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ATLETI PARALIMPICI FAMOSI: QUAL È LA LORO STORIA E COME SI SONO AVVICINATI ALLO SPORT

Atleti paralimpici famosi italiani e stranieri: quali si distinguono nelle discipline di endurance e qual è la loro storia


Atleti paralimpici famosi

Gli atleti paralimpici sono quegli atleti che sfidano i propri limiti fisici raggiungendo eccellenti risultati in molte discipline sportive. Sono tanti quelli che si sono saputi distinguere nella storia dello sport e, in questo articolo, ti vogliamo parlare degli atleti paralimpici più famosi italiani e stranieri.

In particolare, ci soffermeremo a raccontare la storia degli atleti che nelle paralimpiadi si sono distinti dagli altri e come si sono avvicinati allo sport.

Iniziamo subito con il raccontare la storia dei nuotatori paralimpici più famosi.

Atleti paralimpici famosi nuoto

Atleti paralimpici nuoto

Il nuoto paralimpico è una variante del nuoto tradizionale che viene praticato da atleti dotati di una disabilità fisica.

Le storie di cui ti vogliamo parlare ora sono storie straordinarie di persone che hanno saputo sfidare la propria condizione fisica e ottenere risultati eccellenti nella disciplina del nuoto.

Parlando degli atleti paralimpici americani nel nuoto non possiamo non citare la nuotatrice Trischa Zorn, classe 1964, cieca alla nascita. Trischa è stata campionessa alla Paralimpiadi più volte, e tuttora detiene il record del maggior numero di medaglie vinte.

Ben 55 medaglie di cui 41 d’oro, 9 d’argento e 5 di bronzo, conquistate in diverse specialità tra il 1980 e il 2004. Grazie a questo record, Trischa Zorn è entrata a far parte della Paralympic Hall of Fame nel 2012.

Un altro atleta famosissimo nel nuoto paralimpico è il brasiliano Daniel Dias, classe 1988. Daniel, nonostante abbia imparato a nuotare solamente in adolescenza, ha partecipato per la prima volta ai giochi paralimpici a 20 anni (Pechino 2008) vincendo più medaglie di qualsiasi altro atleta.

Grazie ai suoi risultati ottenuti (sei medaglie d’oro ai giochi paralimpici di Londra 2016) Dias è stato paragonato al campione Michael Phelps, un nuotatore competitivo non-paraolimpico americano. Nonostante un confronto così onorevole, Daniel Diaz ha dichiarato di essere Daniel Diaz e di non voler emulare nessuno.

Che dire invece dei campioni della nazionale italiana? Sei curioso di conoscere le loro storie? Allora continua la lettura del nostro articolo!

Atleti paralimpici italiani nuoto

Tra gli atleti paralimpici italiani più famosi ti vogliamo raccontare la storia di Federico Morlacchi. Nato nel 1993, Federico è affetto da ipoplasia congenita al femore sinistro.

Nonostante questa patologia fisica, Federico ha iniziato con il nuoto a soli 10 anni, prima di dedicarsi al nuoto agonistico paralimpico.

Federico dichiara: “Immaginare la mia vita senza nuoto è impossibile. Avrei troppo tempo libero”. Da questa affermazione si può capire quanto il nuoto sia per lui la sua passione e quanta forza possieda.

La sua specialità è lo stile libero, la rana, la farfalla e misto.

E poi c’è Monica Boggioni, classe 1988, nuotatrice paralimpica italiana campionessa ai mondiali nei 50 e 100 metri stile libero nella categoria S4, e nei misti 150 metri nella categoria SM4.

Monica è affetta da una sofferenza cerebrale che le causa una diplegia spastica agli arti inferiori. Nonostante questo, Monica non ha voluto rinunciare alla sua passione e al nuoto.

Anzi, sono stati proprio i medici a consigliare ai suoi genitori, quando Monica aveva solo due anni, di nuotare. E da allora Monica Boggioni non ha mai abbandonato questa disciplina diventando campionessa paralimpica vincendo ben quattro medaglie d’oro, di cui una agli europei e tre ai campionati mondiali.

Ma adesso passiamo ad un’altra disciplina sportiva che ha tante altre storie emozionanti da raccontare. Stiamo parlando, nello specifico, del ciclismo.

