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Cos’è la riabilitazione intensiva e perché deve restare un diritto delle persone con Sclerosi Multipla

Terapia manuale, occupazionale, robotica sono alcuni degli strumenti della riabilitazione intensiva che consentono alle persone con SM di conservare o riacquistare autonomia. Ne racconta Laura Santi nel suo blog

Nei giorni scorsi vi abbiamo dato conto della preoccupante possibilità che per le persone con Sclerosi Multipla (tra le altre) venga drasticamente ridotta – se non eliminata – la neuro-riabilitazione intensiva. Il Ministero della Salute sta infatti discutendo da circa un mese in merito all’approvazione di due documenti titolati, rispettivamente,  “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera” e “Individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”, decreto e allegato che , se approvati, potrebbero rivoluzionare in negativo l’accesso delle persone con SM ad una parte importantissima del processo di cura. Di fronte a questa nefasta possibilità è seguita nelle scorse settimane  l’immediata mobilitazione da parte di AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), che ha portato pochi giorni dopo ad un incontro tra l’associazione e il Ministro Giulia Grillo, la quale ha assicurato il suo impegno nel garantire questo fondamentale diritto alle persone con Sclerosi Multipla. 

Al momento, tuttavia, tutto sembra fermo e, in attesa di capire come evolverà la questione sotto il profilo politico, ci sembra importante riflettere e mostrare cosa potrebbe comportare, nel concreto delle persone con SM, l’impossibilità di accedere a questa importantissima componente del trattamento di cura. Cos’è la riabilitazione intensiva, dunque? E perché è così importante per chi vive con la SM? Come consente di recuperare sulle lesioni? Per capirlo ci affidiamo alle parole di Laura Santi, giornalista e autrice del blog La vita possibile, che nel suo post dedicato alla riabilitazione intensiva (che qui riprendiamo) spiega cosa significa e cosa ha significato per la sua autonomia, il suo recupero e la sua vita di persona che lotta contro la Sclerosi Multipla progressiva. Di seguito, alcuni passaggi. 

QUANDO IL CORTISONE NON FUNZIONA
 – Che cos’è la riabilitazione intensiva l’ho scoperto solo nel 2014. Avevo già fatto cicli ambulatoriali, da anni; ma nel 2014 vissi l’inizio del lungo passaggio dalla forma ‘a ricadute’ alla forma progressiva. Quel passaggio temutissimo da tutti, che se ti dice fortuna non capita mai, ma se capita, sono cavoli. Venivo da un ricaduta violenta che non passava, monoparesi della gamba destra. Mi avevano fatto dosi massicce di cortisone nella speranza che funzionasse, ma la gamba non ne voleva sapere di muoversi e il piede non ne voleva sapere di alzarsi. Entrai all’istituto Prosperius di Umbertide con la valigia in mano e la prospettiva di 40 giorni di degenza per riabilitazione intensiva. Attraversai l’ingresso col fare stizzito del “sì va be’ ma durerà poco ‘sta roba”. La mattina dopo ero al lavoro. Il mio piano andava dalle 9 alle 16 e si articolava in terapia manuale, occupazionale, robotica, elettrostimolazione funzionale, altra terapia manuale. Roba quasi da marines per come sto oggi, ma allora era commisurato sul mio livello.

L’ESOSCHELETRO E MI SEMBRA DI VOLARE –
 Per una persona con lesioni midollari incomplete – è il caso della SM – che comincia a camminare a fatica, l’esoscheletro che ti libera dalla gravità e ti consente di camminare collegato a un avatar su monitor e a un quadro comandi per misurare le tue prestazioni, è un’esperienza incredibile. Scendi dal Lokomat – o meglio, ti smontano alacremente i fisioterapisti – e voli. Sciolta, leggera, fluida. Non capisci come mai anche dopo continui a camminare bene a lungo, non inciampi, non cadi, non trascini. Poi ti spiegano che quel movimento, che l’esoscheletro ti ha fatto eseguire perfetto, ti ha fatto rilasciare impulsi corretti dai nervi periferici al sistema nervoso centrale, alimentando quelle ‘vie’ neuronali colpite dalle lesioni: alimentando in pratica la plasticità. In quattro anni al Prosperius son tornata a godermi delle passeggiate che non mi sarei più sognata di fare. Il Lokomat, un gioiellino che ancora oggi ringrazio.

