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Milano, apre il primo Centro regionale per l’accessibilità: andare al cinema, al museo e al centro sportivo ora sarà più facile per tutti

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Il centro Craba, specializzato e gratuito, aiuterà le persone a intraprendere iniziative concrete per velocizzare l’eliminazione delle barriere architettoniche nel proprio condominio, per esempio, o nei luoghi di interesse pubblico.

“Vorrei assistere al nuovo film di Star Wars, ma non in prima fila, da solo e separato dai miei amici, solo perché sono in carrozzina”, chiede Marco. “Mi piacerebbe visitare la mostra d’arte fruendo di una video-guida adatta anche al mio ragazzo con disabilità uditiva”, dice Giulia. “Vorrei poter acquistare on-line un biglietto per il concerto ma quel sito web è inaccessibile alle persone con disabilità visiva“, rivela Erica. “Vorrei che la nuova scuola sia progettata per avere un’acustica senza eco, perché aiuterebbe molto i miei alunni con le protesi acustiche e con disturbi specifici dell’apprendimento e a ben pensarci … aiuterebbe tutti” esorta una maestra di scuola elementare. Tutti questi desideri e bisogni potranno avere migliori risposte efficaci grazie a una importante novità: un innovativo centro specializzato e gratuito che aiuta le persone a intraprendere iniziative concrete per agevolare e velocizzare l’eliminazione delle barriere architettoniche e non solo, ad esempio nel proprio condominio, ma anche nei luoghi di interesse pubblico come musei, biblioteche, cinema e centri sportivi. Lo scorso 6 dicembre è stato presentato a Palazzo Reale, a Milano, il primo Centro regionale per l’accessibilità e il benessere ambientale (Craba), servizio promosso dalle associazioni Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) e Ledha Milano, a sostegno di cittadini e professionisti, con il supporto del Comune di Milano e Fondazione Cariplo.

Come e perché nasce il Craba? A rispondere è Armando De Salvatore, direttore tecnico del centro, architetto che si è occupato tra le varie cose anche di housing sociale e da 18 anni, dalla nascita del figlio, si è specializzato al tema della progettazione accessibile e inclusiva. “Oggi, a Milano e in Regione Lombardia, le persone con disabilità, gli anziani e chiunque manifesti una difficoltà di fruizione della propria casa, ufficio, scuola o in generale della propria città, originata da una barriera (architettonica, sensoriale o della comunicazione), agiscono spesso in modo individuale e non supportato da competenze appropriate o strutture specializzate. Anche i tecnici e i progettisti attualmente non hanno nella nostra Regione un riferimento competente e preciso sul tema accessibilità” dice a De Salvatore ilfattoquotidiano.it. L’idea del Craba nasce dopo le numerose collaborazioni della Ledha sviluppate nel periodo di Expo 2015 per favorire l’accessibilità di alcuni spazi cittadini nonché la mobilità urbana, le stazioni ferroviarie, gli aeroporti. Attività e impegno che ha contribuito a far vincere a Milano il premio City Access Award 2016 della Commissione Europea per le politiche volte all’abbattimento delle barriere architettoniche.

De Salvatore spiega che il Craba è stato istituito “per cercare di fornire risposte organiche e mirate al superamento degli ostacoli posti sul cammino delle persone con disabilità, per favorirne la partecipazione sociale, il pieno godimento dell’ambiente di vita e della città”. Il direttore tecnico del Craba collabora con le realtà del Terzo Settore e con numerose organizzazioni come l’Associazione Lombarda Famiglie Audiolesi Onlus (Alfa) e l’Associazione Nazionale Subvedenti (Ans). “Il progetto – continua De Salvatore – avrà una prima sperimentazione di tre anni sul territorio del capoluogo lombardo. Le sedi operative saranno due: una in Ledha e una presso il Comune di Milano. L’idea di base è quella di ampliare gradualmente il ventaglio dei partner del Craba agli enti pubblici e privati della comunità interessati a sviluppare in concreto il tema dell’ambiente accessibile e inclusivo a 360°“. Qualche esempio per fare più chiarezza su quali saranno i campi utili di intervento per le persone con disabilità o gli anziani non autosufficienti dove opererà il Craba: “Il contesto ambientale, fisico, spaziale e sociale, è nel caso delle persone con disabilità, anziani e per una larga fascia di popolazione, un fattore così rilevante da condizionare la dimensione di cittadino e di abitante. Ad esempio – aggiunge il direttore tecnico – la presenza o meno di una rampa o di un ascensore adeguato può consentire o negare l’accessibilità a molteplici persone, su sedia a rotelle ma anche a mobilità ridotta. La presenza nell’ambiente di un facilitatore come l’ascensore annulla di fatto la disabilità o il deficit di funzionamento consentendone la fruibilità, il movimento e la partecipazione. Al contrario la sua mancanza configura l’ambiente come barriera che va ad evidenziare un deficit, a ‘creare disabilità’”.

