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San Valentino

Aspetto questo giorno da un anno intero. Ho organizzato tutto nei minimi dettagli. Per San Valentino ho prenotato un tavolo nel miglior ristorante di Bologna. Mi sono permesso di acquistare tutti i posti disponibili e utilizzare per noi due solo il tavolo posto al centro della sala. Andremo vestiti come al solito, come faccio tra un aperitivo e l’altro. Io indosserò il nuovo vestito Gucci, ma indosserò la cravatta Cavalli, anche se a te non piace dato che gli abiti Cavalli sono sempre troppo colorati ed eccentrici, ma io sono trasgressivo lo sai bene. Tu sarai bellissima come al solito, con decolletè dal tacco 12 e il tuo vestitino attillato Louis Vuitton, abbellito dal solito Chanel su tutto il corpo. Sicuramente avrai ciglia finte che faranno pan-dan con le tue sopracciglia tatuate. Io mi farò le sopracciglia ad ali di gabbiano come piacciono a te. Ormai ti conosco troppo bene. Per la serata non volevo sperperare, ho ingaggiato un quartetto d’archi che ci accompagneranno durante la cena composta da un cracker integrale adagiato su un piatto in vetro di Murano. Mentre con il gruppo di strumenti a fiato pensavo di farti la proposta di matrimonio inginocchiandomi e piangendo dalle mie lenti a contatto colorate verde smeraldo, offrendoti l’anello di diamanti dalle dimensioni di un pugno costato solo una manciata di decine di migliaia di dollari.

Quanto romanticismo per questo San Valentino. Sai quanto ci tengo.

Oppure…oppure…oppure…

Restiamo in pigiama, ordiniamo una pizza dal Pakistano sotto casa, ci smezziamo un paio di Moretti da 66 e scopiamo come se non ci fosse un domani.

Quanto romanticismo per questo San Valentino. Sai quanto ci tengo.

Piero Cancemi

San Valentino su mEEtale

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Respiri Sessuali

(racconto presente nell’antologia RACCONTI EMILIANI pubblicato nel 2018 da Historica Edizioni)

RaccontiEmilianiQuello che state per leggere è un racconto privo di morale e interesse, quindi vi consiglio di passare al prossimo, magari sarà più interessante o più tollerante.

Mi chiamo Piero, sono Siciliano e vivo a Bologna da 13 anni. Di questo non frega un cazzo a nessuno dato che non è una cosa tanto difficile da trovare. Ma forse a qualcuno potrebbe interessare quali ragazze provenienti da tutta Italia ho conosciuto condividendo…“Respiri”. Meglio dire “Respiri” anziché orgasmi, urla, schiaffi e saliva, qualcuno potrebbe offendersi e qualcun altra potrebbe anche riconoscersi. Meglio dire “Respiri” così sono tutti contenti.

Se avete ancora voglia di farvi una manciata di cazzi miei allora vi accontento, proverò a raccontarvi brevemente i miei duri anni di “Respiri” sessuali in Emilia-Romagna.

Avevo diciannove anni quando abbandonai il mio ridente paese siciliano per dirigermi a Bologna, andavo in treno portando con me solo un fagotto pieno di sogni. Dire che avevo ventidue anni e che i miei genitori avevano pagato il biglietto aereo farebbe di me solo un ragazzo siciliano qualunque che ha deciso di vedere oltre lo stretto di Messina.

Inizialmente, ovviamente, è stato bellissimo: conoscevo nuova gente e non lavoravo. All’università studiavo al DAMS e conoscevo tante ragazze. Dopo due mesi non ero ancora stato a letto con nessuna.

Un giorno conobbi Maria1 in via Petroni all’interno di un negozietto Pakistano dove compravo una birra.

Le ragazze dei “Respiri” si chiameranno tutte Maria.

La prima era Calabrese, provincia di Reggio Calabria e studiava Scienze della Formazione. Maria1 non era bella ma era interessante. Maria1 beveva e si faceva le canne, forse si faceva anche di eroina, ma nessuno è perfetto.

Le dico “È due mesi che sono a Bologna e non sono stato con nessuna ragazza”.

Mi risponde “Scopiamo” con assoluta indifferenza e leggerezza.

