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‘Camp dei Sogni’ per dare futuro di sport ai bimbi disabili

Nazionale artisti di Ski Team apre selezioni per evento Pinzolo

ROMA, 16 DIC – Dare un futuro a bambini e giovani con disabilità fisiche, dove poter formare il loro talento e dargli l’opportunità di entrare nel mondo degli sport invernali paralimpici. E’ l’obiettivo del ‘Camp dei Sogni’, che si terrà a Pinzolo (Trento) dal 19 al 24 gennaio prossimi, le cui selezioni sono state aperte dalla Nazionale Artisti Ski Team (NAST). Al Camp possono partecipare bambini dai 7 ai 10 anni con disabilità fisico-motorie e sensoriali; la partecipazione è gratuita anche per l’accompagnatore (genitore o tutore) e prevede vitto e alloggio in hotel, skipass ed attrezzatura tecnico sportiva adeguata, laboratori e attività sportive.
La formazione sportiva, che sarà seguita da maestri, istruttori e allenatori abilitati a questo particolare insegnamento e con ausili dedicati a disposizione, si svolgerà al mattino, mentre il pomeriggio sarà dedicato ad un corso di body percussion e teatro comico, come integrazione allo sport per migliorare l’approccio alla vita artistica e sociale.
La Nazionale Artisti Ski Team nasce da un’idea di Luca Jurman, cantante, produttore e vocal coach da sempre appassionato di sci, allo scopo di aiutare bambini e giovani con disabilità; l’incontro con il maestro e allenatore di sci Alberto Laurora, con cui condivide gli intenti e la passione per lo sci, lo portano a trasformare la sua idea in realtà: “i bambini fisicamente disabili, così come le loro famiglie – spiega Jurman – spesso perdono la speranza che possano avere qualche sbocco nella vita, così ho deciso di fare qualcosa di diverso e di utile insieme alle persone che mi hanno appoggiato.
Ho fondato la NAST per contribuire a creare un futuro professionale nello sport agonistico”.
Jurman punta così all’inserimento dei giovani nella Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici (FISIP) con cui la NAST è gemellata e dalla quale è patrocinata.
“L’Arte e lo Sport – conclude – hanno il potere di migliorare la qualità della vita, sia fisicamente sia psicologicamente, ed è per questo che NAST e FISIP hanno deciso di collaborare in questo grande progetto”.

 

Articolo su ANSA.it

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Nasce l’Albergo del cuore: a gestirlo saranno giovani disabili

Articolo di Alex Corlazzoli

La riqualificazione di un edificio storico nel centro di Ravenna diventa un progetto di inclusione sociale che sarà esportabile anche in altre realtà

Innovazione, riqualificazione, inclusione. Sono queste le fondamenta dell’Albergo del cuore, la nuova struttura ricettiva di Ravenna pensata e progettata dalla cooperativa San Vitale. Il tutto nasce con l’ambizioso obiettivo di promuovere una cultura dello sviluppo sostenibile poggiando su tre pilastri: l’innovazione dell’offerta turistica; la riqualificazione di un edificio storico nel centro della città avvalendosi di moderne tecniche a ridotto impatto ambientale e l’inclusione sociale e lavorativa di giovani con disabilità. La struttura, già esistente, è quella del vecchio albergo di via Rocca Brancaleone 42. I lavori per la ristrutturazione partiranno al più presto e saranno possibili grazie alle cifre donate tramite le campagne del 5 X 1000 di quest’anno e dell’anno prossimo. Inoltre la cooperativa parteciperà al bando per il sostegno alle attività ricettive e turistico-ricreative promosso dalla Regione Emilia Romagna.

 

“Questo – ha detto Valentina Morigi, assessore alle politiche sociali – è un progetto lungimirante che si inserisce in un filone di sviluppo progettuale sul quale siamo impegnati da tempo. L’ Albergo del cuore ribalta il paradigma in modo democratico perché ci comunica che le persone più fragili e vulnerabili sono una risorsa preziosa”.

Per capire meglio l’idea che sta alla base della nuova struttura abbiamo parlato con la presidente della cooperativa San Vitale, Romina Maresi.

Un albergo che punta sull’inclusività

Da dove nasce l’idea di realizzare un hotel?

