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‘Ognuno è perfetto’, quando la diversità è forza: “Una storia d’amore e di emancipazione”

Articolo di Silvia Fumarola

Con Gabriele Di Bello, Alice De Carlo, Edoardo Leo e Cristiana Capotondi la serie di tre episodi, diretta da Giacomo Campiotti in onda dal 16 dicembre su Rai 1, racconta di un ragazzo Down che rincorre un sogno che ci accomuna tutti.

Un road movie pieno di sentimento e di allegria, che ha il sapore della favola natalizia e racconta il migliore dei mondi possibili. Ognuno è perfetto di Giacomo Campiotti, serie in tre episodi dal 16 dicembre su Rai 1, racconta la storia di Rick (Gabriele Di Bello), un ragazzo di 24 anni che ha la sindrome di Down e gli stessi desideri dei suoi coetanei: è stufo dei finti tirocini e vuole un lavoro vero. Il padre Ivan (Edoardo Leo) ha da poco ceduto l’attività per dedicarsi a lui e consentire alla moglie Alessia (Nicole Grimaudo) di riprendere la sua carriera. Un giorno, grazie a un amico, Rick trova lavoro nel reparto packaging dell’Antica Cioccolateria Abrate, una piccola azienda diretta da Miriam (Cristiana Capotondi) fondata dalla famiglia di sua madre Emma (Piera degli Esposti). Ed è la voce della grande attrice a guidarci in questa storia d’amore e riscatto, in cui un reparto della fabbrica del cioccolato è affidato a uno straordinario gruppo di ragazzi disabili con cui Rick fa subito amicizia: Cristian (Lele Vannoli), il gigante buono; Cedrini (Aldo Arturo Pavesi) il caporeparto, pignolo e serioso; Django (Matteo Dall’Armi), pigro e svogliato, tombeur de femmes un po’ spaccone che nasconde una profonda sensibilità e Giulia (Valentina Venturin), la romantica sognatrice.

“Per me non è un esordio nella fiction”, racconta Leo. “Sono stato assorbito dal cinema e dal mio lavoro di regista. Ho aspettato un progetto interessante. Sono molto rompiscatole nella lettura delle sceneggiature, voglio capire davvero se un progetto è davvero necessario. In questo caso, ho accettato prima di leggere. Volevo fare questo progetto da uomo e poi da attore”. Scritta da Fabio Bonifacci, che ha lavorato sul format belga Tytgat Chocolat, Ognuno è perfetto – realizzato da RaiFiction e Viola Film – spiega bene come il concetto di “normalità” e “diversità” sia molto relativo. “Rispetto alla serie belga”, dice Bonifacci, “abbiamo ampliato il personaggio del padre di Rick, che è molto importante. Ed era importante raccontare le famiglie con ragazzi con sindrome di Down. Rispetto alla fiction belga, abbiamo cambiato anche altre cose. Per esempio, abbiamo dato più importanza al lavoro vero. C’è la speranza che qualcuno veda questa fiction e possa pensare di offrire un lavoro ai ragazzi. Il tema della diversità mi ha sempre attratto ma quello che mi chiedo è: ‘Cosa posso imparare dalla diversità?’. Imparare le cose da un altro linguaggio ci aiuta a conoscere meglio noi stessi”.

In fuga per raggiungere la sua amata, Rick imparerà molto della vita. Gabriele Di Bello e Alice De Carlo sono fidanzati anche nella vita reale, entrambi hanno 25 anni e si sono conosciuti sul set del programma di Rai 3, Hotel 6 Stelle. “È stata un’esperienza super-splendida”, dice Di Bello, “non pensavo di poter fare questa fiction e di conoscere attori così famosi. Non voglio paragonarmi con loro… Per me, la vita è un’altra cosa. Fare l’attore per sempre? Magari”. Anche Alice De Carlo è entusiasta dell’esperienza: “È stata una grande emozione. Ringrazio tutti, Edoardo, Raffaele, anche Nicole Grimaudo. Mi sono emozionata tanto. Mi sono divertita, per me è stato facile”.

