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Quali libri far leggere d’estate ai ragazzi con disabilità

Articolo di Tina Naccarato

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Audiolibri, libri ad alta leggibilità, libri che usano il linguaggio visivo: sono tanti oggi i formati a supporto dei ragazzi con disabilità

Le vacanze estive sono ormai iniziate per molti alunni e studenti e tanti docenti hanno consigliato di dedicare in questo periodo un po’ di tempo alla lettura, suggerendo spesso anche dei testi. La tecnologia, oggi, fornisce strumenti inclusivi e diverse possibilità ai ragazzi che hanno delle difficoltà, i quali possono accedere a testi in formati eterogenei e facilitanti.

E’ il caso, ad esempio dei ragazzi con disabilità visiva, che oggi possono leggere numerosi e-book accessibili, disponendo di cataloghi sempre più ricchi. La Fondazione Libri Italiani Accessibili (LIA), a tal proposito,  dispone di un catalogo di circa 9 mila testi, mentre l’Associazione Lettura Agevolata fornisce informazioni e formazione sulle diverse risorse e metodologie di lettura per chi presenta difficoltà visive (libri a grandi caratteri, elettronici, Braille, tattili ecc.) e sugli ausili ottici ed elettronici oggi disponibili. In rete sono disponibili gratuitamente audiolibri per non vedenti ed ipovedenti ed è oggi sorta Audible, la società di Amazon che si occupa di produzione e distribuzione di audiobook digitali e contenuti audio parlati. Sono disponibili testi delle case editrici Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Piemme, Sperling&Kupfer. Quest’anno, inoltre, Emons Audiolibri compie dieci anni e per l’occasione sono in programma eventi e nuove iniziative editoriali.

Tuttavia, nonostante i numerosi progressi e la diffusione crescente degli audiolibri, la questione dell’accessibilità dei libri è ancora aperta. Ci sono case editrici che non hanno ancora reso disponibili i libri in formato elettronico e ci sono poi difficoltà nel rendere accessibili testi complessi ricchi di tabelle, diagrammi o note. Come abbiamo già evidenziato in passato, in media le persone con disabilità visiva leggono più dei vedenti: ci auguriamo che presto possano accedere a tutti i prodotti editoriali. Continua a leggere “Quali libri far leggere d’estate ai ragazzi con disabilità”

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La casa di Tolkien

9788888389684_0_0_300_80La casa di Tolkien è un libro scritto da Andrea Pedrana e Roberta Pellegrini, pubblicato da Nutrimenti nel 2007.

Benedetta sta per partire per la Francia. Francesco sta per arrivare a Torino. Sofia cucina, pensa e cucina. Nella casa di piazza Gran Madre la vita scorre normalmente. Normalmente? In un certo senso, sì. Tra le fatiche di “diverse abilità”, ma anche tra subbugli del cuore, fughe di notte sotto i portici,chiacchiere di sesso e allegria tra donne, segreti e confessioni Ma già si avvicina Natale e sta arrivando una lettera…

 

La casa di Tolkien – IBS

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Il posto giusto per me.

510d5mnpcpl-_sx317_bo1204203200_Il posto giusto per me. Storie di integrazione professionale di persone con disabilità è un libro di Michele Venni, pubblicato da Erickson nel 2004.

La società offre percorsi di formazione professionale diversi, perché tutti possano realizzarsi e dare il massimo di sé nella collettività. La persona disabile ha bisogno, a volte, di un percorso formativo specifico, che la aiuti a entrare nel mondo del lavoro. A occuparsi di questo è il Nucleo di integrazione lavorativa (NIL), attraverso un percorso che cerca di scoprire le capacità e le risorse di chi è disabile, per prepararlo alle mansioni adatte a lui. Questo volume narra le storie di alcune persone che, con l’aiuto di un NIL, sono riuscite trovare un posto di lavoro. Storie che dimostrano inequivocabilmente che il diversamente abile è soprattutto un uomo, con i suoi limiti e le sue risorse, come tutti.

 

Il posto giusto per me – Amazon

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Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio

31segseo4ol-_bo1204203200_Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio è un libro di Vito Mancuso pubblicato da Mondadori nel 2002.

