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A Sant’Elmo un artista ha creato un corrimano per i non vedenti che spiega e mostra le bellezze di Napoli

Si chiama “Follow the shape”, segui la forma, l’opera dell’artista Paolo Puddu grazie alla quale i non vedenti possono ammirare il panorama che si gode dall’alto dei bastioni del Castel Sant Elmo di Napoli.

La sorprendente ed emozionante installazione consiste in un corrimano metallico che segue il camminamento della grande piazza d’armi del castello e sul quale è trascritta in caratteri Braille una descrizione particolareggiata del paesaggio partenopeo.

Grazie a quest’opera i non vedenti e gli ipovedenti tra i turisti e i cittadini, sfiorando con i polpastrelli il corrimano, possono finalmente conoscere le bellezze di Napoli e del suo celebre golfo.

Credit: polonapoli-projects.beniculturali.it

Il Castel Sant’Elmo, che si erge imponente sul punto più alto della collina del Vomero, risalente al medioevo angioino e ristrutturato durante il periodo spagnolo, è un’ imponente fortezza dalla caratteristica pianta a stella che rappresenta uno dei monumenti più significativi della città caratterizzandone, con la sua sagoma visibile anche dal centro storico, l’inconfondibile profilo.

Castel Sant’Elmo a Napoli – Credit: Napolike.it

Sede di importanti eventi artistici e culturali, il Castello è un forte polo di attrazione sia per i cittadini che per i turisti, che ne visitano gli ampi ambulacri e il Museo, con la sua preziosa collezione di arte napoletana novecentesca. Continua a leggere “A Sant’Elmo un artista ha creato un corrimano per i non vedenti che spiega e mostra le bellezze di Napoli”

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App aiuta ipovedenti a ‘sentire’ ambiente circostante

Disponibile in Italia grazie a Microsoft

Da oggi è disponibile anche in Italia Seeing AI, app gratuita ideata per persone con disturbi visivi che trasforma l’ambiente circostante in un’esperienza completamente uditiva grazie all’intelligenza artificiale. Lo ha annunciato Microsoft, che ha sviluppato il software.

Introdotta per la prima volta nel 2017 e presente in oltre 70 Paesi, Seeing AI arriva oggi in Italia grazie anche alla collaborazione di associazioni come l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) che hanno lavorato con Microsoft per il suo perfezionamento e messa a punto. Il suo utilizzo è molto semplice: facendo leva sulla fotocamera del proprio dispositivo mobile, l’app può leggere un testo, identificare per esempio un cartello stradale, descrivere ciò che ci circonda indicando la distanza tra gli elementi inquadrati, distinguere i colori, riconoscere il valore delle banconote. Grazie alla funzionalità di riconoscimento facciale è anche in grado di descrivere l’aspetto fisico di una persona e di riconoscere i volti amici.

Il lancio è avvenuto in occasione della Giornata Mondiale dell’Accessibilità e degli Accessibility Days, evento annuale in programma domani e sabato 23 maggio in versione completamente digitale. “I fatti concreti nascono da lavori fatti con pazienza e serietà – ha commentato Mario Barbuto, Presidente Nazionale UICI -. A seguito di tantissime richieste, da parte dei nostri soci, abbiamo deciso di collaborare con Microsoft per realizzare una versione italiana dell’app”. “Le nuove tecnologie, sottolinea Luba Manolova, Direttore della Divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia, possono offrire opportunità straordinarie. “In Italia attualmente sono oltre 360.000 i non vedenti mentre gli ipovedenti superano quota 1,5 milioni. L’AI in particolare può aiutare ad essere più connessi con gli altri, attraverso strumenti che agevolano la lettura, l’ascolto e la scrittura, potenziando così le capacità umane e contribuendo ad acquisire nuove competenze.

 

Articolo su ANSA

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Google Maps per aiutare i non vedenti

Non è facile per la persone con disabilità visiva riuscire a muoversi in città. Alcuni hanno diritto ad un accompagnatore. Altri più fortunati un cane addestrato appositamente. I più usano un bastone. Non solo in Italia. Anche negli altri Paesi. Anche a sud est nel Mediterraneo. Come in Turchia. Nel Paese che segna il confine con il continente asiatico un giovane ingegnere ipovedente hanno inventato un bastano che permette alle persone cieche di utilizzare al meglio Google Maps per districarsi nella giungla quotidiana della città in cui vivono.