Milano e la Lombardia risultano comunque aree dove l’accessibilità è, tutto sommato, abbastanza buona rispetto al resto d’Italia. Quali sono i principali disagi riscontrati sul territorio? “L’accessibilità è molto spesso intesa come risposta a un obbligo normativo, e viene il più delle volte circoscritta all’accezione di eliminazione delle barriere architettoniche, limitandosi a trovare soluzioni stereotipate e individuando come problematica per lo più la sola mobilità delle persone in carrozzina. I tecnici e i progettisti tendono a perpetuare modelli riferiti ad una utenza standard e a proporre ambienti poco flessibili dal punto di vista spaziale e impiantistico, fornendo risposte non adeguate alle esigenze e ai bisogni di una molteplicità di persone che esprimono differenti abilità e difficoltà” risponde al Fatto.it De Pasquale. Per esempio: “Camminare, piegarsi, comunicare, orientarsi ma anche riconoscere colori non contrastanti e udire la voce proveniente da altoparlanti. La cultura progettuale dei tecnici oggi deve innovare il proprio modo di progettare, pensando a percorsi che coinvolgano più discipline e i fruitori stessi. Non è sufficiente il rispetto pedissequo degli standard e dei limiti imposti dalle norme edilizie pensate 30 anni fa per superare le barriere perché in tal modo si rischia di costruire spazi forse a norma ma ghettizzanti ed escludenti dalla partecipazione e dalla vita sociale una parte di cittadini” conclude il direttore tecnico del Craba. Il servizio è attivo ed è possibile contattare il Craba telefonicamente (dal martedì al giovedì) o via email (craba@ledha.it) secondo le modalità indicate sul sito internet di Ledha.

 

Articolo su Il Fatto Quotidiano

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Veronica Yoko Plebani

Veronica Yoko Plebani nasce a Gavardo, in provincia di Brescia, il 1 marzo 1996. Fin dall’infanzia pratica numerose discipline sportive tra cui danza, ginnastica artistica, atletica e snowboard a livello amatoriale. Il 27 aprile 2011 Veronica contrae una Meningite fulminante batterica di tipo C cui sopravvive riportando la perdita delle falangi di mani e piedi. Nel novembre 2011, appena uscita dall’ospedale, partecipa alla Maratona di New York, attraversando il traguardo con 28 corridori del Monza Marathon Team. Nel frattempo entra a far parte del team di art4sport, grazie al quale si avvicina alle discipline paralimpiche di Canoa e Snowboard, categoria KL3.

“Avevo bisogno di una disciplina in cui stare poco tempo in piedi e a Palazzolo c’è il fiume. La canoa mi è sempre piaciuta, ma non potevo provarci perché la faceva già mio fratello ed era geloso”.

Dopo aver conquistato, tra il 2012 e il 2013, il titolo italiano in quasi tutte le distanze (discesa fluviale 2000mt, 3000mt, 1000mt, maratona, 500mt e 200mt),Veronica Yoko Plebani si distingue anche nel panorama internazionale, aggiudicandosi il 4° posto ai Campionati Mondiali Assoluti a Duisburg, in Germania 2013.

Nel 2014 vince la medaglia d’oro alla Tappa di Coppa del Mondo di Milano. Risultato che ripete agli Europei di Brandeburgo, in Germania. Ma questo 2014 è un anno da ricordare per Veronica Plebani: partecipa ai XI Giochi paralimpici invernali di Sochi nella disciplina del cross-snowboard ed arriva 11esima, nonostante la giovane età.

Nel 2015 continua l’ascesa della giovane atleta bresciana: agli Europei di Racice, Repubblica Ceca conquista la medaglia di bronzo; è d’argento, invece, la medaglia che Veronica porta a casa alla Tappa di Coppa del Mondo a Duisburg, in Germania;infine ai Mondiali di canoa e paracanoa di Milano 2015 ottiene il 5° posto nella finale dei 200mt KL3, guadagnandosi così il pass per le Paralimpiadi di Rio 2016.

