Pubblicato in: Articoli, Validi

Paralizzato dopo un ictus, inventa il ‘TripAdvisor’ per disabili

Articolo di di Patricia Peiró, El Pais (Spagna)

Willy Ruiz è stato il marketing manager di Apple Spagna per 10 anni prima di sentirsi male. Ora sta cambiando la vita di molte persone.

La vita di Willy Ruiz è cambiata quando ha avuto un ictus. Si sveglia dal coma e trova il mondo che conosceva trasformato in un territorio ostile. Cinque anni dopo lancia un’applicazione chiamata Mapcesible, per favorire l’inclusione delle persone disabili.
L’ictus di Willy Ruiz si è verificato mentre faceva una presentazione su iPhone, iPad e iPod. «Me ne sono andato con gli stivali addosso», scherza. Ruiz era il marketing manager di Apple in Spagna da 10 anni, ma la sua vita è cambiata quella mattina del 2013. «Tutto andava molto velocemente, e si è fermato. Poi tutto ha cominciato ad andare molto lentamente», dice. Si è svegliato da un coma in un mondo che ora era un territorio ostile, e dove si è dovuto abituare ad avere un cervello che non controllava più. «La prima notte in cui ho dormito a casa dopo l’ictus, sono caduto dal letto», ricorda.

Ma la sfida più grande è stata quella di affrontare il mondo fuori da casa sua. Una notte, Ruiz stava tornando a casa dopo aver cenato con alcuni amici in un ristorante nel centro di Madrid, quando ha avuto bisogno di usare un bagno. In una strada piena di bar, non è riuscito a trovarne uno con accesso per sedie a rotelle. Quando finalmente l’ha fatto, c’erano tre scale che portavano al bagno. «Perché non c’è un’applicazione che mi permette di sapere dove posso andare in bagno?», ha pensato.
Fu allora che ebbe l’idea di Mapcesible, un’applicazione che funziona come una sorta di Trip Advisor per le persone a mobilità ridotta. Gli utenti valutano i posti, dai ristoranti alle spiagge, in base alla loro accessibilità. Rispondono a un questionario progettato da Ilunion, la fondazione dell’Organizzazione Spagnola per la Cecità (Organización Nacional de Ciegos Españoles, o Once), e possono anche caricare immagini. Un’altra fondazione spagnola, la Fundación Telefónica, ha fornito supporto tecnico e finanziario.
«I primi test sono stati condotti dai volontari della fondazione e abbiamo aggiunto informazioni integrando i dati di dozzine di banche dati pubbliche, come quelle dei comuni», dice Luis Rojo, direttore delle relazioni istituzionali della fondazione. La piattaforma ha finora raccolto informazioni su più di 20mila posti.

«Si vede la città con occhi diversi. Il giorno in cui abbiamo presentato l’app, un kick scooter (scooter elettrico a quattro ruote per disabili) era parcheggiato davanti alla porta principale della fondazione», commenta Rojo. L’applicazione non risponde solo alle esigenze dei disabili, ma è utile anche per gli anziani o per le persone con passeggini.

Nel 2003, la Spagna ha approvato la legge sulle ‘Pari opportunità, non discriminazione e accessibilità universale per le persone con disabilità, che prevede che “edifici, aree, strumenti, attrezzature e tecnologia, beni e prodotti” siano tutti inclusivi. La legge prevede anche “la rimozione delle barriere architettoniche di accesso e l’adattamento delle attrezzature e degli strumenti”. Nel 2011, le principali agenzie spagnole per la disabilità hanno lavorato con la Federazione di Comuni e Province per produrre il più grande rapporto sulla mobilità, analizzando 70 paesi e città. Lo studio ha mostrato, ad esempio, che il 90 % dei comuni aveva scale pubbliche non conformi alla normativa, il 67,6 % dei semafori non aveva un dispositivo di avvertimento, e le griglie di protezione ai piedi degli alberi erano rotte o sconnesse per il 70 % del tempo.