LA FISIOTERAPIA E E I PROGRESSI –
 Il cuore della riabilitazione però era la terapia manuale. Non sapevo che mi avrebbe seguito un solo fisioterapista che avrebbe finito col conoscere a menadito ogni parte del mio corpo. Non sapevo che ogni mattina dopo colazione, sonno buono o cattivo, carica o spompata, mi sarei trovata lì sul lettino con Giacomo. “Forza, iniziamo”. E Giacomo sentiva subito nelle sue mani se per me era un giorno buono o cattivo. Ma non contava, perché non importa la prestazione ‘olimpica’, importa che quel movimento imprima alla via neuronale un impulso. Questo è già riabilitazione, è già recupero sulle lesioni, già plasticità. E giorno dopo giorno, la gamba torna a muoversi e tu torni a camminare. Ci vuole la pazienza di un tibetano, i miracoli non esistono. Ma a un certo punto, i risultati arrivano. 
E poi riposo. ‘Riposo’ diventò una parola chiave. Una parola che la società convulsa non ama, e che invece dovremmo riscoprire, magari prima di ammalarci. Riposo. Lentezza. Pause. Con le pause, si arriva dappertutto. Fatto sta che a luglio 2014 me ne tornai a casa sulle mie gambe, spedita, salendo di filato i tre piani della mia vecchia casa (leggi sessanta fottuti scalini).

COME STAREI OGGI SENZA RIABILITAZIONE? –
 La disabilità, quando poi la malattia diventa progressiva, non si ferma, non esistono farmaci e non fa miracoli neppure la riabilitazione, però almeno lei è una mano enorme per tenerla a bada. Come starei oggi, se non l’avessi fatta in questi cinque anni? Questa domanda, ogni anno, mi ha fatto superare la pigrizia. Lo sfinimento delle liste d’attesa (ogni anno chiamare e chiamare, non è mai il tuo turno, le strutture faticano a contenere i numeri). Il fatto che hai una patologia complessa con un sacco di sintomi, e avere una riabilitazione integrata pare un’utopia (vedasi alla voce ‘pavimento pelvico’). Le sedute annuali che, assieme ai budget delle cliniche, si riducono: in altre epoche il paziente neurologico aveva dritto a 40 day hospital annuali, poi sono diventati 30, poi 20. A dispetto di tutto, ogni anno mi son vista e sentita più dritta, più in piedi, più tosta, meno affaticata, meno bisognosa d’assistenza, più autonoma sotto gli occhi di un marito contento. 

OBIETTIVO: PRESERVARE IL CAMMINO
 – Il lavoro è cambiato, oggi col mio livello di disabilità prevalgono la gradualità, l’allungamento e la conservazione. “Obiettivo, preservare il cammino”, scrive la mia fisiatra. Che bella frase, ‘preservare il cammino’: non vedere ciò che hai perso, ma lavorare su quello che hai ancora. In più, oggi, tanta terapia occupazionale: come ti muovi? Come ti sposti, se sei paralizzata? Come ti giri, come ti alzi o rialzi, se sei caduto? Queste cose son diventate vitali, e queste cose te le insegna solo la terapia occupazionale. In riabilitazione.

E ADESSO COSA SUCCEDERA’?
 – E adesso? Al Ministero della Salute progettano di cancellare la neuro-riabilitazione intensiva per quasi tutti e anche per la sclerosi multipla. Fra un mese avrei appuntamento con la mia fisiatra, quella stessa che lavora per ‘preservarmi il cammino’. Che faccio, la disdico? Non ci voglio pensare. Faccio come niente fosse, fino al temuto contrordine. Ma se scompare tutto? Come li supero, i mesi e gli anni a venire? Bastano alcuni mesi perché già il mio corpo non sia più lo stesso. Come lo combatto, l’avanzare della malattia?

 

Articolo su Disabili.com

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Dieta e Sclerosi Multipla pt. 1 e 2: tutto ciò che c’è da sapere (o quasi)

Articoli di

Stefania Unida

Due dei regimi alimentari più conosciuti: Il metodo Swank e il metodo Kousmine. Conosciamoli meglio.

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Cari lettori, oggi parliamo di dieta e Sclerosi Multipla. L’anno scorso in particolare, abbiamo sentito parlare di diete miracolose, ma tanti sono stati gli studi scientifici che nel corso degli anni hanno cercato di individuare quale tipo di alimentazione possa prevenire la sclerosi multipla e soprattutto rallentarne la progressione. I dati a oggi disponibili sono ancora parzialmente incompleti, ma in ogni caso ci permettono di avere delle indicazioni dietetiche di ordine generale. Alcune categorie alimentari avrebbero infatti un rapporto con la sclerosi multipla, e l’alimentazione sembrerebbe avere un impatto su alcuni dei sintomi più frequenti della patologia. Ad oggi però non ci sono prove scientifiche che la sola alimentazione possa avere un impatto sulla patologia. Vediamo qui alcune delle diete più conosciute.

