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La riabilitazione cognitiva adesso è digitale, una startup palermitana vince 50mila euro

A vincere l’Eit Health InnoStarsLa è la Restorative Technologies, spinoff dell’Università di Palermo che ha dato vita a Mindlenses Professional, un progetto che permette di gestire i pazienti con disabilità attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie

Una start-up palermitana è stata premiata dal programma Europeo Eit Health InnoStars, ospitato dall’Istituto Europea dell’innovazione e della tecnologia. Fra le 15 start-up premiate a livello comunitario nel 2019 per le proprie idee innovative in materia di salute e sanità, ben due sono scelte per la Sicilia, una di Palermo e l’altra di Caltanissetta.

Le aziende selezionate, provenienti da Italia, Polonia, Portogallo e Grecia, riceveranno finanziamenti per portare le loro innovazioni sul mercato. Tra queste 15 eccellenze nel settore salute selezionate in Europa, due sono siciliane: Restorative Technologies e Moodika. Le due start-up riceveranno un contributo di 50.000 euro ma soprattutto il supporto, curato dal Consorzio Arca che è manager regionale di Eit Health, per la creazione di un network sanitario locale ed internazionale entro cui far circolare i propri prodotti.

Le startup premiate

La palermitana è la Restorative Technologies. Spinoff dell’Università degli Studi di Palermo, che ha dato vita a Mindlenses Professional, un progetto per la riabilitazione cognitiva. Mindlenses è una combinazione completa di strumenti per la riabilitazione digitale, la stimolazione cognitiva e la gestione di pazienti con disabilità attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.

La startup di Caltanissetta invece si chiama Moodika che ha realizzato SmartDonor, un’applicazione creata per migliorare il sistema di donazione del sangue, rendendo più efficiente e consapevole l’attività dei donatori e supportanto tutte le attività di promozione della cultura della donazione del sangue.

Il finanziamento di Headstart

Il programma di finanziamento Headstart è rivolto a startup e Piccole e medie imprese che hanno un prototipo ben sviluppato, pronto ad essere lanciato sul mercato nei settori della salute, della vita sana, dell’invecchiamento attivo e del miglioramento dell’assistenza sanitaria. Il programma permette quindi ai vincitori di entrare in un circuito che favorisce la commercializzazione dei loro prodotti innovativi, supportandone la produzione, la promozione e la tutela brevettuale.

“Al concorso Innostars – spiega il manager Nuno Viegas – hanno preso parte oltre 1000 idee di tecnologie innovative e prototipi, fra cui sono stati selezionate le migliori e più promettenti start-up. Si tratta di progetti brillanti, che operano nelle diverse fasi di sviluppo del business, che col nostro supporto possono diventare prodotti e soluzioni pronte per il mercato, che possano rivoluzionare il settore sanitario Europeo e favoriscono un miglioramento della qualità della vita dei cittadini”.

 

Articolo su Palermotoday

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“Riabilito, abito e lavoro”: a Milano un centro per dare un futuro ai ragazzi disabili

Articolo di di SARA FICOCELLI

Nel quartiere Gratosoglio, una struttura moderna che offre servizi di riabilitazione, alloggi e opportunità di formazione e impiego. A dare una mano agli ospiti, i volontari del quartiere.

Il centro polifunzionale RI.ABI.LA.

 

ROMA. La fiducia nel futuro a volte parte da un nome, o meglio da un acronimo: è il caso di RI.ABI.LA. (Riabilito Abito e Lavoro), il progetto di recupero e riqualificazione dell’ex centro parrocchiale Vittoria a Milano, nel quartiere Gratosoglio.

Dietro ci sono due organizzazioni non profit, l’associazione L’Impronta e la cooperativa sociale Via Libera, da oltre 20 anni impegnate per dare una mano a famiglie con disabilità o comunque disagiate, con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro proprio le persone più fragili.

L’ex centro parrocchiale è stato costruito alla fine degli anni ’50 grazie alle Cartiere di Verona, agglomerato industriale a poche centinaia di metri, e usato prima come scuola materna per i figli dei dipendenti e poi come oratorio. E’ qui che, nel 1991, è nato il gruppo di volontariato L’Impronta, co-artefice, trent’anni dopo, e grazie a una convenzione con l’assessorato all’urbanistica del Comune di Milano, del progetto di recupero.

