Pubblicato in: Articoli, Validi

Disabili, le organizzazioni: “Aumento dei fondi in manovra? Non basta. Al Sud smantellate le prestazioni territoriali”

Vincenzo Falabella, presidente della Fish: “Apprezziamo l’impegno ma è insufficiente. Giallo sulle risorse per il Dopo di noi”. Il presidente di Tutti a Scuola Toni Nocchetti, tra i promotori di una manifestazione di protesta che si è svolta il 7 novembre a Napoli: “Ore di sostegno insufficienti, barriere architettoniche, troppi insegnanti non specializzati e forti carenze per l’assistenza specialistica alle persone”

Articolo di

Articolo13Ottobre2018

Bene l’aumento dei fondi per la non autosufficienza e per le politiche per la famiglia. Ma gli impegni presi dal governo nella legge di Bilancio per il 2019 non bastano ancora, secondo le associazioni che difendono i diritti delle persone con disabilità. Che chiedono di investire di più ma anche di garantire una “programmazione pluriennale e un confronto continuo tra il ministero della Disabilità e il variegato mondo dell’associazionismo”. Allo stesso tempo, aggiungono, le Regioni stanno erodendo il sistema di welfare locale costruito negli ultimi decenni con la professionalità, tra gli altri, di migliaia di operatori sociali, educatori, psicologi e assistenti personali.“Apprezziamo l’impegno del governo di aumentare di 100 milioni le politiche per la Famiglia“, dice al Fatto.it Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish). “E di incrementare di altri 100 milioni il Fondo per la non autosufficienza che arriva così a 570 milioni di euro circa. Ci sono poi 120 milioni in più per le Politiche sociali che a regime arriveranno a 400 milioni. E sono stati confermati i 75 milioni per il trasporto degli alunni con disabilità, ma restano insufficienti. Vi è poi una proiezione, però solo dal 2022, di un aumento sui caregiver di 5 milioni, cosi il fondo dovrebbe passare a 25 milioni di euro, ma è ancora troppo poco per coprire tutti i bisogni”.

Il giallo del fondo Dopo di noi –  “Abbiamo riscontrato – aggiunge però Falabella – che c’è un probabile errore di trascrizione, non essendoci nessuna somma da destinare alla legge 112/2016 conosciuta come Dopo di noi per l’anno 2019. Il capitolo era stato finanziato con la legge di Stabilità del 2017 che prevedeva per il triennio 2018-2020 un impegno di spesa di 51 milioni, 51 milioni e 56 milioni”. Dal ministero della Famiglia e della Disabilità, scrive Vita.it, assicurano che è “confermato lo stanziamento in essere e che a dicembre verrà convocato un tavolo tecnico dedicato alla legge 112/2016”. La questione è controversa e a settembre aveva suscitato polemiche sulle responsabilità politiche dei tagli, per l’effettiva assegnazione dei fondi stanziati in un primo momento e poi tagliati di 10 milioni complessivi dal governo Gentiloni, come emerso soprattutto grazie alla denuncia della Lega per i diritti delle persone con disabilità. “Al di la delle cifre che comunque non bastano – spiega Falabella – occorre ora la necessità di un adeguato monitoraggio e verifica sull’impiego reale ed efficace di questi Fondi che auspichiamo vengano inseriti in questa legge di Stabilità come promesso. In particolare, sulla non autosufficienza sarebbe più che opportuno delineare un Piano dettagliato e Livelli essenziali di assistenza uguali per tutti, in modo da evitare disparità territoriali quanto mai evidenti e da eliminare al più presto”. Continua a leggere “Disabili, le organizzazioni: “Aumento dei fondi in manovra? Non basta. Al Sud smantellate le prestazioni territoriali””

Pubblicato in: Articoli, Validi

Giornata delle persone con disabilità 2017. “Sosteniamo la piena inclusione. No a barriere sociali e architettoniche”

