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Google Maps per aiutare i non vedenti

Non è facile per la persone con disabilità visiva riuscire a muoversi in città. Alcuni hanno diritto ad un accompagnatore. Altri più fortunati un cane addestrato appositamente. I più usano un bastone. Non solo in Italia. Anche negli altri Paesi. Anche a sud est nel Mediterraneo. Come in Turchia. Nel Paese che segna il confine con il continente asiatico un giovane ingegnere ipovedente hanno inventato un bastano che permette alle persone cieche di utilizzare al meglio Google Maps per districarsi nella giungla quotidiana della città in cui vivono.

Kursat Ceylan, Ceo e fondatore della no-profit turca Young Guru Academy, ha deciso di mettere le sue abilità e competenze al servizio delle persone non vedenti. Il giovane ingegnere turco ha deciso di studiare e realizzare nuove tecnologie per aiutare i non vedenti a migliorare la propria quotidianità. Ed ha iniziato da WeWalk, un bastone che si collega alla rete delle mappe di Google e, grazie a degli altoparlanti, dà indicazioni alla persone che lo utilizza. WeWalk è in commercio da più di un anno con un costo per l’utente finale di quasi 500 dollari.

 

Articolo su dalSociale24

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Google Maps, percorsi per sedie a rotelle per combattere le barriere architettoniche

Articolo di Tom’s Hardware per il Fatto

In un articolo pubblicato nelle scorse ore sul blog ufficiale l’ingegnere software di Google, Sasha Blair-Goldensohn, racconta il suo lavoro per combattere le barriere architettoniche tramite l’integrazione in Google Maps delle indicazioni di percorsi adatti alle sedie a rotelle.

“Quando visiti una città e non vedi nessuno utilizzare una sedia a rotelle, non significa che quelle persone non ci siano. Significa che la città non è stata costruita in modo tale da consentirgli di far parte delle cose”. Si apre così, con una constatazione lucida ma amara dello stato di fatto il bell’articolo pubblicato nelle scorse ore sul blog ufficiale di Google e firmato da ‎ Sasha Blair-Goldensohn, ingegnere software di Google e uno dei 65 milioni di persone nel mondo che utilizzano una sedia a rotelle. Il lungo post racconta infatti la sua esperienza di persona con disabilità in una città piena di barriere architettoniche come New York e il suo impegno come ingegnere software di Google Maps per integrare le indicazioni di percorsi adatti alle sedie a rotelle, anche grazie al lavoro delle local guides.

Quest’ultimo termine indica quegli utenti che, attraverso le proprie recensioni e pareri su Google Maps, contribuiscono quotidianamente a fornire indicazioni preziose sui luoghi che conoscono e frequentano, ad esempio proprio rispondendo alle domande sulla presenza di accessi per sedie a rotelle. Questo enorme lavoro di “crowdfunding” delle informazioni, svolto quotidianamente da oltre 120 milioni di utenti nel mondo, ha consentito a persone come Sasha Blair-Goldensohn di integrare sin dallo scorso anno una nuova funzione che consente a questo tipo di utenti di scovare i percorsi adatti in oltre 50 milioni di posti del mondo.

Per chi ancora non conoscesse questa opzione di Google Maps, il funzionamento è semplicissimo ed è disponibile anche in Italia. Per usufruirne sarà sufficiente avviare l’app di Google Maps, scegliere una destinazione e selezionare la modalità mezzi pubblici. Ottenute le indicazioni, nella schermata in alto a destra basterà cliccare su Opzioni e, nella sezione percorsi, selezionare la voce Accessibile in sedia a rotelle.