“È stata un’esperienza di lavoro e di vita bellissima. Raramente ho avuto dei compagni di lavoro così amichevoli, aperti, divertenti, generosi, non competitivi e stimolanti”, dice Campiotti. “Forse il loro segreto è quello di essere sempre ‘nel presente’. Non come noi che siamo costantemente con la testa da un’altra parte, o al telefono. E si godono quindi ogni istante, unico e irripetibile. È stato un lavoro impegnativo. Abbiamo fatto tante prove prima delle riprese. Cercavamo di capire gli attori giusti. Loro erano sempre quelli più entusiasti. Io, invece, ho avuto il timore di fare un film amatoriale. Ma è stata una bellissima esperienza di lavoro e di vita. Sono grato alla Rai per questa possibilità di fare servizio pubblico”.
“Questo è l’esempio migliore di cosa questo mestiere può darti”, aggiunge Cristiana Capotondi. “Anch’io ho avuto il pensiero che, all’inizio, potevamo non farcela. La determinazione e la sana follia di Giacomo e questi ragazzi, che hanno capito la responsabilità di quello che stavano facendo, ci ha aiutato. Mi porto a casa l’inutilità del senso del limite. Loro mi hanno insegnato questo”. Per la direttrice di RaiFiction Tinny Andreatta, Ognuno è perfetto “è una serie diversa da tutte le altre. Sposa il racconto della diversità e della disabilità. È una storia di coraggio e di grande voglia di vivere. Racconta l’importanza dell’emancipazione, un sogno che ci accomuna, il sogno dell’indipendenza e dell’amore che acquistano un significato speciale. C’è stato un grandissimo lavoro d’adattamento da un format belga. È un romanzo di formazione dei nostri ragazzi ma anche per gli adulti che guardando la forza di volontà di questi giovani, imparano la voglia di vivere. Sembra una favola e l’atmosfera natalizia ci è sembrata consona”.

 

Articolo su la Repubblica

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Il b&b a Biccari è gestito da un 32enne con la sindrome di Down: “Era il mio sogno”

Articolo di di ANNA PURICELLA

Luca Liscio ha studiato alla scuola alberghiera e prima di realizzare la sua impresa ha fatto il cameriere, poi ha aperto la struttura in una casa nel centro storico ereditata dalla nonna.

Dopo aver studiato alla scuola alberghiera, Luca Liscio ha realizzato il suo sogno: aprire un bed&breakfast tutto suo. Il Girasole si trova a Biccari, il piccolo Comune in provincia di Foggia dove il sindaco ha annunciato di recente di voler mettere in vendita a un euro le case del centro storico. L’attività di Luca Liscio si trova proprio lì, e lui si ritiene soddisfatto: “Si lavora bene, sia con i turisti italiani e con gli stranieri”, dice.