Articolo di Renato La Cara su IlFattoQuotidiano.it

Giornata delle persone con disabilità 2017. “Sosteniamo la piena inclusione. No a barriere sociali e architettoniche”

Dalla scuola alle barriere architettoniche e sociali: dal 1981 il 3 dicembre è diventato un giorno per promuovere la conoscenza della disabilità. Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico: “Anche lo sport è uno strumento per affermare il diritto alla felicità”

La Giornata internazionale delle persone con disabilità nasce per dare voce a chi voce, spesso, non ce l’ha. E quest’anno ha come tema La trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti. “Dal 1981 ogni 3 dicembre – spiega Fabio Pirastu, presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) Pavia – le organizzazioni dei disabili promuovono la conoscenza sui temi della disabilità, per sostenere la piena inclusione dei disabili sia fisici che psichici in ogni ambito della vita e per allontanare ogni forma di discriminazione e violenza”. Tanti i diritti calpestati, come quello il diritto allo studio. “Anche quest’anno la scuola italiana per gli oltre 240mila alunni disabili è cominciata con le carenze di organico e con il vuoto formativo degli insegnanti. Nonostante le ripetute richieste delle associazioni di fornire una formazione adeguata e obbligatoria agli insegnanti curriculari, da parte del Miur non c’è stato ascolto”, denuncia Antonio Nocchetti, presidente dell’associazione Tutti a scuola e blogger de ilfattoquotidiano.it. La situazione, soprattutto al centro-sud, è gravissima. Di fronte a un “bisogno crescente” e a “una situazione emergenziale”, ci sono almeno 400 docenti di sostegno specializzati e vincitori di concorso lasciati a casa.

“Lo sport come diritto alla felicità. Ma in Italia non è così’”– Grazie ai trionfi alle Paralimpiadi di Rio 2016 di campioni come Alex Zanardi, Federico Morlacchi e Bebe Vio, qualcosa si sta muovendo nella percezione dell’opinione pubblica sulle “reali capacità delle persone disabili di fare sport ad altissimi livelli. Lo sport è integrazione, socialità, benessere fisico e spirituale”, spiega Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico. “Per una persona con disabilità è qualcosa di più: è lo strumento per affermare il diritto alla felicità, alle pari opportunità, a una vita migliore. E’ un diritto fondamentale, non ancora pienamente riconosciuto in Italia”.

La mission del movimento paralimpico è proprio la massima diffusione dello sport per le persone con disabilità. “Ma c’è ancora molto da fare da questo punto di vista. Le grandi vittorie dei nostri campioni paralimpici hanno innescato un meccanismo virtuoso basato sull’imitazione e la partecipazione. Ma serve – aggiunge Pancalli – ancora maggiore informazione da parte dei media e programmi più mirati all’interno dei presidi sanitari e delle scuole dove va avviato uno specifico programma di formazione degli insegnanti. Troppo spesso l’unica opzione per le persone disabili nelle scuole è l’esonero dall’attività sportiva. Nonostante i tanti spazi di visibilità conquistati dai nostri straordinari atleti, le nostre città continuano ad essere inaccessibili. Qualche passo in avanti è stato fatto – sostiene il presidente del CIP -, come il finanziamento condiviso e sostenuto dal Ministro per lo Sport per l’acquisto di protesi sportive per persone con disabilità meno abbienti. Ma è ancora lunga la strada per cambiare la cultura del nostro Paese su questi temi”.