“‎Le persone in sedia a rotelle che non vedi nella tua città? Sono state escluse, e potrebbero non essere in grado di far parte della società perché il loro ambiente non è accessibile”, ha spiegato Blair-Goldensohn durante l’International Days of Person With Disabilities, dove ha illustrato gli avanzamenti del progetto. “Questa non è una perdita solo per loro. È una perdita per tutti, compresi amici, colleghi e persone care di persone con disabilità. Sono grato a coloro che sono consapevoli dei problemi affrontati da persone come me per garantire che le nostre soluzioni aiutino veramente la comunità più grande”.‎

 

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Mondiali di nuoto paralimpico: l’Italia è campione del mondo

Mondiali di nuoto paralimpico: l'Italia è campione del mondoGli azzurri in gara ai Campionati del Mondo di nuoto paralimpico
Foto: Augusto Bizzi

La nazionale italiana è arrivata prima nel medagliere, superando Russia, Gran Bretagna, Ucraina, Cina e Stati Uniti, grazie a quattro medaglie d’oro, un argento e un bronzo conquistati l’ultimo giorno. Pancalli: “Orgogliosi di questi ragazzi e di queste ragazze”

 

IL BOTTINO azzurro complessivo per i mondiali di Londra parla di 20 medaglie d’Oro, 18 medaglie d’Argento e 12 medaglie di Bronzo. In totale i ragazzi della nazionale italiana tornano a casa con 50 medaglie. Un successo storico. L’Italia ha vinto i Campionati mondiali di nuoto paralimpico di Londra 2019 appena conclusi, superando Russia, Gran Bretagna, Ucraina, Cina e Stati Uniti grazie a quattro medaglie d’oro, un argento e un bronzo conquistati l’ultimo giorno.

L’Italia del nuoto paralimpico, conquistando la vetta del Medagliere dei Mondiali di Londra (20 ori, 18 argenti e 12 bronzi) ha scritto un altro pezzo di storia dello sport internazionale. Un successo che ci proietta in cima al mondo come eccellenza sportiva. Si tratta di un risultato frutto dello straordinario lavoro messo in campo dalla Federazione Italiana Nuoto Paralimpico, guidata dal Presidente Roberto Valori, e da un team eccezionale coordinato dal CT Riccardo Vernole. Questo gruppo ha saputo costruire, negli ultimi anni, le basi di un successo incredibile”, ha dichiarato il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli. “Siamo orgogliosi di questi ragazzi e di queste ragazze. Il Mondiale appena terminato rappresenta il miglior biglietto da visita per la Paralimpiade di Tokyo. Un appuntamento importantissimo che vogliamo affrontare da protagonisti”.

La prima medaglia d’oro è arrivata dal cremonese Efrem Morelli, il grande vecchio della nazionale italiana, che a quarant’anni ha stravinto la finale mondiale dei 100 rana categoria Sb3, siglando anche il record del mondo. Il secondo oro è arrivato dalla torinese Carlotta Gilli nei 50 metri stile categoria s13 (atleti con difficoltà visive), con il tempo di 27’13. Carlotta ha vinto di forza e di carattere dopo la delusione di ieri nella finale dei 200 misti nella quale nonostante le immagini video mostrassero lei prima all’arrivo, il responso delle piastre ha decretato un secondo posto rimasto sul gozzo, per una gara probabilmente vinta.L’inno di Mameli all’Aquatics Centre di Londra è risuonato ancora per Simone Barlaam che ha vinto imperiosamente l’oro nella finale dei 50 stile libero, categoria S9, migliorando il suo record mondiale, abbassato a  24″00. Per l’atleta lombardo, stella di questa nazionale, è il quinto titolo mondiale in questi campionati e il quarto world record battuto. Terzo posto e un altro bronzo per l’Italia sempre nella finale dei 50 stile libero S9 conquistato dal fiorentino Simone Ciulli.

Francesco Bocciardo ha vinto un altro oro pesante per gli azzurri nella finale dei 100 metri stile libero, categoria S5, battendo la leggenda brasiliana del nuoto paralimpico Daniel Dias, arrivato secondo. Medaglia d’Argento nella finale femminile dei 100 stile S5 conquistato da Arianna Talamona che in rimonta ha superato negli ultimi metri per 4 decimi di secondo la britannica Suzanna Hext, sulla carta favorita, arrivata terza. L’oro è andato all’altra inglese Tully Kearney.

