai cambiare il futuro, potrà cambiarlo solo il presente.

Continuo a credere che chi non capisce non voglia capire.

Continuo a credere che chi ha la colpa prima o poi lo ammetterà.

  • Continuo a credere al rispetto tra uomini, donne, anziani e bambini.

Continuo a credere che la mamma è sempre la mamma.

Continuo a credere che non esisterà più la violenza sulle donne.

Continuo a credere alle pari opportunità.

  • Continuo a credere che chi immagina ha solo tanta fantasia.

Continuo a credere che un pollice in sù è meglio di un dito medio in sù.

Continuo a credere alla gentilezza e alla cortesia.

Continuo a credere che chi non ha mai peccato scaglierà la prima pietra.

  • Continuo a credere al coraggio di chi si è stancato.

Continuo a credere alla forza di chi ha preso una decisione.

Continuo a credere che la gente non dimenticherà mai chi ha avuto coraggio.

Continuo a credere che se prima non ci provi non lo saprai mai.

  • Continuo a credere che per fare un viaggio a volte basta solo guardarsi negli occhi.

Continuo a credere che se ci incontriamo nei sogni prima o poi ci incontreremo veramente.

Continuo a credere che a volte basta solo un bacio per stare meglio.

Continuo a credere che se fossi qui con me sarebbe meglio.

  • Continuo a credere che il verde si possa fare anche combinando il bianco con il nero.

Continuo a credere che il blu come il cielo non è così diverso dal blu come il mare.

Continuo a credere che anche le nuvole vivano il loro periodo buio.

Continuo a credere che il tramonto sia il sole che sta andando a riposare.

  • Continuo a credere che a volte vede meglio chi tiene gli occhi chiusi.

Continuo a credere che a volte sente meglio chi riesce a toccare le parole.

Continuo a credere che i grandi piaceri si provano anche restando seduti.

Continuo a credere che se non vogliamo chiedere aiuto qualcuno vorrà aiutarci lo stesso.

  • Continuo a credere che la ricerca medica guarirà tutti i malati ignorando le case farmaceutiche.

Continuo a credere che lo xanax non da la felicità.

Continuo a credere che i fiori di bach non saranno mai come il valium.

Continuo a credere che a volte i metodi della nonna funzionano.

  • Continuo a credere che lo sport non può provocare violenza.

Continuo a credere che chi bara non è uno sportivo.

Continuo a credere che in compagnia di un libro non si è mai da soli.

Continuo a credere che un giorno i bambini trasformeranno il mondo con i loro sogni.

  • Continuo a credere al bicchiere mezzo pieno perchè quello mezzo vuoto è finito.

Continuo a credere a caffè e sigaretta.

Continuo a credere al bicchiere di vino durante i pasti e a tutta la bottiglia se non devi guidare.

Continuo a credere che il fumo faccia male, ma io fumerò anche oggi l’ultima sigaretta.

 

Piero Cancemi

Continuo a credere – Meetale

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Task force di pronto intervento contro i femminicidi

bont-worryIn Italia, a proteggere le vittime di violenza ci pensa Bon’t worry Onlus. Un’associazione voluta da Bo Guerreschi, economista internazionale di successo, a sua volta oggetto di soprusi, abusi psicologici e fisici. Si tratta di una vera task force di avvocati selezionati, medici, psichiatri e psicologi a disposizione per fornire aiuto e supporto. Il tutto con la collaborazione attiva delle Forze dell’Ordine. Uno strumento in più nelle mani di quelle donne che si vergognano a denunciare, si sentono addirittura colpevoli e responsabili dei soprusi che devono subire e che spesso dipendono economicamente dai propri carnefici e per questo non riescono a liberarsene. Per tutte coloro che si trovano in queste situazioni o che si sentono minacciate è stato anche attivato, lo scorso 8 marzo, il numero verde 800 10 1414.

West-Info – NO Femminicidio

http://www.bontworry.org/