È la semplice storia di un piccolo albergo in un paese altrettanto piccolo, si direbbe Biccari conta meno di 3mila abitanti, Il Girasole ha due camere – e invece c’è un dettaglio a renderla unica: Luca Liscio ha la sindrome di Down, e una tenacia da manuale. “Mi occupo di tutto io – aggiunge – sia del check in che dell’accoglienza degli ospiti. Gestisco le prenotazioni, e per la colazione, inoltre, proponiamo cornetti e prodotti tipici del posto”. Ad affiancare Luca nell’impresa ci sono i genitori, Costantina e Giovanni, e i due fratelli Lino e Antonio.
E il b&b Il Girasole funziona, tanto che ha appena compiuto dieci anni: “È partito tutto da mia nonna, che mi ha lasciato in eredità una casa nel centro storico – spiega Luca Liscio – Da quando ho frequentato la scuola alberghiera ho pensato di aprire questa attività, perché mi piace stare a contatto con le persone”. Lo dimostrano le foto che pubblica sui social insieme agli ospiti della sua struttura, per ringraziarli di averlo scelto. Ha cominciato subito a lavorare, Luca: oggi ha 32 anni, ma prima di avviare Il Girasole – e subito dopo il diploma come tecnico dei servizi turistici al convitto Bonghi di Lucera – ha fatto il cameriere. Difficile resistere a Biccari? Non sembra, perché il paese tenta di rinascere facendo parlare sempre più spesso di sé: prima dell’annuncio del sindaco c’è stata l’iniziativa – sempre del Comune, insieme con la Cooperativa di comunità e Daunia Avventura di regalare una vacanza gratis per il mese di agosto, per permettere a due persone di immergersi nella vita del borgo e promuoverla sui social. E ancora: per attirare ancora più turisti ci sono le case sugli alberi e una bubble room per dormire nella natura, a pochi passi dal monte Cornacchia, il più alto di Puglia, e dal lago Pescara. Queste idee piacciono anche a Luca: “Sono molto interessanti – conclude – potrebbero aiutarci a portare a Biccari nuovi abitanti”.

 

Articolo su Repubblica.it

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Basket, nazionale italiana con la Sindrome di Down campione del mondo

Già vincitori dell’oro agli europei, conquistano ora il Mondiale dopo la vittoria contro il Portogallo. Prima volta nella storia del nostro Paese

ROMA – Dopo l’oro agli Europei del 2017, portano a casa anche la vittoria ai Mondiali. La nazionale italiana con la Sindrome di Down è campione del mondo, dopo aver vinto 22 – 13 contro il Portogallo. Una foto pubblicata su Facebook dalla Fisdir, Federazione italiana Paralimpica, ritrae gli azzurri al massimo della felicità, dopo essersi guadagnati il trofeo, per la prima volta nella storia del nostro Paese.

Una soddisfazione che viene celebrata anche dal Comitato italiano paralimpico. “Ecco i loro nomi – si legge sulla pagina Facebook – Leocata, Silesu, Spiga, Ciceri, Lafornara, Venuti. A guidarli l’allenatore Mauro Dessi e il tecnico Giuliano Bufacchi”.

I ragazzi di Giuliano Bunfacchi hanno compiuto una vera e propria impresa nella finalissima battendo la Nazionale padrona di casa, lo stesso avversario dello scorso anno agli Europei.

“Dopo l’Europeo questa squadra porta a casa anche il titolo mondiale. Complimenti agli atleti, allo staff e alla Fisdir Federazione. Vogliamo farglielo un applauso?”, ha commentato Luca Pancalli, presidente del Comitato.

I Campionati Mondiali per atleti con Sindrome di Down che si stanno svolgendo a Madeira, in Portogallo, rappresentano un evento multidisciplinare (basket, atletica leggere e tennistavolo) riservato alla categoria C21 che sta vedendo la partecipazione di circa 300 atleti, in rappresentanza di 21 Nazioni dei cinque continenti.

 

Articolo su Repubblica.it

OSO – Ogni Sport Oltre

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Solid Ale Beer, la birra artigianale che crea inclusione

Articolo di Francesco Ciampa

È prodotta a Catanzaro da sei giovani con disabilità intellettiva assunti con un contratto a tempo indeterminato dalla cooperativa sociale Hesperia. La birra è venduta in una trentina di locali in Calabria, ma l’obiettivo è uscire dai confini regionali entro il 2020

birrificio

CATANZARO – “Inizialmente ero prevenuto. Poi ho visto che facciamo meglio del previsto. I ragazzi compiono ogni passaggio con i loro tempi e per me il valore del tempo, il fare senza fretta, senza correre, è stato un insegnamento”. Massimo Pisanelli, ingegnere, è socio della cooperativa sociale “Hesperia” che in Calabria ha dato vita al piccolo birrificio artigianale “Solid Ale Beer”. Un progetto nato a sud di Catanzaro dove lavorano cinque persone con sindrome di Down e una con lieve forma di disabilità intellettiva. Si chiamano Alessandra, Ester, Federica, Manilo, Salvatore e Valentina: ragazze e ragazzi di età compresa tra i venticinque e i trent’anni che svolgono un ruolo importante per gran parte della catena produttiva, dando il loro aiuto dalla fase della fermentazione, al lavaggio delle bottiglie, dall’imbottigliamento alla tappatura e  infine all’applicazione delle etichette.