L’ultimo Oro della giornata che ha chiuso i Mondiali di Londra è arrivato dalla bellissima vittoria della staffetta azzurra maschile nei 4×100 Stile Libero, punti 34. Nell’ordine la staffetta era formata da Stefano Raimondi, Antonio Fantin, Federico Morlacchi e Simone Barlaam che ha chiuso i giochi allungando di misura il successo degli azzurri che hanno battuto per la prima volta in un Mondiale le fortissime staffette dell’Ucraina e dell’Australia, rispettivamente seconda e terza. I quattro campioni italiani hanno battuto anche il Record mondiale nella 4×100 stile libero (3’46″83).

Oltre che per il successo della nazionale azzurra e per la lunga lista di medaglie d’oro e dei successi dei 22 atleti della nazionale italiana, frutto del ricambio generazionale e del grosso lavoro di preparazione del ct Riccardo Vernole e dei suoi collaboratori negli ultimi due anni – dai mondiali di Città del Messico 2017, passando per gli Europei di Dublino dello scorso anno – questa avventura mondiale di Londra degli azzurri resterà nell’immaginario collettivo per uno straordinario episodio: il doppio oro conquistato dal campionissimo Federico Morlacchi e da Simone Barlaam mercoledì nella finale dei 100 farfalla S9, dove i due compagni di squadra, quasi in un passaggio di consegne generazionale, hanno toccato la piastra nello stesso istante fermando il crono sul tempo di 1″00’36. In quello che è stato uno dei momenti più incredibili e spettacolari di questi mondiali di Londra. Vinti dall’Italia.

 

Articolo su La Repubblica

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Nasce l’Albergo del cuore: a gestirlo saranno giovani disabili

Articolo di Alex Corlazzoli

La riqualificazione di un edificio storico nel centro di Ravenna diventa un progetto di inclusione sociale che sarà esportabile anche in altre realtà

Innovazione, riqualificazione, inclusione. Sono queste le fondamenta dell’Albergo del cuore, la nuova struttura ricettiva di Ravenna pensata e progettata dalla cooperativa San Vitale. Il tutto nasce con l’ambizioso obiettivo di promuovere una cultura dello sviluppo sostenibile poggiando su tre pilastri: l’innovazione dell’offerta turistica; la riqualificazione di un edificio storico nel centro della città avvalendosi di moderne tecniche a ridotto impatto ambientale e l’inclusione sociale e lavorativa di giovani con disabilità. La struttura, già esistente, è quella del vecchio albergo di via Rocca Brancaleone 42. I lavori per la ristrutturazione partiranno al più presto e saranno possibili grazie alle cifre donate tramite le campagne del 5 X 1000 di quest’anno e dell’anno prossimo. Inoltre la cooperativa parteciperà al bando per il sostegno alle attività ricettive e turistico-ricreative promosso dalla Regione Emilia Romagna.

 

“Questo – ha detto Valentina Morigi, assessore alle politiche sociali – è un progetto lungimirante che si inserisce in un filone di sviluppo progettuale sul quale siamo impegnati da tempo. L’ Albergo del cuore ribalta il paradigma in modo democratico perché ci comunica che le persone più fragili e vulnerabili sono una risorsa preziosa”.

Per capire meglio l’idea che sta alla base della nuova struttura abbiamo parlato con la presidente della cooperativa San Vitale, Romina Maresi.

Un albergo che punta sull’inclusività

Da dove nasce l’idea di realizzare un hotel?