Vuoi sapere quali sono i ciclisti paralimpici più famosi e meritevoli di menzione? Allora continua la lettura del nostro articolo!

Atleti paralimpici famosi ciclismo

Anche il ciclismo ha, come il nuoto, tantissimi atleti paralimpici che hanno alle loro spalle storie meravigliose di forza e di speranza.

Tra gli atleti paralimpici inglesi più famosi non possiamo non citare Sarah Storey, classe 1977. Sarah è una ciclista britannica di corse su strada e su pista, nonché ex nuotatrice. È stata pluripremiata con la medaglia d’oro ai giochi paralimpici in entrambi gli sport.

Tra i suoi più grandi successi si ricordano le 29 volte in cui è stata campionessa del mondo (sei volte nel nuoto e 23 volte nel ciclismo) e 21 volte campionessa europea (18 volte nel nuoto e 3 in ciclismo).

Sarah Storey è nata senza una mano sinistra funzionante dopo che il suo braccio è rimasto impigliato nel cordone ombelicale nel grembo materno. Questo fatto non ha consentito alla sua mano di svilupparsi normalmente.

Tra gli atleti paralimpici italiani più famosi vogliamo raccontarti la straordinaria storia di Alex Zanardi, di cui sicuramente avrai già sentito parlare.

Alex Zanardi

Zanardi era un pilota italiano, ma durante una gara, nel lontano settembre 2001, ebbe un gravissimo incidente in pista, in seguito ad aver perso il controllo della sua autovettura.

Quell’incidente gli costò caro: infatti, gli furono amputati entrambi gli arti inferiori. Nonostante la tragedia che lo colpì, Zanardi decise che non era ancora giunto il momento di abbandonare lo sport e la sua passione.

Così, dopo diversi anni, è tornato a gareggiare raggiungendo diversi successi in altre discipline sportive. E il suo ritorno nel mondo dello sport ha commosso ancor di più del suo incidente stesso.

Nel 2012 Zanardi partecipa alle paralimpiadi di Londra con la sua handbike compiendo un’impresa straordinaria vincendo la medaglia d’oro e salendo sul gradino più alto del podio per la prima volta in tutta la sua carriera sportiva.

Un’altra impresa straordinaria realizzata da Zanardi risale a qualche anno dopo le paralimpiadi. Stiamo parlando del 12 Ottobre 2014 quando, dopo mesi di duro allenamento, partecipa alle Hawaii alla più importante gara al mondo di “Ironman”.

La gara prevedeva di percorrere circa 3,8 chilometri a nuoto, 180 chilometri con la handbike e 42 chilometri con la carrozzina olimpica.

Alex Zanardi riuscì a terminare questa estenuante gara in meno di 10 ore.

Atleti paralimpici triathlon

L’altra disciplina di cui ti vogliamo parlare è il triathlon che consiste in uno sport multidisciplinare individuale o a squadre.

Tra gli atleti paralimpici nostrani meritevoli di menzione citiamo:

  • Giovanni Achenza: diventato atleta del paratriathlon in seguito ad un incidente che lo coinvolse all’età di 32 anni, durante il quale Achenza ha riportato una grave lesione midollare. Si avvicina a questa disciplina quasi casualmente: era un giorno come un altro quando, durante la sua convalescenza, Achenza apprende dal suo ortopedico l’esistenza della handbike, che gli segnò definitivamente la vita. Citiamo questo atleta per i suoi enormi successi conseguiti: Giovanni Achenza mantenne infatti il titolo di campione italiano di handbike dal 2009 al 2015, si posizionò ottavo ai Mondiali di Paraciclismo del 2009, fino a sbarcare nel 2013 nel Campionato Italiano di Paratriathlon, in cui l’atleta sardo si posizionò sul gradino più alto del podio
  • Michele Ferrarin: dopo anni di carriera come nuotatore normodotato, Ferrarin inizia ad avvertire improvvisamente il suo corpo strano e diverso. Ma solo dopo diversi anni gli fu diagnosticata un’atrofia muscolare spinale progressiva che coinvolse il suo braccio sinistro e la sua gamba destra. Fu così costretto ad abbandonare il nuoto, ma non lo sport. Infatti, Michele iniziò ad avvicinarsi al Triathlon per amore, praticandolo di tanto in tanto con sua moglie. Fu così che decise di partecipare alla sua prima competizione di Ironman nel 2010 in Austria e poi l’anno seguente una seconda gara in Francia. Ormai Michele ha una grande passione per il triathlon che decide di non mollare più nonostante la sua condizione fisica, ottenendo anzi grandi successi. Nel 2013 vinse il Mondiale di Londra, nel 2014 si piazzò secondo ai Mondiali in Canada e nel 2015 si posizionò sul gradino più alto ai mondiali di Chicago

