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film Bad Boy Bubby

Bad Boy Bubby è un film del 1993 diretto da Rolf de Heer.

Bubby è un bambino imprigionato nel corpo di un uomo trentacinquenne. Nel corso della sua esistenza non è mai uscito di casa perché l’oppressiva e squilibrata madre lo ha convinto che l’aria del mondo esterno è avvelenata. Essendo rinchiuso nelle quattro mura domestiche sporche e fatiscenti, non ha cognizione di cosa significhi vivere: non parla quasi mai (anche perché, tra l’altro, ha un bagaglio lessicale scarsissimo), si nutre solamente di latte con pane e zucchero e, spesso seviziato pesantemente dalla madre, vegeta nel più completo isolamento. Non essendo in grado di ribellarsi a questo trattamento, sfoga tutte le sue frustrazioni su un povero gatto che gli fa compagnia.

Inoltre la madre lo abitua ad avere con lei rapporti sessuali incestuosi; ciò però non dispiace a Bubby dato che la cosa che più gli piace fare al mondo è palpare il cascante, floscio e abbondantissimo seno dell’obesa genitrice: queste esperienze gli faranno germogliare una passione feticista, destinata a durare tutta la vita, per le mammelle enormi. L’improvviso ritorno a casa di suo padre Pop, che gode in maniera monopolistica delle grazie della madre, fa scattare nella mente di Bubby una sorta di primordiale autocoscienza: ecco quindi che il rocambolesco omicidio dei genitori diventa per lui il primo passo verso la libertà.

 

Bad Boy Bubby – Wikipedia

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esercizio 1: Buio e Tempestoso

Era un aperitivo buio e tempestoso a Bologna. La pioggia scendeva fitta in via Belvedere e le poche persone in giro stavano sotto i portici. Io guardavo la pioggia da dentro il locale bevendo un brandy, perchè è figo bere brandy quando fuori piove e guardi la gente che scivola a terra o rompe ombrelli. Ogni scusa è buona per bere. Al momento la mia scusa era questa. Lentamente arrivavano i miei compagni di corso. Nando è stato il primo ad arrivare e prendere da bere. Poi Fante e poi Stenta ripetendo lo stesso rituale. Poi arrivò Marucci in compagnia di Eola che oggi era travestita da avvocato. Che travestimento bizzarro. Lei si impegnava nei suoi costumi. Marucci prese il solito vino bianco. Arrivò Melchiorre con due dita ingessate. Chiesi cosa fosse successo ma mi ignorò allontanando le parole scuotendo la mano come fosse un ventaglio. Marucci sminuì avidamente le dita ingessate di Melchiorre. Io osservavo questa scena ma non mi intromisi tra i due. Poi arrivò Elsa la Dolce con un dolce. Un evento che si ripeteva. Qualcuno di noi forse aveva fatto il compleanno pensai. Ancora mancava qualcuno, lo capirò osservando quello che succede. Non chiesi niente. Arrivarono Elsa Gaia e Tesea. Pensavo la Gaia dato che per me era la rappresentazione femminile del misterioso caso di Benjamin Button. Pensavo avesse compiuto un anno in meno. Come si fa ad essere così? Un giorno compierò anch’io un anno in meno. Anche due. Tesea non sorrideva, questo non era bello, pensavo le fosse successo qualcosa. A volte Tesea può metterti a sedere spingendoti solo con lo sguardo, ma quel giorno i suoi occhi guardavano in basso. Forse stavano caricando prima di ucciderti o forse era solo meteoropatica e non era allegra. Non mi intromisi. Fuori pioveva sempre più forte. Clemenza giunse insieme ad Alfio, parlavano e ridevano coprendosi con un solo ombrello. Sembrava fossero diventati grandi amici. Non mi aspettavo quella scena.Non mi intromisi. Il compleanno l’aveva fatto Elsa la Dolce e a tal proposito aveva portato una torta. I tuoni rimbombavano, ma tutti eravamo distratti dalla buonissima torta. Dopo la pausa torta decidemmo di fare la pausa alcolica. I migliori scrittori erano alcolizzati, questo bastava per autogiustificarsi. Al bancone ordinavamo da bere. Io ordinai un bicchiere di vino rosso. Gli altri birre. Marucci vino bianco, Nando Jack Daniel’s. Tesea ordinò un prosecco ed Elsa laDolce andò subito da lei offrendole un amaro Montenegro spiegandole che l’aveva ordinato per sbaglio. Tesea accettò la proposta dato che non se la tira con gli alcolici, ma anche questo non riuscì a strapparle un sorriso. Ritornammo tutti nel sotterraneo, chi con il bicchiere in mano e chi senza, chi con il sorriso e chi senza. Marucci riprese a parlare ma dopo 15 minuti fu costretto a fermarsi: doveva scappare in bagno. Nel gruppo di aspiranti scrittori regnarono tante risate e diverse possibili opzioni sull’allontanamento improvviso di Marucci. Solo Tesea non sorrideva. Passarono 10-15-20-30-45 minuti. Allarmati andammo tutti a vedere cosa fosse successo. Il proprietario del locale decise di sfondare la porta del bagno, dato che era chiusa dall’interno. Solo una brutta scena all’interno. Si vide Marucci deceduto, con i pantaloni calati e seduto sul cesso. Tutti erano sconcertati, tristi, sbalorditi, spaventati. Solo Tesea riuscì a sorridere. Quando arrivarono le forze dell’ordine fecero poche domande e non diedero grosse spiegazioni. Come immaginavo. Spiegammo che leggevamo, scrivevamo e bevevamo mangiando tutti la stessa torta. Dissero che era stato solo uno sfortunato caso di morte. Lentamente andammo tutti via. Fuori aveva smesso di piovere. Andando via dal locale decisi di comprare le sigarette. Scorsi Elsa la Dolce e mi complimentai con lei. Quando farà veramente il compleanno le farò gli auguri sinceri. Ero soddisfatto di aver chiesto ad Elsa la Dolce di avvelenare Marucci utilizzando un ingrediente che scatenasse una reazione chimica bevendo il vino bianco. I racconti di Perseo ed Elsa non erano stati selezionati per la nuova antologia. Pensavamo entrambi che era questa la fine che meritava. Tornai a casa e mi fumai una sigaretta, erano 2 anni che non fumavo una sigaretta. Pensai che chi smette di fumare non dovrebbe uccidere nessuno. Pensai anche che ero felice di essere riuscito a far sorridere Tesea in una lezione di scrittura buia e tempestosa.

 

Buio e Tempestoso – LOPCom