Dieta SWANK

Il Dottor Roy Swank 50 anni fa indirizzò i suoi interessi professionali e la sua curiosità investigativa verso il rapporto tra dieta e Sclerosi Multipla (SM). In particolare si focalizzò sul ruolo di un’alimentazione a base di cibi di origine animale ad alto contenuto di grassi saturi. Cominciò la sua carriera negli anni 40 in Norvegia. Proprio in Norvegia osservò come ci fosse una incidenza più alta di SM negli abitanti delle aree interne del paese che consumavano più latticini rispetto a quelli che abitavano sulla costa che avevano un’alimentazione a base di pesce e quindi più leggera.

Il Dott. Swank realizzò uno studio poi pubblicato su Lancet nel 1990. Arruolò 144 pazienti con SM e li seguì per ben 34 anni (un follow up memorabile eseguito da un solo gruppo di ricerca). A questi pazienti lui suggerì una dieta con bassi contenuti di grassi saturi (di origine animale) e più tendente ad un’alimentazione vegetariana. Molti dei pazienti seguirono il suo consiglio, ma molti altri no. Senza quindi fare alcuna scelta causale (randomizzazione) si formarono automaticamente due gruppi. Quelli che seguirono una cattiva dieta e quelli che seguivano una buona dieta.

Il limite era stato definito nella quantità di grassi saturi assunti: più o meno di 20gr/giorno (un panino con hamburger e formaggio ha circa 16gr di grassi saturi). Swank riuscì così a documentare come il gruppo che seguiva le indicazioni alimentari suggerite (buona dieta) aveva un rallentamento netto della progressione dei sintomi, anche nei pazienti che avevano situazioni più avanzate. La media di ricadute nei pazienti che non seguirono la dieta fu di una l’anno, in coloro che la seguirono fu di 0,05 l’anno: una riduzione del 95%. Inoltre gli attacchi erano più leggeri. Nel gruppo di pazienti che non seguirono la dieta ci furono poi altre drastiche conseguenze: dopo dieci anni il 50% era finito sulla sedia a rotelle, mentre fra quelli che la seguivano il 25%. Se poi osserviamo i dati di coloro che avevano cominciato la dieta nelle prime fasi della malattia e che non presentavano invalidità, dopo venti anni il 95% di loro non presentava alcun peggioramento o addirittura era leggermente migliorato.

La dieta Swank include sei regole precise da tenere a mente:

  • Niente più carne rossa.
  • Evitare qualsiasi cibo contenete più dell’1% di grassi saturi. I latticini contenenti più dell’1% di grassi devono essere completamente eliminati e mai si deve consumare più di 15 grammi di grassi saturi al giorno. Questo significa eliminare completamente il burro, la margarina e tutti i formaggi. Sono permessi yogurt magro e latte magro (meno dell’1%). Tutti i cibi confezionati contenenti grassi saturi devono essere completamente eliminati. L’olio d’oliva non è un grasso saturo, ma non bisogna comunque eccedere nel suo consumo: non più di 20 grammi al giorno (che sono comunque abbastanza).
  • Evitare la cioccolata in quanto contiene grassi saturi. Il cacao puro invece non ne contiene.
  • Friggere poco e possibilmente a bassa temperatura e senza riutilizzare l’olio.
  • Evitare il caffè, il fumo e altri stimolanti.
  • Dormire molto e se possibile fare una siesta al pomeriggio.

Cibi permessi in basse quantità: uova (3 a settimana e mai più di una al giorno, comprese quelle contenute nei dolci o nella pasta; solo il bianco si può mangiare liberamente), avocado, olive (non più di sei al giorno), quasi tutti i frutti secchi tranne le mandorle, i semi di sesamo e quelli di girasole; tonno in scatola, salmone, trota, sardine in scatola e aringhe.
La carne di maiale; il prosciutto cotto (il meno grasso dei salumi) contiene circa il 7% di grassi saturi e la sua composizione è simile a quella dell’olio di oliva. Secondo la dieta Swank, la carne di maiale può quindi essere consumata in quantità ridotta.

Cibi vietati: Latte intero, crema, burro, margarina, gelati che superino l’1% di grassi, formaggi che contengano più dell’1% di grassi, burro di cacao, olio di cocco, olio di palma, tutti gli oli idrogenati, patatine fritte e simili, quasi tutti i biscotti e le torte commerciali, cioccolata (contiene grassi saturi), oche, anatre, carne rossa e il lardo di qualsiasi tipo.

