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Roberto Vecchioni, Francesco Guccini – Ti Insegnerò A Volare (Alex)

 

Ecco la canzone di Guccini e Vecchioni dedicata ad Alex Zanardi
I due cantautori celebrano la vita e la determinazione ad affrontarla anche di fronte alle avversità, ispirandosi al campione di handbikeSono le voci di due giganti della musica d’autore italiana – Francesco Guccini  e Roberto Vecchioni – a  fondersi in una unica voce che è un inno alla vita, alla forza di volontà, alla tenacia, nella nuova canzone Ti insegnerò a volare, un duetto dedicato al campione mondiale di handbike Alex Zanardi.

La canzone fa parte di un album di dodici inediti, intitolato L’infinito, uscito venerdì 9 novembre: non 12 brani – spiega lo stesso Vecchioni – ma un’unica canzone divisa in 12 momenti.  Si tratta di un regalo che i due cantautori fanno ai loro numerosi fan, che vede un insperato ritorno sulle scene di Guccini, dopo l’annunciato ritiro, ma anche di Vecchioni, che non pubblicava album da 5 anni.

Il singolo Ti insegnerò a volare è una canzone che contiene un riferimento letterario al poeta Costantinos Kavafis: «Se partirai per Itaca», raccontando di un uomo che «se non può correre imparerà a volare». Dicevamo, un inno al coraggio, alla determinazione e alla forza  che è dentro ciascuno di noi: un invito  a non mollare mai, come nei versi:

Se partirai per Itaca 
ti aspetta un lungo viaggio 
un mare che ti spazza via 
i remi del coraggio 
la vela che si strappa e il cielo 
in tutto il suo furore 
però per navigare solo 
ragazzo, basta il cuore qui si tratta di vivere 
non di arrivare primo 
e al diavolo il destino

 

 

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Sotto i Portici

3082595Sono nato in Sicilia e all’inizio non sapevo niente della città di Bologna, ma con il tempo questa città ha cominciato ad avvicinarsi lentamente alla mia vita. Quando ero bambino l’unico mezzo di comunicazione a cui avevo accesso era la televisione. I miei genitori mi piazzavano sul divano a guardare i cartoni animati, le cui sigle iniziali erano sempre cantate da Cristina D’Avena, nata a Bologna nel 1964. La sera andavo a letto presto e la televisione la guardavano i miei genitori. Ricordo che guardavano una donna che ballava e cantava: quella donna era Raffaella Carrà, nata a Bologna nel 1943.

Quando cominciai ad andare alla scuola elementare, il posto che mi fu assegnato fu quello accanto a Gianni, un ragazzino dai grandi occhi castani molto simpatico e con lui legai subito, infatti dopo breve tempo diventò il mio migliore amico. Gianni giocava a basket e questa cosa mi attirò molto. Convinsi così i miei genitori ad iscrivermi per praticare anch’io questo sport. Tutte le mattine andavo a scuola e tre pomeriggi a settimana andavo a giocare a pallacanestro insieme al mio amico Gianni. Sognavamo entrambi di diventare un giorno grandi giocatori di basket e le squadre più forti in Italia erano la Virtus Bologna e la Fortitudo Bologna.

Io crescevo e cominciai ad ascoltare la musica che proponeva la radio e questa cosa la facevo sempre insieme al mio amico Gianni. Ascoltavamo le canzoni di Lucio Dalla, nato a Bologna nel 1943 e ascoltavamo Luca Carboni, nato a Bologna nel 1962. I miei genitori, ovviamente, facevano sempre qualcosa di diverso da me e ascoltavano i Pooh, un gruppo che nasceva a Bologna nel 1962, con Dodi Battaglia che vi nasceva nel 1951.

Al termine della scuole medie iniziò una fase cruciale della mia prima adolescenza perché dovevo iscrivermi alle superiori, ma la cosa che mi turbò più di tutte fu che il mio amico Gianni fu costretto ad andare via dalla Sicilia. Suo padre aveva perso il lavoro e si dovettero trasferire per trovarne uno nuovo, in quegli anni si diceva che a Bologna fosse più facile trovare lavoro, era una città assetata di rinascita a seguito della strage di Bologna nel 1980. Gianni era andato via e io nel frattempo crescevo. Cominciai ad avere nuovi amici e tra questi c’era uno che suonava la chitarra che mi fece ascoltare per la prima volta Francesco Guccini. Quello che ricordo è che nella canzone “La locomotiva” lui diceva: “Alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno…un pazzo si è lanciato contro un treno”. Adesso io conoscevo bene il nome di quella città, ma sentirla nominare in una canzone mi faceva un certo effetto. Cominciai ad ascoltare altre canzoni di Guccini che diceva di essere un “modenese volgare” ma affermava in un’altra canzone: “Bologna capace d’amore, capace di morte”. Continua a leggere “Sotto i Portici”