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Google Maps per aiutare i non vedenti

Non è facile per la persone con disabilità visiva riuscire a muoversi in città. Alcuni hanno diritto ad un accompagnatore. Altri più fortunati un cane addestrato appositamente. I più usano un bastone. Non solo in Italia. Anche negli altri Paesi. Anche a sud est nel Mediterraneo. Come in Turchia. Nel Paese che segna il confine con il continente asiatico un giovane ingegnere ipovedente hanno inventato un bastano che permette alle persone cieche di utilizzare al meglio Google Maps per districarsi nella giungla quotidiana della città in cui vivono.

Kursat Ceylan, Ceo e fondatore della no-profit turca Young Guru Academy, ha deciso di mettere le sue abilità e competenze al servizio delle persone non vedenti. Il giovane ingegnere turco ha deciso di studiare e realizzare nuove tecnologie per aiutare i non vedenti a migliorare la propria quotidianità. Ed ha iniziato da WeWalk, un bastone che si collega alla rete delle mappe di Google e, grazie a degli altoparlanti, dà indicazioni alla persone che lo utilizza. WeWalk è in commercio da più di un anno con un costo per l’utente finale di quasi 500 dollari.

 

Articolo su dalSociale24

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Monica e il bracciale per i bimbi ciechi: «Così giocano come gli altri»

Lo strumento inventato da Gori, dell’Iit di Genova: «Grazie ai suoni emessi riescono a correre e a giocare a “Un, due, tre, stella!”»

articolo di Elena Tebano

Da piccola Monica Gori non era brava a scuola, tanto che le hanno sconsigliato di fare il liceo. «Più tardi – dice – ho capito che era perché non sono una persona visiva, ma “acustica”: l’apprendimento scolastico privilegia il senso della vista rispetto agli altri, ma io così non riuscivo a imparare». Solo alle superiori, studiando da orafa all’istituto d’arte, si è resa conto di avere comunque «una mente creativa». È grazie anche a quell’esperienza personale però che è stata capace di immaginare lo strumento di una piccola, semplicissima, magia: un braccialetto sonoro sviluppato dal suo team di ricerca all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) che permette ai bambini non vedenti di giocare a “Un, due, tre, stella!” o ad acchiappino come tutti gli altri. «Vederli correre liberamente e ridere di gioia – racconta – è una delle cose più belle che mi ha dato il mio lavoro».

Aretina, 38 anni, psicologa di formazione («Alla fine mi sono laureata in 3 anni invece che 5, a Firenze»), dopo un periodo al Cnr di Pisa, ha fatto il dottorato all’Iit di Genova con Giulio Sandini, uno dei padri della robotica, non solo in Italia. «Mi interessava capire il funzionamento del cervello, ma la psicologia da sola, per me, era troppo astratta: volevo qualcosa di più pratico». All’esame di ammissione ancora una volta le è tornato utile l’apprendistato da orafa: «Ero l’unica psicologa con otto ingegneri: a loro hanno chiesto se sapevano saldare circuiti con la microsaldatrice, a me no perché hanno dato per scontato che non ne fossi capace, invece ero l’unica a saperlo fare». Oggi coordina l’U-Vip lab (Unit for visually impaired people) dell’Iit, un gruppo di ricerca di 15 persone, che porta avanti «un’idea di tecnologia che si basa sulla conoscenza scientifica del cervello per creare strumenti al servizio delle persone».

Nello specifico, le persone ipo o non vedenti. Quando lei ha iniziato a occuparsene, erano poco considerate dalla comunità scientifica: «Ancora oggi, nonostante i progressi tecnologici, la maggior parte di loro continua ad affidarsi al bastone o ai cani guida perché la maggior parte delle tecnologie disponibili sono o poco utili, o invasive, o così complicate che necessitano molte ore di addestramento – spiega Gori–. Soprattutto non sono pensate per i bambini: dei 48 dispositivi per non vedenti o ipovedenti che esistono, solo due posso essere usati anche dai bimbi».

L’infanzia invece è un momento cruciale: quello in cui, con gli stimoli adeguati, si sviluppano le capacità che accompagnano le persone per tutta la vita. Chi non vede è privato di una parte di questi stimoli, e quindi ha, per esempio, più difficoltà con la memoria. Mentre non è vero, come si ritiene di solito, che i non vedenti abbiano gli altri sensi acuiti: è stata proprio Monica Gori la prima ad averlo dimostrato, con una serie di esperimenti che l’hanno fatta conoscere agli scienziati di tutto il mondo. Le tecnologie sviluppate dell’U-Vip lab invece sono tutte pensate per favorire l’apprendimento motorio, sensoriale e sociale delle persone non vedenti. Come l’Audiobruch, una sorta di tastiera acustica che permette di «dipingere» dei paesaggi sonori (replicando suoni reali) e di giocare a un memory card dove al posto delle tessere con le immagini, ci sono i rumori. Il dispositivo più versatile però è Abbi («Audio Bracelet for blind interaction»), il «braccialetto audio per l’interazione non mediata dalla vista».