L’ultima disciplina di cui vogliamo parlarti è la corsa. Se sei curioso di scoprire le storie dei più grandi runners paralimpici continua la lettura del nostro articolo.

Atleti paralimpici corsa

Tra gli atleti paralimpici nostrani nella specialità della corsa avrai sicuramente sentito parlare di Annalisa Minetticantante e atleta paralimpica.

All’età di 18 anni ad Annalisa le sono state diagnosticate la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare, malattie che la porteranno ad una totale cecità.

Questo non le impedirà di rinunciare a una delle sue tante passioni: l’atletica leggera. Alle olimpiadi di Londra 2012 ha partecipato ai 1500 mt, nella categoria T11-12, vincendo una medaglia di bronzo, realizzando il primato mondiale nella sua categoria con un tempo totale di 4’48’’88.

Ma questo non è l’unico suo successo! Infatti, Annalisa nel 2013 partecipò ai mondiali di Lione vincendo la medaglia d’oro negli 800 mt, nella categoria T11.

Conclusioni

Le storie di cui ti abbiamo voluto parlare in questo articolo dimostrano come non esista alcun limite ai propri sogni e alle proprie passioni, e di come gli atleti paralimpici ne rappresentino un esempio e un modello da seguire.

Articolo su Steel your life

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Federico Morlacchi

Federico Morlacchi (Luino, 11 novembre 1993) è un nuotatore italiano, vincitore di sette medaglie paralimpiche di cui una d’oro, sei volte campione mondiale e quattordici volte campione europeo.

Nasce a Luino, Federico è affetto da ipoplasia congenita al femore sinistro. Appassionato di nuoto sin da bambino, nel 2003 intraprende questo sport a livello agonistico e negli anni successivi prende parte ai campionati europei IPC di Reykjavík, dove vince due bronzi e di Berlino, dove vince un argento. Nel 2010 ha preso parte agli europei in vasca corta LEN per normodotati, gareggiando con atleti di disabilità inferiore, ed è riuscito ad ottenere un terzo posto nei 100m farfalla.

Nel 2012 è stato convocato per le Paralimpiadi di Londra dove è riuscito ad ottenere la medaglia di bronzo in tre gare (100m farfalla, 400m stile libero e 200m misti), segnando il record italiano nei 400 stile e nei 200 misti.

Nel 2013, ha preso parte ai mondiali di nuoto paralimpico di Montreal riuscendo ad ottenere il terzo posto nei 200 misti classe SM9 con il tempo record di 2’18″15, un secondo posto nei 400 stile libero classe S9 con il tempo di 4’14”46, segnando il record europeo e, il 17 agosto, uno straordinario primo posto nei 100 farfalla classe S9 nuotando per la prima volta sotto il muro del minuto, con il tempo di 59″63, laureandosi Campione del mondo.

Nel novembre 2013, Federico Morlacchi è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per i successi sportivi ottenuti.

Nell’agosto 2014 Federico ha preso parte ai Campionati Europei di Nuoto Paralimpico a Eindhoven, vincendo ben 5 medaglie d’oro, rispettivamente nei 100 farfalla in 59″60, nei 100 stile libero con il tempo di 57″05, nei 400 stile libero in 4’18″34, nei 200 misti con il tempo di 2’17″82 e nei 100 rana in 1’13″00.

Nell’aprile del 2015, al Meeting Internazionale di Berlino, Federico ha infranto la barriera dei 59 secondi nella specialità 100 farfalla (categoria S9), registrando il tempo di 58”91 stabilendo così il nuovo record del mondo di categoria.