Scopo con Maria1 a casa sua con indifferenza e leggerezza, minimalista, dove lingue e genitali svolgono le loro funzioni educatamente e senza strafare.

Dopo Maria1 ero diventato predisposto a osare, Bologna per me era il paese dei balocchi e cominciai a scoprirla lentamente. Continua a leggere “Respiri Sessuali”

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Prova Costume

Sta arrivando una nuova estate e ancora una volta la prova costume non è andata a buon fine. Ahimè! Che amarezza!

macho

Avevo provato a mangiare meno, forse anche meglio. Avevo provato ad andare in palestra, mi sono iscritto e non sono mai andato, ma questo vale lo stesso. Volevo arrivare a questo momento presentandomi allo specchio con il fisico scolpito, addominali in mostra, pettorali fieri, bicipiti entusiasti e zigomi orgogliosi.

Cos’è andato storto questa volta? Dove ho sbagliato? Perché?

Non riesco a spiegarmelo, credevo di aver fatto tutto per il meglio.

Da gennaio ho iniziato a mangiare solo due uova a colazione, solo due cornetti alla crema, solo mezzo pacco di biscotti al cioccolato, solo mezza busta di latte da un litro e solo un panino con la nutella. Avevo smesso con le mie solite colazioni abbondanti. Avevo imparato a ridurre il cibo ingerito.

Forse sarà stata la pausa delle undici di mattina a lavoro a fottermi. Forse non dovevo abusare delle merendine presenti alle macchinette. Oppure non dovevo mangiare sempre due babà quando andavo al bar Campano. Forse il cappuccino al cioccolato non era dietetico, ma io come facevo a saperlo? Nessuno mi aveva avvertito. Sono sempre l’ultimo a sapere le cose.

Forse avrò sbagliato durante le pause pranzo, non lo so, ma avevo imparato a variare la mia alimentazione. Se andavo dall’Abruzzese avevo deciso di mangiare solo duecento grammi di pennette “cac’e ova” e solo dieci arrosticini di pecora. Provavo a non strafare. Anche quando andavo dal Giapponese, con il menù “all you can eat”, avevo imparato a non arrivare sull’orlo dell’esplosione ma solo sull’orlo dell’esagerazione, perchè ci tenevo alla linea.

Dai Napoletani prendevo solo la pizza salsiccia e friarielli con il bordo ripieno di ricotta di bufala. La pizza a pranzo non ha mai fatto male a nessuno, anzi, forse migliora il lavoro. Se andavo dai Pugliesi di Taranto prendevo sempre la solita puccia con gli uccelletti, ma avevo imparato a non aggiungere le patatine fritte. Oppure dai Foggiani prendevo duecentocinquanta grammi di orecchiette artigianali con le cime di rapa. Dai Lucani invece prendevo pappardelle al ragù di cinghiale e solo una decina di Gnummareddi alla griglia, comunque solo fino a saziarmi, non fino a scoppiare. Mentre dai Calabresi era sempre un problema. Ogni volta che andavo da loro la madre del titolare aveva preparato il pane, a volte lo preparava la sorella, a volte la nonna e a volte pure la cugina. Come facevo a resistere, poi non mi sembrava educato rifiutare. Quando dicevo loro “poca ‘Nduja” facevano il contrario; quando dicevo “poca Soppressata” non riuscivo a terminare; quando provavo a non esagerare con il Capocollo, veniva il proprietario a mangiare insieme a me e aggiungeva un Caciocavallo da spartire.

Ma non ho avuto problemi solo con le cucine meridionali.

Se decidevo di mangiare Bolognese avevo deciso che i tortellini artigianali li avrei presi solo in brodo di cappone e non pasticciati con ragù, panna, noce di burro e parmigiano. Avevo imparato a resistere alla cotoletta alla bolognese, cioè, ho provato a resistere solo due, tre, forse quattro volte.

Ma come si fa a resistere a quattrocento grammi di carne di vitello, ricoperta di burro, pan grattato e prosciutto crudo? Sarà stato quello il problema?