Il 2016 inizia alla grande per Veronica che conquista la medaglia d’oro ai Campionati Assoluti Nazionali Italiani, nei 5000 mt e partecipa ai Mondiali di Duisburg, in Germania 2016 sfiorando il podio, con un 4° posto che ha il sapore di una vittoria!

 

Articolo su Atleti Speciali

Veronica Yoko Plebani su Wikipedia

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«Tumorial», la serie di video che spiega il cancro ai ragazzi

Articolo di Fabio Di Todaro

Disponibili in rete i video realizzati dagli adolescenti in cura all’Istituto dei Tumori di Milano per rispondere ai dubbi dei coetanei che si ammalano di cancro

«Tumorial», la serie di video che spiega il cancro ai ragazzi

Si dice tutorial, si legge «Tumorial». L’ultima «trovata» dei giovani pazienti oncologici dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è una serie di 24 video – dieci già online, quattordici lo saranno a partire da settembre: uno a settimana – realizzata per «spiegare» la malattia a chi si ammalerà dopo di loro. I video sono il frutto di oltre un anno di lavoro condotto fianco a fianco – nell’ambito del Progetto Giovani, portato avanti con il contributo dell’Associazione Bianca Garavaglia e dell’Associazione Dudù for You – da adolescenti, medici, professionisti e artisti. In calce al prodotto finale c’è la firma di 47 ragazzi (14-25 anni) già curati o attualmente in cura nel reparto di pediatria oncologica diretto da Maura Massimino.
Cancro e fertilità: come parlarne con i ragazzi

 

I DUBBI DEGLI ADOLESCENTI CHE SI AMMALANO DI CANCRO

La prima reazione di un adolescente che riceve la diagnosi di tumore è cercare in rete informazioni, anche pratiche, sul percorso che dovrà affrontare. Tuttavia, su internet, non sempre si trovano informazioni affidabili. O, comunque, di prima mano come quelle veicolate attraverso «Tumorial», la serie di video in cui sono gli stessi ragazzi ammalatisi di cancro a offrire consigli a chi sta per iniziare il percorso di cura. I video già disponibili sul canale Youtube del Progetto Giovani affrontano tematiche quali la perdita dei capelli, l’isolamento sociale, la sessualità, il rapporto con i genitori e con i compagni di scuola, le interazioni con gli amici attraverso i social network, la perdita dei capelli, l’uso del turbante e la necessità di convivere con il «Port». A dare le risposte, sono sempre i ragazzi. A parlare ve n’è uno per ogni video. «Si sono scelti tra di loro durante gli incontri del mercoledì», spiega Andrea Ferrari, oncologo pediatra e responsabile del Progetto Giovani. Ma i loro messaggi non sono delle autobiografie. «Abbiamo fatto emergere sia le esperienze personali sia quelle degli altri compagni di corsia, sulla base dei confronti avvenuti durante l’intero anno», aggiunge Valerio Rocco Orlando, il regista che ha curato la produzione.

TUMORI NEGLI ADOLESCENTI: A QUALI SINTOMI PRESTARE ATTENZIONE?

IL LAVORO PIU’ DIFFICILE

«Tumorial» rappresenta il fulcro delle attività condotte a partire da settembre nell’ambito del Progetto Giovani, i cui obiettivi sono: guardare oltre la malattia e aiutare i ragazzi in un momento delicato della loro vita, non soltanto sul piano sociale. La serie di video segue quanto fatto negli anni passati con il fumetto «Loop indietro non si torna», con le canzoni «Nuvole di ossigeno», «Palle di Natale» e «Sei tu l’estate». E poi: una collezione di moda («B.Live»), due mostre fotografiche («Riscatti, La ricerca della felicità» e «Cosa farò da grande») e un libro («Dal settimo cielo al settimo piano»). Questo lavoro, però, «è stato probabilmente il più faticoso – prosegue Ferrari, membro del comitato scientifico di Fondazione Umberto Veronesi -. Perché abbiamo chiesto ai ragazzi di riflettere su questioni molto intime, che nella normale dialettica tra medico e paziente talvolta vengono messe da parte, affidate a uno sguardo o a un silenzio». Il confronto c’è stato. Ma l’utilità del fine e il nitore dei rapporti hanno permesso di superare ogni accenno di conflitto.