Kursat Ceylan, Ceo e fondatore della no-profit turca Young Guru Academy, ha deciso di mettere le sue abilità e competenze al servizio delle persone non vedenti. Il giovane ingegnere turco ha deciso di studiare e realizzare nuove tecnologie per aiutare i non vedenti a migliorare la propria quotidianità. Ed ha iniziato da WeWalk, un bastone che si collega alla rete delle mappe di Google e, grazie a degli altoparlanti, dà indicazioni alla persone che lo utilizza. WeWalk è in commercio da più di un anno con un costo per l’utente finale di quasi 500 dollari.

 

Articolo su dalSociale24

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Il traduttore portatile testo-Braille

Articolo di Elisabetta Intini

Si chiama Tactile e converte in tempo reale i testi stampati in stimoli tattili: lo hanno ideato sei menti brillanti del MIT, che sperano presto di venderlo a prezzi accessibili.

Il prototipo di Tactile alle prese con un testo stampato.

Un dispositivo portatile e poco costoso, capace di leggere un testo stampato e tradurlo istantaneamente in Braille: lo hanno ideato sei studentesse di ingegneria del MIT, che sperano di immetterlo sul mercato entro un paio di anni.

Tactile, questo il nome del progetto, è grande come un porta occhiali e si fa scivolare sulla pagina da convertire. Una fotocamera inquadra il testo scritto, che viene tradotto in stimoli in rilievo con una serie di piccoli “pistoni” che si attivano sotto alle dita dell’utente.

A TUTTA PAGINA. Ora il team di ricercatrici sta lavorando per migliorare la visuale di Tactile e renderlo più simile a uno scanner portatile. L’obiettivo è far sì che possa inquadrare ogni volta l’intero foglio e non solo le righe sulle quali è appoggiato, in modo che chi lo utilizza non sia costretto a ricordare a che punto del testo è arrivato.

Le sei studentesse del “Team Tactile” hanno vinto un premio di 10 mila dollari, il Lemelson-MIT Student Prizes for 2017, che investiranno nel progetto. 

PIÙ ADATTO AL MONDO REALE. Esistono altri convertitori di testo in Braille, ma sono in genere molto costosi (intorno ai 2.500 dollari) e lavorano per lo più su testo in formato digitale: hanno perciò bisogno di un computer. Tactile dovrebbe costare invece attorno ai 200 dollari – ed essere quindi molto più accessibile – ma, soprattutto, può riconoscere testi stampati. Servirà quindi a risolvere incombenze pratiche e per nulla banali come tradurre menù, volantini o etichette sui cibi al supermercato.

SULLA BUONA STRADA. Ideato durante una competizione per informatici e sviluppatori nel 2016, il prototipo è ancora in fase di miglioramento ed è ora sotto brevetto. Potrebbe essere in vendita tra un paio d’anni, in una versione ancora più piccola ed efficiente. Nel video qui sotto (in inglese, con sottotitoli), Tactile spiegato dalle sue inventrici.

 

Articolo su Focus.it

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In Italia la prima palestra hi-tech multisensoriale

Si chiama i-Gym, per bambini con difetti della vista

Al via in Italia la prima palestra interattiva e multisensoriale i-Gym per la riabilitazione di bimbi e ragazzi non vedenti e ipovedenti fino a 18 anni. È un progetto di 5 anni da un milione di euro, nato dall’accordo tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e la Fondazione Mondino Istituto Neurologico Nazionale di Pavia. Iit e Fondazione Mondino svilupperanno, grazie all’assunzione di quattro ricercatori, un laboratorio congiunto per testare le tecnologie di i-Gym, che sarà grande 60 metri quadrati e sarà la prima palestra hi-tech in Italia.