“Nasce dalla volontà della nostra cooperativa di ampliare gli orizzonti di inclusione sociale lavorativa delle persone con fragilità. Tra i settori innovativi che abbiamo identificato come possibili nuovi sviluppi ci sono il turismo sociale e l’agricoltura. L’ “Albergo del cuore” è il nostro primo grande progetto, ma stiamo ristrutturando anche un casolare in campagna alle porte della città che sarà usato per ampliare l’offerta ricettiva della città. L’albergo è chiamato “del cuore” perché proprio il cuore è il logo della nostra cooperativa ed è a forma di mosaico per ricordare il tratto caratteristico di Ravenna. Il cuore rappresenta anche la passione dei nostri soci e della nostra comunità che vuole dare un’eticità all’accoglienza turistica. Non ci sono altri hotel con queste caratteristiche”.

 

“E’ un’immobile che già esiste: è uno dei primi alberghi nati in città, parliamo dei primi del Novecento. In questo albergo si sono sommate nel tempo molte storie a partire dai tempi della prima e seconda Guerra mondiale. E’ un luogo usato a fini sociali ai tempi in cui non si parlava ancora di questa dimensione. Con il proprietario, che è stato molto partecipe di questo progetto, abbiamo condiviso la possibilità di recuperare le storie che hanno attraversato questo albergo e raccontarle ai turisti che arriveranno. Abbiamo presentato in conferenza stampa il progetto e il giorno dopo già ci chiamavano per prenotare una stanza”.

Quando, invece, si potrà davvero prenotare una camera?

“Passerà ancora un anno prima della vera e propria apertura perché ora iniziamo i lavori di ristrutturazione: lo spazio ha bisogno di essere modernizzato e attrezzato per accogliere persone con disabilità motorie.. Vogliamo abbattere prima di tutto le barriere ideologiche, vogliamo ampliare al massimo l’accoglienza facendo di quel contesto un hotel che accoglie tutti. Durante le nostre vacanze stiamo meglio quando incontriamo persone che ci attendono con un sorriso, con chi non ci vende solo una stanza ma anche un pensiero, una storia, una visione della vita e dell’uomo”.

Chi lavorerà nel vostro hotel?

“Nella struttura lavoreranno giovani con lieve disabilità. Si tratta di ragazzi che hanno terminato il loro percorso di studi nell’istituto alberghiero. Spesso questi studenti al termine della scuola non trovano un lavoro e rimangono in carico alle famiglie, mentre ora qualcuno di loro potrà completare il percorso di studi con la nostra realtà. Saranno persone integrate con personale professionale:  un mix di bravissimi receptionist, camerieri coadiuvati da persone disabili che hanno fatto un percorso scolastico in questo campo. Ci aspettiamo un team giovane”.

So che avete già dei progetti per il futuro.

“Vorremmo far sorgere una piccola filiera, un gruppo che abbia una sede anche al mare. Ci piacerebbe pensare a questo hotel a Cervia, dove abbiamo già dei progetti. La nostra non è solo un’impresa sociale ma è un progetto imprenditoriale, dobbiamo fare i conti con il mercato, con  un’offerta qualificata e innovativa sia sul piano organizzativo sia sul piano della finalità e quindi del messaggio che vogliamo proporre”.

 

 

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Basket, nazionale italiana con la Sindrome di Down campione del mondo

Già vincitori dell’oro agli europei, conquistano ora il Mondiale dopo la vittoria contro il Portogallo. Prima volta nella storia del nostro Paese

ROMA – Dopo l’oro agli Europei del 2017, portano a casa anche la vittoria ai Mondiali. La nazionale italiana con la Sindrome di Down è campione del mondo, dopo aver vinto 22 – 13 contro il Portogallo. Una foto pubblicata su Facebook dalla Fisdir, Federazione italiana Paralimpica, ritrae gli azzurri al massimo della felicità, dopo essersi guadagnati il trofeo, per la prima volta nella storia del nostro Paese.

Una soddisfazione che viene celebrata anche dal Comitato italiano paralimpico. “Ecco i loro nomi – si legge sulla pagina Facebook – Leocata, Silesu, Spiga, Ciceri, Lafornara, Venuti. A guidarli l’allenatore Mauro Dessi e il tecnico Giuliano Bufacchi”.

