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Ogni 3 secondi una persona nel mondo sviluppa una forma di demenza

Lo stigma nei confronti delle demenza è ancora alto, ma sostenere malati e famigliari è il primo passo per contribuire a migliorarne la condizione

Il 21 settembre scorso si è celebrata la Giornata Mondiale Alzheimer, ed è stata l’occasione per fare il punto, tra le altre cose, su quanto ancora la situazione sia difficile per famiglie e malati, ma anche per allargare la visuale a tutti coloro che sono o possono essere toccati dalla demenza anche indirettamente: la popolazione tutta. In questo ambito, particolarmente interessanti sono i dati riguardanti un punto di vista spesso ignorato: l’opinione pubblica e l’atteggiamento nei confronti della malattia e della sua gestione. Perché è così importante capire come la demenza viene percepita anche da chi non è malato? Perché è nel nostro intorno che siamo immersi: il fazzoletto sociale che ci circonda rappresenta il contesto che ci può far sentire parte di una società o farci sentire esclusi da essa.

UNA RIVELAZIONE MONDIALE – A fornire una fotografia di questi aspetti è il Rapporto Mondiale 2019, redatto da ADI – Alzheimer’s Disease International, che quest’anno presenta i risultati della più vasta indagine mai condotta al mondo sulle convinzioni e i comportamenti diffusi nell’opinione pubblica nei confronti della malattia di Alzheimer e di tutti gli altri tipi di demenza.
Nonostante si tratti di una rilevazione di respiro internazionale, che ha coinvolto 70.000 persone in 155 Paesi in tutto il mondo, alcuni dati lasciano abbastanza sconcertati, in particolare il fatto che due terzi degli intervistati pensa ancora che la demenza sia conseguenza del normale invecchiamento.

LA PERCEZIONE GLOBALE DELLE DEMENZE –  Alcuni altri dati rilevati fanno riflettere:
Il 62% del personale sanitario pensa ancora che la demenza sia conseguenza del normale invecchiamento.
1 persona su 4 pensa che non si possa fare nulla per prevenire la demenza.
1 persona su 5 attribuisce la demenza a sfortuna; circa il 10% alla volontà di Dio; il 2% a stregoneria.
Circa il 50% delle persone con demenza si sente ignorato dal personale sanitario (medici e infermieri).

LO STIGMA E LE SUE CONSEGUENZE – Questi dati sono  particolarmente importanti in considerazione del fatto che una cattiva informazione a riguardo può portare a uno stigma verso i malati, con la prima conseguenza che le persone possono sentirsi intimorite dal chiedere anche solo informazioni, ma anche supporto ed assistenza. Ma non è solo questo. Paola Barbarino, Amministratore Delegato di ADI, commenta: “Lo stigma è il più grande limite alla possibilità delle persone di migliorare sensibilmente il loro modo di convivere con la demenza. A livello individuale, lo stigma può minare gli obiettivi esistenziali e ridurre la partecipazione ad attività sociali, peggiorando il benessere e la qualità della vita. A livello di società, lo stigma strutturale e la discriminazione possono influire sull’entità dei fondi da stanziare per la cura e l’assistenza (…)“.

LA PAURA DI AMMALARSI – Stando ai numeri, il 95% dei partecipanti ritiene che potrebbe sviluppare una demenza nel corso della sua vita e più di due terzi delle persone (69,3%) si sottoporrebbero a un test genetico per conoscere il loro rischio di sviluppare una demenza (anche se finora non esiste un trattamento in grado di modificare il decorso della malattia). Ciò significa che il timore di soffrire di demenza è diffuso a livello globale, anche se la malattia è scarsamente conosciuta. Ad esempio, il 48% degli intervistati è convinto che la memoria di una persona con demenza non migliorerà mai, neppure con interventi medici; mentre 1 su 4 pensa che non si possa fare nulla per prevenire la demenza.

UN’EMERGENZA GLOBALE – In questo contesto devono quindi essere intrapresi interventi di maggiore conoscenza e informazione della demenza nelle sue varie forme, anche considerando che le stime prevedono un triplicarsi dei malati nei prossimi 30 anni, arrivando a 152 milioni nel 2050 (oggi sono 50milioni). Oggi ogni 3 secondi una persona nel mondo sviluppa una forma di demenza, ed è la quinta principale causa di morte a livello globale (dato del 2016, mente nel 2000 era la quattordicesima).