A vederlo sembra quasi elementare: una piccola cassa di plastica attaccata a un cinturino elastico che lo fa assomigliare al vecchio popswatch, e che emette suoni diversi e ritmici a secondo della posizione nello spazio di chi lo indossa. In realtà è basato sulle teorie più avanzate sul ruolo che la visione ha nello sviluppo dei bimbi e permette ai non vedenti di «sostituire» la vista con l’udito, in modo da avere un feedback acustico delle proprie e altrui azioni, capire come è fatto il proprio corpo e come è strutturato lo spazio intorno a loro. Soprattutto permette ai bambini di giocare senza bisogno di vedere. «Se qualcuno si muove dopo lo “stella!”, il braccialetto emette dei suoni, e allora — dice Gori con un sorriso — deve tornare indietro». Un regalo agli altri bambini da parte della ex bambina che non riusciva a imparare solo con la vista.

 

Articolo su Corriere della sera

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Cinque ragazze e la app per far leggere a voce il menu ai ciechi

Articolo di Gianna Gioria

Studentesse del liceo scientifico Alessandro Antonelli di Novara hanno ideato l’application «Inclusive». Come premio andranno un viaggio a Seul

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Quando si pensa alla realtà tecnologica, generalmente la si associa al mondo maschile, in particolare a quello dei ragazzi. Ha suscitato molto interesse sapere che un gruppo di studentesse delle classi quarta e quinta del liceo scientifico statale Alessandro Antonelli di Novara ha ideato l’app «Inclusive». Un’applicazione grazie alla quale le persone non vedenti e ipovedenti possono scannerizzare i menù dei ristoranti e dei bar che poi saranno letti ad alta voce. Il costo della realizzazione è stato molto contenuto; e per il suo utilizzo non è necessaria alcuna connessione ad internet. Il funzionamento della app consiste nella scansione e nella lettura del testo del menù a esso associato attraverso un codice QR (dall’inglese Quick Response cioè «risposta veloce»).

 

Grazie alla fotocamera dello smartphone è possibile la lettura del codice stesso stampato, consentendo l’ascolto del menù per mezzo di un procedimento di sintesi vocale. Lo stesso codice deve essere sensibile al tatto per poter essere individuato, in modo facile e veloce; inoltre per essere maggiormente fruibile e per semplificare la navigazione è necessario suddividere i contenuti in sezioni, quali ad esempio aperitivi, cocktail, dessert … e per ognuna di queste creare un Codice QR. I gestori di bar e di ristoranti possono creare il codice, scaricandolo gratuitamente dal sito, it.qr-code-generator.com, e inserendo nome, ingredienti e prezzo dei loro prodotti. Grazie alla realizzazione dell’app «Inclusive» le ragazze hanno vinto la seconda edizione del concorso «LetsApp 2018 Hackathon», ideato da Samsung in collaborazione con il Miur (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) che ha la finalità di avvicinare gli studenti della scuola secondaria al mondo delle applicazioni mobili. In particolare «LetsApp» è un programma di educazione alle nuove tecnologie che, attraverso una piattaforma e-learning, permette agli studenti di acquisire competenze di base sulla programmazione. Il premio? Un viaggio di formazione didattica in Corea del Sud.

 

Articolo su Corriere.it

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Quali libri far leggere d’estate ai ragazzi con disabilità

Articolo di Tina Naccarato

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Audiolibri, libri ad alta leggibilità, libri che usano il linguaggio visivo: sono tanti oggi i formati a supporto dei ragazzi con disabilità

Le vacanze estive sono ormai iniziate per molti alunni e studenti e tanti docenti hanno consigliato di dedicare in questo periodo un po’ di tempo alla lettura, suggerendo spesso anche dei testi. La tecnologia, oggi, fornisce strumenti inclusivi e diverse possibilità ai ragazzi che hanno delle difficoltà, i quali possono accedere a testi in formati eterogenei e facilitanti.

E’ il caso, ad esempio dei ragazzi con disabilità visiva, che oggi possono leggere numerosi e-book accessibili, disponendo di cataloghi sempre più ricchi. La Fondazione Libri Italiani Accessibili (LIA), a tal proposito,  dispone di un catalogo di circa 9 mila testi, mentre l’Associazione Lettura Agevolata fornisce informazioni e formazione sulle diverse risorse e metodologie di lettura per chi presenta difficoltà visive (libri a grandi caratteri, elettronici, Braille, tattili ecc.) e sugli ausili ottici ed elettronici oggi disponibili. In rete sono disponibili gratuitamente audiolibri per non vedenti ed ipovedenti ed è oggi sorta Audible, la società di Amazon che si occupa di produzione e distribuzione di audiobook digitali e contenuti audio parlati. Sono disponibili testi delle case editrici Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Piemme, Sperling&Kupfer. Quest’anno, inoltre, Emons Audiolibri compie dieci anni e per l’occasione sono in programma eventi e nuove iniziative editoriali.

Tuttavia, nonostante i numerosi progressi e la diffusione crescente degli audiolibri, la questione dell’accessibilità dei libri è ancora aperta. Ci sono case editrici che non hanno ancora reso disponibili i libri in formato elettronico e ci sono poi difficoltà nel rendere accessibili testi complessi ricchi di tabelle, diagrammi o note. Come abbiamo già evidenziato in passato, in media le persone con disabilità visiva leggono più dei vedenti: ci auguriamo che presto possano accedere a tutti i prodotti editoriali. Continua a leggere “Quali libri far leggere d’estate ai ragazzi con disabilità”