«Un numero crescente di strumenti tecnologici mirano ad aiutare con la mobilità, ma un’applicazione non rende un luogo accessibile se le barriere fisiche sono ancora lì», commenta Jesus Hernandez, direttore dell’accessibilità universale e dell’innovazione presso la fondazione Once, aggiungendo che stanno lavorando per aggiornare i dati dello studio. «Stiamo assistendo a un cambiamento nelle città, ma è molto lento», dice. Once e il provider spagnolo di telefonia mobile Vodafone hanno co-sviluppato Tur4all, un’applicazione che elenca le risorse accessibili per i turisti. L’azienda catalana Mass Factory ha lanciato nel 2016 un altro strumento che guida le persone disabili attraverso la rete di trasporto pubblico, e Google maps ha integrato un’opzione per mostrare luoghi accessibili ai disabili. «Ogni piccolo contributo conta, ma un edificio senza ascensore è ancora una prigione per persone disabili – aggiunge Hernandez –. Il problema inizia nelle università dove ai laureati in architettura non viene insegnato a pensare a progetti adattabili».

Rimuovere le barriere e adattare gli spazi non è solo una questione di inclusione per le persone con disabilità fisiche. David Lopez è coordinatore del progetto per Afanías, un’organizzazione che sostiene le persone con condizioni di salute mentale. «Tutti, disabili o meno, possono avere difficoltà a muoversi in città, e a tutti noi piace poter arrivare a destinazione in sicurezza senza perdersi», dice.

Afanías e la ricercatrice Berta Brusilovsky hanno sviluppato il progetto Easy Space, in cui disabili e architetti lavorano insieme per valutare l’adattabilità dei luoghi. «Ci sono elementi di base da cercare – un ingresso facilmente riconoscibile, un punto focale per aiutare le persone a orientarsi in un edificio, percorsi accessibili, un elenco all’ingresso, informazioni dove due corridoi si intersecano in modo che le persone non si perdano e possano trovare l’uscita», rileva Brusilovsky.

Ruiz cita una sfida che la maggior parte delle persone dà per scontata: «Ho bisogno di sapere cosa posso aspettarmi quando esco per strada, e che non ci saranno sorprese».

 

Articolo su laRegione

Pubblicato in: Articoli, Validi, Video

Ti porto io: due amici e una carrozzina lungo il Cammino di Santiago

Arriva in Italia il documentario su un’impresa epica e molto intima: la storia vera di un viaggio (quasi) impossibile. Guarda la clip in esclusiva

Arriva in questi giorni in Italia un film che racconta un cammino per parlare di tutt’altro: di amicizia e malattia, di speranza e solidarietà. Una storia vera e straordinaria, vissuta in presa diretta dai due protagonisti, la storia di un uomo “normalmente” abile che ne spinge un altro “diversamente” abile su una sedia a rotelle per 800 chilometri. Lungo il Cammino di Santiago. Ti porto io, diretto da Terry Parish, è un ritratto intimo e un viaggio epico che nasce il giorno in cui Patrick accetta una proposta pazzesca: spingere il suo migliore amico Justin, costretto a vivere su una sedia a rotelle, fino alla tomba di San Giacomo.

POLVERE E FANGO – Il Cammino di Santiago è polvere e fango, sole e pioggia, ha scritto Eugenio Garibay Baños sui muri di Nájera che accolgono i pellegrini nel paese di cui è parroco. Polvere, fango, lacrime e disperazione accompagnano in ogni chilometro di questo viaggio impossibile i due intrepidi protagonisti, che troveranno però puntuale conforto negli infiniti incontri che il cammino regala e nell’amicizia che li lega da una vita.

https://video.gazzetta.it/video-embed/07acee3c-b694-11e8-9dd1-7bd44e2fc4da

L’INCREDIBILE IMPRESA – Justin ha avuto una carriera prolifica come grafico fino a quando una malattia neurovascolare degenerativa gli ha tolto l’uso delle braccia e delle gambe. Costretto a vivere su una sedia a rotelle, non si è mai fermato, tanto da immaginare l’incredibile impresa di percorrere il Cammino di Santiago.  Sapendo di non poterlo fare da solo, ha chiesto al suo amico Patrick di spingerlo.

Ti porto io

Ti porto io

LA VERA FATICA – Il regista segue il cammino giorno dopo giorno, tra ostacoli (apparentemente) insormontabili e incontri illuminanti, per 6 settimane e 800 chilometri, sotto il sole o con la pioggia, fino alla meta di Santiago. Ti chiedi se lo sforzo maggiore sia quello di Patrick, costretto a spingere e tirare la carrozzina per intere massacranti giornate e poi la sera dedicarsi completamente all’assistenza del suo amico, o piuttosto quello di Justin, obbligato a chiedere aiuto e a dipendere in tutto e per tutto dal prossimo. Lui ti risponde che è durissima vedere – impotente – gli altri farsi in quattro per te, “ma sei ripagato dalla gioia dipinta sui loro volti mentre lo fanno”.