Sono circa 8000 al giorno i bambini che nel mondo nascono con una forma di handicap, quasi 3 milioni ogni anno. Se la sorgente della vita umana è Dio, che senso ha tanto dolore inflitto alle creature più innocenti? Da sempre gli uomini si pongono questa domanda, alla quale le diverse fedi e filosofie, nel corso dei secoli, hanno dato molteplici risposte. Oggi, però, la rivoluzione scientifica ha reso insostenibili le soluzioni del passato, e la questione è stata, di fatto, rimossa. In questo saggio Vito Mancuso affronta il tema delicato dell’handicap dal punto di vista filosofico e teologico, in dialogo con la scienza e le religioni non cristiane. Un percorso di riflessione, il suo, affrontato sempre con rigore, scavando a fondo nella storia dello spirito e della cultura occidentali. Ne scaturisce un messaggio arduo e poetico, che parte dalle contraddizioni laceranti della vita ma anche dalla sua “bellezza incandescente”, e non offre facili consolazioni. Recensendo questo libro Giuseppe Pontiggia ebbe a scrivere: “Raramente un titolo delinea, come questo, la mappa degli interrogativi in cui la mente, protesa a dare un senso religioso e filosofico all’handicap, si è sempre persa. Basta che il lettore segua l’autore nella grandiosità del suo disegno e nella ricchezza dei suoi percorsi. Ne trarrà una luce durevole”.

L’opera affronta la realtà della sofferenza dinanzi alla quale non c’è risposta se non quella di constatare che è il prezzo che l’umanità paga per il sorgere della libertà, che è alla base della nascita dello spirito. La fonte della libertà risiede infatti nell’indeterminazione che domina nel processo evolutivo e che permette la “scelta”, la quale sottintende l’errore. L’handicap è proprio un errore della natura, una scelta sbagliata tra le varie opportunità che si offrono, errore previsto nella logica della natura. Sapere questo però non basta perché nella disabilità è in gioco un soggetto con i suoi diritti che gli vengono non dal fatto che fa parte della natura, ma perché è oggetto di amore da parte dei genitori. L’amore è l’unico elemento che permette di dare senso ed accogliere il dolore innocente e di dare valore ontologico all’uomo che con l’incarnazione è legato a Dio. Il Cristianesimo, conclude il teologo, è l’unica religione che può prendere in seria considerazione l’handicap, immagine del Dio sofferente che prende sulle spalle i mali che sovrastano la creazione. La necessità di quella sofferenza deve essere pensata in connessione con la caducità di cui è vittima la natura, e di cui l’handicap è uno dei segni più eloquenti. Cristo è l’Agnello che fin dall’inizio viene immolato per la libertà dell’uomo e la croce, simbolo che nessuna religione possiede, è il segno dell’amore di Dio al mondo, per permettere che gli uomini si realizzino come esseri dotati di spirito e di libertà.

« È un’assurdità che l’onnipotenza divina debba soffrire, essere sgozzata, e questo proprio nell’atto che più di ogni altro rivela la sua onnipotenza. Ma questa assurdità è l’unico spazio concettuale per pensare l’assurdità dei bimbi nati malformati »
(Vito Mancuso – Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio. pag. 157)

L’argomento, oltre alla premessa dell’autore all’edizione Oscar (2008) e alla prefazione di Edoardo Bonicelli dell’edizione del 2002 (La ragione e le ragioni), si sviluppa, dopo una premessa al testo e la relativa Introduzione (Perché nascono così?), attraverso sei capitoli (La posta in gioco. Il silenzio della Chiesa. Le risposte della storia. La costituzione del dramma teologico. La creazione e l’Agnello. Il principio-di-contraddizione) e termina con uno conclusivo che fa da considerazione-risposta: Perché nascono così.

 

Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio – Wikipedia

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Vito Mancuso http://www.vitomancuso.it/