Per approfondire:
Il rapporto completo “L’atteggiamento verso la demenza”

 

Articolo su Disabili.com

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Il sogno di Pizzaut diventa realtà: apre nel Milanese la pizzeria dei ragazzi autistici

Articolo di Eleonora Dragotto

Il progetto è nato dall’idea di un papà. A finanziarlo, attraverso il crowdfunding, tanti donatori

Pizzaut, a Cassina De’ Pecchi apre la pizzeria gestita dai ragazzi autistici
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Un sogno nato in Brianza e diventato sempre più grande fino a trasformarsi in realtà. Un locale dove i ragazzi autistici possano lavorare autonomamente servendo ottime pizze. Questa l’idea che è venuta in mente a Nico Acampora, il papà di un giovane affetto da questa sindrome, e ad altri genitori. Il ristorante si chiamerà PizzAut e vedrà la luce a Cassina De Pecchi, probabilmente nel dicembre 2019.

“Avviare uno spazio di inclusione sociale gestito da ragazzi con autismo”, questo, come si legge sul sito di PizzAut, l’obiettivo del progetto, che vuole creare uno spazio di lavoro, integrazione e relazione, ma anche un luogo dove gustare deliziose pizze, preparate con ingredienti biologici e di qualità. “Il ristorante sarà il primo in Italia – e da quello che sappiamo anche in Europa – gestito interamente da ragazzi autistici – racconta Acampora a MilanoToday -. In una prima fase il progetto coinvolgerà dai 15 ai 20 ragazzi, tra i 17 e i 24 anni. Dieci di loro hanno già ricevuto formazione. Alessandro e Matteo (che ad aprile sono iscritti al Campionato Mondiale della Pizza) saranno i pizzaioli. Gabriele sarà responsabile di sala e formerà gli altri ragazzi. Giada, Lorenzo, Francesco e altri lavoreranno al bar o in sala”.

Il ristorante nascerà per sopperire a un bisogno avvertito da molte famiglie, ovvero quello di un locale dove le persone autistiche possano lavorare e al contempo socializzare. “Troppo spesso i ragazzi con autismo sono esclusi dal mondo del lavoro e dalle relazioni sociali, come genitori di bimbi con autismo lo verifichiamo ogni giorno sulla nostra pelle e con i nostri ragazzi”, scrivono le famiglie online. “L’idea poi – racconta il padre – è di fare una sorta di franchinsing del sociale, replicando il know how (dall’organizzare dei locali alle tecnologie utilizzate, passando per la formazione). Si creerà un volano che costruisce lavoro. I ragazzi più bravi potrebbero anche andare ad insegnare ad altri”.

Come sarà il ristorante

Alessandro, Gabriele e Francesco, questi i nomi di alcuni dei ragazzi di PizzAut, hanno già imparato a preparare gli impasti per la pizza e a servirla ai tavoli. Già da tempo infatti collaborano con i diversi locali che si sono resi disponibili ad ospitarli, permettendogli di raccogliere fondi per realizzare PizzAut, ma anche di imparare il mestiere. Per definire il ruolo di ciascuno all’interno del ristorante è stato proposto un percorso di formazione con il supporto di psicologi ed ed educatori. “Le mansioni – afferma Acampora – sono state  distribuite in base a caratteristiche del singolo, alla sue abilità, ma anche alle attitudini. PizzAut sorgerà all’interno di un’area produttiva che era della Nokia e che un imprenditore privato sta riqualificando. All’interno di questo centro ci saranno realtà del terziario, tra cui anche noi”.

PizzAut, viene precisato sul suo sito, non servirà ad aiutare le persone autistiche in quanto bisognose di aiuto, ma a valorizzarle “perché portatrici di competenze e di ben-essere”. All’interno della pizzeria i ragazzi potranno avvalersi delle competenze e della conoscenza di professionisti della ristorazione e della riabilitazione. Il locale sarà perfetto per le famiglie ma anche per i giovani. Il ritmo all’interno sarà quello in cui si sentono più a loro agio i ragazzi: si tratterà di “un locale dai tempi lenti dove non bisogna andare a mangiare una pizza quando si hanno cinque minuti e poi si corre via… ma un locale dove Trovarsi e Ritrovarsi in una dimensione temporale e relazione fuori dalle frenesie che mettono in difficoltà chi è affetto da autismo ma che fanno male anche ai cosiddetti normali”, come si legge sul sito del locale.