Ti porto io

Pubblicato in: Articoli, Validi

Nicola Dutto

Il sogno di Nicola Dutto è realtà: sarà il primo pilota con paraplegia a partecipare alla Dakar

2492513-51748970-2560-1440

Ai nastri di partenza della Dakar 2019 ci sarà anche il pilota cuneese 48enne Nicola Dutto, primo atleta con paraplegia di sempre a prendere parte al Rally più importante al mondo. Vi raccontiamo la sua storia.

Il 6 gennaio prenderà il via dalla capitale peruviana Lima la mitica Dakar e ai nastri di partenza ci sarà anche il pilota cuneese 48enne Nicola Dutto, primo atleta paraplegico di sempre a prendere parte alla celeberrima competizione motoristica a fianco dei cosiddetti piloti normodati. Un traguardo a lungo inseguito dopo il terribile incidente del 2010 che lo costrinse su una sedia a rotelle e finalmente agguantato dopo che l’anno scorso un problema fisico gli impedì di testare le moto da spedire in Sudamerica per la Dakar 2018.

Un traguardo, quello di essere parte integrante del rally più famoso e importante al mondo ma anche più dispendioso fisicamente e pericoloso, reso possibile grazie ad apportune modifiche alla sua KTM 450 EXC-F: la moto di Nicola è infatti dotata di comandi a manubrio, ovvero cambio e frizione automatica così come il freno posteriore. Il pilota è sostanzialmente legato alla moto tramite un apposito supporto posteriore e in caso di cadute o imprevisti si ogni sorta sarà soccorso prontamente dai suoi angeli custodi, ovvero i “ghost riders” Paolo Toral, Victor Rivera e Julian Villarrubia che di chilometro in chilometro (il percorso ne prevede la bellezza di oltre 5.000) lo precederanno o seguiranno sul tracciato per vegliare su di lui.

La traiettoria nel Motor Sport di Nicola Dutto potrebbe facilmente prestarsi a una trasposizione cinematografica: il pilota di Beinette inizia presto a farsi un nome nel mondo dell’enduro con il suo stile di guida pulito e al contempo spavaldo, ma è in Spagna che Dutto trova una seconda casa e una nuova, travolgente, passione, quella della Baja. La Baja è una disciplina dove si gareggia da soli contro il cronometro su piste polverose e un clima quasi sempre prossimo al torrido. Si afferma presto in Italia e in Europa facendo incetta di titoli ma nell’Italian Baja del 20 marzo 2010 cade in prossimità del fiume Tagliamento a 150 chilometri orari a causa di una maledetta pietra nascosta nella sabbia e di fatto invisibile agli occhi del pilota. La diagnosi è impietosa: frattura della settima vertebra dorsale e Nicola costretto sulla sedia a rotelle.

“Non ho mai odiato la moto o rinnegato quello che ho fatto. Mi reputo un ragazzo fortunato perché ho potuto trasformare una passione in una professione, con tutti i rischi del mestiere. Quando sono in sella mi dimentico di non poter usare le gambe. La moto mi ha spezzato ma mi ha salvato. (Nicola Dutto)”

La forza d’animo e la tenacia di Nicola Dutto hanno contribuito a vergare nuovi capitoli di questa incredibile storia: a soli due anni di distanza dall’incidente è di nuovo in sella grazie a un moto opportunamente modificata e può finalmente tornare alla sua adorata Baja. Le vibrazioni sono quelle giuste, a tal punto che il pilota comincia a covare il sogno di partecipare al rally più iconico al mondo. Dopo qualche tentativo andato a vuoto il 18 luglio del 2018 Nicola riceve la notizia più lieta possibile: il direttore della Dakar Etienne Lavigne gli comunica infatti che la sua richiesta di partecipazione è stata accettata.

Lieto fine hollywoodiano servito sul piatto d’argento? Macché, questa è una storia tutt’altro che giunta ai titoli di coda, perchè ora Nicola vuole concludere il tracciato a tutti i costi domando le terribili dune di sabbia: lo avrete intuito, insomma, non siamo al cospetto di un uomo tendente all’accontentarsi.

sito: http://www.nicoladutto.com/nicola-dutto.html

Articolo su EUROSPORT