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Google Maps, percorsi per sedie a rotelle per combattere le barriere architettoniche

Articolo di Tom’s Hardware per il Fatto

In un articolo pubblicato nelle scorse ore sul blog ufficiale l’ingegnere software di Google, Sasha Blair-Goldensohn, racconta il suo lavoro per combattere le barriere architettoniche tramite l’integrazione in Google Maps delle indicazioni di percorsi adatti alle sedie a rotelle.

“Quando visiti una città e non vedi nessuno utilizzare una sedia a rotelle, non significa che quelle persone non ci siano. Significa che la città non è stata costruita in modo tale da consentirgli di far parte delle cose”. Si apre così, con una constatazione lucida ma amara dello stato di fatto il bell’articolo pubblicato nelle scorse ore sul blog ufficiale di Google e firmato da ‎ Sasha Blair-Goldensohn, ingegnere software di Google e uno dei 65 milioni di persone nel mondo che utilizzano una sedia a rotelle. Il lungo post racconta infatti la sua esperienza di persona con disabilità in una città piena di barriere architettoniche come New York e il suo impegno come ingegnere software di Google Maps per integrare le indicazioni di percorsi adatti alle sedie a rotelle, anche grazie al lavoro delle local guides.

Quest’ultimo termine indica quegli utenti che, attraverso le proprie recensioni e pareri su Google Maps, contribuiscono quotidianamente a fornire indicazioni preziose sui luoghi che conoscono e frequentano, ad esempio proprio rispondendo alle domande sulla presenza di accessi per sedie a rotelle. Questo enorme lavoro di “crowdfunding” delle informazioni, svolto quotidianamente da oltre 120 milioni di utenti nel mondo, ha consentito a persone come Sasha Blair-Goldensohn di integrare sin dallo scorso anno una nuova funzione che consente a questo tipo di utenti di scovare i percorsi adatti in oltre 50 milioni di posti del mondo.

Per chi ancora non conoscesse questa opzione di Google Maps, il funzionamento è semplicissimo ed è disponibile anche in Italia. Per usufruirne sarà sufficiente avviare l’app di Google Maps, scegliere una destinazione e selezionare la modalità mezzi pubblici. Ottenute le indicazioni, nella schermata in alto a destra basterà cliccare su Opzioni e, nella sezione percorsi, selezionare la voce Accessibile in sedia a rotelle.

“‎Le persone in sedia a rotelle che non vedi nella tua città? Sono state escluse, e potrebbero non essere in grado di far parte della società perché il loro ambiente non è accessibile”, ha spiegato Blair-Goldensohn durante l’International Days of Person With Disabilities, dove ha illustrato gli avanzamenti del progetto. “Questa non è una perdita solo per loro. È una perdita per tutti, compresi amici, colleghi e persone care di persone con disabilità. Sono grato a coloro che sono consapevoli dei problemi affrontati da persone come me per garantire che le nostre soluzioni aiutino veramente la comunità più grande”.‎

 

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Nicola Dutto

Il sogno di Nicola Dutto è realtà: sarà il primo pilota con paraplegia a partecipare alla Dakar

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Ai nastri di partenza della Dakar 2019 ci sarà anche il pilota cuneese 48enne Nicola Dutto, primo atleta con paraplegia di sempre a prendere parte al Rally più importante al mondo. Vi raccontiamo la sua storia.

Il 6 gennaio prenderà il via dalla capitale peruviana Lima la mitica Dakar e ai nastri di partenza ci sarà anche il pilota cuneese 48enne Nicola Dutto, primo atleta paraplegico di sempre a prendere parte alla celeberrima competizione motoristica a fianco dei cosiddetti piloti normodati. Un traguardo a lungo inseguito dopo il terribile incidente del 2010 che lo costrinse su una sedia a rotelle e finalmente agguantato dopo che l’anno scorso un problema fisico gli impedì di testare le moto da spedire in Sudamerica per la Dakar 2018.

Un traguardo, quello di essere parte integrante del rally più famoso e importante al mondo ma anche più dispendioso fisicamente e pericoloso, reso possibile grazie ad apportune modifiche alla sua KTM 450 EXC-F: la moto di Nicola è infatti dotata di comandi a manubrio, ovvero cambio e frizione automatica così come il freno posteriore. Il pilota è sostanzialmente legato alla moto tramite un apposito supporto posteriore e in caso di cadute o imprevisti si ogni sorta sarà soccorso prontamente dai suoi angeli custodi, ovvero i “ghost riders” Paolo Toral, Victor Rivera e Julian Villarrubia che di chilometro in chilometro (il percorso ne prevede la bellezza di oltre 5.000) lo precederanno o seguiranno sul tracciato per vegliare su di lui.