Dieta KOUSMINE

La Dottoressa Catherine Kousmine, medico di origine russa e naturalizzata svizzera, nei suoi quarant’anni di vita professionale ha elaborato ed applicato un proprio metodo per il mantenimento della salute e per la prevenzione e la cura delle malattie degenerative quali cancro, malattie neurologiche e malattie autoimmuni. Secondo il metodo Kousmine, i nostri errori alimentari sono la causa principale delle malattie che ci affliggono. La correzione di questi errori, il riequilibrio delle funzioni di assimilazione ed evacuazione, la volontà di modificare le proprie abitudini di vita, permettono di conservare la buona salute e di ottenere dei risultati sorprendenti nella lotta contro le malattie degenerative. Il metodo Kousmine viene spesso usato nella cura di un’ampia gamma di malattie, in pratica tutte quelle legate ad un funzionamento scarso o difettoso o eccessivo del sistema immunitario.

Su internet si trova di tutto e di più sulla dieta Kousmine. Vi riporto qui alcuni principi fondamentali tratti direttamente dal sito ufficiale del metodo Kousmine.

Anche nel metodo Kousmine vi sono alcuni principi assoluti.

  • Diminuire al massimo i grassi animali e quelli vegetali di palma e cocco.
  • Eliminare completamente gli oli spremuti a caldo, cioè tutti gli oli industriali e le margarine. Sostituirli con olio extravergine di oliva.
  • Eliminare lo zucchero bianco raffinato: sostituirlo con zucchero integrale e/o miele .
  • Evitare i prodotti “light” in quanto contengono edulcoranti. Lo zucchero va comunque diminuito (anche quelli “buoni” come il miele, a max = 3 cucchiaini al giorno) perché squilibra l’alimentazione, aumenta l’insulina e provoca fermentazioni intestinali.
  • Eliminare tutta la pasticceria industriale, soprattutto cioccolato e surrogati, gelati cremosi, caramelle.
  • Non fumare.
  • Diminuire radicalmente l’alcool. Eliminare i liquori e il vino bianco. Non superare mezzo bicchiere di rosso al pasto (da eliminare in caso di crisi di malattia).
  • Consumare almeno un cucchiaio di cereali crudi macinati finemente al momento. I cereali devono essere biologici integrali. I più indicati sono riso, orzo, avena e grano saraceno.
  • Consumare ridotte quantità di latticini e di latte.
  • Non bere eccessive quantità di caffè. Secondo il metodo Kousmine, il caffè non è negativo, anzi può avere effetti positivi ma ha un forte effetto eccitante, che per qualcuno può essere dannoso, quindi meglio consumarne poco. Il tè, pur contenendo la stessa quantità di caffeina del caffè, è meno eccitante. Si dovrebbe preferire il tè verde, che è un potente antiossidante, mentre il tè nero avrebbe un fattore di rischio cancerogeno.
  • Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno. E’ meglio bere acque non gassate. È importante bere un bicchiere abbondante di acqua appena alzati. Le bibite gassate sono troppo ricche di zuccheri o di edulcoranti artificiali e andrebbero completamente eliminate.
  • Non consumare farine bianche. I cereali integrali apportano zinco e manganese, elementi indispensabili all’equilibrio del sistema nervoso. Preferite il pane integrale di sicura provenienza biologica e a lievitazione naturale. Nei limiti del possibile evitate pane bianco e biscotti industriali. Bisognerebbe inoltre diminuire anche l’uso del pane in generale e non consumare pane e pasta nello stesso pasto.
  • Limitare i prodotti in scatola.
  • Evitare alimenti troppo cotti.
  • Evitare di friggere; meglio la cottura al cartoccio, al sugo, i brasati, gli umidi e la cottura al vapore.
  • Fare molta attenzione all’ossidazione dei cibi a contatto dell’aria.

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Sicilia, arriva il farmaco contro la sclerosi multipla: una “rivoluzione copernicana”

Nella nostra isola un nuovo farmaco destinato a contrastare l’avanzata della sclerosi multipla nelle sue forme più progressive. Il farmaco è stato da poco brevettato e introdotto in Italia, ma è già definito da alcuni una “scoperta rivoluzionaria”.

Una nuova speranza si affaccia contro la sclerosi multipla, malattia neurologica che colpisce il sistema nervoso e può produrre disabilità anche grave, e che miete più vittime nei giovani tra i 20 e i 40 anni, dei quali più donne che uomini. Finora non esistevano farmaci affidabili che ne ostacolassero l’evoluzione, ma questo potrebbe cambiare presto.