I ragazzi di Giuliano Bunfacchi hanno compiuto una vera e propria impresa nella finalissima battendo la Nazionale padrona di casa, lo stesso avversario dello scorso anno agli Europei.

“Dopo l’Europeo questa squadra porta a casa anche il titolo mondiale. Complimenti agli atleti, allo staff e alla Fisdir Federazione. Vogliamo farglielo un applauso?”, ha commentato Luca Pancalli, presidente del Comitato.

I Campionati Mondiali per atleti con Sindrome di Down che si stanno svolgendo a Madeira, in Portogallo, rappresentano un evento multidisciplinare (basket, atletica leggere e tennistavolo) riservato alla categoria C21 che sta vedendo la partecipazione di circa 300 atleti, in rappresentanza di 21 Nazioni dei cinque continenti.

 

Articolo su Repubblica.it

OSO – Ogni Sport Oltre

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Tetraplegico recupera l’uso delle mani con un nuovo intervento

Prima volta in Italia con un bypass di nervi

Tetraplegico per un incidente d’auto, un 52enne recupererà la funzione delle mani grazie ad un innovativo intervento realizzato all’ospedale Cto della Città della Salute di Torino. La metodica, eseguita in pochi centri al mondo e – sottolinea l’ospedale – per la prima volta in Italia, bypassa la lesione del midollo spinale ricollegando, come fili elettrici, i nervi sani a nervi non più funzionanti. In questo modo, spiegano i sanitari, è possibile reinnervare distretti muscolari altrimenti non recuperabili.

L’intervento, durato circa tre ore e mezza, è stato eseguito su entrambi gli arti superiori da Bruno Battiston, Diego Garbossa, Paolo Titolo e Andrea Lavorato. Il paziente, un ex pasticcere, aveva riportato una lesione midollare completa a livello cervicale che, oltre al deficit completo degli arti inferiori, gli ha provocato l’impossibilità di aprire e chiudere le dita delle mani e, quindi, di afferrare gli oggetti e di provvedere alla propria cura personale. La chirurgia della mano tradizionale utilizzava trasferimenti di tendini, ma consentiva solo un parziale recupero della funzione motoria. La nuova tecnica, invece, permette un recupero maggiore e più fisiologico della funzione motoria e sensitiva degli arti. L’intervento è riuscito e non si sono presentate complicanze. Nei prossimi mesi il paziente sarà sottoposto a trattamenti fisioterapici possibili solo in centri di riferimento.

 

Articolo su ANSA.IT

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La riabilitazione cognitiva adesso è digitale, una startup palermitana vince 50mila euro

A vincere l’Eit Health InnoStarsLa è la Restorative Technologies, spinoff dell’Università di Palermo che ha dato vita a Mindlenses Professional, un progetto che permette di gestire i pazienti con disabilità attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie

Una start-up palermitana è stata premiata dal programma Europeo Eit Health InnoStars, ospitato dall’Istituto Europea dell’innovazione e della tecnologia. Fra le 15 start-up premiate a livello comunitario nel 2019 per le proprie idee innovative in materia di salute e sanità, ben due sono scelte per la Sicilia, una di Palermo e l’altra di Caltanissetta.

Le aziende selezionate, provenienti da Italia, Polonia, Portogallo e Grecia, riceveranno finanziamenti per portare le loro innovazioni sul mercato. Tra queste 15 eccellenze nel settore salute selezionate in Europa, due sono siciliane: Restorative Technologies e Moodika. Le due start-up riceveranno un contributo di 50.000 euro ma soprattutto il supporto, curato dal Consorzio Arca che è manager regionale di Eit Health, per la creazione di un network sanitario locale ed internazionale entro cui far circolare i propri prodotti.

