Pubblicato in: Articoli, Validi

Il sogno di Pizzaut diventa realtà: apre nel Milanese la pizzeria dei ragazzi autistici

Articolo di Eleonora Dragotto

Il progetto è nato dall’idea di un papà. A finanziarlo, attraverso il crowdfunding, tanti donatori

Pizzaut, a Cassina De’ Pecchi apre la pizzeria gestita dai ragazzi autistici
„

Un sogno nato in Brianza e diventato sempre più grande fino a trasformarsi in realtà. Un locale dove i ragazzi autistici possano lavorare autonomamente servendo ottime pizze. Questa l’idea che è venuta in mente a Nico Acampora, il papà di un giovane affetto da questa sindrome, e ad altri genitori. Il ristorante si chiamerà PizzAut e vedrà la luce a Cassina De Pecchi, probabilmente nel dicembre 2019.

“Avviare uno spazio di inclusione sociale gestito da ragazzi con autismo”, questo, come si legge sul sito di PizzAut, l’obiettivo del progetto, che vuole creare uno spazio di lavoro, integrazione e relazione, ma anche un luogo dove gustare deliziose pizze, preparate con ingredienti biologici e di qualità. “Il ristorante sarà il primo in Italia – e da quello che sappiamo anche in Europa – gestito interamente da ragazzi autistici – racconta Acampora a MilanoToday -. In una prima fase il progetto coinvolgerà dai 15 ai 20 ragazzi, tra i 17 e i 24 anni. Dieci di loro hanno già ricevuto formazione. Alessandro e Matteo (che ad aprile sono iscritti al Campionato Mondiale della Pizza) saranno i pizzaioli. Gabriele sarà responsabile di sala e formerà gli altri ragazzi. Giada, Lorenzo, Francesco e altri lavoreranno al bar o in sala”.

Il ristorante nascerà per sopperire a un bisogno avvertito da molte famiglie, ovvero quello di un locale dove le persone autistiche possano lavorare e al contempo socializzare. “Troppo spesso i ragazzi con autismo sono esclusi dal mondo del lavoro e dalle relazioni sociali, come genitori di bimbi con autismo lo verifichiamo ogni giorno sulla nostra pelle e con i nostri ragazzi”, scrivono le famiglie online. “L’idea poi – racconta il padre – è di fare una sorta di franchinsing del sociale, replicando il know how (dall’organizzare dei locali alle tecnologie utilizzate, passando per la formazione). Si creerà un volano che costruisce lavoro. I ragazzi più bravi potrebbero anche andare ad insegnare ad altri”.

Come sarà il ristorante

Alessandro, Gabriele e Francesco, questi i nomi di alcuni dei ragazzi di PizzAut, hanno già imparato a preparare gli impasti per la pizza e a servirla ai tavoli. Già da tempo infatti collaborano con i diversi locali che si sono resi disponibili ad ospitarli, permettendogli di raccogliere fondi per realizzare PizzAut, ma anche di imparare il mestiere. Per definire il ruolo di ciascuno all’interno del ristorante è stato proposto un percorso di formazione con il supporto di psicologi ed ed educatori. “Le mansioni – afferma Acampora – sono state  distribuite in base a caratteristiche del singolo, alla sue abilità, ma anche alle attitudini. PizzAut sorgerà all’interno di un’area produttiva che era della Nokia e che un imprenditore privato sta riqualificando. All’interno di questo centro ci saranno realtà del terziario, tra cui anche noi”.

PizzAut, viene precisato sul suo sito, non servirà ad aiutare le persone autistiche in quanto bisognose di aiuto, ma a valorizzarle “perché portatrici di competenze e di ben-essere”. All’interno della pizzeria i ragazzi potranno avvalersi delle competenze e della conoscenza di professionisti della ristorazione e della riabilitazione. Il locale sarà perfetto per le famiglie ma anche per i giovani. Il ritmo all’interno sarà quello in cui si sentono più a loro agio i ragazzi: si tratterà di “un locale dai tempi lenti dove non bisogna andare a mangiare una pizza quando si hanno cinque minuti e poi si corre via… ma un locale dove Trovarsi e Ritrovarsi in una dimensione temporale e relazione fuori dalle frenesie che mettono in difficoltà chi è affetto da autismo ma che fanno male anche ai cosiddetti normali”, come si legge sul sito del locale.

Uno spazio di socializzazione

“La difficoltà più grossa per le persone autistiche è quella relazionale – racconta Acampora. I ragazzi all’inizio avevano paura del pubblico. Ora l’hanno superata grazie alle tante serate PizzAut che stiamo facendo in tutta Italia. I ragazzi grazie al lavoro stanno meglio, hanno più autonomia e maggiore rispetto di sé”.

“Io sono il papà di Leo – continua il genitore – che ha dieci anni ed è autistico. Con lui e mia moglie facciamo spesso la pizza a casa. Manipolare e realizzare qualcosa è un lavoro importante sulle autonomie. Poi invitavamo gli amici a mangiare. Così a un certo punto mi son detto perché non fare questa cosa con ragazzi più grandi, per dargli lavoro? Da quest’intuizione è nato PizzAut”.

I giovani di PizzAut

Il padre di Leo ricorda anche alcuni aneddoti legati all’esperienza dei ragazzi: “Quando Alessandro, il pizzaiolo, ha iniziato a fare le pizze, il suo maestro ha detto che doveva ‘schiaffeggiare la pizza’. A un certo punto, poi, a distanza di giorni gli è stato detto anche che l’impasto era una cosa viva. E a quel punto lui ha smesso di impastare. Non voleva fare più pizze perché, diceva, ‘le cose vive non si schiaffeggiano’. Si è rimesso al lavoro solo quando gli abbiamo detto che doveva ‘coccolare’ l’impasto”.