Con i suoi 1900 metri quadrati di superficie (600 in più rispetto alla struttura originaria), la struttura rappresenta oggi un punto di riferimento importante per attività riabilitative per disabili anche giovanissimi, tra un centro diurno e un piccolo poliambulatorio. Chi versa in condizioni particolarmente difficili dal punto di vista sociale ed economico può contare poi su alloggi temporanei e servizi educativi per i più piccoli, il tutto coadiuvato dalla presenza di due famiglie “solidali” di appoggio. Ma l’opportunità più grande offerta tra queste mura è quella dell’inserimento nel mondo del lavoro attraverso l’apertura delle “Botteghe”, un piccolo complesso commerciale dove si vendono prodotti a km 0 e dove per giunta sono presenti ristoranti e un parrucchiere.

Il centro è in grado di accogliere ogni giorno circa 40 persone disabili nella parte riabilitativa e 50 in quella abitativa, e di offrire almeno 30 nuovi posti di lavoro, 10 dei quali dedicati proprio a chi ha problemi di disabilità. Al di là dei numeri, il valore aggiunto è dato dalla capacità di questo posto di mettere in relazione gli ospiti con gli abitanti del quartiere, coinvolti attraverso il volontariato, esperienze di alternanza scuola-lavoro e di tirocinio per persone fragili. Una vittoria per tutti, a due passi dal centro di Milano.

 

Articolo su Repubblica.it

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In Italia la prima palestra hi-tech multisensoriale

Si chiama i-Gym, per bambini con difetti della vista

Al via in Italia la prima palestra interattiva e multisensoriale i-Gym per la riabilitazione di bimbi e ragazzi non vedenti e ipovedenti fino a 18 anni. È un progetto di 5 anni da un milione di euro, nato dall’accordo tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e la Fondazione Mondino Istituto Neurologico Nazionale di Pavia. Iit e Fondazione Mondino svilupperanno, grazie all’assunzione di quattro ricercatori, un laboratorio congiunto per testare le tecnologie di i-Gym, che sarà grande 60 metri quadrati e sarà la prima palestra hi-tech in Italia.

Il progetto è coordinato da Sabrina Signorini, del Centro di neuroftalmologia dell’età evolutiva della Fondazione Mondino, e Monica Gori, dell’Unità di ricerca per persone con disabilità visiva dell’Iit. Tra le attività che verranno sviluppate nella palestra i-Gym una nuova versione del famoso videogioco Pacman, che prevede l’applicazione di sensori indossati direttamente dai bambini con disabilità visive, per muoversi nello spazio guidati da stimoli multisensoriali, e la progettazione di colonne sensoriali che, attraverso l’utilizzo di luce, colore e vibrazioni, potranno aiutare i neonati con deficit visivo a imparare a camminare. “A causa di disabilità visive – spiegano i responsabili dell’i-Gym – i bambini ipovedenti e non vedenti imparano infatti a camminare più tardi, compromettendo così il loro normale sviluppo. Oggi non esistono dispositivi che possano essere usati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – concludono – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle loro funzioni motorie, sociali e cognitive”.

“Stiamo sviluppando tecnologie nuove basate su sistemi multisensoriali che, attraverso l’utilizzo contemporaneo di udito e tatto, permettano di rendere tecnologici approcci di riabilitazione tradizionali”, ha spiegato all’ANSA Monica Gori. “Grazie ad esempio a sensori indossabili con suoni, vibrazioni e luci, i bambini possono infatti imparare, divertendosi, a esplorare lo spazio intorno a loro e a evitare ostacoli”, ha precisato la ricercatrice dell’Iit. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono 285 milioni, circa il 4% della popolazione mondiale, le persone con disabilità visiva severa. Quasi 19 milioni di loro sono bambini. A causa delle disabilità visive, molti di questi bimbi ipovedenti e non vedenti imparano a camminare in ritardo, anche di un anno, compromettendo così il loro normale sviluppo.