Uno spazio di socializzazione

“La difficoltà più grossa per le persone autistiche è quella relazionale – racconta Acampora. I ragazzi all’inizio avevano paura del pubblico. Ora l’hanno superata grazie alle tante serate PizzAut che stiamo facendo in tutta Italia. I ragazzi grazie al lavoro stanno meglio, hanno più autonomia e maggiore rispetto di sé”.

“Io sono il papà di Leo – continua il genitore – che ha dieci anni ed è autistico. Con lui e mia moglie facciamo spesso la pizza a casa. Manipolare e realizzare qualcosa è un lavoro importante sulle autonomie. Poi invitavamo gli amici a mangiare. Così a un certo punto mi son detto perché non fare questa cosa con ragazzi più grandi, per dargli lavoro? Da quest’intuizione è nato PizzAut”.

I giovani di PizzAut

Il padre di Leo ricorda anche alcuni aneddoti legati all’esperienza dei ragazzi: “Quando Alessandro, il pizzaiolo, ha iniziato a fare le pizze, il suo maestro ha detto che doveva ‘schiaffeggiare la pizza’. A un certo punto, poi, a distanza di giorni gli è stato detto anche che l’impasto era una cosa viva. E a quel punto lui ha smesso di impastare. Non voleva fare più pizze perché, diceva, ‘le cose vive non si schiaffeggiano’. Si è rimesso al lavoro solo quando gli abbiamo detto che doveva ‘coccolare’ l’impasto”.

“Francesco, uno dei ragazzi che lavoreranno in sala – continua  Acampora – una volta mentre ci trovavamo in Francia ha iniziato a parlare con un gruppo di turisti olandesi. Nessuno aveva idea che parlasse il fiammingo. Così gli abbiamo chiesto spiegazioni e lui ci ha raccontato che aveva visto un video su YouTube e aveva memorizzato alcune frasi. Un altro ragazzo di PizzAut, Gabriele, invece, un tempo non usciva mai dopo la scuola. Da quando ha iniziato a fare parte del progetto è un’altra persona. Frequenta i suoi amici e ha fatto il primo capodanno senza genitori”.

Come contribuire a PizzAut

Chiunque voglia partecipare alla realizzazione di PizzAut, che si finanzia attraverso il crowd funding, può fare una donazione sul sito del progetto o decidere di destinargli il proprio 5 per mille (codice fiscale 91142230159). Chi contribuirà verrà ricompensato e ringraziato pubblicamente su un ‘muro dei mattoni’ creato ad hoc. “In fin dei conti – si legge sul sito del progetto – per credere in un luogo lento e gestito da persone autistiche bisogna essere grandi matti e quindi il muro dei ‘mattoni’ ospiterà i nominativi o le frasi di questi importanti donatori”.

I fondi raccolti verranno utilizzati  per l’acquisto di tutti gli arredi, dei macchinari, di speciali forni (che impediscono di dimenticare all’interno la pizza bruciandola) e delle attrezzature necessarie, i percorsi di formazione destinati ai ragazzi per l’acquisizione delle competenze necessarie, l’eventuale affitto della struttura ed il costo del personale almeno nella fase di avvio. Al momento la raccolta di crowd funding punta a raggiungere 100mila euro (67mila quelli già donati). Inoltre sono previste donazioni di aziende ristoranti e privati (si spera di realizzare un totale di 150mila euro). La cifra complessiva da raggiungere è pari a 250mila euro.

Il 2 aprile, giornata mondiale di sensibilizzazione sull’autismo, chi lo desidera potrà conoscere direttamente i ragazzi di PizzaAut al ristorante Green Park, di Borgarello, Pavia.

