Pubblicato in: Articoli, Poesie, Validi

E poi penso

penso alla spiaggia che calpestavo in inverno

penso all’amica che mi accompagna a casa per correre a tradire il fidanzato

penso all’estate che non finiva mai

penso alla scuola che iniziava quando volevo io

penso ai tuoi occhi che mi inginocchiavano

penso al tempo che non avanzava

penso alla mora che incendiava i miei regali

penso alle corse che non ho mai fatto

penso a quello che sei stata per me

penso alla biondina che ha deciso di donarsi a me

penso quelle labbra

penso quegli orgasmi

penso ai tradimenti che ci hanno avvicinati

penso ai secondi che impiega un addio

penso ai baci nascosti

penso a tuo marito che pensava dormissi da un’amica

penso a te in ginocchio sui cuscini di tuo figlio

penso alle belle giornate che non avranno mai le tue forme

penso alla rossa che mi sputa in faccia e scappa

penso ai 15 secondi che sono diventati 15 minuti che sono diventati quello che capita

penso che poi si vede

penso che è passato un altro anno

penso che…ma vaffanculo!

Piero Cancemi

 

E poi penso – mEEtale 

Pubblicato in: Racconti

Albero di Mimosa

RACCONTO PRESENTE NELL’ANTOLOGIA RACCONTI SICILIANI PUBBLICATA DA HISTORICA EDIZIONI A LUGLIO 2019

Era una luminosa mattina di fine febbraio, il sole splendeva audacemente nel cielo sempre limpido della Sicilia e irradiava le terre desolate della parte occidentale di quest’isola orgogliosa. L’inverno era finito e le piantagioni stavano ricominciando a nutrirsi pienamente della luce solare, la campagna si stava riempiendo nuovamente di profumi mentre il vento glieli sussurrava alle sue foglie. Nonno Giovanni camminava per la campagna ubicata in una zona desolata del paese, tenendo per mano Giovannino, il più piccolo dei suoi nipoti. Gli altri nipoti erano cresciuti e andati via dalla Sicilia: chi al nord Italia, chi in Spagna e chi in Germania; per nonno Giovanni era diventato difficile stare insieme a loro. Giovannino era l’ultimo nipotino rimastogli vicino e quindi era sempre felicissimo quando passava del tempo insieme a lui. I due camminavano lentamente sulla terra arsa e spoglia quando ad un tratto il nonno mostrò al nipotino cosa era stato fatto per lui: un albero di mimosa piantato e cresciuto. Il piccolo Giovannino sorrise anche se non aveva capito, guardava il nonno dal basso dai suoi grandi occhi blu. Nonno Giovanni staccò la mano dal nipote e accarezzandogli i suoi bei capelli castani arruffati gli disse: “Quella è la tua altalena Giovannino”. Il piccolino lanciò uno sguardo verso l’albero di mimosa e in quel momento fece caso alle corde che pendevano dal ramo che terminavano su una tavoletta. All’apice della consapevolezza del regalo appena ricevuto il piccolo Giovannino iniziò a
correre felice, non rallentando neanche quando giunse in prossimità della sua altalena; poggiò le mani sulla base e si lanciò subito sopra. Il piccolo Giovannino non ce la fece a restare in equilibrio, cadde battendo la testolina sul morbido terreno privo di qualsiasi pericolo. Nonostante non avesse provato alcun dolore, iniziò a piangere ugualmente. Nonno Giovanni sorrise ed iniziò a camminare velocemente per giungere vicino al suo nipotino. Lo agguantò dalle piccole braccia, lo rimise in piedi, gli accarezzò la testolina e gli disse con voce calma e tranquilla: “Giovannino non ti sei fatto niente. Non devi piangere ogni volta che cadi, piuttosto devi provare sempre a rimetterti in piedi e sorridere”. Giovannino allora sorrise perché in quel momento si era rimesso in piedi; suo nonno lo afferrò di nuovo e lo poggiò delicatamente sull’altalena che aveva preparato per lui. Da quel giorno Giovannino e suo nonno andavano sempre insieme all’albero di mimosa per giocare con l’altalena. Il nonno lo spingeva piano e Giovannino rideva forte. Quando l’albero iniziava a produrre le prime infiorescenze sferiche il profumo si enfatizzava nell’aria, il bambino sapeva di poter correre verso la sua altalena per divertirsi insieme al nonno. Un giorno di quelli Baldassare, il papà di Giovannino, decise di scattare una foto di quel momento: la foto del suo bambino insieme a suo padre, attorniati solo dal bellissimo albero di mimosa dai rami colmi di fiori gialli. Ma il tempo non è scandito soltanto dall’alba che aspetta il tramonto. Il buio arriva nonostante si voglia solo giocare.