“Oggi non esistono dispositivi che possano essere utilizzati a partire dalla nascita, ed è quindi fondamentale – precisa Gori – intervenire precocemente per facilitare il corretto sviluppo delle funzioni motorie, sociali e cognitive di questi bambini. Migliorare la loro capacità di interagire con il mondo esterno, infatti, aiuta a migliorare le capacità sociali dei bambini. La nostra idea per il futuro – ha concluso la ricercatrice – è utilizzare questa palestra tecnologica non solo in ospedale, ma anche nelle abitazioni”.

 

Articolo su Ansa.it

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Cos’è la riabilitazione intensiva e perché deve restare un diritto delle persone con Sclerosi Multipla

Terapia manuale, occupazionale, robotica sono alcuni degli strumenti della riabilitazione intensiva che consentono alle persone con SM di conservare o riacquistare autonomia. Ne racconta Laura Santi nel suo blog

Nei giorni scorsi vi abbiamo dato conto della preoccupante possibilità che per le persone con Sclerosi Multipla (tra le altre) venga drasticamente ridotta – se non eliminata – la neuro-riabilitazione intensiva. Il Ministero della Salute sta infatti discutendo da circa un mese in merito all’approvazione di due documenti titolati, rispettivamente,  “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera” e “Individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”, decreto e allegato che , se approvati, potrebbero rivoluzionare in negativo l’accesso delle persone con SM ad una parte importantissima del processo di cura. Di fronte a questa nefasta possibilità è seguita nelle scorse settimane  l’immediata mobilitazione da parte di AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), che ha portato pochi giorni dopo ad un incontro tra l’associazione e il Ministro Giulia Grillo, la quale ha assicurato il suo impegno nel garantire questo fondamentale diritto alle persone con Sclerosi Multipla. 

Al momento, tuttavia, tutto sembra fermo e, in attesa di capire come evolverà la questione sotto il profilo politico, ci sembra importante riflettere e mostrare cosa potrebbe comportare, nel concreto delle persone con SM, l’impossibilità di accedere a questa importantissima componente del trattamento di cura. Cos’è la riabilitazione intensiva, dunque? E perché è così importante per chi vive con la SM? Come consente di recuperare sulle lesioni? Per capirlo ci affidiamo alle parole di Laura Santi, giornalista e autrice del blog La vita possibile, che nel suo post dedicato alla riabilitazione intensiva (che qui riprendiamo) spiega cosa significa e cosa ha significato per la sua autonomia, il suo recupero e la sua vita di persona che lotta contro la Sclerosi Multipla progressiva. Di seguito, alcuni passaggi. 

QUANDO IL CORTISONE NON FUNZIONA
 – Che cos’è la riabilitazione intensiva l’ho scoperto solo nel 2014. Avevo già fatto cicli ambulatoriali, da anni; ma nel 2014 vissi l’inizio del lungo passaggio dalla forma ‘a ricadute’ alla forma progressiva. Quel passaggio temutissimo da tutti, che se ti dice fortuna non capita mai, ma se capita, sono cavoli. Venivo da un ricaduta violenta che non passava, monoparesi della gamba destra. Mi avevano fatto dosi massicce di cortisone nella speranza che funzionasse, ma la gamba non ne voleva sapere di muoversi e il piede non ne voleva sapere di alzarsi. Entrai all’istituto Prosperius di Umbertide con la valigia in mano e la prospettiva di 40 giorni di degenza per riabilitazione intensiva. Attraversai l’ingresso col fare stizzito del “sì va be’ ma durerà poco ‘sta roba”. La mattina dopo ero al lavoro. Il mio piano andava dalle 9 alle 16 e si articolava in terapia manuale, occupazionale, robotica, elettrostimolazione funzionale, altra terapia manuale. Roba quasi da marines per come sto oggi, ma allora era commisurato sul mio livello.

L’ESOSCHELETRO E MI SEMBRA DI VOLARE –
 Per una persona con lesioni midollari incomplete – è il caso della SM – che comincia a camminare a fatica, l’esoscheletro che ti libera dalla gravità e ti consente di camminare collegato a un avatar su monitor e a un quadro comandi per misurare le tue prestazioni, è un’esperienza incredibile. Scendi dal Lokomat – o meglio, ti smontano alacremente i fisioterapisti – e voli. Sciolta, leggera, fluida. Non capisci come mai anche dopo continui a camminare bene a lungo, non inciampi, non cadi, non trascini. Poi ti spiegano che quel movimento, che l’esoscheletro ti ha fatto eseguire perfetto, ti ha fatto rilasciare impulsi corretti dai nervi periferici al sistema nervoso centrale, alimentando quelle ‘vie’ neuronali colpite dalle lesioni: alimentando in pratica la plasticità. In quattro anni al Prosperius son tornata a godermi delle passeggiate che non mi sarei più sognata di fare. Il Lokomat, un gioiellino che ancora oggi ringrazio.