I risultati non solo si vedono, ma “diventano via via più grandi”, spiega Pisanelli. Da ottobre 2016 ad oggi si contano “una trentina di locali tra Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria” che hanno scelto questa birra. In più, “entro l’estate pensiamo di attivare nel centro storico di Catanzaro un punto vendita dove poter degustare il nostro prodotto”. Dal mese di gennaio, inoltre, “sono arrivate le prime commesse da fuori regione”, in particolare da Roma e Trieste. Per cui “speriamo che entro il 2020 possa aumentare la produzione a livello nazionale spostandoci in locali più grandi”. Un’attività in crescita, dunque, ma la chiave del successo, tiene a precisare Pisanelli,  non è data soltanto dallo scopo solidale fine a se stesso. “Vogliamo vendere non solo perché siamo una cooperativa sociale, cosa che in un primo momento può avvicinare i clienti, ma anche perché facciamo un buon prodotto. Il messaggio passato nel territorio catanzarese è che questi ragazzi, sia pur con i loro tempi, possono lavorare come tutti gli altri”, senza sconti in termini di qualità.

Del resto, il nome del brand dice tutto: “Il termine ‘Solid’ – spiega Pisanelli – indica la solidità del prodotto che realizziamo e della motivazione con cui operiamo”, mentre ‘Ale’ si riferisce allo stile british della nostra birra”. Una birra che, stando alla sommatoria dei due termini, rimanda al valore aggiunto del carattere solidale dell’impresa. Solidarietà e qualità, quindi. Un binomio dichiarato con orgoglio da Massimo Pisanelli e dal suo socio storico, l’amico di lungo corso e ideatore del progetto, Luciano Ricci. Insieme a loro una squadra di sei giovani che hanno saputo conquistare un contratto di lavoro a tempo indeterminato, diventando parte integrante della cooperativa. “All’inizio c’erano timidezza e tante cose da spiegare – spiega Pisanelli -. Mentre adesso qui è come casa loro: arrivano, si vestono di tutto punto, fascia in testa, grembiule” e avanti tutta “con autonomia, lavorando con il sorriso, con la voglia di fare le cose al meglio, per sentirsi utili. E non vogliono andare via se prima non hanno completato tutto”. Continua a leggere “Solid Ale Beer, la birra artigianale che crea inclusione”

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“Nella nostra pasticceria lavora Stefano, ragazzo Down. Per noi è insostituibile. Un’azienda che si rispetti deve includere”

Articolo di Raffaele Nappi

La prima volta che Stefano è entrato in pasticceria il proprietario, Davide, era un po’ preoccupato. Era il luglio del 2016 e “non avevamo mai collaborato con un ragazzo con sindrome di Down, non sapevo come avrebbe reagito lo staff”. Sono bastati due anni per capovolgere il mondo. E quando è scaduto il periodo di stage il titolare ha preso una decisione: “Il giorno dopo la fine del tirocinio ci siamo accorti che ci mancava. E così abbiamo deciso di assumerlo con un contratto a tempo indeterminato”, sorride.

Lui si chiama Stefano Brevi e ha 28 anni. L’altro, Davide Savoldelli, è il titolare di una pasticceria storica a Endine Gaiano, 3.400 abitanti in provincia di Bergamo. Mosso dalla voglia di mettersi in gioco Stefano si è iscritto all’ufficio di collocamento per lavori protetti mirati. “Ma in due anni non abbiamo mai ricevuto una proposta”, racconta la mamma, Antonia. Poi, la possibilità di fare uno stage al forno Minuscoli. “Dal primo giorno abbiamo capito che Stefano era un ragazzo curioso e simpatico – racconta Davide –. Si è presentano accompagnato dai suoi genitori in negozio con un sorriso grande così”.