Una luminosa mattina di marzo, mentre il sole splendeva forte nel cielo e scaldava gli animi, il piccolo Giovannino iniziò subito a correre all’impazzata perché sapeva che il nonno lo stava aspettando al loro albero di mimosa. Ma correndo il piccolo Giovannino inciampò sul terreno, il grande sorriso presente sulla sua bocca iniziò a ritirarsi lentamente mentre si schiantava tra i sassi ruvidi presenti tra le sterpaglie. Le sue piccole mani si graffiarono profondamente, se le guardò, si spaventò e quando vide il sangue sulle sue mani non riuscì a placare le lacrime, ed iniziò a piangere a squarciagola. Nonno Giovanni stava aspettando il nipotino a pochi passi dall’altalena che pendeva dall’albero di mimosa, ma quando udì le forti urla iniziò subito a correre per andare incontro al bambino. Giunto in prossimità del piccolo Giovannino vide le sue manine macchiate di sangue. Questo lo scosse talmente tanto che al termine della corsa tutti i ricordi accumulati fino a quel momento esplosero violentemente nel suo labile cuore facendolo arrestare completamente. Il nipotino smise di piangere e poggiò le manine sul volto del caro nonno imbrattandolo di sangue. L’albero di mimosa restò a guardare quella scena che Giovannino non dimenticherà mai. Crescendo Giovannino abbandonò la Sicilia; a 19 anni si trasferì a Milano, si laureò e trovò lavoro, si sposò con una donna conosciuta in America, ebbe due figli e ora vive nel nuovo continente. Ogni anno “Little John” torna in Sicilia insieme alla sua famiglia. Quando attraversa gli alberi di carrubo con i suoi
bambini, poi gli agrumi che sprigionano forti odori, si diletta a raccontare storie di quelle terre ricche di amore. Quando alla fine della passeggiata giunge all’albero di mimosa, che non è mai morto, torna ad essere Giovannino. Adesso quell’altalena, che resiste e che continua a far sorridere, dondola dolcemente i suoi figli. Giovannino conserva gelosamente la fotografia scattata da suo padre Baldassare, fa rivivere ai suoi figli la bellezza della Sicilia, che non è quella che viene mostrata in televisione, la Sicilia è la voglia di esserci e resistere, dove si “deve provare a rimettersi sempre in piedi e sorridere”. Giovanni non dimenticherà mai l’insegnamento del nonno e continuerà a trasmetterlo ai suoi figli. La Sicilia lascia dei segni, si può scappare a Milano, a Berlino, in America, ma l’aria Siciliana scorrerà sempre nelle proprie vene, non mancheranno solo l’infanzia e i ricordi, mancherà la semplicità di una terra povera di ambizioni ma ricchissima di amore. La Sicilia avrà mille problemi, ma le scie di luci che illuminano il mare cristallino, le stelle brillanti che si riflettono sulla lava del vulcano, i profumi, i sapori, faranno dimenticare tutto.

 

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Piero Cancemi

Pubblicato in: Libri, Pensieri e Citazioni, Validi

aspirazioni

“ero conosciuto come un poco di buono e privo di aspirazioni, i miei interessi erano fossilizzati sul sesso e sulle droghe. Per me non c’era nient’altro dopo, ma a quell’età forse potevo pensare a qualcosa di più stimolante oltre agli orgasmi fisici e mentali. Ho solo bellissimi ricordi delle droghe artificiali, ma solo chi si droga può capire la sensazione di benessere che si prova e che blocca alcun tipo di aspirazione.”