“Nasce dalla volontà della nostra cooperativa di ampliare gli orizzonti di inclusione sociale lavorativa delle persone con fragilità. Tra i settori innovativi che abbiamo identificato come possibili nuovi sviluppi ci sono il turismo sociale e l’agricoltura. L’ “Albergo del cuore” è il nostro primo grande progetto, ma stiamo ristrutturando anche un casolare in campagna alle porte della città che sarà usato per ampliare l’offerta ricettiva della città. L’albergo è chiamato “del cuore” perché proprio il cuore è il logo della nostra cooperativa ed è a forma di mosaico per ricordare il tratto caratteristico di Ravenna. Il cuore rappresenta anche la passione dei nostri soci e della nostra comunità che vuole dare un’eticità all’accoglienza turistica. Non ci sono altri hotel con queste caratteristiche”.

 

“E’ un’immobile che già esiste: è uno dei primi alberghi nati in città, parliamo dei primi del Novecento. In questo albergo si sono sommate nel tempo molte storie a partire dai tempi della prima e seconda Guerra mondiale. E’ un luogo usato a fini sociali ai tempi in cui non si parlava ancora di questa dimensione. Con il proprietario, che è stato molto partecipe di questo progetto, abbiamo condiviso la possibilità di recuperare le storie che hanno attraversato questo albergo e raccontarle ai turisti che arriveranno. Abbiamo presentato in conferenza stampa il progetto e il giorno dopo già ci chiamavano per prenotare una stanza”.

Quando, invece, si potrà davvero prenotare una camera?

“Passerà ancora un anno prima della vera e propria apertura perché ora iniziamo i lavori di ristrutturazione: lo spazio ha bisogno di essere modernizzato e attrezzato per accogliere persone con disabilità motorie.. Vogliamo abbattere prima di tutto le barriere ideologiche, vogliamo ampliare al massimo l’accoglienza facendo di quel contesto un hotel che accoglie tutti. Durante le nostre vacanze stiamo meglio quando incontriamo persone che ci attendono con un sorriso, con chi non ci vende solo una stanza ma anche un pensiero, una storia, una visione della vita e dell’uomo”.

Chi lavorerà nel vostro hotel?

“Nella struttura lavoreranno giovani con lieve disabilità. Si tratta di ragazzi che hanno terminato il loro percorso di studi nell’istituto alberghiero. Spesso questi studenti al termine della scuola non trovano un lavoro e rimangono in carico alle famiglie, mentre ora qualcuno di loro potrà completare il percorso di studi con la nostra realtà. Saranno persone integrate con personale professionale:  un mix di bravissimi receptionist, camerieri coadiuvati da persone disabili che hanno fatto un percorso scolastico in questo campo. Ci aspettiamo un team giovane”.

So che avete già dei progetti per il futuro.

“Vorremmo far sorgere una piccola filiera, un gruppo che abbia una sede anche al mare. Ci piacerebbe pensare a questo hotel a Cervia, dove abbiamo già dei progetti. La nostra non è solo un’impresa sociale ma è un progetto imprenditoriale, dobbiamo fare i conti con il mercato, con  un’offerta qualificata e innovativa sia sul piano organizzativo sia sul piano della finalità e quindi del messaggio che vogliamo proporre”.

 

 

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I nonni del Chianti, l’Orto Felice e i ragazzi: la vita è un romanzo (vero)

Articolo di Luciano Ferraro

I vecchi insegnano a giovani e disabili a coltivare la terra. Le tradizioni sono salve, grazie anche alla collaborazione con uno chef stellato

È come in un libro della catalana Tina Vallès, La memoria dell’albero (Solferino). Il nonno è davanti a un platano della Ronda: a due bambini racconta «con la faccia da cantastorie» che «da piccolo aveva un albero che lo proteggeva dal sole di mezzogiorno e gli faceva da capanna, nascondiglio e confidente». Il vecchio orologiaio del paese insegna ai piccoli a toccare, ad accarezzare, ad abbracciare gli alberi. Quello che sta accadendo in Toscana, in un fazzoletto di terra nel comune di Castelnuovo Berardenga (tra le colline della provincia di Siena), è un romanzo reale che parla di memoria, identità, tempo e trasmissione della conoscenza, ovvero del rapporto speciale che esiste tra un nonno e un nipote. Così unico che ci si può sentire nonni e nipoti anche senza esserlo in deroga all’albero genealogico.