I BISOGNI DEI RAGAZZI SENZA VELI

Secondo Francesco, ammalatosi di osteosarcoma, «l’assenza di qualsiasi vincolo e giudizio sono aspetti che hanno aiutato anche noi a superare un momento così difficile». Essere capiti quando a quell’età si è alle prese con un cancro, d’altra parte, non è semplice. «Fuori da qui ci provano tutti, ma ci riescono in pochi», conferma Rebecca, ambasciatrice nel video dedicato al rapporto con i social network. «Utilizzarli, quando ci si ammala di cancro, non è più così semplice – racconta la ragazza, curata per un sarcoma di Ewing -. All’inizio ho provato vergogna: così li ho utilizzati sempre meno. Ma con il tempo ho capito che possono rappresentare uno strumento utile per affrontare tematiche importanti». Guardando i video, sono diversi i passaggi che rimangono in mente. Come la frase di Cecilia, colpita da un tumore dell’ovaio. Ai genitori, suoi e dei coetanei alle prese con un tumore, spiega che «seppur malati, siamo sempre adolescenti». A darle manforte, c’è Marcus (osteosarcoma): «Anche se in noi si stanno verificando dei cambiamenti fisici, come persone non stiamo cambiando». Chiosa Yari, per mesi in isolamento dopo le cure per un linfoma di Hodgkin: «Quei momenti sono i più difficili, ma comprendendo l’importanza delle cure è possibile accettare di vivere così anche per settimane».

 

Articolo su Fondazione Veronesi

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“Riabilito, abito e lavoro”: a Milano un centro per dare un futuro ai ragazzi disabili

Articolo di di SARA FICOCELLI

Nel quartiere Gratosoglio, una struttura moderna che offre servizi di riabilitazione, alloggi e opportunità di formazione e impiego. A dare una mano agli ospiti, i volontari del quartiere.

Il centro polifunzionale RI.ABI.LA.

 

ROMA. La fiducia nel futuro a volte parte da un nome, o meglio da un acronimo: è il caso di RI.ABI.LA. (Riabilito Abito e Lavoro), il progetto di recupero e riqualificazione dell’ex centro parrocchiale Vittoria a Milano, nel quartiere Gratosoglio.

Dietro ci sono due organizzazioni non profit, l’associazione L’Impronta e la cooperativa sociale Via Libera, da oltre 20 anni impegnate per dare una mano a famiglie con disabilità o comunque disagiate, con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro proprio le persone più fragili.

L’ex centro parrocchiale è stato costruito alla fine degli anni ’50 grazie alle Cartiere di Verona, agglomerato industriale a poche centinaia di metri, e usato prima come scuola materna per i figli dei dipendenti e poi come oratorio. E’ qui che, nel 1991, è nato il gruppo di volontariato L’Impronta, co-artefice, trent’anni dopo, e grazie a una convenzione con l’assessorato all’urbanistica del Comune di Milano, del progetto di recupero.

Con i suoi 1900 metri quadrati di superficie (600 in più rispetto alla struttura originaria), la struttura rappresenta oggi un punto di riferimento importante per attività riabilitative per disabili anche giovanissimi, tra un centro diurno e un piccolo poliambulatorio. Chi versa in condizioni particolarmente difficili dal punto di vista sociale ed economico può contare poi su alloggi temporanei e servizi educativi per i più piccoli, il tutto coadiuvato dalla presenza di due famiglie “solidali” di appoggio. Ma l’opportunità più grande offerta tra queste mura è quella dell’inserimento nel mondo del lavoro attraverso l’apertura delle “Botteghe”, un piccolo complesso commerciale dove si vendono prodotti a km 0 e dove per giunta sono presenti ristoranti e un parrucchiere.

Il centro è in grado di accogliere ogni giorno circa 40 persone disabili nella parte riabilitativa e 50 in quella abitativa, e di offrire almeno 30 nuovi posti di lavoro, 10 dei quali dedicati proprio a chi ha problemi di disabilità. Al di là dei numeri, il valore aggiunto è dato dalla capacità di questo posto di mettere in relazione gli ospiti con gli abitanti del quartiere, coinvolti attraverso il volontariato, esperienze di alternanza scuola-lavoro e di tirocinio per persone fragili. Una vittoria per tutti, a due passi dal centro di Milano.

