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Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio

31segseo4ol-_bo1204203200_Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio è un libro di Vito Mancuso pubblicato da Mondadori nel 2002.

Sono circa 8000 al giorno i bambini che nel mondo nascono con una forma di handicap, quasi 3 milioni ogni anno. Se la sorgente della vita umana è Dio, che senso ha tanto dolore inflitto alle creature più innocenti? Da sempre gli uomini si pongono questa domanda, alla quale le diverse fedi e filosofie, nel corso dei secoli, hanno dato molteplici risposte. Oggi, però, la rivoluzione scientifica ha reso insostenibili le soluzioni del passato, e la questione è stata, di fatto, rimossa. In questo saggio Vito Mancuso affronta il tema delicato dell’handicap dal punto di vista filosofico e teologico, in dialogo con la scienza e le religioni non cristiane. Un percorso di riflessione, il suo, affrontato sempre con rigore, scavando a fondo nella storia dello spirito e della cultura occidentali. Ne scaturisce un messaggio arduo e poetico, che parte dalle contraddizioni laceranti della vita ma anche dalla sua “bellezza incandescente”, e non offre facili consolazioni. Recensendo questo libro Giuseppe Pontiggia ebbe a scrivere: “Raramente un titolo delinea, come questo, la mappa degli interrogativi in cui la mente, protesa a dare un senso religioso e filosofico all’handicap, si è sempre persa. Basta che il lettore segua l’autore nella grandiosità del suo disegno e nella ricchezza dei suoi percorsi. Ne trarrà una luce durevole”.

L’opera affronta la realtà della sofferenza dinanzi alla quale non c’è risposta se non quella di constatare che è il prezzo che l’umanità paga per il sorgere della libertà, che è alla base della nascita dello spirito. La fonte della libertà risiede infatti nell’indeterminazione che domina nel processo evolutivo e che permette la “scelta”, la quale sottintende l’errore. L’handicap è proprio un errore della natura, una scelta sbagliata tra le varie opportunità che si offrono, errore previsto nella logica della natura. Sapere questo però non basta perché nella disabilità è in gioco un soggetto con i suoi diritti che gli vengono non dal fatto che fa parte della natura, ma perché è oggetto di amore da parte dei genitori. L’amore è l’unico elemento che permette di dare senso ed accogliere il dolore innocente e di dare valore ontologico all’uomo che con l’incarnazione è legato a Dio. Il Cristianesimo, conclude il teologo, è l’unica religione che può prendere in seria considerazione l’handicap, immagine del Dio sofferente che prende sulle spalle i mali che sovrastano la creazione. La necessità di quella sofferenza deve essere pensata in connessione con la caducità di cui è vittima la natura, e di cui l’handicap è uno dei segni più eloquenti. Cristo è l’Agnello che fin dall’inizio viene immolato per la libertà dell’uomo e la croce, simbolo che nessuna religione possiede, è il segno dell’amore di Dio al mondo, per permettere che gli uomini si realizzino come esseri dotati di spirito e di libertà.

« È un’assurdità che l’onnipotenza divina debba soffrire, essere sgozzata, e questo proprio nell’atto che più di ogni altro rivela la sua onnipotenza. Ma questa assurdità è l’unico spazio concettuale per pensare l’assurdità dei bimbi nati malformati »
(Vito Mancuso – Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio. pag. 157)

L’argomento, oltre alla premessa dell’autore all’edizione Oscar (2008) e alla prefazione di Edoardo Bonicelli dell’edizione del 2002 (La ragione e le ragioni), si sviluppa, dopo una premessa al testo e la relativa Introduzione (Perché nascono così?), attraverso sei capitoli (La posta in gioco. Il silenzio della Chiesa. Le risposte della storia. La costituzione del dramma teologico. La creazione e l’Agnello. Il principio-di-contraddizione) e termina con uno conclusivo che fa da considerazione-risposta: Perché nascono così.

 

Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio – Wikipedia

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Vito Mancuso http://www.vitomancuso.it/

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Gli animali ci rendono umani

51u14yrvlel-_sx382_bo1204203200_Gli animali ci rendono umani è un libro di Temple Grandin con Catherine Johnson pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2010.

Di cosa hanno bisogno i nostri amici animali per essere felici? Conosciamo tutto delle loro necessità fisiche, ma quasi nulla delle esigenze emotive. Eppure, esattamente come per noi, il benessere interiore è fondamentale per una vita vera e appagante, che si tratti di cuccioli da compagnia, mucche tenute in una stalla, predatori nella gabbia di uno zoo, persino bestie selvatiche. Temple Grandin, studiosa affetta da autismo, ha sviluppato un’abilità senza uguali nell’addentrarsi nel loro mondo. Così fin da piccola ha messo a frutto la sua particolare condizione per interpretare e comprendere i meccanismi profondi della mente animale, di cui è ora una delle massime esperte mondiali. In questo appassionante libro ci invita a cambiare l’atteggiamento nei confronti degli animali, rivoluzionando le nostre concezioni su ciò che vogliono e ciò di cui hanno bisogno; insegnandoci a trattarli non secondo la nostra natura, ma in base alla loro. Il cagnolino che lasciamo da solo in casa per lunghe ore può essere veramente felice? È giusto addestrare un gatto? Come evitare ai nostri amici il panico da veterinario? Perché è importante migliorare la vita anche di un maiale da allevamento? Forte di quasi trentanni di ricerche e di vita vissuta letteralmente in mezzo agli animali, l’autrice risponde a queste e ad altre innumerevoli domande concentrandosi sui bisogni emotivi che tutte le bestie – piccole e grandi, domestiche o selvatiche – condividono.

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