Tutto è iniziato sei anni fa nel Chiantishire. All’interno dell’azienda agricola San Felice, proprietà del gruppo Allianz, colosso assicurativo di Monaco di Baviera che in Italia ha 5.500 dipendenti. Nella tenuta in cui nascono, tra gli altri, due Chianti Classico pluripremiati come Il Grigio e il Poggio Rosso, c’è un antico villaggio toscano. Il borgo è stato a lungo restaurato e ora è un albergo diffuso con 60 stanze, l’unico della catena Relais & Châteaux su queste colline.

«La nostra – racconta Mario Cuccia, il presidente di San Felice – è stata una idea semplice: abbiamo girato i bar di Castelnuovo e abbiamo chiesto agli anziani del paese se avessero voglia di diventare maestri della terra, di insegnare ai ragazzi come si zappa, come si innaffia, come si coltivano le erbe aromatiche, l’insalata e le altre verdure». Un piccolo gruppo di nonni ha iniziato così a conoscere i nuovi nipoti acquisiti, un altrettanto piccolo gruppo di ragazzi con difficoltà cognitive (autismo e sindrome di Down), con l’aiuto della Cooperativa Sociale Naturalmente.

La Fondazione Allianz Umana Mente ha aperto il portafogli, come ha fatto negli ultimi 18 anni con 52 mila persone che hanno ricevuto 35 milioni di euro per le loro iniziative. Così è stato finanziato il progetto Orto Felice, a cui si è aggiunto poi il capitolo Aia Felice: gli anziani insegnano ai ragazzi anche come prendersi cura delle galline di un pollaio. Cuccia lo chiama un piano di «agricoltura sociale, un esempio di welfare comunitario territoriale».

L’Orto felice ha messo in moto istituzioni e associazioni. Il Comune di Castelnuovo Berardenga ha coinvolto scuole e case di cura, con laboratori e giornate di festa. La Regione Toscana lo ha inserito nei progetti meritevoli all’interno del bando di agricoltura sociale. L’associazione Terza età della zona ha coinvolto gli anziani. «La semina viene decisa con lo chef del ristorante del borgo – spiega Cuccia – perché poi quello che cresce nell’orto grazie agli anziani e ai loro insegnamenti ai ragazzi, finisce a tavola».

I ristoranti sono due: il Poggio Rosso, una stella Michelin dal 2017, e l’Osteria del Grigio. La supervisione è affidata a Enrico Bartolini, 40 anni e 6 stelle Michelin assegnate ai suoi 5 ristoranti tra cui il Mudec, all’interno del Museo delle Culture di Milano. Nella tenuta il nuovo executive chef è il colombiano Juan Camilo Quintero, 30 anni, che ha fatto esperienza anche nella cucina di Massimo Bottura, anima e mente dell’Osteria Francescana di Modena, per due volte votato come miglior ristorante del mondo. «Con questo trasferimento di sapere legato alle tradizioni contadine di un luogo unico nel suo genere – argomenta Nicola Corti, segretario di Umana Mente – abbiamo creato un concreto scambio intergenerazionale. Generando non solo ottimi prodotti, ma anche migliorando la vita di tutte le persone coinvolte».

Sonia Belluardo, responsabile dell’Orto e dell’Aia Felice, spiega che la scelta di far partecipare gli anziani differenzia il progetto da molti altri che puntano a far partecipare i ragazzi con difficoltà a qualche fase della vita aziendale. «I nonni hanno il ruolo di mentori e di formatori professionali, per tramandare tecniche di coltivazione e di produzione, un patrimonio di esperienza e tradizione autentico e sostenibile». Nonni e ragazzi lavorano tutta la settimana. Non si occupano solo dell’orto e del pollaio con una quarantina di galline ovaiole, di razze Padovana, Livornese e Moroseta. Preparano anche conserve e marmellate che vendono ai mercatini locali. Riescono a incassare fino a diecimila euro l’anno («Questo denaro servirà alla Fondazione non per coprire le spese, ma per creare altre occasioni di aiuto», spiegano). Quando piove e non possono lavorare la terra per i pomodori, il sedano, le zucche e i legumi, i ragazzi intrecciano vimini ricavando cesti. «L’Orto Felice – illustra Cuccia, manager esperto di finanza che ha scoperto nel Chianti «quanto sia appagante aiutare gli altri» – negli anni è cresciuto. Ora occupa 2.500 metri quadrati, c’è una nuova serra adibita a semenzaio, sono arrivate anche le capre, impiegate per la pet therapy e per il diserbo naturale della zona vicina all’orto».