Forse è stato quando a cena andavo dai miei genitori Siciliani. Mia madre preparava sempre tante cose. Forse esageravo con gli spaghetti con le sarde, finocchietto e mollica tostata. Ne prendevo solo duecento grammi, ripeto, solo duecento. Il problema era quando mia madre preparava le arancine al ragù o al prosciutto e mozzarella. Ho provato a mangiare solo due arancine quando le preparava, ripeto, solo due. Cazzate, ne mangiavo almeno quattro.

Minchia! A pensare alle arancine mi è venuta fame. Vaffanculo alla prova costume, ritorno a mangiare il cazzo mi pare. Non pubblicherò sul web neanche immagini Photoshoppate, che cazzo me ne frega.

Buona estate! Ci vediamo a Natale!

 

pubblicazione su mEEtale

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Il Paggetto

paggettoSono seduto sulla sedia vestito a modino mentre aspetto il mio turno. Accanto a me è seduto un bimbo di 8 anni dai capelli castani. Lo guardo. Lui mi guarda e mi chiede “Come ti chiami?” io rispondo “Piero”. Gli domando “Tu?” mi risponde “Glauco”. Che bel nome, penso. Nella stanza ci sono altri due bambini, ma non voglio conoscerli.

Fabiana esce fuori dalla stanza e dice: “Ciao Glauco, cosa vuoi fare?”.

Lui si alza in piedi e fa una spaccata sul pavimento. Entrambe le gambe sono completamente dritte. Resto sbalordito. Poi si rimette in piedi e si posiziona in verticale con le mani sul pavimento. Resto sbalordito ancora una volta. Penso che Glauco è proprio bravo.

Fabiana fa un piccolo applauso sorridendo e poi si rivolge verso uno dei bambini seduto sulla sedia: “Gregorio, tu che vuoi fare?”. Il bambino sorride mentre tira fuori dallo zaino una chitarra. Poi dice: “Ciao Fabiana! Io pensavo di suonarti Hallelujah di Leonard Cohen, ma facendo la stessa versione di Jeff Buckley. Io mi volto verso Glauco domandandogli a bassa voce: “Quanti anni ha Gregorio?”, “6!” mi risponde senza esitare. Resto sbalordito. Mi emoziono mentre Gregorio suona la chitarra e canta con la sua splendida voce straziante. Al termine della sua esibizione Fabiana accenna una lacrima. Io mi fiondo in un abisso di inettitudine e inferiorità.

Il terzo bambino mi vede sconsolato, mi da una pacca sulla spalla e mi dice: “Non ti preoccupare, sei tu il migliore”. Io lo guardo e noto che parla seriamente quel bambino dai capelli a caschetto biondi e dagli occhi castani. Io sorrido e gli dico “Grazie”. Lui mi porge la mano e dice “Ciao, io sono Manuel”. Io felicissimo allungo la mia mano, ma arrivato vicino la sua Manuel l’allontana subito sulla testa portandola indietro tra i suoi capelli. Manuel ride forte. Che birbantello questo Manuel, penso. Resto triste e seduto al mio posto mentre lui continua a ridere.

Fabiana ci interrompe e dice: “Manuel, tu che farai al mio matrimonio?”.

Manuel la guarda e si mette subito in piedi sorridendo. È vestito con una camicia bianca sbottonata in cima e messa all’interno dei suoi pantaloni beige. Manuel inizia a camminare lentamente verso Fabiana guardandola con aria sognante ed entusiasta. Manuel tiene le mani unite rivolte verso l’alto e sbatte lentamente le palpebre mentre cammina piano. Fabiana guarda felice il bambino. Manuel giunge in prossimità e la osserva dal basso. Fabiana lo guarda felicemente. Manuel inizia a lacrimare sorridendo tenendo le mani rivolte verso l’alto e porgendole a lei. Fabiana si commuove. Manuel viene subito abbracciato da Fabiana. Io osservo rassegnato ancora una volta, Manuel ha dato una grande prova di recitazione immedesimandosi perfettamente nel ruolo da ricoprire. Io non sarò mai alla sua altezza. Manuel si scioglie dall’abbraccio ed inizia ad incamminarsi verso di me. Mi guarda. Sorride. Manuel si asciuga le finte lacrime e sorride. Manuel mi fa l’occhiolino, mi da una pacca sulla spalla e mi dice a bassa voce: “Non è facile, provaci”. Vuole spaventarmi Manuel, vuole mettermi alla prova, pensa che io non sarò mai bravo come lui.