Nel luglio del 2015, ai Campionati Mondiali di Nuoto Paralimpico di Glasgow, Federico ha vinto l’oro nei 200 misti classe SM9 con il tempo di 2’17″76 laureandosi per la seconda volta Campione del mondo e tre argenti, rispettivamente, nei 100 stile libero con il tempo di 57″29, nei 100 farfalla in 59″69 e nei 400 stile libero in 4’17″76.

Nel 2016 Federico agli Europei di Funchal è salito cinque volte sul gradino più alto del podio vincendo l’oro nei 100 farfalla, nei 100 stile libero, nei 100 rana, nei 200 misti, nei 400 stile libero, l’argento nella staffetta 4×50 mista mista e il bronzo nella staffetta 4×100 mista. Sempre nel 2016 Federico ha partecipato alle Paralimpiadi di Rio dove si è laureato campione paralimpico nei 200m misti e tre volte vicecampione rispettivamente nei 100m farfalla, 100m rana e 400m stile libero.

Federico Morlacchi – Wikipedia

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Andrea Pusateri

Andrea Pusateri (Monfalcone, 8 agosto 1993) è un paraciclista italianovelocista.

All’età di 4 anni ha avuto un incidente alla stazione ferroviaria di Monza, la mamma per cercare di salvarlo ha perso la sua vita e lui le due gambe di cui la sinistra gli è stata reimpiantata dal professor Marco Lanzetta.

Ha praticato diversi sport fino ad arrivare alla bicicletta, con la quale dal 2008 partecipa a tutte le gare di paraciclismo, ottenendo diverse vittorie e ottimi piazzamenti anche a livello mondiale tra cui dieci titoli italiani, cinque podi in Coppa del Mondo ed altri risultati internazionali.

Nel 2013 entra a far parte della Nazionale Italiana e nel 2014 vince la sua prima gara internazionale a Schenkon, in Svizzera.

Il 6 marzo 2015 durante un allenamento nel comasco subisce un grave incidente in bicicletta. Prontamente soccorso, viene trasportato in elicottero all’ospedale di Varese, riporta due ematomi oltre alle innumerevoli ferite e rimane in coma farmacologico per sette giorni. Tre mesi dopo conquista la sua prima medaglia d’oro in Coppa del Mondo a Maniago.

Andrea Pusateri – Wikipedia

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Laura Coccia

Nata a Roma il 6 aprile 1986 da Francesco e Lucilla Paola Clarizio. A causa di un’infezione contratta dopo la nascita è affetta da tetraparesi spastica.

Alle medie comincia a praticare l’atletica leggera sotto la guida del suo professore di educazione fisica. Nel 1998 partecipa per la prima volta ai Giochi Sportivi Studenteschi, insieme alle ragazze normodotate e dall’anno successivo compete in una gara solo per disabili, che viene introdotta nel calendario dei GSS. Correndo, impara a controllare meglio il suo corpo e la sua spasticità, migliorando sensibilmente. Il suo allenatore aveva scelto per lei i 400 metri.

Continua a partecipare alle competizioni studentesche fino al 2004.

Nel giugno 2003 partecipa, ai Campionati Italiani Assoluti della FISD nei 100 metri, vincendo il suo primo titolo italiano. Dall’anno successivo partecipa nelle gare dei 100, 200 e 400 metri.

Nel 2005 è convocata in Nazionale per partecipare ai Campionati Europei, dove si classifica al 5º posto. Nel luglio 2010 discute la Tesi di Laurea Specialistica in Storia e nel settembre dello stesso anno vince il concorso per il Dottorato di Ricerca all’Università Sapienza di Roma, con un progetto che prevede lo studio della propaganda sull’avanzata dell’Armata Rossa su Berlino tra il 1944 e il 1945.

Alle elezioni politiche del 2013 viene eletta deputata della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione XX Campania 2 per il Partito Democratico.

Il 10 febbraio 2014 presenta la proposta di legge per introdurre i laureati in scienze motorie nella scuola primaria e alla proposta lega la campagna #CRESCOATTIVO il cui scopo primario è quello di informare sull’importanza di una corretta attività motoria.