In Italia è ora disponibile Ocrelizumab, la prima molecola approvata da Aifa sia per la sclerosi multipla recidivante sia per la forma primariamente progressiva. La nuova scoperta è stata definita “copernicana” dal Prof. Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neurologia del San Raffaele di Milano, per degli importanti vantaggi che porta: ossia uno strumento per affrontare precocemente la forma di malattia, e avere a disposizione uno strumento efficace e sicuro che può essere usato anche nella forma di malattia più diffusa. Ocrelizumab, attaccando solo un tipo specifico di linfociti B, riduce in maniera significativa le recidive di malattia e ne rallenta la progressione e sarebbe somministrato per infusione endovenosa ogni sei mesi.

Il farmaco, che è stato approvato dall’Aifa e necessita solo dell’approvazione delle singole regioni, farà il suo ingresso in Sicilia al convegno”From the candle to the lightbulb”, che si svolgerà sabato 1 dicembre a Palermo presso l’hotel NH.

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Sclerosi multipla, sì dell’Aifa a nuova terapia: “Una rivoluzione copernicana che resterà nella storia di questa malattia”

Articolo di Renato La Cara

Si chiama Ocrelizumab la molecola che ha ricevuto l’approvazione di AIFA ed è erogabile solo in ambito ospedaliero, come pubblicato in Gazzetta Ufficiale

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Sclerosi multipla: l’impresa di Cristina che ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina

Articolo di Simone Valesini

36 anni, romana, convive con la sclerosi multipla ormai da 7 anni. È uno dei volti della campagna Aism #Smuoviti, e ha appena compiuto la traversata dello stretto in poco più di un’ora. Andata e ritorno.

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LO AVEVA promesso, e ora è fatta. Cristina Guidi ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina, tre chilometri di mare che separano Punta Faro (Messina) da Cannitello (Reggio Calabria), andata e ritorno. Un’impresa difficile per chiunque, un’autentica sfida per una persona che soffre di sclerosi multipla (Sm). Sì, perché Cristina è uno dei volti della campagna Aism #Smuoviti, lanciata quest’anno, nel cinquantennale dell’associazione, per raccogliere fondi da dedicare alla ricerca su questo nemico insidioso. E garantire a chi affronta ogni giorno la sclerosi multipla la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita. Qualunque esso sia.

È con questo spirito che è nata la traversata dello stretto, promossa dall’associazione Asd “Nuotando con amore” di Roma e dall’associazione “Baia di Grotta” di Messina, in collaborazione con Aism. In acqua sono scesi Cristina, 36 anni, segretaria con la passione per il nuoto che con la sclerosi multipla ci convive ormai da sette anni, accompagnata da Massimiliano Granata, 43 anni, anche lui con la Sm, e Emanuele Mari di Comacchio (Ferrara). E ovviamente la sfida si è rivelata un successo: Cristina ha impiegato un’ora, 13 minuti e 43 secondi per attraversare lo stretto, e tornare al punto di partenza, Punta Faro a Messina, dove lei e i suoi due compagni di avventura hanno trovato ad attenderli il Gruppo Giovani Aism di Messina e il presidente del Coordinamento Regionale Aism Angelo La Via.

“Il momento più bello è stato a metà percorso, quando avevo preso il ritmo: vedevo il blu, il sole che entrava ed ho sempre sentito con me tutte le persone che mi hanno incontrato in questi giorni”, ha raccontato Cristina all’arrivo. “Ogni bracciata era per un nome, me lo portavo dietro ed è stato bello. Il momento difficile è stato alla fine: gli ultimi 200 metri, perché le correnti erano più forti ed io ero stanca e pensavo di non riuscire ad arrivare alla fine. Ma poi ho pensato alle lacrime di emozione che mi hanno fatto versare le persone che mi sono state accanto. Io ho la sm, ma ho dimostrato che le cose le possiamo fare come tutti gli altri”.

 

Articolo su Repubblica.it

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Il Premio Montalcini va a Veronica De Rosa, studiosa dei meccanismi della sclerosi multipla

l suo studio, pubblicato nel 2015 su Nature Immunology dimostra che, alla base della malattia, vi è un malfunzionamento del sistema immunitariohttp3a2f2fo-aolcdn-com2fhss2fstorage2fmidas2fde50b07285b9333a1102e7b3fa003f082f2064142692fveronica

È Veronica De Rosa, ricercatrice che ha approfondito i meccanismi immunologici alla base dello sviluppo della sclerosi multipla, ad aver ricevuto il Premio Rita Levi Montalcini 2018 assegnato oggi dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e dalla Fondazione (Fism). Il suo studio, pubblicato nel 2015 su Nature Immunology dimostra che, alla base della malattia, vi è un malfunzionamento del sistema immunitario. “Comprendere un meccanismo che non funziona a livello molecolare è la chiave per poterlo correggere. Ci stiamo avvicinando alla possibilità di riuscirci”, commenta.