 

Articolo su Monza Today

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Scuola e famiglie: Conoscere i DSA per evitare frustrazione e senso di inadeguatezza

Articolo di Tina Naccarato

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Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA): conoscerli e riconoscerli per intervenire precocemente
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che coinvolgono la capacità di leggere, scrivere e calcolare e che si manifestano con l’inizio della scolarizzazione. Tali disturbi dipendono dai meccanismi di funzionamento delle reti neuronali e non sono causati da deficit intellettivi o sensoriali. Pertanto, a volte non è immediato comprendere le difficoltà che incontrano alcuni bambini e ragazzi in azioni che per altri risultano semplici e spesso essi vengono erroneamente considerati svogliati, intelligenti che non si impegnano. Proprio per evitare queste interpretazioni scorrette è molto importante che le famiglie e gli insegnanti ne conoscano bene le manifestazioni. Occorre, cioè, formazione ed informazione , in modo da intervenire in maniera precoce ed attivare le misure necessarie di supporto.

Come e quando intervenire, dunque?

ALCUNI SEGNALI – La diagnosi dei DSA può essere fatta solo alla fine della seconda primaria (alla fine della terza per la discalculia),  ma si possono presentate degli indicatori precoci già dai 4 o 5 anni, come ad esempio difficoltà nel ripetere e individuare, suoni, sillabe e parole.
All’inizio della Scuola Primaria possono esservi:
-difficoltà nella decifrazione delle singole lettere,
-incertezza nell’utilizzo delle sillabe,
-scarso controllo del significato delle parole,
-scarsa autonomia nella scrittura delle parole,
-sostituzioni o elisioni di lettere,
-difficoltà nell’atto della scrittura,
-errori nel conteggio, nel passaggio dalla pronuncia alla scrittura dei numeri o nel calcolo a mente.
Si possono anche manifestate difficoltà di coordinazione e di motricità fine. In presenza di queste difficoltà è bene che i docenti attivino percorsi di potenziamento e monitorino con attenzione gli sviluppi negli apprendimenti. Continua a leggere “Scuola e famiglie: Conoscere i DSA per evitare frustrazione e senso di inadeguatezza”

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Disabilità e diritti. I punti su cui l’ONU controllerà l’Italia

onu-comitato-famiglie-disabiliIl Comitato Onu per i Diritti delle Persone con Disabilità raccoglie ed ufficializza la denuncia del coordinamento nazionale famiglie disabili italiano

Il Comitato ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità ha recentemente formalizzato l’impiego del rapporto ombra (Alternative Report) elaborato dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili, pubblicandolo tra i documenti ufficiali dell’ONU, chiamata a monitorare l’Italia sull’applicazione della Convenzione stessa proprio nel corso del 2016.

Durante la 16° Sessione svoltasi a Ginevra il 24 e 25 Agosto 2016 era infatti apparso immediatamente evidente che le criticità denunciate dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili erano entrate prepotentemente nell’agenda del Comitato ONU.

Tra queste fondamentale è apparsa la parificazione dei Caregiver Familiari(coloro che si curano in ambito domestico di congiunti non autosufficienti) ai familiari con disabilità che essi assistono (definiti nelle osservazioni conclusive del Comitato ONU testualmente «peers»), soprattutto riguardo le donne alle quali viene negato l’impiego nel mercato del lavoro proprio in relazione al loro lavoro di cura 24 ore su 24. Pertanto al caregiver familiare devono essere riconosciute le stesse tutele relative ai diritti delle persone con disabilità in quanto condizioni del tutto equiparabili.

Altri problemi di grande rilevanza, segnalati dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili, sono stati fatti propri dal Comitato ONU. Tra questi la necessità di rivolgere le risorse interne dell’Italia, attualmente destinate all’istituzionalizzazione, verso l’inclusione, la conservazione e la vita indipendente della persona con disabilità nel proprio tessuto sociale, Ma anche le condizioni di estrema povertà ed impoverimento delle famiglie a causa di continue misure di austerità del Governo Italiano, dirette soprattutto alle famiglie con disabilità, e culminate nella vicenda del nuovo e vessante ISEE, opportunamente in parte cancellato dai Tribunali italiani a fronte del ricorso promosso proprio dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili.