 

Articolo su Repubblica.it

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A Milano la prima scuola italiana dedicata ai ragazzi Asperger (e non solo)

Articolo di Alice ZampaScuola Futuro Lavoro
Steve Jobs e Greta Thunberg sono solo gli ultimi e più celebri soggetti affetti da sindrome di Asperger: una forma mite di autismo che incide soprattutto sulle capacità relazionali. Per i ragazzi con questo disturbo (tutto da valorizzare) ora apre a Milano Scuola Futuro Lavoro, prima nel suo genere e aperta a tutti.

Si chiama sindrome di Asperger e ad oggi non se ne sa ancora moltissimo. Considerata come una forma di autismo ad alto funzionamento, questo disturbo pervasivo dello sviluppo colpisce un individuo su 80/120 e incide soprattutto sulle capacità relazionali e sociali dei soggetti, senza comportare ritardi nell’acquisizione delle capacità linguistiche, né disabilità intellettive. Una sintomatologia che spesso rende “invisibili” alla società queste persone.

Diagnosticata solo a partire dagli anni ’90, oggi la sindrome di Asperger sta iniziando a ricevere una maggiore attenzione, anche grazie alla popolarità della giovane ambientalista Greta Thunberg che, come molti altri illustri personaggi, vive questa condizione. Tra i più noti Asperger di epoca contemporanea si possono significativamente citare Steve Jobs, genio dell’informatica e grande imprenditore, cofondatore di Apple Inc. e Dan Aykroid, attore di tante celebri pellicole hollywoodiane.

Massimo e Roberto Montini

Nomi che fanno immediatamente comprendere come questa sindrome possa celare eccezionali potenzialità e come “ossessioni incomprensibili, con una guida esperta, possano essere trasformate in competenze molto specifiche, utili nel lavoro”. A spiegarlo è Massimo Montini, imprenditore milanese e papà di un ragazzo Asperger, che, con la sua fondazione Un futuro per l’Asperger, ha inaugurato a Milano Scuola Futuro Lavoro, la prima scuola italiana pensata per chi convive con questo disturbo, ma aperta a tutti. “La sindrome di Asperger è invalidante per certi aspetti, ma addirittura premiante per altri. Nel mondo del lavoro, infatti, se gli Asperger riescono a sviluppare il talento per il quale sono predisposti possono diventare anche più performanti di un normodotato” spiega Montini.

Focalizzarsi tanto su una specifica attività, talvolta in modo anormalmente intenso, è un’attitudine tipica di chi si trova in questa condizione, che spesso possiede un quoziente intellettivo pari o superiore alla norma. Vengono in mente le interminabili sessioni di lavoro con cui Steve Jobs si dedicava alla sua passione e che lo portarono nell’olimpo dei grandi della tecnologia informatica e, in fin dei conti, a cambiare il mondo.

Massimo Montini Fondazione Un futuro per l'Asperger onlus

Cosa offre la Scuola Futuro Lavoro ai ragazzi Asperger (e non solo)

Un centro di formazione pensato e progettato per ragazzi con sindrome di Asperger e altri tipi di disabilità (per esempio la dislessia), ma adatto e aperto a tutti i ragazzi in possesso di diploma. È la carta d’identità di Scuola Futuro Lavoro, che da settembre aprirà le porte della sua sede a Milano (viale Cassala 48/1) e darà il via a un piano di studi e corsi di specializzazione per formare professionisti nel settore tecnologico 4.0: “i più richiesti dal mondo del lavoro attuale”, nelle parole di Montini, che ha immaginato e realizzato questa scuola pensando al futuro di suo figlio Roberto e a tutti i ragazzi e le ragazze come lui. “Scuola Futuro Lavoro nasce dall’esigenza di colmare un vuoto che, dopo la scuola secondaria, si crea per questi ragazzi”, prosegue l’imprenditore. “Molti non sono in grado di affrontare un percorso universitario o non sono ancora pronti per il mondo del lavoro e questo piano formativo può rappresentare un traghetto alternativo sul futuro”. I corsi sono strutturati in moduli da 400-500 ore complessive e includono 2 corsi base (graphic design e informatica per l’industria 4.0) e 4 corsi specialistici (videomaking, web design, game design, digital fabrication) per i quali è necessario aver frequentato almeno uno dei corsi base, altri corsi analoghi o possedere competenze equivalenti (per verificarlo ci saranno colloqui specifici).