“Eliminare barriere sociali e fisiche” – I genitori delle persone con disabilità sono in prima linea nella lotta alle discriminazioni. Giovanni Barin è padre di una ragazza con sordità e vice-presidente dell’associazione Genitori Tosti che fa parte del CLEBA (Comitato lodigiano per l’abbattimento delle barriere architettoniche), ente che rappresenta organizzazioni e professionisti e che, da oltre dieci anni, è operativo nella battaglia per l’eliminazione delle barriere tra i cosiddetti normodotati e i disabili. “Oggi sono alla Gran Guardia di Verona per raccontare – dice Barin – l’esperienza che il CLEBA sta conducendo a Lodi per sensibilizzare sui temi della disabilità e delle barriere. Che sono culturali, sociali, comunicative, sensoriali e, infine, architettoniche”. Barin spiega che “l’attività che svolgiamo è rivolta soprattutto ai giovani, con un percorso di alternanza scuola-lavoro con la collaborazione dell’Istituto Tecnico per Geometri Bassi, a Lodi. Eravamo certi che offrire una prospettiva innovativanella quale noi, gli studenti e la scuola lavoriamo sullo stesso piano, avrebbe reso più coeso il gruppo, che sta lavorando con responsabilità e passione. A dimostrazione che, quando ben diretta, la scuola può trovare gli spunti per raccogliere qualsiasi sfida e vincerla, anche quella dell’inclusione. Vedere l’impegno e la sensibilità dei ragazzi ci dà una motivazione eccezionale”.

“Devono essere garantiti i progetti di vita indipendente” – “Dobbiamo poter scegliere quale tipo di vita intraprendere. Il percorso di molti ragazzi con disabilità – spiega Fabio Pirastu, ragazzo disabile e presidente dell’Uildm Pavia – spesso inciampa in una iper protezione da parte di genitori o sociale. L’articolo 19 della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ci ricorda però che la libertà di ognuno è un fattore intrinseco della persona”. Fabio ha trovato in un paese in provincia di Pavia la possibilità di sperimentare l’autonomia anche nelle piccole cose. “L’appoggio ai servizi è sempre stato richiesto il minimo possibile proprio per costruire un’indipendenza reale. Chiunque voglia affrontare un percorso di indipendenza, prima di tutto, si deve staccare dalla famiglia. Superato questo primo ostacolo c’è quello del lavoro“. Per Piratsu “resta quindi fondamentale un’educazione precoce alla vita indipendente che vada a formare i diretti interessati e le loro famiglie”.

 

Articolo su IlFattoQuotidiano.it

Pubblicato in: Libri, Validi

Come una macchia di cioccolato

41qzwgmgtsl-_bo1204203200_Come una macchia di cioccolato è un libro di Roberta Donini e Federica Brembati pubblicato da Erickson nel 2007.

Una scoperta comune, la dislessia, che diventa compagna di viaggio non invitata di otto giovani vite, raccontate in questo libro da chi, occupandosi della loro riabilitazione, sa di non poterlo fare senza mettersi in ascolto della persona e della sua storia, fatta di sofferenza e forza, di ricordi e di speranze. Le storie narrate, così simili e così diverse fra loro, diventano occasione per riflettere su temi che spesso si accompagnano alla dislessia: la paura di non essere «normale», la difficoltà d’incontro con insegnanti e compagni, il duro scoglio dell’orientamento scolastico, la sofferenza emotiva, la preoccupazione dei genitori, il coraggio di credere nelle possibilità di cambiamento. Ma sopra a tutto sta l’invito a rispettare l’essere speciale che c’è in ogni persona: non a caso quelle presentate sono storie non di una generica dislessia ma, appunto, di dislessie, ciascuna individuale e unica.

 

Come una macchia di cioccolato – Erickson

Come una macchia di cioccolato – Amazon

parolaperta.wordpress.com/

Ci sono più modi di raccontare una storia

L'Incendiario Rivista

Rivista Di Letteratura: nell'incendio resistiamo alla cultura del vuoto. Per collaborare con noi: redazione.incendiario@gmail.com

Un tè con la Palma

La donna è come una bustina di tè, non si può dire quanto è forte fino a che non la si mette nell'acqua bollente.

AfroditaWall

Pelle a pelle nella mia camera oscura

Debbie_soncini

Viva la Vida

BESTDATA

For every data