Altre criticità segnalate, e sposate pienamente dal Comitato ONU, sono apparse la necessità di incoraggiare e sostenere l’istruzione delle persone con disabilità cognitiva in modo da «garantire la parità di accesso a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale» e l’urgenza di uniformare i sostegni rivolti alle persone con disabilità in tutte le regioni italiane.

Estremamente illuminante, infine, che il Comitato ONU abbia iniziato e concluso il suo “Rapporto sulle principali aree di preoccupazione e raccomandazioni”, raccogliendo un’esplicita denuncia del Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili, sull’assenza in Italia di un organismo di controllo imparziale e realmente rappresentativo delle persone con disabilità. Il Comitato ONU, inoltre, si è detto «preoccupato per il fatto che l’Osservatorio Nazionale della condizione delle Persone con Disabilità neghi illegittimamente l’accesso dei Caregiver Familiari negli organismi rappresentativi e la loro partecipazione ai processi decisionali.»

Approfondimenti:

Le criticità segnalate dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili e raccolte dal Comitato ONU

Articolo su Disabili.com

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Estate 2016: Vacanze, campi scuola e centri estivi per bambini disabili e famiglie

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Dai centri estivi dedicati a bambini con autismo, ai corsi di surf per amputati, ai campus per ragazzi con DSA, qualche suggerimento per l’estate

La scuola è finita, l’estate sta arrivando e anche quest’anno per i genitori inizia la ricerca di soluzioni per occupare i loro figli, cercando possibilmente di “far fruttare” il tempo libero dei loro bambini in maniera creativa e costruttiva, ma anche facendoli divertire, possibilmente non davanti alla tv.
Spesso però per le famiglie con bambini con disabilità la scelta è più difficoltosa e ristretta:  non sempre è possibile iscriverli ad un qualunque centro estivo (sia esso comunale, parrocchiale o privato), poichè non sempre questi sono attrezzati per la loro adeguata accoglienza. Per quanto possibile – e in maniera certamente non esaustiva! –  in questo articolo abbiamo raccolto alcune delle proposte estive organizzate da Onlus ed associazioni che si occupano anche (o solo) di attività per bambini disabili (qui la pagina completa dei centri estivi disabili 2016). Inoltre abbiamo ritenuto opportuno segnalare alcune possibilità di vacanza per tutta la famiglia, comprese quelle con figli con bisogni speciali.

DISABILITA’ INTELLETTIVE E RELAZIONALI – Le associazioni ANGSA Veneto onlus (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) e ANFFAS onlus (Associazione Nazionale di Famiglie di Persone di Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) forniscono un servizio estivo per ragazzi con autismo e DGS (disturbi generalizzati dello sviluppo): il range di età è molto ampio (dai 6 ai 18 anni) e ogni singolo partecipante verrà valutato e seguito da una figura professionale esperta nei disturbi del neurosviluppo. Nella nostra pagina dedicata ci sono maggiori informazioni sul progetto.

A TUTTO SPORT – Per un’estate tra sport e natura, segnaliamo la possibilità di partecipare a vacanze a cavallo assistite, per gruppi ragazzi dai 5 ai 13 anni  con disabilità e non, proposte da C.R.E. L’Arca del Seprio – O.N.L.U.S., dal 27 giugno al 9 settembre 2016. Se invece è il mare la passione die vostri ragazzi, segnaliamo un progetto davvero unico nel suo genere: “Corri sull’acqua, Windsurf 4 Amputees“: un’iniziativa italiana itinerante che ha come scopo principale far conoscere e provare il Windsurf alle persone che hanno subito un’amputazione. Possono partecipare tutte le persone amputate ad uno o più arti, di tutte le età (e anche tutte quelle che non hanno mai praticato il windsurf prima).

DSA: APPRENDERE IN VACANZA – Sempre più numerosa anche l’offerta di progetti dedicati a bambini con dislessia e altri Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Si tratta in genere di settimane nelle quali i ragazzi, insieme al gioco e al divertimento, sono seguiti da operatori formati per aiutarli a migliorare le loro facoltà di studio, in un ambiente ludico e di condivisione. Tra questi – ma ce ne sono molti altri- ricordiamo qui il Campus residenziale @pprendo che sarà ospitato in una osali del wwf vicino Asti.