LA FISIOTERAPIA E E I PROGRESSI –
 Il cuore della riabilitazione però era la terapia manuale. Non sapevo che mi avrebbe seguito un solo fisioterapista che avrebbe finito col conoscere a menadito ogni parte del mio corpo. Non sapevo che ogni mattina dopo colazione, sonno buono o cattivo, carica o spompata, mi sarei trovata lì sul lettino con Giacomo. “Forza, iniziamo”. E Giacomo sentiva subito nelle sue mani se per me era un giorno buono o cattivo. Ma non contava, perché non importa la prestazione ‘olimpica’, importa che quel movimento imprima alla via neuronale un impulso. Questo è già riabilitazione, è già recupero sulle lesioni, già plasticità. E giorno dopo giorno, la gamba torna a muoversi e tu torni a camminare. Ci vuole la pazienza di un tibetano, i miracoli non esistono. Ma a un certo punto, i risultati arrivano. 
E poi riposo. ‘Riposo’ diventò una parola chiave. Una parola che la società convulsa non ama, e che invece dovremmo riscoprire, magari prima di ammalarci. Riposo. Lentezza. Pause. Con le pause, si arriva dappertutto. Fatto sta che a luglio 2014 me ne tornai a casa sulle mie gambe, spedita, salendo di filato i tre piani della mia vecchia casa (leggi sessanta fottuti scalini).

COME STAREI OGGI SENZA RIABILITAZIONE? –
 La disabilità, quando poi la malattia diventa progressiva, non si ferma, non esistono farmaci e non fa miracoli neppure la riabilitazione, però almeno lei è una mano enorme per tenerla a bada. Come starei oggi, se non l’avessi fatta in questi cinque anni? Questa domanda, ogni anno, mi ha fatto superare la pigrizia. Lo sfinimento delle liste d’attesa (ogni anno chiamare e chiamare, non è mai il tuo turno, le strutture faticano a contenere i numeri). Il fatto che hai una patologia complessa con un sacco di sintomi, e avere una riabilitazione integrata pare un’utopia (vedasi alla voce ‘pavimento pelvico’). Le sedute annuali che, assieme ai budget delle cliniche, si riducono: in altre epoche il paziente neurologico aveva dritto a 40 day hospital annuali, poi sono diventati 30, poi 20. A dispetto di tutto, ogni anno mi son vista e sentita più dritta, più in piedi, più tosta, meno affaticata, meno bisognosa d’assistenza, più autonoma sotto gli occhi di un marito contento. 

OBIETTIVO: PRESERVARE IL CAMMINO
 – Il lavoro è cambiato, oggi col mio livello di disabilità prevalgono la gradualità, l’allungamento e la conservazione. “Obiettivo, preservare il cammino”, scrive la mia fisiatra. Che bella frase, ‘preservare il cammino’: non vedere ciò che hai perso, ma lavorare su quello che hai ancora. In più, oggi, tanta terapia occupazionale: come ti muovi? Come ti sposti, se sei paralizzata? Come ti giri, come ti alzi o rialzi, se sei caduto? Queste cose son diventate vitali, e queste cose te le insegna solo la terapia occupazionale. In riabilitazione.

E ADESSO COSA SUCCEDERA’?
 – E adesso? Al Ministero della Salute progettano di cancellare la neuro-riabilitazione intensiva per quasi tutti e anche per la sclerosi multipla. Fra un mese avrei appuntamento con la mia fisiatra, quella stessa che lavora per ‘preservarmi il cammino’. Che faccio, la disdico? Non ci voglio pensare. Faccio come niente fosse, fino al temuto contrordine. Ma se scompare tutto? Come li supero, i mesi e gli anni a venire? Bastano alcuni mesi perché già il mio corpo non sia più lo stesso. Come lo combatto, l’avanzare della malattia?