Scuola Futuro Lavoro

Un percorso ad hoc per ognuno

Oltre ai percorsi modulari la scuola prevede anche altri corsi mirati alla crescita personale e professionale. “Per esempio si imparerà come si affronta un colloquio o come ci si comporta in ambiente lavorativo”, spiega il fondatore. Spesso, infatti, le difficoltà relazionali degli Asperger li penalizzano proprio in fase conoscitiva e di colloquio, privandoli di importanti opportunità, non per mancanza di competenze, ma per difficoltà comunicative. “In questa scuola si cercherà di costruire a 360 gradi il miglior percorso per ciascuno, in base a quelle che sono le sue caratteristiche e con l’obiettivo di trovargli un lavoro”. Ad agevolare da subito i ragazzi sarà anche un percorso di consulenza orientativa, che li aiuterà nelle scelte e dei tutor che li affiancheranno.

Un programma ideale non sono per i ragazzi con disabilità, ma per tutti: “Credo che la diversità, soprattutto in questo caso, sia un’opportunità per chiunque”, prosegue Montini, che da imprenditore affronta con pragmatismo il progetto: “Noi saremo sempre più rivolti a raccogliere le richieste delle imprese, facendo rete con un gruppo di aziende che fa capo alla mia persona (indirettamente alla Fondazione Un futuro per l’Asperger) e al gruppo di istituzioni con cui siamo già connessi, come Fondazione Sodalitas e il gruppo Manpower, per l’introduzione dei ragazzi nel mondo del lavoro”. Continua a leggere “A Milano la prima scuola italiana dedicata ai ragazzi Asperger (e non solo)”

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Il cinema in corsia: al Niguarda di Milano una sala film per i pazienti

Nella sala, grande 250 metri quadri, ci saranno 80 posti a disposizione, tra poltrone colorate e spazio per le sedie a rotelle o per i letti, per chi – non potendosi alzare – vorrà vedere un film. A organizzare l’iniziativa sono MediCinema onlus, Walt Disney company Italia, con la collaborazione del Niguarda, del Comune di Milano e di alcuni enti privati.

“Il cinema fa del bene perché riunisce le persone e le ‘anima’ con stimolazioni sensoriali visive e acustiche – ha ricordato durante l’inaugurazione della sala Gabriella Bottini, ordinario dell’Università di Pavia e responsabile del centro di Neuropsicologia cognitiva del Niguarda -: quando gli stimoli vengono trasmessi secondo metodi controllati, allora il possibile beneficio a persone malate può essere misurato e provato tanto da diventare un trattamento vero e proprio. Obiettivo di MediCinema è la sperimentazione e misurazione di questo percorso per finalità di cura”.

Alla presentazione, oltre al sindaco Beppe Sala, anche l’ad di Disney Daniel Frigo, gli attori Fabio Rovazzi e Marco Della Noce.

 

Articolo su Repubblica.it

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Palle di Natale (Smile! It’s Christmas Day) – Il Progetto Giovani

Questo è il sito del Progetto Giovani della Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Il Progetto Giovani, dedicato ai pazienti adolescenti malati di tumore, è stato creato con l’obiettivo di proporre un nuovo modello di organizzazione medica e di cultura specifica, con la sfida di occuparsi non solo della malattia, ma della vita dei ragazzi, facendo entrare in ospedale la loro normalità, la loro creatività, la loro forza, la loro bellezza.
Scopo del sito è promuovere quello che facciamo; divulgare le nostre attività; proporre un modello che altri centri possono eventualmente considerare; interessare i ragazzi, malati e non; dare vita ad un movimento che affronti in modo ampio e determinato il fatto che i pazienti adolescenti hanno minori possibilità di accedere ai centri di eccellenza e, come risultato, hanno minori probabilità di guarire dei bambini, a parità di condizione clinica.
Il sito è promosso e supportato dall’Associazione Bianca Garavaglia, che da 25 anni sostiene le attività della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. I contenuti del sito sono realizzati direttamente dal personale della Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. Il materiale contenuto deve intendersi a scopo informativo e non ha valenza clinica. L’Associazione Bianca Garavaglia non ha responsabilità per tali contenuti. Continua a leggere “Palle di Natale (Smile! It’s Christmas Day) – Il Progetto Giovani”

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Università impreparate alla disabilità, la denuncia degli studenti: “Per il bagno devo avvisare una settimana prima”. “Io torno a casa”

La legge n.17 del 1999 impone alle università italiane di offrire adeguati servizi, sia per l’accesso fisico alle strutture sia per le normali attività didattiche. Invece ci sono carenze di assistenti personali, di materiale didattico e di banchi, aule e strutture accessibili. Cinque studenti raccontano la loro esperienza diretta a Ilfattoquotidiano.it