ATTIVITA‘ RAGAZZI 14-18 ANNI – Se la proposta di centri estivi per i più piccoli è di solito maggiore, è per i ragazzi un po‘ più grandicelli che i genitori non di rado incontrano difficoltà. Segnaliamo quindi, tra le poche che abbiamo trovato in rete, le iniziative del centro estivo I.R.P.E.A. (Istituti Riuniti Padovani di Educazione e Assistenza) che pongono come unico requisito quello dell’età: dai 14 ai 18 anni. Verranno organizzate uscite nella città di Padova tra coetanei disabili e no, laboratori creativi, laboratori di informatica, giornate in piscina e tanto altro tutto supervisionato da personale qualificato. Per maggiori informazioni, questa èla pagina dedicata all’iniziativa IRPEA E-state insieme 2016.

VACANZE PER FAMIGLIE – Si occupa di vacanze per tutta la famiglia Svagā, un tour operator che propone pacchetti di vacanze accessibili per famiglie con figli disabili. Le proposte sono divise tra vacanze organizzate per accogliere famiglie con figli autistici e vacanze per famiglia con bambini con altre disabilità.
Molto interessante anche la proposta del Campus estivo Formazioni Erickson rivolta non solo ai bambini (dai 7 agli 11 anni) con ADHD/DOP(Deficit di attenzione e iperattività e/o Disturbo oppositivo-provocatorio), ma anche alle loro famiglie.
Analogo nella forma di vacanza famigliare, ma dedicata a nuclei nei quali ci sia un bambino con SMA, lo stage residenziale teorico pratico “Mio figlio ha una 4 ruote”  promosso dal SAPRE (Settore di Abilitazione Precoce dei genitori) dell’unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico. Lo stage si rivolge a tutti quei genitori che si trovano nella condizione di dover affrontare il mondo del proprio bambino affetto da SMA, rendendolo in grado di guidare in autonomia una carrozzina manuale o elettronica. Contemporanemanete i piccoli saranno seguiti da animatori che potranno affinare l’utilizzo della carrozzina, imparando a giocare con gli altri, misurandosi con le proprie capacità e confrontandosi con i propri limiti.

Per tutte le vostre segnalazioni di centri estivi, vacanze organizzate e soluzioni estive per e con bambini e famiglie con disabilità, scriveteci a: ufficiostampa@disabili.com : li inseriremo nel nostro speciale vacanze estive accessibili!

Buona estate a tutti!

Articolo su Disabili.com

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I bisogni dei disabili quando viaggiano

Quali sono i bisogni dei disabili quando viaggiano? Strategie di ospitalità accessibile

Taleb Rifai, segretario generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo dell’ONU (UNWTO) a FITUR, Madrid, ha dichiarato che il 2016 sarà l’Anno mondiale del Turismo Accessibile, che culminerà nella data del 27 settembre: giornata mondiale del turismo. Ma su questo fronte, nel nostro Paese, la strada da fare è ancora tanta, ma V4A ha tutti gli strumenti per rispondere a questa fetta di mercato.

10 MILIONI DI PERSONE – Quando parliamo di turismo, ospitalità accessibilee vacanze per tutti parliamo innanzitutto di un argomento che riguarda il16,4% delle famiglie italiane, ovvero  4,6 milioni di famiglie, che in totale fa 10 milioni di persone. Si tratta di persone che dichiarano di avere particolari bisogni in vacanza – che non sono soltanto di accessibilità rispetto a una disabilità, ma anche di esigenze legate alla presenza di anziani, bambini, intolleranze alimentari e quant’altro.

CONOSCERE I BISOGNI –  Si tratta, insomma, di un vasto campione di popolazione che si dichiara insoddisfatto dalla vacanza, o non viaggia per niente, a causa della difficoltà a trovare risposta adeguata a questi bisogni.  Come fare in modo, quindi, che questa domanda non rimanga inascoltata ma trovi risposta da quel comparto turistico che, almeno nel nostro Paese, non è ancora in grado di coprirla – perché poco la conosce e non sa come gestirla? Contribuendo alla formazione di questi attori professionali, e facendoli affiancare da chi questi bisogni non solo li conosce, ma li sa anche gestire professionalmente.

L’articolo su Disabili.com