Uno dei ragazzi (hanno tutti dai 18 ai 25 anni) ha suggerito per un capretto il nome Miguel, lo stesso del protagonista del film di animazione Coco, storia del viaggio di un giovanissimo aspirante musicista sulle tracce dei racconti dei suoi antenati. «Simone partecipa all’Orto felice da anni – dice la madre – e qui sta crescendo, diventando adulto. Perché si impegna seriamente in mansioni semplici e condivise. Durante la vendemmia e la raccolta delle olive dorme nel borgo, assieme agli altri ragazzi e ai dipendenti dell’azienda agricola. L’angoscia di stare lontano da noi è sparita». E assieme ai nonni ci sono le nonne, come la signora Santina. Che ha le idee chiare sui benefici dell’Orto: «Vengo qui perché mi fa bene, stare in compagnia dei ragazzi mi rigenera», dice.

Ora questo progetto è pronto a essere esportato, annuncia Cuccia, uscendo dall’ombrello dei 210 ettari dei vigneti del gruppo (San Felice, Campogiovanni a Montalcino e Perolla nella Maremma toscana). «Vogliamo che l’Orto Felice cresca. Importanti famiglie di vignaioli, non solo in Toscana, stanno pensando di replicare questa esperienza – sostiene – facendo uscire dalle case e dai bar gli anziani dei paesini». Alla ricerca di quei giorni speciali in cui i nonni «con la faccia da cantastorie» descritta nel libro della catalana Tina Vallès spiegano ai ragazzi come ci si prende cura delle piante.

 

 

Articolo su Corriere.it

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Sballo

51uxfqujmql-_sx320_bo1204203200_Sballo Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani è un libro scritto da Alessandro Dionigi e Raimondo Maria Pavarin, pubblicato da Erickson nel 2010.

Quanti genitori hanno figli adolescenti e sono preoccupati che possano fare uso di droghe? Quanti sono preparati a scoprirlo? Quanti hanno ricevuto informazioni su come conoscere e gestire i pericoli che possono incontrare, durante la loro crescita, i giovani d’oggi? Alla difficoltà di affrontare problemi di questo tipo si aggiunge la profonda trasformazione che il consumo di stupefacenti ha subito nell’ultimo decennio: dai luoghi alle modalità di assunzione, dai significati sociali attribuiti all’uso all’analisi dei danni, psicologici e fisici, provocati dalle dipendenze, il «mondo delle sostanze» è talmente cambiato da rendere molto difficile distinguere, oggi, una trasgressione adolescenziale da un comportamento a rischio. Il fenomeno droga, non più circoscrivibile come un tempo a determinati ambienti, classi sociali o fasce d’età, è diventato ormai un costume esteso tra giovani e giovani adulti, tale da poter essere incluso nella normalità più che nella devianza. Sballo è una pratica guida che intende fornire conoscenze e strumenti a chiunque — genitori, ma anche educatori, insegnanti, operatori del settore — voglia orientarsi nell’universo della «generazione x» tra disagio, perdita di valori e percezione di nuovi rischi, nell’intenzione di proporre indicazioni e orientamenti spendibili nella difficile partita educativa che si gioca su questo terreno. Dal libro «Bevo per fare il grande, anche per fare alcune cose di cui mi vergogno, per non essere lucido» «Cannabis vuol dire trasgressione, significa spingersi in avanti per conoscere un nuovo mondo, che poi in realtà non esiste…» «Inizialmente la coca mi faceva un effetto diverso, cioè, era una cosa nuova, ma poi pian piano cominci ad aumentare le dosi… la compri dappertutto, praticamente ormai chiunque ce l’ha! Quando ci sei dentro alla grande, proprio che consumi tutti i giorni, lì per farti non guardi in faccia a nessuno, vai a rubare anche al tuo migliore amico» «Avevo un fidanzato che ne faceva uso con il suo gruppo di amici. Una sera siamo usciti, loro ce l’avevano dietro e mi hanno chiesto se volevo provare… Li avevo visti farlo tante volte, e mi sono detta “fammi provare cosa sarà mai ‘sta cosa!…”»

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