Le startup premiate

La palermitana è la Restorative Technologies. Spinoff dell’Università degli Studi di Palermo, che ha dato vita a Mindlenses Professional, un progetto per la riabilitazione cognitiva. Mindlenses è una combinazione completa di strumenti per la riabilitazione digitale, la stimolazione cognitiva e la gestione di pazienti con disabilità attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.

La startup di Caltanissetta invece si chiama Moodika che ha realizzato SmartDonor, un’applicazione creata per migliorare il sistema di donazione del sangue, rendendo più efficiente e consapevole l’attività dei donatori e supportanto tutte le attività di promozione della cultura della donazione del sangue.

Il finanziamento di Headstart

Il programma di finanziamento Headstart è rivolto a startup e Piccole e medie imprese che hanno un prototipo ben sviluppato, pronto ad essere lanciato sul mercato nei settori della salute, della vita sana, dell’invecchiamento attivo e del miglioramento dell’assistenza sanitaria. Il programma permette quindi ai vincitori di entrare in un circuito che favorisce la commercializzazione dei loro prodotti innovativi, supportandone la produzione, la promozione e la tutela brevettuale.

“Al concorso Innostars – spiega il manager Nuno Viegas – hanno preso parte oltre 1000 idee di tecnologie innovative e prototipi, fra cui sono stati selezionate le migliori e più promettenti start-up. Si tratta di progetti brillanti, che operano nelle diverse fasi di sviluppo del business, che col nostro supporto possono diventare prodotti e soluzioni pronte per il mercato, che possano rivoluzionare il settore sanitario Europeo e favoriscono un miglioramento della qualità della vita dei cittadini”.

 

Articolo su Palermotoday

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A Torino parte servizio handbike sharing, prima città ad averlo

Bici a pedalata manuale, Appendino ‘orgogliosi sperimentarle’

Torino, prima città in Italia, sperimenta il sevizio di bike sharing per persone con disabilità. Il progetto, avviato nel 2015, arriva oggi a compimento grazie alla collaborazione fra Comune, Associazione Italiana Paralisi Spastica e Tobike, che mettono a disposizione 6 handbike e 2 easybike, quelle da attaccare alla carrozzina; potranno essere usate gratuitamente per i primi 3 giorni di noleggio e a 3 euro al giorno per i successivi.

Iscrivendosi a ToBike è possibile prenotare una bici a ‘pedalata’ manuale, che sarà recapitata a domicilio. “Il servizio – sottolinea la sindaca Chiara Appendino – è possibile grazie alla cooperazione fra soggetti diversi, che ha incluso chi vive la disabilità. Siamo orgogliosi di sperimentarlo per primi”. “Vogliamo far sì – dice il presidente Aips, Angelo Catanzaro – che tutte le persone, anche quelle con disabilità, possano usufruire del servizio di bike sharing. È un progetto di inclusione per tutti – conclude – e vuole abbattere le barriere culturali”.

 

Articolo su Ansa.it

 

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Scooter Italiano\Inglese Elettrico (invalidi)

Voglio raccontare una storia italiana, il protagonista sono io: Piero Cancemi.

Questa non è una storia del mio passato, né un racconto che ho pubblicato in qualche libro, né una delle solite stronzate che scrivo. Questa è una storia sul mio presente. Una storia triste? Non credo. Una storia felice? Neanche. Allora che minchia di storia è? Se non lo sapevate io sono siciliano, ma vivo a Bologna da 15 anni, quindi qual è la cosa strana in tutto questo? Nessuna.

La storia italiana che voglio raccontare inizia quando decido di comprare l’ennesimo scooter. Decido di comprarlo online.

Io sono invalido\disabile da 18 anni, la mia situazione fisica peggiora lentamente ma inesorabilmente. Ho la patente speciale per l’automobile con le opportune modifiche effettuate. Avevo uno scooter 50 che usavo per recarmi a lavoro o per uscire saltuariamente con gli amici. Poi ho venduto questo scooter perché la mia situazione fisica peggiorava, quindi decisi di acquistare uno scooter elettrico per disabili e persone anziane.