Così Stefano ha modo di entrare nel mondo del lavoro e farsi conoscere

La giornata comincia alle 8.30 in punto, quando Stefano arriva accompagnato in moto da suo papà. Ordina il solito caffè liscioseguito da un buon cannolo e si siede con i clienti, che ormai sono diventati suoi amici. Alle 8.45 si prepara, indossa la divisa e comincia a pulire tutte le teglie utilizzate per la cottura di pizze, focacce e brioche. “È un lavoro lungo e a tratti anche antipatico – raccontano i dipendenti –. Ogni tanto Stefano cerca di sviare e proporsi per far altro, ma dopo qualche richiamo si rimette in riga e finisce il turno”. Nei momenti di maggior afflusso viene chiamato per servire ai tavoli (cosa che adora), poi fa la lavastoviglie, lava i piatti e pulisce le verdure con la cuoca, Nicoletta. È circondato dalle colleghe, tutte donne. Lui le riempie di complimenti e quindi “il suo inserimento non è stato per nulla difficile. Anzi”, sorride il titolare. Alle 11, dopo la solita pausa con merenda, Stefano apparecchia i tavoli per pranzo: lo fa con cura e precisione, organizza praticamente tutta la sala. Alle 12 si avvia alla fermata del pullman, da solo. Torna a casa a Casazza, 11 chilometri più a nord, dove vive con i genitori.

Eppure parecchie aziende preferiscono ancora oggi pagare multepiuttosto che inserire personale con disabilità. “Bisogna potenziare l’inserimento dei disabili, perché è solo grazie strumenti come questi che persone come Stefano hanno modo di farsi conoscere, entrare nel mondo del lavoro, capire che la barriera non è la disabilità ma l’atteggiamento che hanno gli altri nei suoi confronti”.

Davide e lo staff della pasticceria sono stati seguiti e accompagnati nel percorso di inserimento lavorativo da una cooperativa che ne ha curato tutti i dettagli. “Purtroppo spesso nelle aziende si tende a preferire la scelta più semplice. E senza pensare all’aspetto umano, si riduce tutto a una mera questione economica, a una semplice monetizzazione, trascurando l’importanza del rispetto della persona”, spiega Barbara Facchinetti, la tutor che ha seguito personalmente il progetto. “Davide ha attivato un circolo virtuoso riuscendo così a valorizzare concretamente le potenzialità di Stefano: lo ha inserito per libera scelta dopo una conoscenza diretta, senza aver l’obbligo di assumere tramite categoria protetta – continua Barbara –. Non ha trascurato il valore umano a favore di logiche di profitto e produttività”.

La tutor: “Davide non ha trascurato il valore umano a favore di logiche di profitto e produttività”

Ma cosa può fare lo Stato per stare vicino a persone con disabilità? Per favorirne l’inserimento lavorativo? Garantirne diritti e doveri? “Semplice, stare al fianco degli utenti, collaborando con aziende e le famiglie, che sono le protagoniste e gli artefici dei successi delle persone disabili”, spiega la tutor.

Obiettivi per il futuro? Continuare così. “Spero che Stefano si trovi bene e che resti con noi così come ha fatto finora. Per noi lui è insostituibile”, sorride Davide. E poi c’è una questione di fondo che proprio non può essere messa da parte: “Un’azienda che si rispetti – spiega – deve includere tutti”. Quando ha ricevuto la notizia del contratto a tempo indeterminato Stefano era entusiasta. “Non credo abbia e conosca il valore del denaro. In questi due anni ha semplicemente voluto sentirsi una persona normale”, racconta mamma Antonia. Come quando lui, di buonumore, ti viene vicino, ti abbraccia e ti riempie di complimenti. “Sono quelli i momenti migliori”.