 

Articolo su Disabili.com

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La Fisioterapia è anche â€œWII”

Il servizio di fisioterapia ha un nuovo strumento per la riabilitazione dei suoi pazienti: la Wii fit Plus. Sono sempre più numerosi gli ospedali e le strutture riabilitative in tutto il mondo che integrano i percorsi di ritorno all’autonomia con le nuove tecnologie virtuali. Il vantaggio di questi sistemi è l’introduzione di uno stimolo virtuale, nel quale l’attenzione del paziente è orientata verso un obiettivo esterno, che consiste in una sfida reale dal punto di vista motorio o cognitivo e allo stesso tempo costituisce un’attività divertente e piacevole anche dal punto di vista ludico.

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La caratteristica principale della Wii Fit Plus è la Wii Balance Board, una pedana che funziona come due bilance insieme con quattro dinamometri, capace di rilevare il peso corporeo e il baricentro con notevole sensibilità rispetto a tutti gli spostamenti effettuati sia sul piano trasversale (latero-lateralmente) e sia sagittale (antero-posteriormente). Questi spostamenti sono registrati virtualmente con una grafica che raffigura un piano cartesiano bidimensionale; in questo modo si può sapere ad esempio, se il baricentro di una persona è spostato in avanti e verso destra o se le oscillazioni del suo corpo sono più forti sul piano sagittale piuttosto che in quello trasversale. Questo meccanismo di rilevazione permette alla persona che è sopra la balance board, di controllare il suo “avatar” (la rappresentazione virtuale del giocatore) nella esecuzione di vari giochi, spostando il peso del suo corpo nelle varie direzioni.

La tipologia di paziente che può utilizzare la Wii Balance Board, è molto ampia. Nella nostra realtà pazienti con differenti diagnosi cliniche hanno partecipato con successo alle sedute con la Wii, dimostrando grande entusiasmo e coinvolgimento.

A seconda della scelta del gioco e della creatività, il fisioterapista può indurre il paziente a lavorare su molti aspetti motori, sensitivi e cognitivi, ed a vari livelli di difficoltà se incrementa l’attività sulla pedana con altri attrezzi riabilitativi comuni.

Pubblicato su Multiple Sclerosis Journal un nuovo metodo per la riabilitazione dei disturbi di equilibrio nella SM

Lo studio, condotto dal dottor Giampaolo Brichetto della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, ha analizzato l’efficacia di un nuovo metodo di training visivo, utilizzando la pedana “Balance Board Wii” della Nintendo, per migliorare l’equilibrio in un gruppo di persone con SM. I disturbi dell’equilibrio sono comuni nelle persone con SM, e compromettono fortemente la qualità della vita delle persone che ne sono colpite. Potenziare le strategie sensoriali è un obiettivo fondamentale per incrementare l’efficacia della riabilitazione dell’equilibrio nella SM.

Le 36 persone arruolate nello studio sono state selezionate tra i pazienti seguiti presso il Servizio di Riabilitazione Ligure dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla a Genova. Le 36 persone con SM sono state assegnate in modo casuale a due gruppi: un gruppo Wii e un gruppo di controllo che ha seguito una riabilitazione per disturbi di equilibrio tradizionale. I soggetti sono stati valutati con la “Berg Balance Scale” (BBS), con la Modified Fatigue Impact Scale (MFIS) e con misure stabilometriche ad occhi aperti e chiusi che valutano la stabilità dell’individuo in posizione statica eretta.wii-fit-consiole

I risultati hanno evidenziato miglioramenti statisticamente significativi nei punteggi BBS e nella stabilometria ad occhi aperti e chiusi nel gruppo Wii rispetto al gruppo di controllo. Gli autori concludono che lo studio, nonostante la piccola dimensione del gruppo di persone analizzato, dimostra che gli esercizi riabilitativi basati su una piattaforma interattiva di feedback visivo potrebbero essere più efficaci dei protocolli standard di riabilitazione per migliorare i disturbi di equilibrio in persone con SM. Sono necessari ulteriori studi per valutare programmi di esercizi con la Balance Board Wii della Nintendo per una riabilitazione direttamente a casa.
The effect of Nintendo(R) Wii(R) on balance in people with multiple sclerosis: a pilot randomized control study.Brichetto G, Spallarossa P, de Carvalho ML, Battaglia MA. Mult Scler. 2013 Jan 15. [Epub ahead of print]