Il progetto è coordinato da Sabrina Signorini, del Centro di neuroftalmologia dell’età evolutiva della Fondazione Mondino, e Monica Gori, dell’Unità di ricerca per persone con disabilità visiva dell’Iit. Tra le attività che verranno sviluppate nella palestra i-Gym una nuova versione del famoso videogioco Pacman, che prevede l’applicazione di sensori indossati direttamente dai bambini con disabilità visive, per muoversi nello spazio guidati da stimoli multisensoriali, e la progettazione di colonne sensoriali che, attraverso l’utilizzo di luce, colore e vibrazioni, potranno aiutare i neonati con deficit visivo a imparare a camminare. “A causa di disabilità visive – spiegano i responsabili dell’i-Gym – i bambini ipovedenti e non vedenti imparano infatti a camminare più tardi, compromettendo così il loro normale sviluppo. Oggi non esistono dispositivi che possano essere usati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – concludono – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle loro funzioni motorie, sociali e cognitive”.

“Stiamo sviluppando tecnologie nuove basate su sistemi multisensoriali che, attraverso l’utilizzo contemporaneo di udito e tatto, permettano di rendere tecnologici approcci di riabilitazione tradizionali”, ha spiegato all’ANSA Monica Gori. “Grazie ad esempio a sensori indossabili con suoni, vibrazioni e luci, i bambini possono infatti imparare, divertendosi, a esplorare lo spazio intorno a loro e a evitare ostacoli”, ha precisato la ricercatrice dell’Iit. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono 285 milioni, circa il 4% della popolazione mondiale, le persone con disabilità visiva severa. Quasi 19 milioni di loro sono bambini. A causa delle disabilità visive, molti di questi bimbi ipovedenti e non vedenti imparano a camminare in ritardo, anche di un anno, compromettendo così il loro normale sviluppo.

“Oggi non esistono dispositivi che possano essere utilizzati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – precisa Gori – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle funzioni motorie, sociali e cognitive di questi bambini. Migliorare la loro capacità di interagire con il mondo esterno, infatti, aiuta a migliorare le capacità sociali dei bambini. La nostra idea per il futuro – ha concluso la ricercatrice – è utilizzare questa palestra tecnologica non solo in ospedale, ma anche nelle abitazioni”.

 

Articolo su Ansa.it

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Monica e il bracciale per i bimbi ciechi: «Così giocano come gli altri»

Lo strumento inventato da Gori, dell’Iit di Genova: «Grazie ai suoni emessi riescono a correre e a giocare a “Un, due, tre, stella!”»

articolo di Elena Tebano

Da piccola Monica Gori non era brava a scuola, tanto che le hanno sconsigliato di fare il liceo. «Più tardi – dice – ho capito che era perché non sono una persona visiva, ma “acustica”: l’apprendimento scolastico privilegia il senso della vista rispetto agli altri, ma io così non riuscivo a imparare». Solo alle superiori, studiando da orafa all’istituto d’arte, si è resa conto di avere comunque «una mente creativa». È grazie anche a quell’esperienza personale però che è stata capace di immaginare lo strumento di una piccola, semplicissima, magia: un braccialetto sonoro sviluppato dal suo team di ricerca all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) che permette ai bambini non vedenti di giocare a “Un, due, tre, stella!” o ad acchiappino come tutti gli altri. «Vederli correre liberamente e ridere di gioia – racconta – è una delle cose più belle che mi ha dato il mio lavoro».

Aretina, 38 anni, psicologa di formazione («Alla fine mi sono laureata in 3 anni invece che 5, a Firenze»), dopo un periodo al Cnr di Pisa, ha fatto il dottorato all’Iit di Genova con Giulio Sandini, uno dei padri della robotica, non solo in Italia. «Mi interessava capire il funzionamento del cervello, ma la psicologia da sola, per me, era troppo astratta: volevo qualcosa di più pratico». All’esame di ammissione ancora una volta le è tornato utile l’apprendistato da orafa: «Ero l’unica psicologa con otto ingegneri: a loro hanno chiesto se sapevano saldare circuiti con la microsaldatrice, a me no perché hanno dato per scontato che non ne fossi capace, invece ero l’unica a saperlo fare». Oggi coordina l’U-Vip lab (Unit for visually impaired people) dell’Iit, un gruppo di ricerca di 15 persone, che porta avanti «un’idea di tecnologia che si basa sulla conoscenza scientifica del cervello per creare strumenti al servizio delle persone».