 

Articolo su Il Fatto Quotidiano

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Viaggiare in Europa: nasce la rete di ospitalità delle famiglie con sindrome di Down

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Un portale raccoglie le offerte di ospitalità di famiglie di persone con sindrome di Down rivolte ad altre famiglie

Viaggiare (soprattutto all’estero) è in assoluto una delle cose che più può arricchire la vita di un individuo: permette di conoscere culture e luoghi diversi, ci fa mettere confronto con altre persone, e insegna ad adattarsi ed a superare alcune piccole grandi sfide personali che talvolta ci limitano nella vita di tutti i giorni. Per le famiglie nelle quali ci sia un componente con disabilità, viaggiare può risultare più difficile,  per una serie di ragioni. Per agevolare le famiglie di persone con sindrome di Down che desiderano fare esperienza di un viaggio in Europa, è nata una piattaforma web che permetterà di viaggiare in maggiore serenità.

Grazie al progetto dell’Associazione Europea Sindrome di Down sono moltissime le famiglie che avranno la possibilità di viaggiare in tutta europa risparmiando e, al contempo, vivendo esperienze di condivisione con famiglie straniere con delle caratteristiche simili alle loro.

LA PIATTAFORMA WEB – L’EDSA  ha lanciato da poco la piattaforma Edsa Family,  uno spazio web il cui scopo è creare rete tra famiglie che hanno figli con sindrome di Down e che desiderano rendersi disponibili ad ospitare nella propria casa altre famiglie con persone con Trisomia 21 o che, per converso, desiderino viaggiare in Europa o nel mondo, cercando ospitalità presso altri membri dell’associazione.

COME PARTECIPARE – Per potersi unire alla rete di famiglie aderenti è necessario iscriversi all’associazione, che provvederà a verifica ed approvazione della domanda. L’approvazione è necessaria e sarà data dall’organizzazione locale, aderente all’EDSA, che conosce la famiglia e perciò in grado di valutare l’idoneità della richiesta. Successivamente ciascuno potrà proporsi ed offrire un servizio o un alloggio, rigorosamente a titolo gratuito o senza guadagno, ad una famiglia, ma anche visionare le offerte degli altri iscritti ed eventualmente contattarli. Continua a leggere “Viaggiare in Europa: nasce la rete di ospitalità delle famiglie con sindrome di Down”

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Bambino per sempre

Bambino per sempre è un libro scritto da Cristóvão Tezza e tradotto in italiano da M. Baiocchi, pubblicato da Mondadori nel 2012.

31d0u5nczul-_bo1204203200_A ventotto anni Cristovão disoccupato e aspirante scrittore con un passato da contestatore borioso, è felice di diventare finalmente padre. Il destino però gli ha giocato un brutto scherzo: il suo piccolo Felipe è affetto dalla sindrome di Down, una malattia genetica che lo costringerà a uno sviluppo ritardato e mai completo, a una perenne infanzia, a una irrimediabile fragilità. Il mondo allora gli crolla addosso e una rabbia sorda lo travolge, contro tutto e contro tutti. Eppure la vita è generosa di sorprese e, giorno dopo giorno Cristovão comincia a guardare quel bambino con occhi diversi. Si scopre ad ascoltare i suoi bisogni, a condividere le sue gioie, a superare insieme le difficoltà, a volergli bene. E paradossalmente Felipe, che non può crescere, farà crescere suo padre: con la sua disarmante presenza, quel bambino per sempre trasformerà un giovane freddo e indifferente in un adulto, tormentato, sì, ma amorevole, attento, infaticabile nell’assistere il figlio, con cui instaura un rapporto d’affetto avvolgente e coinvolgente. Una storia d’amore e di speranza: solo dopo vent’anni l’autore è riuscito a scrivere del suo dramma personale. Perché la sua esperienza possa essere d’aiuto ad altri padri e figli.

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