E quindi? Qual è il problema? Caro Piero Cancemi quello che hai detto è la cosa più normale del mondo.

COL CAZZO!

Ho comprato lo scooter 4 mesi fa, esattamente questo Electric Mobility Scooter ZT-63. 3 ruote, elettrico, non supera i 25 km\h.

scooter italiano

accanto la foto –>

Indosso il casco e cammino piano.

Volevo mettere la targa per poter fare l’assicurazione, come ho sempre fatto con tutti i veicoli che ho avuto (2 macchine, 3 scooter).

Ed è proprio qui che inizia il calvario:

La Motorizzazione di Bologna non sa che pesci prendere. Non sanno la risposta ma pur di non ammetterlo preferiscono far fare avanti e indietro a me, e successivamente ai miei genitori.

A giorni alterni mi chiedono cose diverse:

Certificato Europeo di Conformità

Fattura

Li porto e mi dicono: manca Timbro e Firma

Scrivo al venditore, spedisco in fabbrica, dopo altri giorni i documenti tornano indietro timbrati e firmati.

La Motorizzazione ha le cose richieste, quindi mi chiede

documento d’identità del proprietario della fabbrica.

Lo porto.

Il venditore dello scooter mi dice via mail: Abbiamo venduto questi scooter in tutta Europa.

Il capo dei capi della Motorizzazione di Bologna non è mai raggiungibile. Nessuno sa qualcosa, l’omertà regna sovrana tra gli uffici.

Troppo difficile dire: prendi una carrozzina elettrica così tutti sanno cos’è. Uno scooter elettrico con 3 ruote nessuno lo conosce. Qui a Bologna noi sappiamo tutto, le cose che non conosciamo non esistono. Se avessero detto così sarebbero stati più onesti.

Ma a Bologna l’onestà intellettuale purtroppo è diventata un’utopia: capoluogo di una regione stupenda, ricca ed efficiente, ma accalappiata per metà dalla Lega. Che tristezza. Ancora Bologna Resiste, spero continuerà per sempre.

Ma io so anche come sarebbe stato in Sicilia:

Non è scritto da nessuna parte che non puoi portare questo scooter, quindi puoi fare quello che minchia vuoi, non arrivi neanche a 25 km\h, a cu a fari mali?

E’ questa per me la differenza tra nord e sud. Ma questo è un altro discorso politico e regionale, lo svilupperò successivamente, adesso continuo la storia.

Dopo 2 mesi trascorsi senza mai usare lo scooter, ma solo a perdere tempo tra Motorizzazione, ACI e Vigili Urbani, decido di prendere lo scooter per andare a lavoro la mattina: distanza 800 metri.

Sono senza targa perché la Motorizzazione mi ha detto NO, sono senza assicurazione perché le Poste italiane mi hanno detto NO. Se dovessi investire un gattino dovrai pagare in contanti. La signora delle Poste mi ha detto così.

Prendo il misterioso scooter elettrico, durante gli 800 metri mi ferma la polizia municipale perché sono senza targa. Spiego l’odissea. Vedono che sotto la sella ho il bastone pieghevole come ausilio per deambulare. Mi lasciano andare, mi dicono di non correre, certo, superare 25 km\h negli ultimi 300 metri mi verrebbe pure difficile, però per trasmettere fiducia mostro il pollice in su.

Il giorno dopo una nuova esperienza, dallo specchietto retrovisore del mio scooter elettrico vedo un SUV dei carabinieri che mi segue lentamente. Io cammino radente al lato destro, ma loro se ne fregano, i Carabinieri mi superano guardando stupiti il mio scooter, come se guidassi la Gioconda o una Ferrari. Mi piace pensarla così. Poi dicono che fanno le barzellette sui Carabinieri.

Altri episodi che mi sono successi: un signore si è stupito perché ho uno scooter elettrico e si complimenta con me perché salverò il pianeta. Un signore fa una stima senza senso e senza averlo chiesto:

l’hai pagato 10.000 euro?