 

Articolo su Cooperativa Easy

Articolo su AISM.it

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Ictus e riabilitazione: un milione di italiani convive con le sue conseguenze invalidanti

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Si registrano meno decessi ma più disabilità conseguenti. Ma poche regioni italiane hanno protocolli di riabilitazione

Prima causa di disabilità nell’adulto, l’ictus è un  evento  che può comportare una vasta gamma di deficit di tipo funzionale, che richiedono pertanto una serie di interventi di riabilitazione differenziati, a seconda della gravità del danno cerebrale.
Ma è proprio sul fronte riabilitativo che si rilevano delle lacune, considerando che 50.000 persone perdono ogni anno l’autonomia a causa della patologia.

6 REGIONI SU 21 – Sarebbero solo sei le Regioni in Italia ad offrire percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali aggiornati e attivi per la riabilitazione di pazienti post-ictus. Si tratta di: Valle d’Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna e Marche. Nelle restanti Regioni la documentazione che regola questo ambito di erogazione delle cure sanitarie non è aggiornata, è dichiarata non operativa o non è del tutto pervenuta.
È questa in sintesi la mappa del nostro Paese che emerge dalla prima fase dello Studio “La Riabilitazione post-ictus in Italia” realizzato dall’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus). Lo Studio è stato presentato mercoledì al Convegno “Dopo l’ictus cerebrale: percorsi di neuroriabilitazione in Italia tra competenze e passione”, organizzato da A.L.I.Ce. Italia Onlus e Fondazione Santa Lucia IRCCS nell’ambito delle iniziative per la XIII Giornata Mondiale contro L’Ictus che si celebra domenica 29 ottobre. Continua a leggere “Ictus e riabilitazione: un milione di italiani convive con le sue conseguenze invalidanti”

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Michele Specchiale

Articolo di Francesca Martin

Alla consolle con la mano bionica: come funziona la protesi del dj con una mano sola

Un arto programmabile a pc consente a Michele di richiamare una serie di prese che gli permettono di muoversi con scioltezza alla consolle

Scratchare alla consolle con dita robotiche è un’immagine che ci fa pensare ad un film di fantascienza o ad un futuro ipertecnologico. In realtà è una delle tante foto che si può trovare caricata sul profilo Facebook di Michele Specchiale, 41 anni, il “deejay con una mano sola”.

Michele Specchiale dj con la mano bionica
Michele Specchiale ha 41 anni, ha una moglie e due figlie, e un braccio “bionico” col quale ha recuperato le funzionalità perse dopo un incidente col trattore che gli ha strappato l’arto sinistro più di 20 anni fa. Oggi vive in provincia di Catania, dove lavora come ragioniere perito aziendale, disegnatore meccanico e programmatore di macchine a controllo numerico, oltre a suonare, naturalmente. Ma come si sta alla consolle con una mano sola? Come funziona questo arto bionico? Me lo sono fatto spiegare direttamente da lui… Continua a leggere “Michele Specchiale”

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Tutto quello che bisogna sapere sulla riabilitazione del bambino con tumore cerebrale

Articolo di Chiara Bullo

riabilitazione-tumore-cervelloUn nuovo ebook gratuito dell’IRCCS Medea aiuta medici, terapisti e genitori a conoscere ed affrontare consapevolmente la riabilitazione dei bambini con tumore al cervello

Affrontare la malattia del proprio figlio è certamente una delle prove più dure per un genitore, è una processo lungo e faticoso che parte dalla diagnosi, prosegue con le cure e il processo riabilitativo.
In particolare, quando la malattia che colpisce è un tumore al cervello, ed il piccolo non ha ancora concluso il proprio processo di crescita, le domande che ci si pone sono ancora più complesse.

Quali saranno le conseguenze delle cure e delle operazioni sul sistema motorio e cognitivo del mio bambino? Come si possono affrontare le eventuali conseguenze neuropsicologiche e psicologiche della malattia? Come avviene il processo riabilitativo?