Articolo di | 29 agosto 2018
Pochi assistenti personali per seguire le lezioni all’università o aiutare a sostenere gli esami scritti, mancanza nelle aule di banchi accessibili per le carrozzine, servizi di trasporto quasi inesistenti, oltre alle enormi difficoltà per andare al bagno e alla carenza di materiale didattico da fornire a quei ragazzi che non possono prendere appunti. È la situazione in cui si trovano a vivere, tutti i giorni, moltissimi studenti con disabilità iscritti negli atenei italiani. Le cose non dovrebbero funzionare così. Infatti la legge n.17 del 1999 impone alle università di offrire adeguati servizi agli studenti disabili, sia per ciò che riguarda l’accesso fisico alle strutture sia per le normali attività didattiche.

“Tutte le volte che devo andare al bagno e non sono nell’edificio principale della mia università, sono costretto ad inviare una mail alla segreteria disabili una settimana prima (sempre entro il mercoledì successivo), dicendo che il giorno x all’ora x ho bisogno di qualcuno che mi porti in bagno, ma queste sono cose che non posso prevedere“. A raccontarlo a Ilfattoquotidiano.it è Pasquale Improta, ragazzo con atrofia muscolare spinale, iscritto al secondo anno della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Bicocca di Milano. Oltre a lui, anche altri quattro studenti con disabilità hanno raccontato la loro esperienza diretta, tra chi ad andare al bagno proprio ci rinuncia e torna a casa, chi dopo le ore 15 rimane senza un trasporto “mentre spesso le lezioni finiscono alle 18”, chi devo scrivere da solo durante gli esami e ha giusto un assistente “che mi gira le pagine” e chi non può neanche accedere alla mensa per mangiare con i colleghi. Ci sono anche aspetti positivi, tengono a dire, ma spesso sono semplicemente la gentilezza dei docenti e del (poco) personale a disposizione.

Gli studenti raccontano di disservizi e criticità presenti anche in altri atenei milanesi e non. Il sistema universitario ha sostanzialmente due problemi. Da una parte permettere l’accesso fisico alle strutture per tutti. Dall’altra garantire il diritto allo studio, con attrezzature tecniche, forme individuali o collettive di ausilio tecnico-funzionale, specifico materiale didattico e personale di sostegno. Con l’emanazione della legge di quasi un ventennio fa, l’impegno degli atenei nei confronti degli studenti disabili si è indirizzato non solo nella direzione dell’abbattimento delle barriere architettoniche ma anche nel riconoscimento di particolari agevolazioni contributive a beneficio delle famiglie. Ma quanto è stato fatto non è sufficiente, come raccontano gli stessi studenti a Ilfattoquotidiano.it. Continua a leggere “Università impreparate alla disabilità, la denuncia degli studenti: “Per il bagno devo avvisare una settimana prima”. “Io torno a casa””

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Rob De Matt, il bistrot a Milano con personale disabile

articolo di Alessandro Franza

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La ristorazione è uno dei fiori all’occhiello dell’Italia: antiche tradizioni, migliaia di ricette, locali e nazionali, arricchiscono il patrimonio culinario del Belpaese. Ogni Regione ha un piatto tipico, in realtà più di uno, almeno una scelta per il salato ed una per il dolce; aggiungiamo le varianti, i numerosi “trucchi della nonna” per rendere speciale il piatto, l’incontro con gli esperimenti della “nuova cucina” e i piatti potenzialmente diventano infiniti.

Anche la scuola di cucina italiana ha una storia molto solida: i migliori cuochi nostrani espongono il loro sapere, la loro esperienza al servizio delle nuove leve; non a caso in Italia è presente un indirizzo di studio, l’Alberghiero, fortemente orientato alla ristorazione.

Da questa forte tradizione e da uno spirito orientato al prossimo nasce Rob de Matt, un bistrot, ma anche molto di più: un luogo di aggregazione sociale, dove si organizzano corsi di formazione professionale, con un ampio bar e un ristorante di 50 coperti in cui lavorano persone con disagio psichico, ma anche rifugiati politici, migranti in difficoltà ed ex carcerati.

La zona scelta per l’apertura del bistrot è Dergano, all’interno della sede de L’Amico Charly Onlus con un forte e chiaro obiettivo: promuovere l’inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate con l’utilizzo di corsi di formazione professionali il cui fine è l’inserimento nell’organico del ristorante e non solo, in quanto, una volta entrati a regime, la loro ambizione è di poter fornire personale qualificato ad altri bar e ristoranti.