Nello specifico, le persone ipo o non vedenti. Quando lei ha iniziato a occuparsene, erano poco considerate dalla comunità scientifica: «Ancora oggi, nonostante i progressi tecnologici, la maggior parte di loro continua ad affidarsi al bastone o ai cani guida perché la maggior parte delle tecnologie disponibili sono o poco utili, o invasive, o così complicate che necessitano molte ore di addestramento – spiega Gori–. Soprattutto non sono pensate per i bambini: dei 48 dispositivi per non vedenti o ipovedenti che esistono, solo due posso essere usati anche dai bimbi».

L’infanzia invece è un momento cruciale: quello in cui, con gli stimoli adeguati, si sviluppano le capacità che accompagnano le persone per tutta la vita. Chi non vede è privato di una parte di questi stimoli, e quindi ha, per esempio, più difficoltà con la memoria. Mentre non è vero, come si ritiene di solito, che i non vedenti abbiano gli altri sensi acuiti: è stata proprio Monica Gori la prima ad averlo dimostrato, con una serie di esperimenti che l’hanno fatta conoscere agli scienziati di tutto il mondo. Le tecnologie sviluppate dell’U-Vip lab invece sono tutte pensate per favorire l’apprendimento motorio, sensoriale e sociale delle persone non vedenti. Come l’Audiobruch, una sorta di tastiera acustica che permette di «dipingere» dei paesaggi sonori (replicando suoni reali) e di giocare a un memory card dove al posto delle tessere con le immagini, ci sono i rumori. Il dispositivo più versatile però è Abbi («Audio Bracelet for blind interaction»), il «braccialetto audio per l’interazione non mediata dalla vista».

A vederlo sembra quasi elementare: una piccola cassa di plastica attaccata a un cinturino elastico che lo fa assomigliare al vecchio popswatch, e che emette suoni diversi e ritmici a secondo della posizione nello spazio di chi lo indossa. In realtà è basato sulle teorie più avanzate sul ruolo che la visione ha nello sviluppo dei bimbi e permette ai non vedenti di «sostituire» la vista con l’udito, in modo da avere un feedback acustico delle proprie e altrui azioni, capire come è fatto il proprio corpo e come è strutturato lo spazio intorno a loro. Soprattutto permette ai bambini di giocare senza bisogno di vedere. «Se qualcuno si muove dopo lo “stella!”, il braccialetto emette dei suoni, e allora — dice Gori con un sorriso — deve tornare indietro». Un regalo agli altri bambini da parte della ex bambina che non riusciva a imparare solo con la vista.

 

Articolo su Corriere della sera

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Unione Italiana Ciechi cerca donatori di voce per la registrazione di audiolibri

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BRINDISI- A.A.A. cercasi donatori di voce per la registrazione di audiolibri. L’Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti Consiglio Regionale Puglia, ha avviato il progetto “Audiolibro”, istituito con Legge Regionale 6 febbraio 2013 n. 7 art. 21.

Il progetto prevede il reclutamento di volontari donatori di voce che daranno la possibilità con la loro voce registrata di far ascoltare i libri di secondo livello. Chiunque sia interessato può presentare la propria candidatura inviando una e-mail al seguente indirizzo di posta elettronica: donalatuavoce@uicibrindisi.it

Nell’e-mail di candidatura è necessario specificare:

  • Dati personali ( nome e cognome, indirizzo e-mail e recapito telefonico );
  • Genere preferito nella lettura;
  • Disponibilità media di tempo settimanale/mensile per la registrazione ( non vincolante );
  • Eventuale possesso di materiale utile alla registrazione ( registratore o microfono del personal computer di buona qualità );
  • Allegare demo vocale della propria voce ( bastano anche 3 minuti di registrazione effettuata con qualsiasi strumento di registrazione e in qualsiasi formato. Come lettura va bene qualsiasi libro di testo ).