Nel novembre 2014 presenta la proposta di legge per la parità di genere nello sport professionistico a cui aderisce l’Associazione Italiana Calciatori e la Lega Nazionale Dilettanti, legata alla campagna #CISONOANCHEIO.

Il 24 giugno del 2015 riceve la delega come responsabile del settore Calcio per il Partito Democratico dal Vice Segretario Guerini.

Il 3 dicembre 2015 presso l’Universitá Sapienza di Roma consegue il Dottorato di Ricerca (PhD).

Membro onorario della Societa italiana di Storia dello Sport.

Sempre in prima linea per il diritto allo studio per le persone con disabilità, ha portato nell’aula della Camera dei Deputati la voce di studenti e genitori che chiedevano il rispetto delle loro tutele.

 

Laura Coccia – Wikipedia

“Diversamente incinta”: la gravidanza raccontata da Laura Coccia

Libro Laura non cammina corre

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Basket, nazionale italiana con la Sindrome di Down campione del mondo

Già vincitori dell’oro agli europei, conquistano ora il Mondiale dopo la vittoria contro il Portogallo. Prima volta nella storia del nostro Paese

ROMA – Dopo l’oro agli Europei del 2017, portano a casa anche la vittoria ai Mondiali. La nazionale italiana con la Sindrome di Down è campione del mondo, dopo aver vinto 22 – 13 contro il Portogallo. Una foto pubblicata su Facebook dalla Fisdir, Federazione italiana Paralimpica, ritrae gli azzurri al massimo della felicità, dopo essersi guadagnati il trofeo, per la prima volta nella storia del nostro Paese.

Una soddisfazione che viene celebrata anche dal Comitato italiano paralimpico. “Ecco i loro nomi – si legge sulla pagina Facebook – Leocata, Silesu, Spiga, Ciceri, Lafornara, Venuti. A guidarli l’allenatore Mauro Dessi e il tecnico Giuliano Bufacchi”.

I ragazzi di Giuliano Bunfacchi hanno compiuto una vera e propria impresa nella finalissima battendo la Nazionale padrona di casa, lo stesso avversario dello scorso anno agli Europei.

“Dopo l’Europeo questa squadra porta a casa anche il titolo mondiale. Complimenti agli atleti, allo staff e alla Fisdir Federazione. Vogliamo farglielo un applauso?”, ha commentato Luca Pancalli, presidente del Comitato.

I Campionati Mondiali per atleti con Sindrome di Down che si stanno svolgendo a Madeira, in Portogallo, rappresentano un evento multidisciplinare (basket, atletica leggere e tennistavolo) riservato alla categoria C21 che sta vedendo la partecipazione di circa 300 atleti, in rappresentanza di 21 Nazioni dei cinque continenti.

 

Articolo su Repubblica.it

OSO – Ogni Sport Oltre

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Nicola Dutto

Il sogno di Nicola Dutto è realtà: sarà il primo pilota con paraplegia a partecipare alla Dakar

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Ai nastri di partenza della Dakar 2019 ci sarà anche il pilota cuneese 48enne Nicola Dutto, primo atleta con paraplegia di sempre a prendere parte al Rally più importante al mondo. Vi raccontiamo la sua storia.

Il 6 gennaio prenderà il via dalla capitale peruviana Lima la mitica Dakar e ai nastri di partenza ci sarà anche il pilota cuneese 48enne Nicola Dutto, primo atleta paraplegico di sempre a prendere parte alla celeberrima competizione motoristica a fianco dei cosiddetti piloti normodati. Un traguardo a lungo inseguito dopo il terribile incidente del 2010 che lo costrinse su una sedia a rotelle e finalmente agguantato dopo che l’anno scorso un problema fisico gli impedì di testare le moto da spedire in Sudamerica per la Dakar 2018.

Un traguardo, quello di essere parte integrante del rally più famoso e importante al mondo ma anche più dispendioso fisicamente e pericoloso, reso possibile grazie ad apportune modifiche alla sua KTM 450 EXC-F: la moto di Nicola è infatti dotata di comandi a manubrio, ovvero cambio e frizione automatica così come il freno posteriore. Il pilota è sostanzialmente legato alla moto tramite un apposito supporto posteriore e in caso di cadute o imprevisti si ogni sorta sarà soccorso prontamente dai suoi angeli custodi, ovvero i “ghost riders” Paolo Toral, Victor Rivera e Julian Villarrubia che di chilometro in chilometro (il percorso ne prevede la bellezza di oltre 5.000) lo precederanno o seguiranno sul tracciato per vegliare su di lui.