Io lo guardo e metto il broncio, poi mi rivolgo a Fabiana “È il mio turno adesso?”. Lei mi risponde con freddezza: “No! Sarà Manuel il paggetto per il mio matrimonio”.

Io resto triste e le dico: “Ma perché? Perchè lui sa piangere? Perchè lui è più bello di me? Perchè è più simpatico di me?”

Fabiana mi risponde con rassegnazione: “No! Piero tu sei bravo maaah…tu hai 34 anni”.

Io resto triste. Inizio a piangere, ma questo non basta.

Ho deciso: quando avrò di nuovo 6 anni farò il paggetto.

Piero Cancemi – mEEtale

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Il Matrimonio

Cara famiglia devo darvi una notizia importante: MI SPOSO!
Cara Mamma ho pensato quello che potrebbe piacerti per queste nozze e forse farò così:
La chiesa in cui sarà celebrata la messa sarà a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo, con gli affreschi fatti dai massimi esponenti del 600 napoletano, la chiesa fu scelta come location d’eccezione per il celebre film di Vittorio De Sica “Matrimonio all’Italiana” con la Loren e Mastroianni.
Ma sono sicuro che a te non frega niente, a te importa solo ed esclusivamente accompagnarmi mentre tutti ti guardano e piangono commossi, quasi disperati dalla gioia. Infatti vorrei sposarmi lì perché a Napoli il matrimonio è vissuto da sempre con grande partecipazione ed emozione. Io inviterò almeno 5000 persone, tra queste 4950 saranno pagate da me per commuoversi mentre mi accompagni all’altare. Poi ci sarà la sposa accompagnata dal padre, anche in quella situazione le 4950 persone daranno il meglio di loro stessi per enfatizzare il prestigioso avvenimento.
Terminata la cerimonia ci saranno applausi e inchini, poi tutti verranno a farti complimenti, ti diranno che sei bellissima, che tuo figlio è bellissimo, che tua nuora è bellissima, che tutto è bellissimo, sempre piangendo ovviamente. Poi aggiungeranno che Napoli è bellissima (ma io non ci vivrei), ma che anche la Sicilia è bellissima (ma io non ci tornerei).
Poi la sala ricevimento ovviamente sarà in un’altra città, magari in un’altra regione, tipo in Toscana, oppure in Basilicata, oppure in Sicilia…Sì in Sicilia, meglio, tutti prenderanno il traghetto da Napoli per andare a Palermo. Che divertimento (direbbe chi si diverte).
Sarà un matrimonio esagerato, con canzoni napoletane, siciliane e tutte le canzoni che preferisci, ci sarà anche il karaoke. Poi scherzi agli sposi, lancio del bouquet e a seguire della giarrettiera, poi lacrime, complimenti, cibo a spreco e tutte cose così. Crepi l’avarizia: cose cafone senza pensieri. Come da tradizione matrimoniale meridionale la parola d’ordine sarà ESAGERARE, anche con il tempo ovviamente. Questo matrimonio durerà almeno 36 ore, con fotografie, cibo, donne che partoriscono, uomini che sparano con le pistole, sputi, scoregge, bambini che piangono e fanno la cacca a terra, quelle cose che piacciono a tutti voi credenti dell’idiozia NoSense che vi farà parlare per riempire le vostre giornate prive di libri ma ricche di fiato.
Io mi stupirei ma non mi sorprenderei, alla fine anch’io sono meridionale. So come vanno queste cose: in chiesa solo per matrimoni, battesimi, comunioni, cresime e tutto l’anno sul divano. A Natale poi nasce lui e a Pasqua resuscita, ma la cosa più importante resta solo mangiare. Se fossi credente io andrei più spesso in chiesa, l’onestà intellettuale non è un’utopia. Infatti ripensandoci, ho preso un’altra decisione importante: NON MI SPOSO!