La sezione territoriale di Brindisi resta a disposizione per eventuali chiarimenti e per ulteriori informazioni contattare il numero 0831 526105/ 329 6826213 dal lunedì al venerdì, dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00 oppure inviando una e-mail a donalatuavoce@uicibrindisi.it

 

Articolo su BrindisiOggi.it

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Cinque ragazze e la app per far leggere a voce il menu ai ciechi

Articolo di Gianna Gioria

Studentesse del liceo scientifico Alessandro Antonelli di Novara hanno ideato l’application «Inclusive». Come premio andranno un viaggio a Seul

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Quando si pensa alla realtà tecnologica, generalmente la si associa al mondo maschile, in particolare a quello dei ragazzi. Ha suscitato molto interesse sapere che un gruppo di studentesse delle classi quarta e quinta del liceo scientifico statale Alessandro Antonelli di Novara ha ideato l’app «Inclusive». Un’applicazione grazie alla quale le persone non vedenti e ipovedenti possono scannerizzare i menù dei ristoranti e dei bar che poi saranno letti ad alta voce. Il costo della realizzazione è stato molto contenuto; e per il suo utilizzo non è necessaria alcuna connessione ad internet. Il funzionamento della app consiste nella scansione e nella lettura del testo del menù a esso associato attraverso un codice QR (dall’inglese Quick Response cioè «risposta veloce»).

 

Grazie alla fotocamera dello smartphone è possibile la lettura del codice stesso stampato, consentendo l’ascolto del menù per mezzo di un procedimento di sintesi vocale. Lo stesso codice deve essere sensibile al tatto per poter essere individuato, in modo facile e veloce; inoltre per essere maggiormente fruibile e per semplificare la navigazione è necessario suddividere i contenuti in sezioni, quali ad esempio aperitivi, cocktail, dessert … e per ognuna di queste creare un Codice QR. I gestori di bar e di ristoranti possono creare il codice, scaricandolo gratuitamente dal sito, it.qr-code-generator.com, e inserendo nome, ingredienti e prezzo dei loro prodotti. Grazie alla realizzazione dell’app «Inclusive» le ragazze hanno vinto la seconda edizione del concorso «LetsApp 2018 Hackathon», ideato da Samsung in collaborazione con il Miur (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) che ha la finalità di avvicinare gli studenti della scuola secondaria al mondo delle applicazioni mobili. In particolare «LetsApp» è un programma di educazione alle nuove tecnologie che, attraverso una piattaforma e-learning, permette agli studenti di acquisire competenze di base sulla programmazione. Il premio? Un viaggio di formazione didattica in Corea del Sud.

 

Articolo su Corriere.it

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Cinema in piazza, a Bologna “Ladri di biciclette” in versione accessibile alle persone cieche

Il capolavoro di Vittorio De Sica verrà proiettato in piazza Maggiore il 29 giugno con audio descrizione prodotta dalla cooperativa sociale BigBang. “L’accessibilità dell’audiovisivo è ancora una chimera in Italia, speriamo che la nuova legge sul cinema porti più attenzione sul tema”

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BOLOGNA – Il 29 giugno in piazza Maggiore in occasione del festival estivo “Cinema Ritrovato” sarà proiettato “Ladri di biciclette”, il capolavoro restaurato di Vittorio De Sica, in versione accessibile per persone con disabilità visiva grazie alla collaborazione tra la Fondazione Cineteca di Bologna e la cooperativa sociale BigBang. Il film sarà accessibile alle persone cieche grazie all’app Moviereading con l’audiodescrizione prodotta da BigBang. “L’accessibilità dell’audiovisivo in Italia è ancora una chimera – dice Irene Balbo, socia della cooperativa – Nonostante la Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili preveda il diritto a una piena fruizione dei prodotti culturali, oggi in Italia sono poche le opere audiovisive che vengono rese accessibili. Speriamo – aggiunge – che l’approvazione della nuova legge sul cinema, in cui sono state recepite le indicazioni proposte anche dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti, porti a una maggiore attenzione al tema”.