La traiettoria nel Motor Sport di Nicola Dutto potrebbe facilmente prestarsi a una trasposizione cinematografica: il pilota di Beinette inizia presto a farsi un nome nel mondo dell’enduro con il suo stile di guida pulito e al contempo spavaldo, ma è in Spagna che Dutto trova una seconda casa e una nuova, travolgente, passione, quella della Baja. La Baja è una disciplina dove si gareggia da soli contro il cronometro su piste polverose e un clima quasi sempre prossimo al torrido. Si afferma presto in Italia e in Europa facendo incetta di titoli ma nell’Italian Baja del 20 marzo 2010 cade in prossimità del fiume Tagliamento a 150 chilometri orari a causa di una maledetta pietra nascosta nella sabbia e di fatto invisibile agli occhi del pilota. La diagnosi è impietosa: frattura della settima vertebra dorsale e Nicola costretto sulla sedia a rotelle.

“Non ho mai odiato la moto o rinnegato quello che ho fatto. Mi reputo un ragazzo fortunato perché ho potuto trasformare una passione in una professione, con tutti i rischi del mestiere. Quando sono in sella mi dimentico di non poter usare le gambe. La moto mi ha spezzato ma mi ha salvato. (Nicola Dutto)”

La forza d’animo e la tenacia di Nicola Dutto hanno contribuito a vergare nuovi capitoli di questa incredibile storia: a soli due anni di distanza dall’incidente è di nuovo in sella grazie a un moto opportunamente modificata e può finalmente tornare alla sua adorata Baja. Le vibrazioni sono quelle giuste, a tal punto che il pilota comincia a covare il sogno di partecipare al rally più iconico al mondo. Dopo qualche tentativo andato a vuoto il 18 luglio del 2018 Nicola riceve la notizia più lieta possibile: il direttore della Dakar Etienne Lavigne gli comunica infatti che la sua richiesta di partecipazione è stata accettata.

Lieto fine hollywoodiano servito sul piatto d’argento? Macché, questa è una storia tutt’altro che giunta ai titoli di coda, perchè ora Nicola vuole concludere il tracciato a tutti i costi domando le terribili dune di sabbia: lo avrete intuito, insomma, non siamo al cospetto di un uomo tendente all’accontentarsi.

sito: http://www.nicoladutto.com/nicola-dutto.html

Articolo su EUROSPORT

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Federica Pellegrini per i Mondiali di hockey in carrozzina

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La campionessa olimpica presta il suo volto per la campagna dei mondiali di powerchair hockey. Vediamo chi sono i convocati della nazionale italiana.

A fine settembre si disputeranno in Italia i Campionati del Mondo di wheelchair hockey, uno sport per i più temerari e amanti della competizione sportiva, dove lo scontro fisico è all’ordine del giorno, e anzi è necessario per arrivare alla vittoria; insomma, uno sport da veri duri.
Dunque, se tutto questo non vi spaventa, non potete perdervi questi Mondiali, che si terranno a Lignano Sabbiadoro dal 26 al 30 settembre 2018.

FEDERICA PELLEGRINI TESTIMONIAL – A sostenere gli atleti disabili che si sfideranno con mazze e stick, anche la super stella nostrana del nuoto: la campionessa olimpica Federica Pellegrini, a dimostrazione che Sport is sport. Enjoy it as never before.Annullare le differenze ed esaltare lo sport è proprio l’obiettivo della comunicazione che accompagna questi mondiali: per questo nella prima delle tre immagini della campagna la nuotatrice è ritratta nel momento del tuffo dai blocchi di partenza, qui rappresentati da una carrozzina da hockey.
“La carrozzina qui rappresenta un ponte fra la campionessa e il mondo dello sport paralimpico, un’unione che si contrappone alla separazione delle due realtà troppo spesso accentuata” – spiega Benedetta De Cecco, responsabile comunicazione dell’organizzazione – “la carrozzina,così come qualsiasi altro strumento, non rappresenta un vincolo che trattiene ma un attrezzo sportivo che libera le capacità del singolo, un mezzo di espressione”.