Autrice di 48 articoli scientifici, oggi Veronica De Rosa è leader di un gruppo di ricerca e lavora presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli. La carica innovativa della sua ricerca sta nell’aver compreso che le persone con sclerosi multipla, quando attivano una reazione immunitaria contro un agente infettivo proveniente dall’esterno, non generano correttamente le cellule T regolatorie incaricate di spegnere quella reazione. Questo studio sta ora aprendo una nuova possibilità di indagine terapeutica.

“Nel sangue periferico – spiega – esistono alcuni precursori delle cellule T regolatorie che siamo in grado di estrarre e attivare in laboratorio per ripristinare la genesi di cellule T regolatorie correttamente funzionanti. Il passaggio finale sarà infonderli nuovamente nei pazienti in modo che tornino a produrre un’azione capace di tenere a bada le cellule infiammatorie”. Il percorso è lungo, ma esistono già studi clinici analoghi che sono stati applicati in altre patologie come il diabete. “Se si riuscirà a correggere il malfunzionamento del sistema immunitario si potrà pensare di bloccare la sclerosi multipla al momento della diagnosi”.

Veronica De Rosa, spiega il presidente Fism Alberto Battaglia, “è una dei 409 ricercatori che abbiamo finanziato e il 76% dei quali continua anche a distanza di anni a fare ricerca sulla sclerosi multipla”.

 

Articolo su Huffingtonpost.it

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Lidlize it: la marijuana ora si acquista al supermercato

La marijuana ora si acquista al supermercato, l’iniziativa di Lidl
La catena tedesca Lidl ha messo in vendita in Svizzera pacchetti di cannabis legale, con un basso contenuto di Thc, la sostanza psicoattiva, ma alto contenuto di cannabidiolo, che ha effetto rilassante e serve a calmare gli effetti dell’ansia ma anche della sclerosi multipla

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Non più solo frutta, verdura, salumi pasta e carne. Adesso nei Lidl in Svizzera si può comprare anche la marijuana, seppure quella light. La catena di supermercati tedesca ha iniziato a mettere in vendita anche pacchetti di sigarette alla cannabis nella confederazione elvetica.

La cosa è perfettamente legale perché, secondo quanto prescritto dalle leggi del Paese, il prodotto contiene meno dell’1 per cento di Thc, il principio psicoattivo, ma ha un’alta concentrazione di Cbd, il cannabidiolo che viene utilizzato per calmare gli effetti dell stress, dell’ansia e anche della sclerosi multipla

Un pacchetto di “canne” tra i 15 e i 17 euro

Il pacchetto da 1,5 grammi con cannabis coltivata indoor costa 17,99 franchi svizzeri (circa 15 euro) mentre quello da 3 grammi con cannabis coltivata in serra costa 19,99 franchi, circa 17 euro. Queste sigarette sono prodotte da una piccola impresa locale che si chiama The Botanicals, che commercializza anche creme cosmetiche. Come spiega l’Ufficio federale per la sanità pubblica, “i prodotti a base di cannabis con un THC inferiore all’1% non sono soggetti alla legge sugli stupefacenti e pertanto sono sempre più utilizzati a fini commerciali, in particolare quelli contenenti la sostanza CBD, non inebriante “.

“Il produttore utilizza i metodi dell’agricoltura sostenibile senza aggiungere sostanze chimiche, sintetiche o geneticamente modificate”, ha garantito il Lidl in una nota quando ha iniziato la vendita che per ora è limitata alla svizzera tedesca e romanda, quella francofona. “Lidl Svizzera presta particolare attenzione alle esigenze dei suoi clienti nella progettazione di una linea di prodotti. In Svizzera, i prodotti a base di cannabidiolo sono legali e sono in vendita sul mercato da molto tempo e ci sono altri commercianti che li vendono”, ha spiegato una portavoce dell’azienda.

 

Articolo su Europa.Today.it

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Sclerosi multipla e accertamento degli stati invalidanti: ecco le nuove linee guida

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INPS e AISM aggiornano la Comunicazione tecnico scientifica per l’accertamento degli stati invalidanti correlati alla sclerosi multipla utile a migliorare la valutazione medico legale della persona con sclerosi multipla in sede di accertamenti per gli stati di invalidità, handicap e disabilità

E’ stata presentata ieri la nuova Comunicazione tecnico scientifica per l’accertamento degli stati invalidanti correlati alla sclerosi multipla, realizzata dall’INPS con AISM e la sua Fondazione FISM e con il patrocinio della SIN (Società Italiana di Neurologia) e della SNO (Società dei Neurologi, Neurochirurghi, Neuroradiologi Ospedalieri), con lo scopo di fornire ai medici ed operatori delle Commissioni Medico Legali in sede di valutazione dell’invalidità civile, dello stato di handicap,  della disabilità a fini lavorativi(ai sensi della L. 68/99) alla quale devono sottoporsi le persone con Sclerosi Multipla per poter accedere alle agevolazioni e benefici previsti per le persone con disabilità, uno strumento operativo che consenta una corretta conoscenza delle problematiche rilevanti in materia di accertamento medico legale della sclerosi multipla (SM).