No, l’ho pagato 1800.

Conoscevi il proprietario?

No, l’ho preso su Amazon da una fabbrica inglese https://velobike.co.uk/

Costa poco.

Lo so.

La cosa divertente è che alcune ragazze si complimentano con me come se avessi un Harley-Davidson.

Quindi la mia domanda è:

CHI SA COME COMPORTARSI?

COSA DEVO FARE?

IO VOGLIO SOLO PAGARE PER METTERMI IN REGOLA, O SONO GIA’ IN REGOLA?

IO SO CHI SA QUESTA RISPOSTA IN ITALIA: NESSUNO!

Chiederei aiuto al Ministro dei Trasporti Toninelli, ma al momento è troppo impegnato con il tunnel del Brennero.

Potrei chiedere aiuto anche al ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, ma al momento è impegnato a essere sessista o contro l’aborto.

POVERA ITALIA!

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In Italia la prima palestra hi-tech multisensoriale

Si chiama i-Gym, per bambini con difetti della vista

Al via in Italia la prima palestra interattiva e multisensoriale i-Gym per la riabilitazione di bimbi e ragazzi non vedenti e ipovedenti fino a 18 anni. È un progetto di 5 anni da un milione di euro, nato dall’accordo tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e la Fondazione Mondino Istituto Neurologico Nazionale di Pavia. Iit e Fondazione Mondino svilupperanno, grazie all’assunzione di quattro ricercatori, un laboratorio congiunto per testare le tecnologie di i-Gym, che sarà grande 60 metri quadrati e sarà la prima palestra hi-tech in Italia.

Il progetto è coordinato da Sabrina Signorini, del Centro di neuroftalmologia dell’età evolutiva della Fondazione Mondino, e Monica Gori, dell’Unità di ricerca per persone con disabilità visiva dell’Iit. Tra le attività che verranno sviluppate nella palestra i-Gym una nuova versione del famoso videogioco Pacman, che prevede l’applicazione di sensori indossati direttamente dai bambini con disabilità visive, per muoversi nello spazio guidati da stimoli multisensoriali, e la progettazione di colonne sensoriali che, attraverso l’utilizzo di luce, colore e vibrazioni, potranno aiutare i neonati con deficit visivo a imparare a camminare. “A causa di disabilità visive – spiegano i responsabili dell’i-Gym – i bambini ipovedenti e non vedenti imparano infatti a camminare più tardi, compromettendo così il loro normale sviluppo. Oggi non esistono dispositivi che possano essere usati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – concludono – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle loro funzioni motorie, sociali e cognitive”.

“Stiamo sviluppando tecnologie nuove basate su sistemi multisensoriali che, attraverso l’utilizzo contemporaneo di udito e tatto, permettano di rendere tecnologici approcci di riabilitazione tradizionali”, ha spiegato all’ANSA Monica Gori. “Grazie ad esempio a sensori indossabili con suoni, vibrazioni e luci, i bambini possono infatti imparare, divertendosi, a esplorare lo spazio intorno a loro e a evitare ostacoli”, ha precisato la ricercatrice dell’Iit. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono 285 milioni, circa il 4% della popolazione mondiale, le persone con disabilità visiva severa. Quasi 19 milioni di loro sono bambini. A causa delle disabilità visive, molti di questi bimbi ipovedenti e non vedenti imparano a camminare in ritardo, anche di un anno, compromettendo così il loro normale sviluppo.

“Oggi non esistono dispositivi che possano essere utilizzati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – precisa Gori – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle funzioni motorie, sociali e cognitive di questi bambini. Migliorare la loro capacità di interagire con il mondo esterno, infatti, aiuta a migliorare le capacità sociali dei bambini. La nostra idea per il futuro – ha concluso la ricercatrice – è utilizzare questa palestra tecnologica non solo in ospedale, ma anche nelle abitazioni”.

 

Articolo su Ansa.it