L’idea nasce da una esperienza in UK dello chef Edoardo Todeschini che, dopo aver lavorato con il superlativo cuoco anglosassone Jamie Oliver, prende spunto da quest’ultimo per aiutare ex detenuti a lavorare nel campo della ristorazione, seguendo sia la formazione sia l’inserimento nei suoi locali.

L’esperienza che il Rob De Matt offre è a 360 gradi in quanto, nel locale, è presente un’ampia sala soppalcata e un giardino da 600 metri quadri, in cui è stato piantato un orto sinergico, per insegnare agli studenti l’intera filiera, dalla terra alla padella. Il menu è variegato e ricco, offre infatti piatti vegetali, pescato e carne, con prezzi popolari e strizza l’occhio ai piatti etnici.

Lo staff attualmente è composto da undici persone, ai quali si aggiungono due outsider con una borsa lavoro emessa dal Centro Psichico Sociale di Rho: con loro verrà realizzato anche un servizio catering per eventi esterni. Il locale, aperto dalle 10 alle 24 tutti i giorni tranne il lunedì sera, ospiterà spettacoli, mostre, piccoli concerti, proiezioni e attività per bambini. Inoltre ogni fine settimana appuntamento fisso con la Domenica del villaggio, animata da brunch, spazio per bambini e il Rob de market con produttori e artigiani locali.

Un’iniziativa che fa di Milano una città europea, all’avanguardia nell’inclusione e da prendere da esempio per le altre realtà nazionali.

 

Articolo su Jobmetoo

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Disagio e solidarietà: a Milano un progetto di convivenza per l’inclusione sociale

accoglienza-casaFragilità, disagio, ma anche solidarietà sotto lo stesso tetto: un condominio solidale a Milano è un esempio di inclusione

Si chiama la palazzina solidale “Oikos” e si trova nel quartiere milanese Greco. Niente progetti, sogni o speranze future: questa casa che accoglie rifugiati, persone maltrattate, perseguitate e persone con disabilità esiste davvero, e ci dimostra che si può fare.

UNA CASA CHE ABBRACCIA – Questo condominio è il frutto di un lavoro di cinque anni, portato avanti da Consorzio Oikos, nato dalle tre cooperative Spazio Aperto Servizi, Cascina Biblioteca e Farsi Prossimo, che si sono occupate anche – col sostegno di Comunità di Sant’Egidio e la Fondazione Idea Vita – della ristrutturazione della palazzina.
Qui gli ospiti hanno la possibilità di co-abitare con altre persone in maniera temporanea in questa struttura gestita dalla cooperativa, intraprendendo percorsi di accompagnamento all’autonomia abitativa. Questa significa dare uno spazio in cui persone fragili o in difficoltà possano essere cittadini attivi in grado di contribuire concretamente alla vita della comunità e al proprio inserimento nella società.

PIANI DI INCLUSIONE –  Come detto, lo stabile accoglie un mix eterogeneo di inquilini: persone rifugiate, donne maltrattate e perseguitate, persone fuggite dalla guerra o in grave difficoltà economica, persone con disabilità lievi.
La palazzina oggi è organizzata in questo modo: al piano terra, zona cucina – la palazzina ospita M’ama Food, il catering solidale gestito da donne rifugiate, donne straniere perseguitate che chiedono rifugio in un luogo sicuro, maltrattate o fuggite dai loro paesi in guerra. Al primo piano si trovano un bilocale che ospita adulti in difficoltà economiche ed un trilocale dove alloggia una famiglia ROM. Al secondo piano un bilocale per adulti in difficoltà e infine una grande comunità destinata a persone con disabilità lieve nella mansarda.

MIX ABITATIVO – “È un progetto di grande valore per il territorio – dichiara Francesco Abbà, Presidente del Consorzio Oikos – Speriamo che il mix abitativo che proponiamo, tra situazioni di fragilità e normalità, e il dialogo nato con la comunità di riferimento possano contribuire a costruire un welfare realmente comunitario, che investe sulla relazione, sull’attivazione del tessuto sociale e la valorizzazione delle risorse che gli stessi portatori di bisogno sono in grado di mettere in campo”.

La struttura è aperta a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto : quello che importa è la volontà di co-abitare e di volersi sentire parte attiva della società.

Per informazioni:
www.consorzio-oikos.org

Articolo su Disabili.com

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