L’audiodescrizione è realizzata con il metodo realizzato dalla cooperativa BigBang che prevede il coinvolgimento attivo di professionisti ciechi. La voce della descrizione è di Francesco Venturini. “Una maggiore attenzione sul tema – ha concluso Balbo – potrebbe anche creare posti di lavoro per disabili visivi come audiodescrittori e formatori, una professione che come cooperativa stiamo cercando di portare avanti col nostro lavoro”. Nell’ambito del progetto Film Voices attivo a partire dal 2009, la cooperativa BigBang ha audiodescritto i film “Benvenuti al Sud”, “Boris”, American Hustle”, “Marie Heurtin”, “La nostra terra”, “Lepanto”. Nel 2010 Film Voices ha vinto il Kublai Award come miglior progetto creativo assegnato dal ministero dello Sviluppo economico e nel 2014 è stato tra i vincitori del bando Culturability di Fondazione Unipolis grazie al quale è nata la cooperativa sociale. L’appuntamento è per le 21 del 29 giugno sul lato sinistro del palco per permettere alle persone cieche di prendere posto in uno dei posti riservati per loro dalla Fondazione Cineteca di Bologna, anche grazie ai volontari dell’associazione La Girobussola. (lp)

 

Articolo su Superabile.it

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Davide Cantoni

Articolo di Gloria Giavaldi

Lo scoppio di un petardo e la mia nuova vita da cieco, fra calcio e impegnodavide-cantoni

«Amo vivere, anche a luci spente». Poi sorride, Davide Cantoni, 31enne cremasco, cieco dall’età di 13 anni in seguito allo scoppio di un petardo. Nonostante la sua vita sia cambiata totalmente, Davide non si è mai arreso, ha conseguito il diploma ed è attualmente impiegato. «Ho realizzato i miei sogni, anche grazie al buio».

Lo scoppio di un petardo e poi il buio. Quali sono i tuoi ultimi ricordi prima dell’incidente e come hai vissuto gli istanti immediatamente successivi?
«Sono diventato cieco il 1 gennaio 2000. Quel giorno ero uscito di casa, come di consueto, per incontrare gli amici, quando alcuni residui di petardi fatti scoppiare la sera prima in occasione dei festeggiamenti catturarono la mia attenzione. Ne vidi uno più grosso degli altri ed evidentemente inesploso, con una miccia fatta con un foglio di giornale, bruciacchiata sulla punta. Provai ad accenderlo, senza risultato. Lo portai nei pressi di casa mia e ritentai. Niente. Dispiaciuto, decisi di abbandonarlo, dirigendomi verso l’oratorio con un amico. Poi, consapevole del fatto che potesse rappresentare un pericolo per gli altri, tornai verso casa per allontanarlo dalla strada con un calcio. In quell’istante esplose. Persi i sensi. Venni ricoverato per trentacinque giorni in ospedale a Brescia e sottoposto a diverse operazioni. Mi sono aggrappato alla vita con tutta la forza che avevo, fortunatamente ho perso solo la vista».

Com’è cambiata la tua vita?
«La mia vita è cambiata totalmente. All’età di 13 anni volevo divertirmi, non certo dedicarmi nottetempo alla scuola e allo studio. Ci vedevo bene, potevo copiare alla grande. Dopo l’incidente ero consapevole di dover investire sulla cultura per avere una buona posizione lavorativa ed un’approvazione maggiore. Conseguita la licenza media, mi iscrissi alle scuole superiori. Lì cominciai a relazionarmi con il mio handicap, ad acquisire autonomia e a farmi conoscere dagli altri per quel che ero, nonostante la disabilità. Per i miei amici, non era cambiato nulla, questa esperienza ci ha fortificati. Solo crescendo, mi sono scontrato con i pregiudizi degli sconosciuti ed ho iniziato a capire che il mondo non mi sarebbe stato sempre amico. Nonostante ciò, non mi piace allontanare una persona semplicemente perché ignora la realtà in cui vivo. Preferisco escluderla dalla mia vita quando, avendo compreso ciò che sono, non mi accetta perché non riesce a superare le barriere mentali che la rinchiudono nel suo mondo di perfetta imperfezione».  
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