COS’E’ IL WHEELCHAIR HOCKEY –  Il wheelchair hockey (hockey in carrozzina elettrica), come abbiamo già avuto modo di scrivere, è uno sport di squadra che permette davvero una totale integrazione: possono gareggiare insieme persone con disabilità motorie anche gravi e progressive. A seconda del grado di disabilità i giocatori possono utilizzare la mazza (quando sia presente una buona mobilità) o lo stick, ovvero un attrezzo a forma di “T” apposto nella parte frontale della carrozzina, che permette di controllare e passare la pallina. Questo sport si gioca 5 contro 5 (un portiere e 4 giocatori di campo).

LA SQUADRA ITALIANA –  Questa la lista dei dieci convocati italiani ai prossimi Mondiali:

Portiere: Fabio Toniolo (Coco Loco Padova)
Stick: Luca Vittadello (Coco Loco Padova), Daniele Lazzari (Thunder Roma)
Stick/Mazza: Marco Ferrazza (Thunder Roma -Vice-capitano)
Mazze: Mattia Muratore (Sharks Monza -Capitano), Ion Jignea (Black  Lions Venezia), Andrea Felicani (Macron Warriors Viadana), Emanuel Farcasel (Coco Loco Padova), Claudio Salvo (Black Lions Venezia), Claudio Comino (Alma Madracs Udine).

A completamento della delegazione lo staff  tecnico supervisionato dal Presidente Federale Antonio Spinelli sarà composto da: Saul Vadalà(Commissario  Tecnico), Alessandro Marinelli (Vice  Allenatore), Paolo Cifronti(Team Manager), Michele Fierravanti (Personal  Trainer), Roberto Scanferla(Fisioterapista), Marco Lazzari (Osservatore) e Pietro Ravasi (Meccanico). Seguirà la Nazionale, con accredito per i media, per tutta la competizione anche Sauro Corò che si occuperà di raccontare le curiosità e le emozioni in diretta dal gruppo degli azzurri.

nazionale wheelchair hockey
Qui il video di presentazione della squadra azzurrra:

 

 

Articolo su Disabili.com

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Giornata delle persone con disabilità 2017. “Sosteniamo la piena inclusione. No a barriere sociali e architettoniche”

Articolo di Renato La Cara su IlFattoQuotidiano.it

Giornata delle persone con disabilità 2017. “Sosteniamo la piena inclusione. No a barriere sociali e architettoniche”

Dalla scuola alle barriere architettoniche e sociali: dal 1981 il 3 dicembre è diventato un giorno per promuovere la conoscenza della disabilità. Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico: “Anche lo sport è uno strumento per affermare il diritto alla felicità”

La Giornata internazionale delle persone con disabilità nasce per dare voce a chi voce, spesso, non ce l’ha. E quest’anno ha come tema La trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti. “Dal 1981 ogni 3 dicembre – spiega Fabio Pirastu, presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) Pavia – le organizzazioni dei disabili promuovono la conoscenza sui temi della disabilità, per sostenere la piena inclusione dei disabili sia fisici che psichici in ogni ambito della vita e per allontanare ogni forma di discriminazione e violenza”. Tanti i diritti calpestati, come quello il diritto allo studio. “Anche quest’anno la scuola italiana per gli oltre 240mila alunni disabili è cominciata con le carenze di organico e con il vuoto formativo degli insegnanti. Nonostante le ripetute richieste delle associazioni di fornire una formazione adeguata e obbligatoria agli insegnanti curriculari, da parte del Miur non c’è stato ascolto”, denuncia Antonio Nocchetti, presidente dell’associazione Tutti a scuola e blogger de ilfattoquotidiano.it. La situazione, soprattutto al centro-sud, è gravissima. Di fronte a un “bisogno crescente” e a “una situazione emergenziale”, ci sono almeno 400 docenti di sostegno specializzati e vincitori di concorso lasciati a casa.