La Sclerosi Multipla, infatti, è una patologia complessa con una grande varietà di sintomi ed andamenti evolutivi, per cui la corretta valutazione richiede che vengano considerati, in una visione d’insieme non sempre semplice, un gran numero di fattori: la complessità dei sintomi, gli effetti collaterali dei farmaci, le conseguenze magari meno visibili nella vita quotidiana, come la fatica. Tutti elementi che vanno aggiunti al mero dato di disabilità fornito dalla scala clinica EDSS (Expanded Disability Status Scale) che trova utilizzo diffuso nella SM per valutare la disabilità neurologica, prevedendo un punteggio che va da 0 (cioè esame neurologico normale) a 10 (che corrisponde al decesso). Tali valori derivano dalla summa dei punteggi di disabilità di ogni singolo distretto funzionale.
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La Fisioterapia è anche â€œWII”

Il servizio di fisioterapia ha un nuovo strumento per la riabilitazione dei suoi pazienti: la Wii fit Plus. Sono sempre più numerosi gli ospedali e le strutture riabilitative in tutto il mondo che integrano i percorsi di ritorno all’autonomia con le nuove tecnologie virtuali. Il vantaggio di questi sistemi è l’introduzione di uno stimolo virtuale, nel quale l’attenzione del paziente è orientata verso un obiettivo esterno, che consiste in una sfida reale dal punto di vista motorio o cognitivo e allo stesso tempo costituisce un’attività divertente e piacevole anche dal punto di vista ludico.

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La caratteristica principale della Wii Fit Plus è la Wii Balance Board, una pedana che funziona come due bilance insieme con quattro dinamometri, capace di rilevare il peso corporeo e il baricentro con notevole sensibilità rispetto a tutti gli spostamenti effettuati sia sul piano trasversale (latero-lateralmente) e sia sagittale (antero-posteriormente). Questi spostamenti sono registrati virtualmente con una grafica che raffigura un piano cartesiano bidimensionale; in questo modo si può sapere ad esempio, se il baricentro di una persona è spostato in avanti e verso destra o se le oscillazioni del suo corpo sono più forti sul piano sagittale piuttosto che in quello trasversale. Questo meccanismo di rilevazione permette alla persona che è sopra la balance board, di controllare il suo “avatar” (la rappresentazione virtuale del giocatore) nella esecuzione di vari giochi, spostando il peso del suo corpo nelle varie direzioni.

La tipologia di paziente che può utilizzare la Wii Balance Board, è molto ampia. Nella nostra realtà pazienti con differenti diagnosi cliniche hanno partecipato con successo alle sedute con la Wii, dimostrando grande entusiasmo e coinvolgimento.

A seconda della scelta del gioco e della creatività, il fisioterapista può indurre il paziente a lavorare su molti aspetti motori, sensitivi e cognitivi, ed a vari livelli di difficoltà se incrementa l’attività sulla pedana con altri attrezzi riabilitativi comuni.

Pubblicato su Multiple Sclerosis Journal un nuovo metodo per la riabilitazione dei disturbi di equilibrio nella SM

Lo studio, condotto dal dottor Giampaolo Brichetto della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, ha analizzato l’efficacia di un nuovo metodo di training visivo, utilizzando la pedana “Balance Board Wii” della Nintendo, per migliorare l’equilibrio in un gruppo di persone con SM. I disturbi dell’equilibrio sono comuni nelle persone con SM, e compromettono fortemente la qualità della vita delle persone che ne sono colpite. Potenziare le strategie sensoriali è un obiettivo fondamentale per incrementare l’efficacia della riabilitazione dell’equilibrio nella SM.