La traiettoria nel Motor Sport di Nicola Dutto potrebbe facilmente prestarsi a una trasposizione cinematografica: il pilota di Beinette inizia presto a farsi un nome nel mondo dell’enduro con il suo stile di guida pulito e al contempo spavaldo, ma è in Spagna che Dutto trova una seconda casa e una nuova, travolgente, passione, quella della Baja. La Baja è una disciplina dove si gareggia da soli contro il cronometro su piste polverose e un clima quasi sempre prossimo al torrido. Si afferma presto in Italia e in Europa facendo incetta di titoli ma nell’Italian Baja del 20 marzo 2010 cade in prossimità del fiume Tagliamento a 150 chilometri orari a causa di una maledetta pietra nascosta nella sabbia e di fatto invisibile agli occhi del pilota. La diagnosi è impietosa: frattura della settima vertebra dorsale e Nicola costretto sulla sedia a rotelle.

“Non ho mai odiato la moto o rinnegato quello che ho fatto. Mi reputo un ragazzo fortunato perché ho potuto trasformare una passione in una professione, con tutti i rischi del mestiere. Quando sono in sella mi dimentico di non poter usare le gambe. La moto mi ha spezzato ma mi ha salvato. (Nicola Dutto)”

La forza d’animo e la tenacia di Nicola Dutto hanno contribuito a vergare nuovi capitoli di questa incredibile storia: a soli due anni di distanza dall’incidente è di nuovo in sella grazie a un moto opportunamente modificata e può finalmente tornare alla sua adorata Baja. Le vibrazioni sono quelle giuste, a tal punto che il pilota comincia a covare il sogno di partecipare al rally più iconico al mondo. Dopo qualche tentativo andato a vuoto il 18 luglio del 2018 Nicola riceve la notizia più lieta possibile: il direttore della Dakar Etienne Lavigne gli comunica infatti che la sua richiesta di partecipazione è stata accettata.

Lieto fine hollywoodiano servito sul piatto d’argento? Macché, questa è una storia tutt’altro che giunta ai titoli di coda, perchè ora Nicola vuole concludere il tracciato a tutti i costi domando le terribili dune di sabbia: lo avrete intuito, insomma, non siamo al cospetto di un uomo tendente all’accontentarsi.

sito: http://www.nicoladutto.com/nicola-dutto.html

Articolo su EUROSPORT

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Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso

31ygs2bprd-l-_bo1204203200_Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso è un libro di Rita Coruzzi pubblicato da Piemme nel 2010.

In seguito alla nascita prematura, Rita si trova ad avere gravi problemi alle gambe, unitamente a una fragilità diffusa in tutte le membra. La mamma non si arrende, la piccola nemmeno, ed è l’inizio di un calvario fatto di una serie interminabile di esercizi fisici e sedute di fisioterapia. Fino all’intervento chirurgico, all’età di dieci anni, che pare prometterle di risolvere per sempre il problema di mobilità. E invece. Invece l’operazione non va come sperato e Rita si trova costretta su una sedia a rotelle. Crollate tutte le illusioni di quella vita “normale” che neppure aveva avuto nei primi anni dell’infanzia, Rita cade nella disperazione, finché un giorno ficca gli occhi in quelli di sua mamma e le chiede: “Perché Dio mi ha abbandonata?”. “Dio non ti ha abbandonato, se ti è accaduto questo significa che Lui ha progetti per te sulla carrozzina, gli servi così.” Questa risposta è stata la sua salvezza, l’inizio di un cammino che ha portato Rita a ritrovare la fede e, soprattutto, a ritrovare la vita, scoprendo in sé una insospettata forza interiore che l’ha aiutata a librarsi in volo, vivendo ogni giorno in modo assoluto e profondo, come se fosse l’ultimo, liberandosi da ogni ansia di guarigione e scoprendo finalmente il suo posto nel mondo.

 

Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso – libro su Amazon

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Sesso e carrozzina, la radio sdogana il tabù dell’amore in sedia a rotelle

articolo di Chiara Bullo

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La sessualità delle persone disabili mielolese nelle testimonianze di quattro conduttori su sedia a rotelle della nuova trasmissione Sex Advisor

La sessualità è per tutti un argomento che può essere spinoso da approcciare, vuoi per imbarazzo, vuoi per la delicatezza del tema; se poi ci si riferisce alla sessualità delle persone con disabilità le cose si complicano ulteriormente. La grande ignoranza in materia crea difficoltà e imbarazzi sia per chi è curioso, sia per chi invece si approccia all’intimità con un partner con disabilità, sia per le persone stesse disabili che si chiedano come poter vivere a pieno questo importante aspetto della propria vita.

Per superare, almeno in parte, il tabù del sesso in riferimento alle dinamiche intime per le persone mielolese, e per condividere esperienze e informazioni troppo spesso veicolate sottovoce e in modo impacciato, Radio Montecatone Web ha da poco iniziato un nuovo programma, “Sex Advisor”, condotto da Loredana, Massimo, Vito e Giacomo, persone mielolese.
Durante la seconda puntata, andata in onda la scorsa settimana, i quattro conduttori si sono focalizzati sulla loro prima esperienza sessuale da mielolesi, condividendo con gli ascoltatori le loro difficoltà, scoperte e soddisfazioni.

