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Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso

31ygs2bprd-l-_bo1204203200_Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso è un libro di Rita Coruzzi pubblicato da Piemme nel 2010.

In seguito alla nascita prematura, Rita si trova ad avere gravi problemi alle gambe, unitamente a una fragilità diffusa in tutte le membra. La mamma non si arrende, la piccola nemmeno, ed è l’inizio di un calvario fatto di una serie interminabile di esercizi fisici e sedute di fisioterapia. Fino all’intervento chirurgico, all’età di dieci anni, che pare prometterle di risolvere per sempre il problema di mobilità. E invece. Invece l’operazione non va come sperato e Rita si trova costretta su una sedia a rotelle. Crollate tutte le illusioni di quella vita “normale” che neppure aveva avuto nei primi anni dell’infanzia, Rita cade nella disperazione, finché un giorno ficca gli occhi in quelli di sua mamma e le chiede: “Perché Dio mi ha abbandonata?”. “Dio non ti ha abbandonato, se ti è accaduto questo significa che Lui ha progetti per te sulla carrozzina, gli servi così.” Questa risposta è stata la sua salvezza, l’inizio di un cammino che ha portato Rita a ritrovare la fede e, soprattutto, a ritrovare la vita, scoprendo in sé una insospettata forza interiore che l’ha aiutata a librarsi in volo, vivendo ogni giorno in modo assoluto e profondo, come se fosse l’ultimo, liberandosi da ogni ansia di guarigione e scoprendo finalmente il suo posto nel mondo.

 

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Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio

31segseo4ol-_bo1204203200_Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio è un libro di Vito Mancuso pubblicato da Mondadori nel 2002.

Sono circa 8000 al giorno i bambini che nel mondo nascono con una forma di handicap, quasi 3 milioni ogni anno. Se la sorgente della vita umana è Dio, che senso ha tanto dolore inflitto alle creature più innocenti? Da sempre gli uomini si pongono questa domanda, alla quale le diverse fedi e filosofie, nel corso dei secoli, hanno dato molteplici risposte. Oggi, però, la rivoluzione scientifica ha reso insostenibili le soluzioni del passato, e la questione è stata, di fatto, rimossa. In questo saggio Vito Mancuso affronta il tema delicato dell’handicap dal punto di vista filosofico e teologico, in dialogo con la scienza e le religioni non cristiane. Un percorso di riflessione, il suo, affrontato sempre con rigore, scavando a fondo nella storia dello spirito e della cultura occidentali. Ne scaturisce un messaggio arduo e poetico, che parte dalle contraddizioni laceranti della vita ma anche dalla sua “bellezza incandescente”, e non offre facili consolazioni. Recensendo questo libro Giuseppe Pontiggia ebbe a scrivere: “Raramente un titolo delinea, come questo, la mappa degli interrogativi in cui la mente, protesa a dare un senso religioso e filosofico all’handicap, si è sempre persa. Basta che il lettore segua l’autore nella grandiosità del suo disegno e nella ricchezza dei suoi percorsi. Ne trarrà una luce durevole”.

L’opera affronta la realtà della sofferenza dinanzi alla quale non c’è risposta se non quella di constatare che è il prezzo che l’umanità paga per il sorgere della libertà, che è alla base della nascita dello spirito. La fonte della libertà risiede infatti nell’indeterminazione che domina nel processo evolutivo e che permette la “scelta”, la quale sottintende l’errore. L’handicap è proprio un errore della natura, una scelta sbagliata tra le varie opportunità che si offrono, errore previsto nella logica della natura. Sapere questo però non basta perché nella disabilità è in gioco un soggetto con i suoi diritti che gli vengono non dal fatto che fa parte della natura, ma perché è oggetto di amore da parte dei genitori. L’amore è l’unico elemento che permette di dare senso ed accogliere il dolore innocente e di dare valore ontologico all’uomo che con l’incarnazione è legato a Dio. Il Cristianesimo, conclude il teologo, è l’unica religione che può prendere in seria considerazione l’handicap, immagine del Dio sofferente che prende sulle spalle i mali che sovrastano la creazione. La necessità di quella sofferenza deve essere pensata in connessione con la caducità di cui è vittima la natura, e di cui l’handicap è uno dei segni più eloquenti. Cristo è l’Agnello che fin dall’inizio viene immolato per la libertà dell’uomo e la croce, simbolo che nessuna religione possiede, è il segno dell’amore di Dio al mondo, per permettere che gli uomini si realizzino come esseri dotati di spirito e di libertà.

« È un’assurdità che l’onnipotenza divina debba soffrire, essere sgozzata, e questo proprio nell’atto che più di ogni altro rivela la sua onnipotenza. Ma questa assurdità è l’unico spazio concettuale per pensare l’assurdità dei bimbi nati malformati »
(Vito Mancuso – Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio. pag. 157)

L’argomento, oltre alla premessa dell’autore all’edizione Oscar (2008) e alla prefazione di Edoardo Bonicelli dell’edizione del 2002 (La ragione e le ragioni), si sviluppa, dopo una premessa al testo e la relativa Introduzione (Perché nascono così?), attraverso sei capitoli (La posta in gioco. Il silenzio della Chiesa. Le risposte della storia. La costituzione del dramma teologico. La creazione e l’Agnello. Il principio-di-contraddizione) e termina con uno conclusivo che fa da considerazione-risposta: Perché nascono così.

 

Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio – Wikipedia

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Vito Mancuso http://www.vitomancuso.it/