LA RIABILITAZIONE – In seguito ad un tumore cerebrale nel bambino la riabilitazione è un processo fondamentale ma complesso, che necessita della partecipazione di varie figure professionali e familiari oltre che di conoscenze molto ampie. La consapevolezza degli step da affrontare e dell’iter del percorso riabilitativo da parte dei medici curanti, dei terapeuti e anche della famiglia, sono aspetti fondamentali per la buona riuscita dello stesso.

NUOVE TECNICHE – Le conoscenze sull’importanza delle terapie riabilitative inoltre sono cambiate negli ultimi anni, ricorda la responsabile dell’Unità di Riabilitazione Neuro‐Oncologica e Neuropsicologica dell’IRCCS Medea, Geraldina Poggi, che: “I periodi di riabilitazione inizialmente venivano affrontati solo al termine delle cure, negli ultimi anni invece la tendenza è quella di inserire le sessioni riabilitative in tutte le finestre temporali disponibili: per esempio, tra l’intervento neurochirurgico e l’inizio delle cure oncologiche, tra la radio e la chemioterapia, tra i vari cicli di chemioterapia, con lo scopo di intervenire il prima possibile e ottimizzare ogni intervento”. Continua a leggere “Tutto quello che bisogna sapere sulla riabilitazione del bambino con tumore cerebrale”

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Come una macchia di cioccolato

41qzwgmgtsl-_bo1204203200_Come una macchia di cioccolato è un libro di Roberta Donini e Federica Brembati pubblicato da Erickson nel 2007.

Una scoperta comune, la dislessia, che diventa compagna di viaggio non invitata di otto giovani vite, raccontate in questo libro da chi, occupandosi della loro riabilitazione, sa di non poterlo fare senza mettersi in ascolto della persona e della sua storia, fatta di sofferenza e forza, di ricordi e di speranze. Le storie narrate, così simili e così diverse fra loro, diventano occasione per riflettere su temi che spesso si accompagnano alla dislessia: la paura di non essere «normale», la difficoltà d’incontro con insegnanti e compagni, il duro scoglio dell’orientamento scolastico, la sofferenza emotiva, la preoccupazione dei genitori, il coraggio di credere nelle possibilità di cambiamento. Ma sopra a tutto sta l’invito a rispettare l’essere speciale che c’è in ogni persona: non a caso quelle presentate sono storie non di una generica dislessia ma, appunto, di dislessie, ciascuna individuale e unica.

 

Come una macchia di cioccolato – Erickson

Come una macchia di cioccolato – Amazon

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Apnea

3853039_259670Apnea è un libro del 2012 scritto da Lorenza Amurri.

La faccia immersa nella neve, come ovatta soffice che gli toglie il fiato. È la vertigine dell’apnea. Pochi attimi prima Lorenzo stava sciando insieme a Johanna, la sua fidanzata. Un momento spensierato come tanti, ormai irrimediabilmente ricacciato indietro, in un passato lontano. Poi la corsa in ospedale in elicottero, il coma farmacologico e un’operazione di nove ore alla colonna vertebrale. Dai capezzoli in giù la perdita completa di sensibilità e movimenti. D’ora in avanti Lorenzo e il suo corpo vivranno da separati in casa. Ma l’unica cosa che conta, adesso, sono le mani. Poter riprendere a muoverle, poter ricominciare a suonare la chitarra, perché la musica è tutta la sua vita. Dalla terapia intensiva ai lunghi mesi di riabilitazione in una clinica di Zurigo, fino al momento di lasciare il nuovo grembo materno che lo ha tenuto recluso ma lo ha accudito e protetto durante la convalescenza. E il difficile reinserimento in un mondo dove all’improvviso tutto è irraggiungibile e tutti sono diventati più alti, giganti minacciosi dalle ombre imponenti. Con coraggio e determinazione Lorenzo Amurri racconta il suo ritorno alla vita. La voglia di vedere, di toccare, di sentire. Di riprendere a far tardi la notte insieme agli amici, di abbandonarsi all’amore della sua donna e riconquistare la libertà che gli è stata rubata. Ogni tappa è una lenta risalita verso la superficie, un’apnea profonda che precede un perfetto e interminabile respiro.

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