“Francesco, uno dei ragazzi che lavoreranno in sala – continua  Acampora – una volta mentre ci trovavamo in Francia ha iniziato a parlare con un gruppo di turisti olandesi. Nessuno aveva idea che parlasse il fiammingo. Così gli abbiamo chiesto spiegazioni e lui ci ha raccontato che aveva visto un video su YouTube e aveva memorizzato alcune frasi. Un altro ragazzo di PizzAut, Gabriele, invece, un tempo non usciva mai dopo la scuola. Da quando ha iniziato a fare parte del progetto è un’altra persona. Frequenta i suoi amici e ha fatto il primo capodanno senza genitori”.

Come contribuire a PizzAut

Chiunque voglia partecipare alla realizzazione di PizzAut, che si finanzia attraverso il crowd funding, può fare una donazione sul sito del progetto o decidere di destinargli il proprio 5 per mille (codice fiscale 91142230159). Chi contribuirà verrà ricompensato e ringraziato pubblicamente su un ‘muro dei mattoni’ creato ad hoc. “In fin dei conti – si legge sul sito del progetto – per credere in un luogo lento e gestito da persone autistiche bisogna essere grandi matti e quindi il muro dei ‘mattoni’ ospiterà i nominativi o le frasi di questi importanti donatori”.

I fondi raccolti verranno utilizzati  per l’acquisto di tutti gli arredi, dei macchinari, di speciali forni (che impediscono di dimenticare all’interno la pizza bruciandola) e delle attrezzature necessarie, i percorsi di formazione destinati ai ragazzi per l’acquisizione delle competenze necessarie, l’eventuale affitto della struttura ed il costo del personale almeno nella fase di avvio. Al momento la raccolta di crowd funding punta a raggiungere 100mila euro (67mila quelli già donati). Inoltre sono previste donazioni di aziende ristoranti e privati (si spera di realizzare un totale di 150mila euro). La cifra complessiva da raggiungere è pari a 250mila euro.

Il 2 aprile, giornata mondiale di sensibilizzazione sull’autismo, chi lo desidera potrà conoscere direttamente i ragazzi di PizzaAut al ristorante Green Park, di Borgarello, Pavia.

 

Articolo su Monza Today

Pubblicato in: Articoli, Validi

Rob De Matt, il bistrot a Milano con personale disabile

articolo di Alessandro Franza

rob-de-matt-bistrot-milano-640x427

La ristorazione è uno dei fiori all’occhiello dell’Italia: antiche tradizioni, migliaia di ricette, locali e nazionali, arricchiscono il patrimonio culinario del Belpaese. Ogni Regione ha un piatto tipico, in realtà più di uno, almeno una scelta per il salato ed una per il dolce; aggiungiamo le varianti, i numerosi “trucchi della nonna” per rendere speciale il piatto, l’incontro con gli esperimenti della “nuova cucina” e i piatti potenzialmente diventano infiniti.

Anche la scuola di cucina italiana ha una storia molto solida: i migliori cuochi nostrani espongono il loro sapere, la loro esperienza al servizio delle nuove leve; non a caso in Italia è presente un indirizzo di studio, l’Alberghiero, fortemente orientato alla ristorazione.

Da questa forte tradizione e da uno spirito orientato al prossimo nasce Rob de Matt, un bistrot, ma anche molto di più: un luogo di aggregazione sociale, dove si organizzano corsi di formazione professionale, con un ampio bar e un ristorante di 50 coperti in cui lavorano persone con disagio psichico, ma anche rifugiati politici, migranti in difficoltà ed ex carcerati.

La zona scelta per l’apertura del bistrot è Dergano, all’interno della sede de L’Amico Charly Onlus con un forte e chiaro obiettivo: promuovere l’inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate con l’utilizzo di corsi di formazione professionali il cui fine è l’inserimento nell’organico del ristorante e non solo, in quanto, una volta entrati a regime, la loro ambizione è di poter fornire personale qualificato ad altri bar e ristoranti.

L’idea nasce da una esperienza in UK dello chef Edoardo Todeschini che, dopo aver lavorato con il superlativo cuoco anglosassone Jamie Oliver, prende spunto da quest’ultimo per aiutare ex detenuti a lavorare nel campo della ristorazione, seguendo sia la formazione sia l’inserimento nei suoi locali.

L’esperienza che il Rob De Matt offre è a 360 gradi in quanto, nel locale, è presente un’ampia sala soppalcata e un giardino da 600 metri quadri, in cui è stato piantato un orto sinergico, per insegnare agli studenti l’intera filiera, dalla terra alla padella. Il menu è variegato e ricco, offre infatti piatti vegetali, pescato e carne, con prezzi popolari e strizza l’occhio ai piatti etnici.

Lo staff attualmente è composto da undici persone, ai quali si aggiungono due outsider con una borsa lavoro emessa dal Centro Psichico Sociale di Rho: con loro verrà realizzato anche un servizio catering per eventi esterni. Il locale, aperto dalle 10 alle 24 tutti i giorni tranne il lunedì sera, ospiterà spettacoli, mostre, piccoli concerti, proiezioni e attività per bambini. Inoltre ogni fine settimana appuntamento fisso con la Domenica del villaggio, animata da brunch, spazio per bambini e il Rob de market con produttori e artigiani locali.

Un’iniziativa che fa di Milano una città europea, all’avanguardia nell’inclusione e da prendere da esempio per le altre realtà nazionali.

 

Articolo su Jobmetoo