“Lo sport come diritto alla felicità. Ma in Italia non è così’”– Grazie ai trionfi alle Paralimpiadi di Rio 2016 di campioni come Alex Zanardi, Federico Morlacchi e Bebe Vio, qualcosa si sta muovendo nella percezione dell’opinione pubblica sulle “reali capacità delle persone disabili di fare sport ad altissimi livelli. Lo sport è integrazione, socialità, benessere fisico e spirituale”, spiega Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico. “Per una persona con disabilità è qualcosa di più: è lo strumento per affermare il diritto alla felicità, alle pari opportunità, a una vita migliore. E’ un diritto fondamentale, non ancora pienamente riconosciuto in Italia”.

La mission del movimento paralimpico è proprio la massima diffusione dello sport per le persone con disabilità. “Ma c’è ancora molto da fare da questo punto di vista. Le grandi vittorie dei nostri campioni paralimpici hanno innescato un meccanismo virtuoso basato sull’imitazione e la partecipazione. Ma serve – aggiunge Pancalli – ancora maggiore informazione da parte dei media e programmi più mirati all’interno dei presidi sanitari e delle scuole dove va avviato uno specifico programma di formazione degli insegnanti. Troppo spesso l’unica opzione per le persone disabili nelle scuole è l’esonero dall’attività sportiva. Nonostante i tanti spazi di visibilità conquistati dai nostri straordinari atleti, le nostre città continuano ad essere inaccessibili. Qualche passo in avanti è stato fatto – sostiene il presidente del CIP -, come il finanziamento condiviso e sostenuto dal Ministro per lo Sport per l’acquisto di protesi sportive per persone con disabilità meno abbienti. Ma è ancora lunga la strada per cambiare la cultura del nostro Paese su questi temi”.

“Eliminare barriere sociali e fisiche” – I genitori delle persone con disabilità sono in prima linea nella lotta alle discriminazioni. Giovanni Barin è padre di una ragazza con sordità e vice-presidente dell’associazione Genitori Tosti che fa parte del CLEBA (Comitato lodigiano per l’abbattimento delle barriere architettoniche), ente che rappresenta organizzazioni e professionisti e che, da oltre dieci anni, è operativo nella battaglia per l’eliminazione delle barriere tra i cosiddetti normodotati e i disabili. “Oggi sono alla Gran Guardia di Verona per raccontare – dice Barin – l’esperienza che il CLEBA sta conducendo a Lodi per sensibilizzare sui temi della disabilità e delle barriere. Che sono culturali, sociali, comunicative, sensoriali e, infine, architettoniche”. Barin spiega che “l’attività che svolgiamo è rivolta soprattutto ai giovani, con un percorso di alternanza scuola-lavoro con la collaborazione dell’Istituto Tecnico per Geometri Bassi, a Lodi. Eravamo certi che offrire una prospettiva innovativanella quale noi, gli studenti e la scuola lavoriamo sullo stesso piano, avrebbe reso più coeso il gruppo, che sta lavorando con responsabilità e passione. A dimostrazione che, quando ben diretta, la scuola può trovare gli spunti per raccogliere qualsiasi sfida e vincerla, anche quella dell’inclusione. Vedere l’impegno e la sensibilità dei ragazzi ci dà una motivazione eccezionale”.

“Devono essere garantiti i progetti di vita indipendente” – “Dobbiamo poter scegliere quale tipo di vita intraprendere. Il percorso di molti ragazzi con disabilità – spiega Fabio Pirastu, ragazzo disabile e presidente dell’Uildm Pavia – spesso inciampa in una iper protezione da parte di genitori o sociale. L’articolo 19 della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ci ricorda però che la libertà di ognuno è un fattore intrinseco della persona”. Fabio ha trovato in un paese in provincia di Pavia la possibilità di sperimentare l’autonomia anche nelle piccole cose. “L’appoggio ai servizi è sempre stato richiesto il minimo possibile proprio per costruire un’indipendenza reale. Chiunque voglia affrontare un percorso di indipendenza, prima di tutto, si deve staccare dalla famiglia. Superato questo primo ostacolo c’è quello del lavoro“. Per Piratsu “resta quindi fondamentale un’educazione precoce alla vita indipendente che vada a formare i diretti interessati e le loro famiglie”.

 

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