Piero Cancemi – Meetale

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Ridete! Fa bene alla salute, aiuta a bruciare calorie e ad essere più efficienti sul lavoro

articolo di Valentina Arcovio
È scientificamente dimostrato: migliora la circolazione del sangue, previene le malattie cardiovascolari, tiene il cervello allenato, contrasta ansia e depressione e contribuisce alla salute del sistema immunitario
C’è un modo semplice ed economico per vivere di più e meglio: ridere. E’ infatti scientificamente dimostrato che ridere è una sorta di elisir che allunga e migliora la nostra vita. E non c’è giorno migliore di questo, che è la Giornata mondiale della risata, per imparare o riprendere a farlo. Proprio come se fosse una medicina o almeno così la considerano esperti e scienziati provenienti da ogni parte del mond o, il cui parere è stato analizzato da uno studio condotto da Espresso Communication su oltre 70 testate internazionali.
RIDERE ALLENA IL CERVELLO E PREVIENE LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

La Giornata mondiale della risata è nata nel 1998 come manifestazione a favore della pacesu iniziativa del medico indiano Madan Kataria, fondatore dello «Yoga della Risata».

Oggi però ha assunto un valore diverso e cioè ricordare che ridere fa davvero bene al fisico e alla mente. Sono molteplici infatti i benefici di una risata: migliora la circolazione del sangue, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, tiene il cervello allenato, contrasta ansia e depressione e contribuisce alla salute del sistema immunitario. Ma soprattutto, migliora il rapporto con gli altri e con se stessi, influenzando positivamente le relazioni a livello privato e, soprattutto, lavorativo. Basti pensare che gli studiosi della St. Edwards University di Austin, in Texas, conducendo uno studio su 2500 impiegati, hanno scoperto che l’81% si dichiara maggiormente produttivo se inserito in un contesto lavorativo dove regna il buonumore.

Uno studio della Mayo Foundation for Medical Education and Research, riportato da Huffington Post, ha rivelato che ridere riduce drasticamente gli ormoni dello stress: il cortisolo del 39%, l’epinefrina del 70% e la dopamina del 38%. Allo stesso modo un’indagine della Loma Linda University, in California, riportata da Nature, ha evidenziato come, alla vista di un video comico, le beta-endorfine, che alleviano la depressione, aumentino del 27%.

I BENEFICI DI UNA RISATA INTUITI DA PERSONAGGI DEL PASSATO E POI DIMOSTRATI SCIENTIFICAMENTE

Il primo a comprendere l’importanza della risata e il suo potere di influenza sul benessere delle persone fu Ippocrate, che nei suoi trattati affermò che «Da un sorriso nasce sempre un altro sorriso».

Addirittura Susumo Tonegawa, Premio Nobel per la Medicina nel 1987, affermò «Chi è triste e depresso non riesce a tener lontane le malattie».

Non solo scienziati, ma anche attori e comici compresero già negli scorsi decenni la forza della risata: Audrey Hepburn, in una famosa intervista rivelò “Amo le persone che mi fanno ridere. Ridere cura una moltitudine di malattie, ed è la cosa più importante in una persona”. Continua a leggere “Ridete! Fa bene alla salute, aiuta a bruciare calorie e ad essere più efficienti sul lavoro”

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C’è ancora inchiostro nel calamaio!

51y0rhykqol-_sx316_bo1204203200_C’è ancora inchiostro nel calamaio! Lettere e messaggi per educarsi alle abilità diverse è un libro di Claudio Imprudente e Flavia Corradetti pubblicato da Erickson nel 2013.

«Nel mondo della “diversabilità” è necessario costruire tanti camerini, ovvero tanti spazi in cui potersi reinventare, in cui “giocare” con i ruoli per cambiare la percezione di noi stessi e riappropriarci della ricchezza insita nella nostra personalità. Trent’anni fa io avevo un unico ruolo, quello del disabile; oggi ne ho molti: giornalista, scrittore, formatore, conferenziere». Dieci lettere inviate a Claudio Imprudente dai suoi lettori e dieci risposte divertenti, pungenti e coraggiose. Con uno stile diretto e ironico, Imprudente mette in luce alcuni aspetti del mondo della disabilità troppo spesso sottovalutati e svalutati, come la seduzione, l’accettazione della propria diversabilità, la visibilità nei mass media, la dignità del “diversabile”, il coraggio di scendere in piazza. Un libro che invita disabili timidi e insicuri e “normodotati gravi” a guardare al di là delle etichette e delle paure e a mettersi in gioco nella relazione e nell’incontro con l’altro.

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