Pubblicato in: Poesie, Validi

Mia nonna è la più intelligente

zestnow.com_.Mia nonna è la più intelligente
Mia nonna non guarda la televisione
Mia nonna non sa chi è Maria de Filippi e neanche Barbara D’Urso
Mia nonna non sa chi sono Salvini, Renzi e Di Maio
Mia nonna è la più intelligente
Mia nonna è cosciente delle sue azioni
Mia nonna crede alle persone oneste
Mia nonna ascolta i consigli dei figli e dei nipoti
Mia nonna fa finta di non capire
Mia nonna non la freghi
Mia nonna è la più intelligente
Mia nonna conosce tutti i proverbi siciliani
Mia nonna capisce bene quello che vuoi dire ma non te lo dice
Mia nonna sarà sempre la moglie di un grande uomo emigrato in Germania per lavorare
Mia nonna sarà sempre la sorella di un grande uomo tornato a piedi dalla guerra in Russia
Mia nonna è contro la guerra
Mia nonna non augura la morte a nessuno
Mia nonna fa finta di non ricordare
Mia nonna non dimentica le cose più importanti della sua vita
Mia nonna è la più intelligente
Mia nonna non prega
Mia nonna non aspetta di morire anche se dice il contrario
Mia nonna ama parlare con le persone
Mia nonna non vuole stare sola
Mia nonna ha paura, ma lei non lo ammetterà mai
Mia nonna è gentile, ma se qualcuno non lo è con lei non gli rivolgerà più la parola
Mia nonna non ha mai fatto male a nessuno,

Mia nonna al massimo ti ignorava
Mia nonna crede ai valori della famiglia
Mia nonna non ha terminato gli studi
Mia nonna scrive lettere di auguri che ancora conservo gelosamente
Mia nonna non aveva bisogno di studiare
Mia nonna è la più intelligente

Piero Cancemi

Mia nonna è la più intelligente – mEEtale

Pubblicato in: Racconti, Validi

La storia di u Sceccu

C’era una volta il signor Cannizzaro che con i pochi soldi che aveva accumulato nella vita un giorno decise di comprare un asinello, u sceccu, in un piccolo paese siciliano, per spostarsi con più facilità insieme a suo figlio.

Un giorno il signor Cannizzaro acchiana n’capu u sceccu ed inizia ad andare avanti, mentre il bambino cammina s’agguanta a un armiggio di la sella.

La gente in paese vide passare u sceccu c’avia n’capu u vecchiu, mentri u piccirriddu caminava a peri.

La gente osservava e commentava sottovoce: U vecchiu s’arriposa n’capu u sceccu e lassa a peri u picciriccu. Mischinu u picciriddu! Chi viogna.

Al signor Cannizzaro le voci giunsero a casa sua, così il giorno dopo decise di cambiare.

La matina dopu, u signor Cannizzaro dici a u picciriddu di mettisi iddu n’capu u sceccu. U signor Cannizzaro vulia caminari a peri.

La gente in paese vide passare u sceccu c’avia n’capu u picciriddu, mentri u vecchiu caminava a peri.

La gente osservava e commentava sottovoce: U picciriddu un’avi rispettu pi u vecchiu. Mischinu u vecchiu! Chi viogna.

Al signor Cannizzaro le voci arrivarono a casa sua e il giorno dopo decise di cambiare ancora.

La matina dopu u signor Cannizzaro e u picciriddu si mettunu tutti ru n’capu u sceccu e caminavanu tranquilli.

La gente osservava e commentava sottovoce: U picciriddu e u vecchiu tutti ru n’capu u sceccu. Poviru armalu! Chi viogna.

Al signor Cannizzaro le voci arrivarono a casa sua e il giorno dopo decise di cambiare ancora.

La mattina dopo, il signor Cannizzaro e il bambino decidono di camminare a piedi come il loro asinello.

La gente osservava e commentava sottovoce: U picciriddu e u vecchiu caminanu a peri, puru chi hannu u sceccu. Chi viogna!

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Ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire sulle nostra scelte, anche se noi proveremo a cambiarle.

Ci sarà sempre qualcuno che pensa di avere ragione, ma noi dobbiamo fare quello che vogliamo e non quello che pensano gli altri. Dobbiamo imparare a ragionare solo con la nostra testa.

Un insegnamento di Caterina Alagna, mia Nonna, che mi ha sempre insegnato tanto.

Non abbiamo mai avuto u sceccu, ma abbiamo e continuiamo ad avere tanto amore.

Piero Cancemi

La storia di u sceccu – mEEtale

Pubblicato in: Racconti, Validi

Il caffè della Nonna

racconto presente nell’antologia NON BASTANO LE INTUIZIONI pubblicato nel 2018 da Senso Inverso Edizioni

9022528Sono nato in Sicilia, nella ridente cittadina di Petrosino, ubicata tra i comuni di Marsala e Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Sono nato nella casa di mia Nonna; potevo nascere in uno degli ospedali presenti nei due paesi vicini, ma a casa mia le vecchie abitudini sono sempre state difficili da eliminare. Io sono cresciuto lì, ho imparato a dire le prime parole, poi a camminare e subito dopo a correre. A Petrosino avevo tanti posti dove poter correre, tra le campagne e le strade prive di asfalto. Cadevo spesso a terra, anzi, spessissimo; quando succedeva tornavo a casa mestamente, con ginocchia sbucciate, mani lacerate e occhi colmi di lacrime. Con le labbra imbronciate andavo da mia madre, lei si agitava, mi rimproverava, poi mi medicava e mi spediva subito nella mia stanza. A volte però, quando tornavo a casa dopo essermi fatto male, era presente mio padre. Con lui gli occhi colmi di lacrime e le labbra imbronciate non avevano lo stesso effetto; mio padre mi sgridava urlando ad alta voce ed io piangevo ancora più forte.

Da bambino imparai a cavarmela da solo, cioè smisi di tornare a casa quando mi succedeva qualcosa di spiacevole. Decisi di recarmi da mia Nonna, che viveva nell’appartamento al piano inferiore. Mia Nonna diventò presto una sicurezza per me, la mia “ancora di salvezza”. Ogni pensiero, ogni dubbio e ogni incertezza la sfogavo su mia Nonna senza avere alcuna paura. Lei raccoglieva tutto e si sedeva accanto a me, mi dava consigli, mi accarezzava la nuca e mi raccontava del suo passato. Per ogni cosa che dicevo, a lei venivano in mente episodi della sua vita e ne parlava con allegria. Io stavo sempre ad ascoltarla con lo sguardo pieno di fascino e curiosità, le ponevo domande perché ogni cosa era come se l’avesse vissuta insieme a me, anche se nei suoi episodi di vita non c’erano strade, treni o automobili. Nei suoi episodi c’era anche la guerra e c’era ancora mio Nonno, ma i suoi modi di raccontarmi le storie trasformavano i brutti episodi in esperienze di vita divertenti che imparai ad ammirare.

Mia Nonna era diventata la mia migliore amica ed io ne ero orgoglioso.

A lei raccontavo del compagnetto delle scuole elementari che mi faceva i dispetti e mi consigliava: “Iunciti cù chiddri megghiu ri tia e perdici li spisi”1.

Le feci leggere il tema che avevo scritto sul mio migliore amico durante le scuole medie e, quando capì che parlavo di lei, mi esclamò sorridendo: “Masculu e beddru pi ghiunta”2.

Quando le confessai della mia attrazione verso la ragazzina del Liceo che frequentavo, sorridendo mi ordinò: “Assettàti e pìgghiamu un café”3. Continua a leggere “Il caffè della Nonna”