I quattro presentatori, la cui mielolesione è sopraggiunta in età diverse, hanno avuto approcci alla sessualità molto differenti tra loro. Loredana, in primis, che si è ritrovata da adolescente sulla carrozzina, ha affermato che per lei la prima esperienza con il giovane fidanzatino “è stata un gioco”, ed ha ammesso di non aver avuto grossi problemi di approccio all’intimità “perché l’adolescenza aiuta ad affrontare certe situazioni, anche quelle più imbarazzanti con un po’ di incoscienza…ti fa essere più spericolata”, lei e il suo fidanzato si sono “scoperti giocando un po’” per comprendere i propri corpi. Continua a leggere “Sesso e carrozzina, la radio sdogana il tabù dell’amore in sedia a rotelle”

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Non è una città per carrozzine

Articolo di Lila Madrigali – 08 FEBBRAIO 2016

Non è una città per carrozzine (ma non voglio confinarmi al centro commerciale)

Non è giusto auto-ghettizzarsi in spazi sicuri come i centri commerciali, solo perché le città non sono accessibili. Pretendiamo quello che ci spetta!

Centro commerciale, interno giorno
Un viavai di carrelli, persone, musi allungati dalle code e dalla noia, telefonini, acquisti di ogni natura.  In tutta onestà, i centri commerciali con la loro baraonda di musica pessima sparata nell’aria, i soliti negozi in franchising tutti uguali, l’immancabile fast food ed i bar dal caffè a tutti i gusti tranne quello del caffè a me vanno in uggia anche se ammetto che siano comodi.Fai shopping, spesa alimentare e quant’altro, barriere zero -o quasi-, accessibilità garantita -o quasi-.
Insomma, una spesa in ambiente protetto alla quale è molto semplice abituarsi.
Forse troppo semplice, un’abitudine che ha l’odore di una resa.

Mi guardo attorno: toh, un ragazzo con la carrozzina.
Toh, un altro, fra l’altro la sua quattro ruote è simile alla mia.
Una ragazza in carrozzina elettrica, un nonnino che spinge una nonnina, ancora un’ altra ragazza con una sedia a rotelle supertecnologica.
Mi viene da chiedermi se non ci sia un evento in programma, ma non c’è nessun evento.
Lentamente apro gli occhi e mi rendo conto di ciò che già sospetto da quando ho iniziato ad utilizzare una sedia a rotelle: noi quattroruotati ci riduciamo tutti nei centri commerciali ed abbiamo abbandonato le città.
E’ ovvio che accada una cosa del genere quando in città il parcheggio non è assicurato nonostante gli stalli, i marciapiedi sono un’utopia, le strade un incubo di buche, i negozi inaccessibili e magari ci si metta di contro anche la meteorologia.
Nei centri commerciali non piove e non fa freddo, non ci sono ostacoli, il posteggio è meno difficile da reperire e non ci sono rischi.

Avete mai sentito parlare di “Comfort zone” o zona di comfort? Wikipedia definisce la zona di comfort come “lo stato comportamentale entro cui una persona opera in una condizione di assenza di stress e ansia”  Quindi, l’esatto contrario di ciò che ci offre la città. La soluzione sembrerebbe in tasca: che ci andiamo a fare nelle città quando ci sono i centri commerciali ad accoglierci?
Una parola mi risuona nella mente ed ha una voce assordante: autoghettizzazione.
Nel nostro centro commerciale siamo comodi, conosciamo ciò che andiamo a trovare e non corriamo nessun pericolo. Sfugge però una variabile essenziale per l’esistenza di tutti, che è determinata dall’ignoto. La nostra vita senza ignoto si spegne, lo spirito di avventura si perde e con lui viene a decadere quell’entusiasmo necessario per non piombare in una routinaria tristezza.

Una negoziante mi confessò, il mese scorso: “eh, onestamente non ho tanti clienti in sedia a rotelle”. Anche nella palestra che frequento ci sono solo io. In molte strutture pubbliche non c’è traccia di chi usa una sedia a rotelle:eppure siamo tanti ed esistiamo.
Ci rinchiudiamo all’interno del nostro mondo sicuro perché siamo stanchi di sfide continue, perché non ne possiamo più di lottare persino per fare la spesa o andare al cinema, perché la nostra vita è già dannatamente difficile senza aggiungere altre spezie a questa indigesta pietanza.
Ma così facendo si perde completamente la libertà. E chi può darcela, se non noi stessi? Se non alziamo la voce noi, chi lo farà per noi? Vogliamo essere ascoltati? Iniziamo a parlare.

Riprendiamoci le città, sbattiamo le porte in faccia a chi non ce le apre, piantiamoci davanti ad ogni gradino e chiediamo, chiediamo, chiediamo ad alta voce finché tutti si renderanno conto che la città è un patrimonio che appartiene a tutti.

In disabili.com:

Io non posso entrare (ma il cane sì)

Vita in carrozzina e gli ostacoli “minori”

 

Articolo su Disabili.com