Pubblicato in: Racconti, Validi

Il caffè della Nonna

racconto presente nell’antologia NON BASTANO LE INTUIZIONI pubblicato nel 2018 da Senso Inverso Edizioni

9022528Sono nato in Sicilia, nella ridente cittadina di Petrosino, ubicata tra i comuni di Marsala e Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Sono nato nella casa di mia Nonna; potevo nascere in uno degli ospedali presenti nei due paesi vicini, ma a casa mia le vecchie abitudini sono sempre state difficili da eliminare. Io sono cresciuto lì, ho imparato a dire le prime parole, poi a camminare e subito dopo a correre. A Petrosino avevo tanti posti dove poter correre, tra le campagne e le strade prive di asfalto. Cadevo spesso a terra, anzi, spessissimo; quando succedeva tornavo a casa mestamente, con ginocchia sbucciate, mani lacerate e occhi colmi di lacrime. Con le labbra imbronciate andavo da mia madre, lei si agitava, mi rimproverava, poi mi medicava e mi spediva subito nella mia stanza. A volte però, quando tornavo a casa dopo essermi fatto male, era presente mio padre. Con lui gli occhi colmi di lacrime e le labbra imbronciate non avevano lo stesso effetto; mio padre mi sgridava urlando ad alta voce ed io piangevo ancora più forte.

Da bambino imparai a cavarmela da solo, cioè smisi di tornare a casa quando mi succedeva qualcosa di spiacevole. Decisi di recarmi da mia Nonna, che viveva nell’appartamento al piano inferiore. Mia Nonna diventò presto una sicurezza per me, la mia “ancora di salvezza”. Ogni pensiero, ogni dubbio e ogni incertezza la sfogavo su mia Nonna senza avere alcuna paura. Lei raccoglieva tutto e si sedeva accanto a me, mi dava consigli, mi accarezzava la nuca e mi raccontava del suo passato. Per ogni cosa che dicevo, a lei venivano in mente episodi della sua vita e ne parlava con allegria. Io stavo sempre ad ascoltarla con lo sguardo pieno di fascino e curiosità, le ponevo domande perché ogni cosa era come se l’avesse vissuta insieme a me, anche se nei suoi episodi di vita non c’erano strade, treni o automobili. Nei suoi episodi c’era anche la guerra e c’era ancora mio Nonno, ma i suoi modi di raccontarmi le storie trasformavano i brutti episodi in esperienze di vita divertenti che imparai ad ammirare.

Mia Nonna era diventata la mia migliore amica ed io ne ero orgoglioso.

A lei raccontavo del compagnetto delle scuole elementari che mi faceva i dispetti e mi consigliava: “Iunciti cù chiddri megghiu ri tia e perdici li spisi”1.

Le feci leggere il tema che avevo scritto sul mio migliore amico durante le scuole medie e, quando capì che parlavo di lei, mi esclamò sorridendo: “Masculu e beddru pi ghiunta”2.

Quando le confessai della mia attrazione verso la ragazzina del Liceo che frequentavo, sorridendo mi ordinò: “Assettàti e pìgghiamu un café”3. Continua a leggere “Il caffè della Nonna”

Pubblicato in: Poesie, Racconti

Favola Metropolitana 4

C’era una volta, in un paese lontano lontano (in Sicilia a Mazara del Vallo) un principe azzurro che si chiamava NinoBianco.

Il principe azzurro cercava l’Amore ma non sapeva cos’era questo Amore. Ne aveva tanto sentito parlare e belle parole erano state dette a riguardo, ma il principe NinoBianco ancora non conosceva il vero significato.

Ma un giorno, mentre era sul suo cavallo bianco (si chiamava NinoBianco e quindi aveva un cavallo Bianco) riuscì a sfiorare con lo sguardo gli occhi blu più belli che avesse mai visto fino a quel momento. Il principe azzurro NinoBianco rimase ammaliato da quegli occhi, incantato dai lapislazzuli blu presenti su quel delicato viso chiaro come la luce. Lui voleva fare qualcosa per avvicinarsi ma non riuscì a fare niente perché intimorito da cotanta bellezza che aleggiava intorno a quei magici e incantevoli occhi.

Il principe NinoBianco, come nelle favole, regalò un paio di scarpe di cristallo alla principessa Marika (sì, anche Marika era una principessa, praticamente erano tutti nobili a Mazara del Vallo) lei guardò le scarpe di cristallo, sorrise e le gettò a terra frantumandole in mille pezzi.

Il principe NinoBianco diventò triste, molto triste. La principessa Marika agguantò il suo volto con le sue leggiadre mani dicendo:

“O principe Nino Bianco” (sì, ha usato il vocativo)

“Dimmi principessa Marika?” chiese imbarazzato il principe NinoBianco

“Io non voglio scarpe di cristallo, non voglio neanche un cavallo bianco, non voglio niente…ho bisogno solo del tuo amore per poterti donare il mio”

Il principe NinoBianco restò esterrefatto da quello che disse la principessa Marika e le domandò:

“Ma l’amore è quella cosa che ti lascia senza fiato quando riesci a rubare solo uno sguardo? L’amore è quando desideri di rivedere la stessa persona ogni giorno e per sempre? L’amore è quando ti preoccuperai per la sua salute? L’amore è quando desideri che i secondi condivisi durassero in eterno? L’amore è quando non servono spiegazioni per onorarti finché morte non ci separi?

La principessa Marika rispose imbarazzata:

“Sì principe NinoBianco, è questo l’Amore”

“Allora io Ti amo” rispose il principe NinoBianco sorridendo felice ora che aveva trovato l’amore