Le 36 persone arruolate nello studio sono state selezionate tra i pazienti seguiti presso il Servizio di Riabilitazione Ligure dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla a Genova. Le 36 persone con SM sono state assegnate in modo casuale a due gruppi: un gruppo Wii e un gruppo di controllo che ha seguito una riabilitazione per disturbi di equilibrio tradizionale. I soggetti sono stati valutati con la “Berg Balance Scale” (BBS), con la Modified Fatigue Impact Scale (MFIS) e con misure stabilometriche ad occhi aperti e chiusi che valutano la stabilità dell’individuo in posizione statica eretta.wii-fit-consiole

I risultati hanno evidenziato miglioramenti statisticamente significativi nei punteggi BBS e nella stabilometria ad occhi aperti e chiusi nel gruppo Wii rispetto al gruppo di controllo. Gli autori concludono che lo studio, nonostante la piccola dimensione del gruppo di persone analizzato, dimostra che gli esercizi riabilitativi basati su una piattaforma interattiva di feedback visivo potrebbero essere più efficaci dei protocolli standard di riabilitazione per migliorare i disturbi di equilibrio in persone con SM. Sono necessari ulteriori studi per valutare programmi di esercizi con la Balance Board Wii della Nintendo per una riabilitazione direttamente a casa.
The effect of Nintendo(R) Wii(R) on balance in people with multiple sclerosis: a pilot randomized control study.Brichetto G, Spallarossa P, de Carvalho ML, Battaglia MA. Mult Scler. 2013 Jan 15. [Epub ahead of print]

 

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Nordic Walking, i benefici della camminata con i bastoncini

La disciplina sportiva che consiste nel marciare accompagnando il passo con i tipici bastoni da sciatore, è utile per chi soffre di malattie quali Parkinson e Sclerosi Multipla

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articolo di Daniele Banfi

Quella che a prima vista può sembrare solo una moda in realtà è un vero e proprio toccasana per chi soffre di alcune patologie come sclerosi multipla, Parkinson e malattie metaboliche. Stiamo parlando del Nordic Walking, la camminata veloce con l’ausilio delle bacchette simili a quelle utilizzate nello sci di fondo. Come dimostrano molti studi scientifici i benefici sono indiscutibili. Ecco perché negli ultimi anni sono nate diverse iniziative volte ad avvicinare chi soffre di queste patologie alla “Camminata nordica”. Una di queste è Nordic Tales, un progetto con il patrocinio dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, della Scuola Italiana di Nordic Walking e il supporto non condizionato di Genzyme.

Che cos’è il Nordic Walking?

Come spiega il professor Federico Schena del Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Movimento presso l’Università di Verona, «il Nordic Walking è nato molto tempo fa come attività fisica di allenamento durante il periodo estivo degli atleti che praticano lo sci di fondo. Negli ultimi anni la camminata nordica non è più una prerogativa solo degli atleti ma si è diffusa in tutta la popolazione».

Tecnicamente si tratta di una forma di cammino che prevede l’utilizzo di bacchette da sci. Attraverso questo modo di camminare è possibile mettere in attività molti più muscoli e accelerare così il metabolismo. Non solo, il grande vantaggio del Nordic Walking è che a parità di velocità con l’ausilio dei bastoncini si sente meno la fatica ma si spendono più energie. «Tendenzialmente –continua l’esperto- si tratta di un’attività molto semplice ma che richiede coordinazione. Per questa ragione il Nordic Walking non si improvvisa. Non basta comprare delle bacchette per praticarlo. La tecnica va imparata».

Le patologie per le quali è consigliato

Diversi studi hanno dimostrato che il Nordic Walking è un tipo di camminata particolarmente adatta non solo per gli sportivi ma anche per pazienti con disabilità: l’utilizzo dei bastoni coinvolge il movimento di tutto il busto, allenando efficacemente l’intero corpo, senza affaticarlo e senza sollecitare le articolazioni, inoltre stabilizza l’equilibrio e favorisce la coordinazione. «Queste caratteristiche, unite all’effetto benefico sul metabolismo, fanno della camminata nordica un’attività particolarmente indicata in chi soffre di sovrappeso, diabete e morbo di Parkinson. In quest’ultima patologia, dove ad essere compromesso è il movimento e la coordinazione, la camminata aiuta a dare il giusto ritmo nei movimenti» conclude Schena.

I benefici per chi è affetto da sclerosi multipla

Ma le novità non finiscono qui perché il Nordic Walking è particolarmente indicato in chi soffre di sclerosi multipla. Per quanto lo sport non possa frenare l’avanzamento della malattia, diversi studi clinici su grande scala hanno dimostrato che esercizi fisici regolari sotto la guida di personale specializzato possono avere effetti positivi sulle limitazioni fisiche legate alla malattia e sui disturbi posturali, poiché il rafforzamento dei muscoli e delle ossa e la maggiore elasticità permettono una migliore mobilità, resistenza e coordinazione.

In cosa consiste il progetto Nordic Tales

Partendo da queste evidenze è nato Nordic Tales, un progetto che sta toccando diverse città italiane volto ad incoraggiare le persone affette da sclerosi multipla, familiari, amici e tutti quelli che sono interessati ad apprendere la tecnica e camminare in compagnia. I prossimi appuntamenti sono i seguenti:

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