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Mister Parkinson

51aj5ruwr4lVenezia. Luisa godeva di ottima salute, una maestra elementare di provincia sulla cinquantina dotata di un carisma eccezionale. Nella primavera dell’anno 2006 venne colpita da una malattia misteriosa, un inarrestabile degenerazione della corteccia celebrale che fu diagnosticata dai medici come un’atipica sindrome di parkinsonismo. Alcuni giorni in seguito al suo ingresso in ospedale Luisa cadde in un sonno profondo e in quella dimensione sopravvisse per diverse settimane a poco a poco paralizzandosi completamente fino a perdere ogni percezione del suo corpo. Al suo risveglio da quel coma la sua mente tornò lucidissima e anche il passato presto riemerse da quel lungo sonno ma rimase intrappolata in un’altra dimensione parallela a questo universo tra la vita e la morte, sospesa tra il cielo e la terra. Gli specialisti che l’ebbero in cura ammisero che il suo cervello aveva subito danni irreversibili e che si sarebbe inevitabilmente ridotta a un vegetale. Il medico che si occupava dell’appoggio psicologico della famiglia consiglia alla figlia di scrivere una lunga lettera sotto forma di diario a Parkinson per esprimergli tutto il suo rancore, dando così finalmente un identità seppure immaginaria al devastante male che ha colpito la madre trasformandolo così in un essere da poter combattere.

Mister Parkinson

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Gli animali ci rendono umani

51u14yrvlel-_sx382_bo1204203200_Gli animali ci rendono umani è un libro di Temple Grandin con Catherine Johnson pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2010.

Di cosa hanno bisogno i nostri amici animali per essere felici? Conosciamo tutto delle loro necessità fisiche, ma quasi nulla delle esigenze emotive. Eppure, esattamente come per noi, il benessere interiore è fondamentale per una vita vera e appagante, che si tratti di cuccioli da compagnia, mucche tenute in una stalla, predatori nella gabbia di uno zoo, persino bestie selvatiche. Temple Grandin, studiosa affetta da autismo, ha sviluppato un’abilità senza uguali nell’addentrarsi nel loro mondo. Così fin da piccola ha messo a frutto la sua particolare condizione per interpretare e comprendere i meccanismi profondi della mente animale, di cui è ora una delle massime esperte mondiali. In questo appassionante libro ci invita a cambiare l’atteggiamento nei confronti degli animali, rivoluzionando le nostre concezioni su ciò che vogliono e ciò di cui hanno bisogno; insegnandoci a trattarli non secondo la nostra natura, ma in base alla loro. Il cagnolino che lasciamo da solo in casa per lunghe ore può essere veramente felice? È giusto addestrare un gatto? Come evitare ai nostri amici il panico da veterinario? Perché è importante migliorare la vita anche di un maiale da allevamento? Forte di quasi trentanni di ricerche e di vita vissuta letteralmente in mezzo agli animali, l’autrice risponde a queste e ad altre innumerevoli domande concentrandosi sui bisogni emotivi che tutte le bestie – piccole e grandi, domestiche o selvatiche – condividono.

Gli animali ci rendono umani – Amazon

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Scrittori Famosi Alcolizzati

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Bukoswki insegna: “Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa”. Insomma, a sentire queste parole, sembra quasi che ogni occasione sia buona per incollarsi alla bottiglia.

Senza dimenticarci però dei reali motivi che si nascondono dietro a quella che a tutti gli effetti è considerata una vera e propria patologia (l’alcolismo), noi Osservatori Esterni vi proponiamo una lista di scrittori famosi alcolizzati.

Non è un augurio, né tantomeno un invito, ma un brindisi alla Vostra lo facciamo lo stesso!

 

1. Ernest Hemingway

Ernest Hemingway è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Ha condotto una vita sociale turbolenta: si è sposato quattro volte e gli sono state attribuite innumerevoli relazioni sentimentali. Inizia a bere durante un safari in Africa e da quel momento non smette più. Dopo una vita dedita all’alcol, Ernest inizia a manifestare i primi segni di squilibrio mentale che sfociano in vere e proprie crisi maniaco-depressive. Viene ricoverato in una clinica del Minnesota dove smette di bere, ma la sue condizioni si mantengono instabili. Il 2 luglio 1961 si suicida, sparandosi un colpo di pistola alla tempia.

“Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti”

 

2. James Joyce

James Joyce è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Il suo rapporto con l’alcol deriva probabilmente da un padre alcolista che trascina l’intera famiglia nel baratro economico. Di fronte alle difficoltà finanziarie che segnano il corso della sua esistenza, anche James si rifugia nell’alcol come unico modo per sfuggire alle proprie responsabilità. Nell’ultimo periodo della sua vita poi, sembra non trovare nessun’altra via d’uscita ai propri problemi: la malattia mentale della figlia, la carenza di fondi e le innumerevoli operazioni agli occhi che lo vedono coinvolto in primis. James Joyce muore il 13 gennaio 1941 a seguito di un intervento per un’ulcera duodenale.

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