Piero Cancemi – La Bestia non si ferma

Pubblicato in: Poesie, Validi

Ricordi

Ricordo solo te,

ricordo il profumo su di me

le tue risa

in compagnia delle mie lacrime

i ricordi vogliono fuggire

i desideri vogliono restare

la tua gioia ritrovata

rasserena la mia anima svanita

il mio opaco sorriso è futile,

le tue ragioni restano avvelenate,

il tuo sguardo è stanco di inseguire

le tue labbra non sono più mie

inseguirò il mio cammino

in questa sconosciuta serenità,

vicino a te volevo morire

vicino a te non merito di vivere

il tuo sorriso accendeva il mio sole,

le tue lacrime hanno distrutto le strade

che univano i nostri cuori

adesso colmi solo di tristezza

la mia inutile anima

adesso solo stanca e delusa,

applaudiamo ai nostri insuccessi

mentre la solitudine ci tiene compagnia

i tuoi occhi vogliono gioire,

adesso non meriti accordi

la luce che ti avvolge sorride

mentre il vento ti fa volare

compagni di sogni non lo siamo mai stati

né alleati di baci

né di carezze infinite,

abbracceremo i vuoti rimasti

gli sguardi hanno smesso di cercare

i sospiri flagelleranno la pelle,

ora mai più

abbandonami nei ricordi

Piero Cancemi

poesia pubblicata da Senso Inverso edizioni per l’antologia I PENSIERI DELL’ANIMA

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Pubblicato in: Libri, Validi

Zio Tungsteno – Ricordi di un’infanzia chimica

41u9c6obo2l-_sx321_bo1204203200_Zio Tungsteno. Ricordi di un’infanzia chimica è il primo volume dell’autobiografia di Oliver Sacks, pubblicata da Gli Adelphi,  nel 2001. L’autore decide di scrivere questo libro per ripercorrere tutti i ricordi più belli della sua vita ed in particolare volge al passato uno sguardo misto di nostalgia e amore per la sua infanzia da chimico.

Con “Zio Tungsteno” Sacks ci riporta indietro di sessant’anni, aprendoci le porte di una grande casa edoardiana di Londra, in cui viveva un bambino timido e introverso con la passione per la chimica. Il tramite naturale verso questo mondo “fantastico” è Dave, zio Tungsteno. Sotto la sua guida bonaria, Oliver rivive l’intera storia della prediletta disciplina, sperimentando avventurosamente le teorie di Boyle, Lavoisier, Avogadro e Gay-Lussac, fino ai Curie e Rutherford. A quattordici anni Sacks si rende conto che la chimica “naturalistica” e romantica dell’Ottocento, da lui tanto amata, è finita. Farà il medico, seguendo la tradizione di famiglia.

 

Zio Tungsteno. Ricordi di un’infanzia chimica – Wikipedia

Zio Tungsteno. Ricordi di un’infanzia chimica – Amazon

Pubblicato in: Poesie

Sensazioni

ti guardavo
mi ignoravi
ti sognavo
mi incontravi
il buio culla
la luce manda via
le campane strillano
il bambino suona
il profumo acceca
il sapore stordisce
le carezze fanno male
i baci feriscono
lo sguardo nasconde
gli occhi uccidono
i ricordi ammalano
i sentimenti non dimenticano
il dolore a volte serve

 

Piero Cancemi

presente nell’antologia del Concorso Nazionale Guido Zucchi 2017

Recensione Poesia da Lisa Di Giovanni

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Pubblicato in: Validi, Video

film Memento

Memento è un film del 2000 diretto da Christopher Nolan.

La sceneggiatura è basata sul racconto del fratello del regista, Jonathan Nolan, Memento Mori, che però è stato pubblicato successivamente alla realizzazione del film.

La parola memento (parola latina, letteralmente “ricordati”, imperativo futuro, seconda persona singolare) in inglese indica comunemente qualsiasi oggetto utilizzato per ricordarsi di qualcosa, compresi i foglietti con note e appunti come quelli che si vedono nel film stesso.

In seguito a un attacco subito da due uomini con il volto coperto, che avevano tentato di stuprare la moglie, Leonard Shelby è affetto da un disturbo della memoria per i fatti recenti, e per questo non ricorda niente di ciò che vive successivamente al sinistro (amnesia anterograda); non è in grado di rammentare nemmeno l’oggetto iniziale di una conversazione qualora questa si prolunghi.

Per cercare di sopperire a questa mancanza cerca di scrivere e prendere appunti il più possibile su post-it, foto e perfino sulla propria pelle. Il suo corpo è infatti ricoperto da numerosi tatuaggi che gli forniscono indicazioni su cosa è successo e cosa dovrà fare.

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